Tumore al seno non visibile alla mammografia: quando sono necessari esami supplementari

La mammografia è uno strumento fondamentale per la diagnosi precoce del tumore al seno, ma non sempre è sufficiente per una diagnosi definitiva. In alcuni casi, le caratteristiche del tessuto delle mammelle non consentono l’identificazione chiara di una lesione.

I limiti della mammografia

La storia di Tiziana Conte, 50 anni, offre l’opportunità per parlare della prevenzione secondaria del tumore più frequente nel nostro Paese. La sua vicenda sottolinea un aspetto cruciale: «Far capire alle donne che la mammografia, da sola, a volte può non essere sufficiente a scovare un tumore al seno».

Anche Alberto Testori, chirurgo senologo, conferma che «Le forme lobulari rappresentano all’incirca il 30 per cento dei tumori al seno e all’inizio possono sfuggire all’imaging: indipendentemente dall’esperienza dell’operatore, che in un centro screening è solitamente elevata. Questo limite va ad aggiungersi a quello che riguarda la mammografia, la cui sensibilità non va oltre l’80 per cento».

Nel caso di Tiziana, non è da escludere che il cancro fosse già presente nel suo seno sinistro a gennaio. L'esperienza di Tiziana è indicativa di quelli che sono i limiti dello screening mammografico.

Cosa fare in caso di esito dubbio?

Quando l’esito è dubbio, la paziente viene richiamata per sottoporsi ad ulteriori indagini. Gli esami supplementari provocano generalmente ansia e timore nelle donne anche se, nella maggior parte dei casi, servono ad escludere ogni sospetto di cancro al seno. Oggi, grazie alla diagnosi precoce, solo al 15% delle pazienti richiamate viene diagnosticato un tumore che molto spesso è in una fase iniziale.

Quando l’esito della mammografia non è chiaro, il radiologo valuta quali possono essere le indagini strumentali più appropriate in base alla condizione clinica della paziente.

Ecografia mammaria

L’ecografia è il primo esame a cui si ricorre in caso di mammografia dubbia, perché consente di ottenere informazioni sulle dimensioni e sui contorni delle neo-formazioni, e di distinguere se la massa ha un contenuto liquido, come le cisti, o solido, come un tumore.

Risonanza magnetica mammaria

Se il seno è molto denso o il risultato continua ad essere dubbio, gli specialisti potrebbero prescrivere anche la risonanza magnetica alla mammella. Grazie a questa indagine è possibile ottenere informazioni più specifiche sulla lesione e valutare la sua tendenza a trasformarsi in neoplasia maligna.

Oltre la mammografia: la prevenzione su misura

Considerando le «falle» presenti nel sistema, la comunità scientifica ragiona da tempo sull’opportunità di definire un percorso di diagnosi precoce che vada oltre lo screening mammografico.

Lo Studio P.I.N.K (Prevention, Imaging, Network and Knowledge), promosso dall’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) e sostenuto da Fondazione Umberto Veronesi, punta ad migliorare la diagnosi di tumore al seno. Nello studio si stanno confrontando le diverse tecniche per identificare l’approccio di prevenzione più efficace per ogni donna in base al suo profilo di rischio, tenendo conto di parametri clinici, della familiarità e dello stile di vita.

L'importanza della prevenzione

È importante sottolineare che la prevenzione secondaria è indicata a partire dai 40 anni: autopalpazione (a cadenza mensile) e visita senologica con ecografia mammaria (annualmente).

Detto ciò, «non dobbiamo voltare le spalle all'opportunità offerta dal Servizio Sanitario Nazionale», dichiara Enrico Cassano, direttore della divisione di radiologia senologica dell’Istituto Europeo di Oncologia. «Finora nessun altro esame si è rivelato più efficace della sola mammografia, grazie alla quale la mortalità del tumore al seno è calata del 30 per cento negli ultimi vent’anni».

Per questo l’ecografia a supporto è talvolta necessaria, «ma deve essere un medico a richiederla». Specialista che le donne non incrociano però nei percorsi di screening, motivo per cui «è giusto invitarle innanzitutto a compiere l’autopalpazione e poi a confrontarsi regolarmente con un medico. Se non proprio il senologo, con il medico di base o con il ginecologo», aggiunge lo specialista.

Tumore al seno: informazioni utili

Il carcinoma della mammella è il più frequente nelle donne e rappresenta il 25% di tutti i tumori che colpiscono le donne. Nei paesi industrializzati è il tumore femminile più frequente, addirittura sei volte più comune in quelli occidentali rispetto alle nazioni asiatiche.

Ci sono due geni che predispongono a questo tipo di tumore: il BRCA1 e il BRCA2. Vari studi hanno dimostrato che un uso eccessivo di estrogeni, gli ormoni femminili per eccellenza, facilitano la comparsa del cancro al seno.

La maggior parte dei tumori del seno non dà evidenze e si vede solo con gli esami diagnostici, come la mammografia; nella donna tra i 30 e i 45 anni sono visibili anche con l’aiuto dell’ecografia.

In un’ottica di corretta diagnosi, l’interazione con il medico e la comunicazione dei sintomi e delle evidenze che emergono dalla nostra osservazione è un fattore chiave. I programmi di screening attivi in Italia per diagnosticare precocemente tumori al seno offrono la possibilità di sottoporsi ogni due anni, in modo gratuito, a una mammografia per tutte le donne tra i 50 e i 69 anni di età.

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