Quella fra diabete e tumori è una relazione complessa. Un cattivo compenso glicemico non solo aumenta il rischio di sviluppare un tumore ma ne peggiora la prognosi e aumenta le possibilità che esso ricompaia nel tempo (cosiddetta recidiva). Viceversa, acquisire e mantenere una buona emoglobina glicata favorisce la risoluzione dei tumori.
Il Diabete come Fattore di Rischio Oncologico
Il diabete di tipo 2 si conferma uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo della steatosi epatica. E, talvolta, nemmeno «passeggeri». Come già osservato tra i bambini, la malattia che scaturisce dalla difficoltà nella metabolizzazione e nello stoccaggio degli zuccheri è in grado di danneggiare anche la più grande ghiandola del nostro organismo. Nello specifico, quello che si osserva nelle persone affette da diabete è un aumento dei casi di steatosi epatica. Un problema che sembra riguardare 1 paziente su 5.
Andando a studiare le condizioni del fegato di 825 adulti con una diagnosi di diabete, i ricercatori hanno infatti riscontrato che 7 pazienti su 10 avevano anche la malattia da fegato grasso. Minoritaria (15 per cento) la quota di coloro che avevano già un fegato inavanzato stato di fibrosi. Una condizione che fa da prologo alla cirrosi epatica, rilevata quasi nell'8 per cento dei diabetici. Dati che, escludendo un ruolo da parte di altre condizioni, confermano quanto la malattia che si manifesta (principalmente) con la difficoltà nell'assorbimento degli zuccheri sia in grado di avere un impatto sulla salute nel suo complesso.
Nei pazienti che soffrono di diabete, l’insulina non riesce a svolgere la sua funzione: perché non viene prodotta o perché non riesce a entrare nella cellula. Quando l'ormone non agisce correttamente, il glucosio si accumula nel sangue: da qui l'iperglicemia. La condizione, se non curata, è dannosa per l’organismo e può portare alla comparsa di altri importanti problemi di salute anche a lungo termine, come malattie cardiovascolari, danni al sistema nervoso (neuropatie) o ai reni (nefropatie o insufficienza renale).
«Non esiste tessuto, organo o apparato che non sia interessato dagli effetti negativi del diabete - spiega Perseghin -. Una quota di pazienti non trascurabile può sviluppare, soprattutto se obesa, un vero e proprio processo infiammatorio del fegato che predispone all’insorgenza della fibrosi e cirrosi epatica».
Considerando che il fegato si fa carico di tutto il glucosio non assimilato dagli altri organi, si capisce perché una ghiandola funzionante impedisce di andare incontro a episodi di iperglicemia potenzialmente dannosi per l’organismo.
Diagnosi e Monitoraggio della Steatosi Epatica nei Diabetici
Al momento, la diagnosi di steatosi epatica si basa principalmente sull'ecografia addominale. Mentre per avere la conferma di un'eventuale evoluzione (quasi sempre asintomatica) in steatoepatite non alcolica è necessario effettuare una biopsia epatica. L’esame istologico mostra lesioni simili a quelle osservate nell'epatite alcolica. Comprese, in genere, le grosse gocce di grasso osservabili in un fegato affetto da steatosi. E permette di quantificare la presenza e la severità della fibrosi epatica.
Considerando i numeri della steatosi epatica, che precede l'insorgenza della Nash, non è però possibile sottoporre tutte le persone a rischio a una biopsia. Per razionalizzare le procedure, già da qualche anno si utilizza un algoritmo (Fib-4) che, combinando quattro parametri (età, AST, ALT e piastrine), permette di stratificare la probabilità di avere di fronte un paziente con la Nash. Soltanto dopo aver compiuto questo passo, si decide chi sottoporre a ulteriori esami: l’elastografia epatica ed eventualmente la biopsia.
«Occorre sviluppare metodiche sempre più affidabili, di semplice utilizzo nella pratica clinica e poco costose - conclude Perseghin-.
Prevenzione del Diabete di Tipo 2: Consigli Utili
Dieci consigli per prevenire il diabete di tipo 2:
- Mantenere il peso al livello ideale o poco superiore o, se in eccesso, cercare di perderlo: sono queste le raccomandazioni dei diabetologi italiani per ridurre il rischio di sviluppare la malattia.
- La prevenzione del diabete di tipo 2 passa anche da un adeguato consumo quotidiano di frutta (almeno due) e verdura (almeno una).
- L'indicazione dei diabetologi italiani è quella di alternare i cereali integrali a quelli raffinati.
- I grassi hanno un ruolo importante all'interno della dieta: tanto delle persone sane quanto dei diabetici. Ma non tutti i grassi sono uguali: da qui l'indicazione a consumare con cautela formaggi e salumi.
- Nella dieta mediterranea, le proteine devono costituire il 10-15 per cento dell'apporto energetico quotidiano. Per prevenire l'insorgenza del diabete si consiglia però di dare più spazio ai legumi e al pesce, piuttosto che alla carne.
- L'olio d'oliva, sia a crudo sia per le cotture, è il più indicato per condire i piatti e prevenire l'insorgenza del diabete di tipo 2. Ma anche in questo occorre attenersi alle indicazioni della piramide della dieta mediterranea, che raccomanda un consiglio massimo giornaliero di 30-40 millilitri (3-4 cucchiai).
- I dolci e le bevande zuccherate vanno consumati con moderazione: i primi non più di due volte alla settimana, le seconde soltanto in occasioni eccezionali (non devono essere sempre presenti nel frigorifero).
- Per prevenire l'insorgenza del diabete di tipo 2, non ha senso porsi particolari limiti per il caffè. Diverso è il discorso per gli alcolici: di vino non si dovrebbero bere più di due bicchieri al giorno, mentre più stringenti sono i limiti posti per i liquori (meglio se ne consumano, meglio è).
- Anche per la prevenzione del diabete di tipo 2, la raccomandazione degli specialisti è chiara: meglio non fumare e non far fumare chi ci circonda.
- Per prevenire il diabete di tipo 2, è importante ritagliarsi ogni giorno un intervallo di tempo per l'attività fisica. I diabetologi italiani consigliano di camminare per almeno trenta minuti al giorno.
Il Ruolo dell'Infiammazione e dell'Insulina
Il sospetto è che le anomalie metaboliche che si verificano durante l'insorgenza e la progressione del diabete possano avere un ruolo critico nella carcinogenesi, ad esempio l'iperglicemia e l'iperinsulinemia e la generale infiammazione cronica possono causare danni cellulari.
Le cause di questa connessione verranno anche discusse nell’ambito della sessione “Diabete e cancro: qual è l’anello di congiunzione?” che si terrà il 23 maggio a Riccione all’interno del forum multidisciplinare “Panorama Diabete - Prevedere per prevenire” promosso dalla Società Italiana di Diabetologia.
“È del tutto evidente - dichiara il Presidente SID, Angelo Avogaro - che in questi ultimi anni risulta sempre più evidente un’associazione tra diabete e rischio di neoplasie. Le cause non sono del tutto chiare ma speriamo che la ricerca, nel prossimo futuro, riesca ad identificare gli anelli di congiunzione di questa drammatica associazione”.
«Deve esistere uno scambio reciproco tra oncologo e diabetologo» ha dichiarato il presidente degli oncologi della Sid Angelo Avogaro dell’Università degli studi di Padova. «L'oncologo deve sapere quando il paziente è a rischio di sviluppare diabete e il diabetologo deve essere pienamente consapevole che purtroppo il diabete, peggio ancora se accompagnato obesità, si accompagna a un aumento di incidenza di 13 diversi tipi di tumore quindi credo che sia estremamente importante».
Terapie e Farmaci: Metformina e Dasatinib
Dal punto di vista farmacologico, esistono studi preliminari che indicano che alcuni antidiabetici, come la metformina e i tiazolidinedioni, abbiano attività antitumorale e che farmaci antitumorali della classe degli inibitori delle tirosinchinasi (TKI) possano migliorare il controllo della glicemia nei pazienti con diabete di tipo 2.
Studi di laboratorio hanno mostrato che la metformina inibisce la crescita delle cellule tumorali in laboratorio in cellule in coltura e studi osservazionali negli esseri umani hanno mostrato che in chi assume metformina per tenere bassa la glicemia si riduce il rischio di sviluppare un tumore e di mortalità per cancro. La metformina ha, tra l’altro, un effetto positivo sulle risposte immunitarie antitumorali.
Il dasatinib è un inibitore delle tirosinchinasi utilizzato per il trattamento di alcune forme di leucemia. Uno studio condotto da ricercatori della Mayo Clinic e dell’Università del Connecticut ha dimostrato l’utilità di questo farmaco anche come antidiabetico nei pazienti con diabete di tipo 2.
Sindrome Metabolica e Rischio di Neoplasie
Chi è affetto dalla sindrome metabolica ha un rischio maggiore di incorrere in neoplasie. Fra le componenti della sindrome metabolica, in particolare, “l’obesità incrementa la disponibilità dei fattori stimolanti l’insulina che aumentano, a loro volta, l’infiammazione e il rischio di incorrere in neoplasie del tratto gastro-intestinale.
Come è stato dimostrato, i pazienti che sommano obesità e insulino-resistenza sono esposti a un rischio elevato di sviluppare un tumore al fegato, ma anche al colon ed altri tratti dell’apparato digerente”, spiega Luca Miele, ricercatore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.
La perdita di peso per i pazienti con sindrome metabolica si conferma essere la strategia migliore per abbassare il rischio cancro.
Dieta Mediterranea: Un Alleato nella Prevenzione
Anche le prove scientifiche della attività preventiva dei tumori dell’apparato gastrointestinale da parte della dieta Mediterranea sono molteplici.
“La dieta Mediterranea tradizionale è stata descritta per la prima volta in un lavoro scientifico nel 1957 - ricordaa Ludovico Abenavoli, professore associato di Gastroenterologia dell’Università ‘Magna Grecia’ di Catanzaro -. Da allora, una serie di studi importanti sono stati sviluppati per dimostrare l’efficacia nella prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili. Oggi sappiamo che la dieta altamente ricca di frutta, verdura e di alimenti funzionali ricchi di antiossidanti esercita un’azione effettivamente preventiva delle patologie croniche, fra cui i tumori dell’apparato digerente. È una dieta vincente per l’azione sinergica di tutti gli alimenti”.
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