Quando si parla di trigliceridi si pensa subito alla loro accezione negativa. In realtà essi sono fondamentali per il corretto funzionamento del nostro organismo.
Sono un indicatore importante di salute che non deve essere né troppo alto ma nemmeno troppo basso: devono rimanere in equilibrio.
Trigliceridi: Che Cosa Sono e Qual è la loro Funzione
I trigliceridi sono lipidi (grassi) presenti normalmente nel nostro sangue che provengono per la maggior parte dalla dieta. Soltanto una minima parte, infatti, è prodotta dal fegato.
Quando si mangia, il corpo converte in grassi tutte le calorie di cui non ha bisogno e li immagazzina nelle cellule adipose.
Da queste poi vengono rilasciati durante l’arco della giornata per garantire il giusto apporto energetico per azione degli ormoni.
I trigliceridi rappresentano la riserva energetica del nostro organismo, pronta ad essere utilizzata secondo le necessità. Per questo motivo, sono molto importanti per il mantenimento della salute.
Senza i trigliceridi, quindi, non riusciremmo ad affrontare la nostra giornata.
Dovremmo mangiare di continuo per immettere nuovo “carburante” nel nostro corpo.
Quando però si assumono molte più calorie di quelle necessarie per funzionare, i livelli di trigliceridi nel sangue possono aumentare a dismisura.
Ciò contribuisce all’insorgenza della condizione patologica nota come ipertrigliceridemia.
Se in seguito a un dosaggio ematico ci rendiamo conto che i valori superano i 200 mg/dl, è importante informare il proprio medico di base.
Prendendo in considerazione anche altri parametri come glicemia, colesterolo e fattori come fumo e vita sedentaria, il medico potrà valutare la presenza o meno di rischio cardiovascolare e trattarlo nel modo più indicato.
I trigliceridi alti sono infatti una condizione molto pericolosa per la salute umana soprattutto in ambito cardiovascolare.
I trigliceridi sono i grassi più semplici e abbondanti presenti nel corpo umano.
Essi rappresentano un fondamentale deposito energetico, fornendo a parità di peso più del doppio dell’energia fornita da carboidrati e proteine.
La maggior parte dei trigliceridi presenti nel sangue deriva dall’alimentazione, trovandosi in abbondanza in sia grassi animali e vegetali.
Tuttavia, qualora si assumano zuccheri e proteine in eccesso, il fegato è in grado di convertire questi macronutrienti in trigliceridi endogeni che possano poi essere depositati come riserva energetica.
Trigliceridi Alti: Cosa Sono
L’ipertrigliceridemia o trigliceridi alti appartiene alla classe di disturbi che vengono raggruppati nelle così dette dislipidemie, che consistono per l’appunto nell’alterazione del “setting” di valori della nostra componente lipidica nel sangue.
Si può verificare con l’aumento del colesterolo plasmatico (ipercolesterolemia), dei triglicederidi (ipertrigliceridemia) o di entrambe (iperlipidemie miste o combinate) oppure in un basso livello di colesterolo HDL che contribuisce all’ insorgenza dell’aterosclerosi.
Trigliceridi: Valori Normali, Bassi e Alti
Sopra i 200 mg/dl parliamo di ipertrigliceridemia, mentre tra i 120-150 mg/dl siamo nella situazione di normalità.
Ci rendiamo conto che vi è una fascia definita border-line tra i 150-199 mg/dl.
Proprio in questa fascia è altrettanto importante intervenire per creare un’inversione di marcia e riportare i valori da una situazione di potenziale rischio a normali.
Anche avere i trigliceridi bassi (sotto i 40 mg/dl) è da tenere presente come indice di anormalità e disequilibrio.
Può infatti essere segnale di presenza di altri disturbi, come l’ipertiriodismo, malassorbimenti intestinali o problematiche a livello del fegato.
Ecco una tabella riassuntiva dei valori dei trigliceridi:
| Valore (mg/dL) | Condizione |
|---|---|
| Meno di 40 | Trigliceridi bassi |
| 120-150 | Normalità |
| 150-199 | Borderline |
| Sopra i 200 | Ipertrigliceridemia |
Trigliceridi Alti: Cause e Rischi
Una delle cause principali di ipertrigliceridemia è la dieta disordinata e ricca in grassi e carboidrati.
L’aumento dei trigliceridi nel sangue è legato all’introduzione di calorie in eccesso.
In particolare dall’introduzione di grandi quantità di zuccheri semplici e all’assunzione di alcool, nutrienti che vengono convertiti dal fegato in trigliceridi.
Anche la qualità dei grassi introdotta con l’alimentazione è importante.
Infatti, i grassi saturi (carne, insaccati, salumi) aumentano i valori di trigliceridi mentre i grassi monoinsaturi e polinsaturi hanno l’effetto opposto.
La mancanza di attività fisica aggrava ulteriormente il quadro , portando anche a un accumulo di adipe a livello addominale e all’aumento del girovita.
Anche l’assunzione di determinati farmaci (per esempio gli estrogeni, i glucocorticoidi, i betabloccanti e alcuni tipi di contraccettivi) può portare all’ipertrigliceridemia.
Tutti in concerto diventano fattori di rischio.
L’ipetrigliceridemia è ritenuta una delle cause principali dell’insorgenza di aterosclerosi e altre malattie cardiovascolari, come ictus, infarto e diabete.
È associata spesso ad aumento dei valori di pressione arteriosa, aumento della glicemia a digiuno, steatosi epatica e aumento dei valori del colesterolo LDL.
Non tutti i grassi assunti con la dieta hanno gli stessi effetti sull’omeostasi lipidica.
In particolare, i grassi saturi, presenti in abbondanza in carni rosse, burro, margarina, formaggi e insaccati, causano l’incremento dei trigliceridi, del colesterolo “cattivo” LDL e la riduzione del colesterolo “buono” HDL.
Numerosi studi epidemiologici hanno dimostrato un’associazione significativa tra elevati livelli di trigliceridi e il rischio di sviluppare depositi (“placche”) di colesterolo nelle pareti dei vasi sanguigni, un processo noto come aterosclerosi.
La formazione, infiammazione e rottura di queste placche provoca gravi malattie cardio-cerebro-vascolari come l’infarto del miocardio, l’arteriopatia periferica e l’ictus ischemico.
Sebbene gli elevati livelli di trigliceridi non causino direttamente l’aterosclerosi, essi favoriscono l’infiammazione dei vasi arteriosi, rendendoli così più suscettibili alle infiltrazioni di colesterolo e alla rottura delle placche aterosclerotiche.
Inoltre, i trigliceridi in eccesso, depositandosi nel fegato e nel grasso addominale, determinano la steatosi epatica (il “fegato grasso”) e l’obesità viscerale.
Le cause dei trigliceridi alti possono essere genetiche o primarie e secondarie associate allo stile di vita o da altre patologie.
Si arriva alla diagnosi misurando con specifici esami ematochimici i livelli plasmatici di colesterolo, trigliceridi e delle singole lipoproteine.
Le dislipidemie primarie sono causate da mutazioni genetiche che portano ad una eccessiva produzione o un difetto di eliminazione di trigliceridi e colesterolo LDL o ancora produzione o un eccesso di eliminazione di HDL.
Tra le cause secondarie indubbiamente la più diffusa è una modificazione dello stile di vita che sempre di più è associato ad una alimentazione ipercalorica con un eccessivo apporto di grassi saturi ed in più aggravato da una vita sedentaria.
Altre cause possono essere: il diabete mellito, abuso di alcol, nefropatie croniche, ipotiroidismo, cirrosi biliare e altre patologie a carico del fegato che comportano la colestasi, utilizzo di farmaci, fumo di sigaretta, steroidi anabolizzanti, Hiv e sindrome nefrosica.
Tra questi i pazienti più a rischio sono quelli che soffrono di diabete di tipo 2.
Le ipertrigliceridemie e più in generale le dislipidemie date dai trigliceridi alti sono asintomatiche, patologie silenti che molto spesso non danno dirette manifestazioni della loro presenza.
Possono però a lungo andare manifestarsi con delle vere e proprie malattie cardiovascolari sintomatiche, come coronopatie, ictus e arteropatie.
I trigliceridi alti possono condurre alla pancratite acuta, ingrossamento di fegato e milza, formicolio agli arti e perdita della sensibilità, difficoltà respiratorie e confusione.
Possono presentarsi, nei casi di maggiore gravità, gli xantomi eruttivi sul busto, gomiti e ginocchia, glutei, mani e piedi.
Può conferire alle arterie un aspetto bianco e cremoso ed al sangue aspetto lattescente.
Se i pazienti hanno: segni fisici di dislipidemia, insorgenza di malattia aterosclerotica prematura (a < 60 anni), una storia familiare di disturbo aterosclerotico, colesterolo sierico > 240 mg/dL (> 6,2 mmol/L), in questi casi potremmo essere di fronte ad una dislipidemia primaria.
Alti livelli di trigliceridi nel sangue aumentano il rischio di malattie coronariche (come l'infarto) e dell'aterosclerosi.
Livelli elevati di trigliceridi aumentano il rischio di malattie cardiovascolari come ictus e infarto, oltre a patologie del fegato e del pancreas.
Contribuiscono alla formazione di placche nelle arterie (aterosclerosi) e, in casi gravi, possono causare pancreatite acuta.
Sono anche un componente della sindrome metabolica, che predispone a malattie cardiache e diabete di tipo 2.
I trigliceridi svolgono nel nostro organismo essenzialmente la funzione di riserva energetica: le calorie in eccesso, quindi, vengono trasformate in queste sostanze, per poter essere immagazzinate con facilità.
Avere valori elevati di trigliceridi aumenta concretamente il pericolo di malattie cardiovascolari aterosclerotiche, come ictus e infarto.
Questo accade perché i trigliceridi contribuiscono a formare placche di grasso nelle arterie (aterosclerosi), che possono ostacolare il flusso sanguigno.
In genere, la presenza di trigliceridi alti è asintomatica, ossia non causa sintomi.
Tuttavia, è dimostrato che espongono il soggetto al rischio di incorrere in malattie cardiovaloscari e di aterosclerosi (ateromi a livello vascolare).
L’ipertrigliceridemia tipicamente non causa sintomi evidenti, ma rappresenta un importante fattore di rischio per le malattie cardiovascolari.
Cosa Fare in caso di Trigliceridi Alti o Border-Line
L’atteggiamento migliore da seguire è sicuramente una dieta sana ed equilibrata, accompagnata da una costante attività fisica per mantenere un buon livello di trigliceridi.
Gli zuccheri non sono presenti solo nei dolci: la frutta disidratata è molto zuccherina.
Tra la frutta fresca, i fichi, le banane, le pesche, l’uva, i cachi, andrebbero evitati.
Infatti il fruttosio, lo zucchero di cui sono ricchi, è un potente stimolo alla produzione di trigliceridi.
Il kiwi, invece, è il frutto perfetto per abbassare i trigliceridi, dato che contiene molte fibre che eliminano i lipidi, ma anche Vitamina C e antiossidanti, che combattono l’accumulo di grassi in eccesso.
È consigliabile mangiare pesce (meglio se 2-3 volte a settimana) e legumi.
Dire invece no ad alcool e alimenti di produzione industriale e/o surgelati, che contengono dosi elevate di grassi idrogenati.
In sintesi, i carboidrati consigliati sono quelli dei legumi: fagioli, piselli, ceci, fave, lenticchie.
Entrano meno velocemente nel sangue e quindi stimolano in misura minore la produzione di trigliceridi da parte del fegato.
Quelli da consumare con moderazione (se integrali è meglio) sono invece: pasta, riso, pane, orzo, farro.
La terapia più semplice, sicura, e spesso più efficace, è rappresentata dai cambiamenti dello stile di vita e delle abitudini alimentari.
In persone con elevati livelli di trigliceridi associati a ipercolesterolemia, condizione nota come dislipidemia combinata, farmaci come le statine hanno dimostrato in numerosi studi un soddisfacente profilo di efficacia e sicurezza, riducendo il rischio di eventi cardiovascolari maggiori quali l’ictus ischemico e l’infarto del miocardio.
Nelle persone con ipertrigliceridemia isolata non controllata da sole abitudini alimentari e stile di vita, o con persistenza di elevati livelli di trigliceridi nonostante terapia con statina, gli acidi grassi omega-3 sono ben tollerati e risultano efficaci nel ridurre i livelli di trigliceridi.
Per prevenire e trattare l’ipertrigliceridemia occorre intervenire innanzitutto sulla nostra alimentazione.
La soluzione ideale è formulare una dieta per ridurre il come ridurre il colesterolo e trigliceridi alti che deve comprendere diversi accorgimenti.
Privilegiare sempre cibi ricchi di vitamina c, omega-3 e fibre.
Un elevato tasso di trigliceridi nel sangue può essere la conseguenza di malattie a carico del rene (la sindrome nefrosica, per esempio), del diabete mellito, o dell'uso di certi farmaci (specie di alcuni farmaci per abbassare la pressione arteriosa).
Linee guida per l'alimentazione:
- Per abbassare i trigliceridi, la regola d’oro è semplice: privilegiare cibi freschi e naturali e limitare al massimo quelli processati, ricchi di zuccheri e grassi “cattivi”.
- cereali (pane, pasta e riso), ma solo integrali.
- frutta fresca, con moderazione, per il suo contenuto di zuccheri (fruttosio).
Ecco una tabella riassuntiva degli alimenti consigliati e da evitare:
| Categoria | Cibi Consigliati (Alleati) | Cibi da Evitare (Nemici) |
|---|---|---|
| Pesce | Pesce azzurro (salmone, sgombro, sarde, alici). Almeno 2-3 volte/settimana. | Pesce fritto o impanato industrialmente. |
| Verdura e Legumi | Verdura di ogni tipo, in abbondanza. Legumi (fagioli, lenticchie, ceci) 2-4 volte/settimana. | Verdure condite con salse grasse o burro. |
| Carboidrati | Pane, pasta, riso, avena, orzo rigorosamente integrali. | Pane bianco, pasta e riso non integrali. Prodotti da forno industriali (merendine, cracker). |
| Carne e Proteine | Carni bianche (pollo, tacchino senza pelle). Tagli magri di carne rossa. Affettati magri (bresaola, fesa di tacchino). | Carni grasse e insaccati (salame, salsiccia, wurstel, mortadella). Frattaglie. |
| Latticini e Formaggi | Latte e yogurt scremati o parzialmente scremati. Formaggi freschi e magri (ricotta) o Grana Padano. | Latte intero. Formaggi grassi e cremosi. Panna. |
| Condimenti e Grassi | Olio extravergine d’oliva (a crudo). Avocado. Frutta secca (noci, mandorle) con moderazione. | Burro, lardo, strutto, margarina. Salse elaborate (maionese). Cibi fritti. |
| Zuccheri e Dolci | Frutta fresca (con moderazione). | Zucchero, miele, marmellate. Dolci, torte, biscotti, gelati, caramelle. |
| Bevande | Acqua, tè e tisane non zuccherate. | Alcolici (da eliminare o ridurre al minimo). Bevande zuccherate (cola, aranciate). |
Ulteriori Strategie per Abbassare i Trigliceridi
- Per abbassare i trigliceridi, la prima e più efficace linea di intervento è modificare il proprio stile di vita.
- Quando mangiamo più calorie del necessario, il nostro corpo le converte in trigliceridi e le immagazzina come grasso. Il primo passo è ridurre gradualmente l’apporto calorico quotidiano.
- La sedentarietà è un’alleata dei trigliceridi alti. L’attività più efficace è quella aerobica. Queste modifiche allo stile di vita rappresentano il fondamento di qualsiasi strategia di successo.
- Bevande zuccherate e succhi di frutta: sono bombe di zuccheri semplici. Attenzione ai succhi di frutta confezionati: anche se etichettati “senza zuccheri aggiunti”, contengono il fruttosio naturale della frutta in forma concentrata e priva di fibre, che può far impennare i trigliceridi.
- Non tutti i carboidrati, però, sono uguali. carboidrati integrali e ricchi di fibre: scegliere sempre la versione integrale di pane, pasta e riso e aumentare il consumo di avena, orzo, farro e soprattutto legumi (fagioli, lenticchie, ceci).
- Un’alimentazione ricca di fibre è importantissima per abbassare i trigliceridi e migliorare la salute del cuore. Aumentare il loro consumo è semplice.
- Legumi: fagioli, lenticchie, ceci, piselli e soia.
- Cereali rigorosamente integrali: sostituisci pane, pasta e riso bianchi con le loro versioni integrali. Ma quante fibre servono?
- Perché sono un problema per la salute? I grassi trans possiedono proprietà infiammatorie e sono associati a numerosi problemi di salute.
- Negli ultimi anni, l’atteggiamento dei regolatori e dei produttori rispetto ai grassi trans è cambiato notevolmente, portando persino a vietarne l’aggiunta in Paesi come gli Stati Uniti o a limitarne sempre più l’uso.
- Grassi monoinsaturi: si trovano in alimenti come l’olio d’oliva, le noci e l’avocado.
- Grassi polinsaturi: sono presenti negli oli vegetali (come l’olio di riso o gli oli monoseme di soia, girasole, mais, arachidi) e nei pesci grassi, oltre che nelle noci e in semi come i semi di lino e i semi di chia.
- Ci sono due strategie principali per assumerli. pesce azzurro: si raccomanda di consumare almeno due volte a settimana pesci grassi come salmone, sgombro, sardine, alici e aringa.
- L’assunzione di alcol ha un impatto significativo sui livelli di trigliceridi nel sangue. Le bevande alcoliche sono spesso ricche di zuccheri, carboidrati e calorie.
- Secondo alcuni studi il consumo moderato di alcol può aumentare i trigliceridi nel sangue di circa il 50%, anche in soggetti che presentano livelli inizialmente normali.
praticare attività fisica regolarmente: se il soggetto è sedentario da sempre, dovrebbe iniziare gradualmente qualcosa che trova piacevole, alla portata e che riesce a gestire nonostante le responsabilità giornaliere (lavoro, famiglia ecc.).
evitare la sedentarietà in tutte le sue forme.
aumentare la propria attività fisica contribuisce in vari modi a normalizzare il tasso dei trigliceridi.
Può aiutare a controllare il peso corporeo, un elemento, come si ricordava, di riconosciuta importanza da questo punto di vista, ed aiuta inoltre i muscoli a 'bruciare' meglio i trigliceridi stessi per produrre l'energia necessaria per il movimento.
L'attività fisica, infatti, aumenta l'attività degli enzimi che digeriscono i trigliceridi (soprattutto la Lipoprotein-Lipasi, o LPL).
Sì, l’esercizio aerobico è particolarmente efficace, soprattutto se abbinato alla perdita di peso.
Si raccomandano almeno 30 minuti di attività aerobica per 5 giorni a settimana, come camminare, fare jogging, andare in bicicletta o nuotare.
I benefici sono maggiori se l’esercizio è svolto regolarmente e con intensità crescente nel tempo.
Quando si consumano più calorie del necessario, l’eccesso viene trasformato in trigliceridi e immagazzinato nel corpo.
Il primo passo per abbassare i trigliceridi è ridurre l’apporto calorico giornaliero.
Perdere peso gradualmente, preferibilmente sotto controllo medico, è fondamentale.
Alziamo le atenne qualora riscontrassimo di rientrare nella categoria “a rischio”.
Nessun allarmismo, ma l’occasione per rassettare il nostro stile di vita e iniziare subito la riprogrammazione di tutti quei fattori, come i trigliceridi alti, che ci riconducono ad uno stato di salute ottimale.
L’assunzione con la dieta degli omega-3 può essere utile.
Integratori a base di omega-3 e riso rosso fermentato (fonte di monacolina K) aiutano a tenere a bada il colesterolo nel sangue e il livello di trigliceridi.
Un integratore a base di Berberi indiano, monacolina k e coenzima Q10 come CardioQten può rappresentare un alleato prezioso per combattere livelli alti di colesterolo e trigliceridi e per affiancare una terapia a base di farmaci ipolipemizzanti, come quelli del gruppo delle statine, che spesso possono avere diversi effetti collaterali, o rappresentarne un’alternativa naturale.
Ridurre i Trigliceridi col giusto Integratore
Alcuni principi vegetali e nutritivi hanno dimostrato di regolare l’attività metabolica del sangue.
L’integratore alimentare RegoLipid è a base di 6 principi vegetali e nutritivi tra cui Banaba (Lagerstroemia speciosa), Berberis, cromo picolinato e acido alfa-lipoico, utili per la regolazione glico-lipidica in soggetti con rischio cardio-metabolico(*).
È stato oggetto di due studi clinici in doppio cieco randomizzato contro placebo condotti presso il Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Università di Bologna.
In questi studi sono stati verificati i parametri ematici di 40 soggetti ciascuno per un totale di 80 soggetti coinvolti (nel secondo donne in menopausa), con valori border-line e in sindrome metabolica.
Questo integratore ha dimostrato in entrambi gli studi di: Ridurre i trigliceridi, Aumentare il colesterolo “buono”, Ridurre l’insulinemia e la glicemia a digiuno.
Farmaci per abbassare i trigliceridi
Il medico potrà decidere, in certe situazioni, di somministrare farmaci specifici per ridurre il tasso dei trigliceridi nel sangue.
Questi farmaci vanno assunti con continuità, come i farmaci per il diabete o la pressione o il colesterolo.
Se queste da sole non dovessero bastare e dovessero sopraggiungere anche complicanze cardiovascolari, allora si inizia la terapia farmacologica con gli ipolipemizzanti con fibrati, statine ed omega-3 ad alte dosi.
Nel caso di pazienti con livelli estremi di trigliceridi alti (> 1000 mg/dL) possono aver bisogno di iniziare una terapia farmacologica al momento della diagnosi per ridurre rapidamente il rischio di pancreatite acuta.
Una volta iniziata la terapia, i livelli di lipidi devono essere monitorati periodicamente due o tre mesi dopo l’inizio della farmacoterapia, e poi una o due volte l’anno se i lipidi si sono stabilizzati.
È importante ricordare che è altamente sconsigliato seguire ricette fai da te per abbassare i trigliceridi.
L’analisi della trigliceridemia è comunemente prescritta dal medico nell’ambito del pannello lipidico completo, assieme al dosaggio del colesterolo totale, colesterolo LDL e colesterolo HDL, al fine di determinare il rischio cardiovascolare complessivo del paziente e valutare l’effetto di eventuali trattamenti.
L’esame si effettua su di un campione di sangue prelevato da una vena del braccio.
È necessario presentarsi al prelievo dopo un digiuno di almeno 12 ore, seguendo un pasto leggero, poiché un elevato apporto calorico può far aumentare i livelli di trigliceridi.
Per misurare correttamente il tasso dei trigliceridi, e vedere se esso si è modificato dopo una dieta adeguata o grazie all'effetto di un farmaco, è necessario essere a digiuno, al momento del prelievo, da almeno 12 ore, ed aver consumato, la sera precedente, un pasto leggero.
Non alzatevi, durante la notte, per andare a bere un bicchiere di latte o una bevanda zuccherata in frigorifero: il risultato dell'esame potrebbe essere influenzato.
Il vostro medico deve richiedere il profilo lipidico sierico: colesterolo totale, trigliceridi, e colesterolo HDL misurati e colesterolo LDL e VLDL calcolati.
Autore Elty Specializzati in tematiche di salute e benessere, ci impegniamo a fornirvi informazioni precise, aggiornate e facilmente accessibili per aiutarvi a vivere una vita più sana.
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