Meno noti della problematica opposta, l'ipertrigliceridemia, i trigliceridi bassi sono una condizione che viene diagnosticata nel momento in cui i valori degli stessi scendono al di sotto di 150 mg/dL. L'ipotrigliceridemia non è una condizione pericolosa per la salute ma non deve essere trascurata. Tuttavia non devono essere sottovalutati poiché spesso rappresentano la spia di una patologia più importante a livello immunitario, intestinale o epatico. Scopriamo ora insieme quali sono le cause dell'ipotrigliceridemia e in che modo è possibile affrontare il disturbo.
Cosa sono i Trigliceridi?
I trigliceridi rappresentano una componente essenziale del metabolismo lipidico nel corpo umano. I trigliceridi sono molecole composte da tre acidi grassi legati a una molecola di glicerolo. Questi composti, appartenenti alla famiglia dei grassi, svolgono un ruolo cruciale nell'immagazzinamento e nel trasporto dell'energia. Il nostro corpo li produce naturalmente, ma possono anche essere introdotti attraverso l'alimentazione, specialmente con cibi ricchi di grassi. Questa struttura chimica li rende particolarmente efficienti nel conservare energia in forma concentrata. Noti anche come triacilgliceroli, questi lipidi sono utilizzati dall'organismo come riserva energetica. Infatti, quando ci si alimenta, il corpo li converte in calorie che, non necessitando di essere utilizzate nell'immediato, vengono immagazzinate nelle cellule adipose.
I trigliceridi si ritrovano nel sangue, che li distribuisce ai vari tessuti che li richiedono. Rappresentano la forma più concentrata di energia che è immagazzinata nel tessuto adiposo per essere adoperata in caso di necessità. Rivestono quindi una funzione energetica di riserva e ricoprono anche il ruolo di isolanti termici, creando una barriera naturale contro il freddo. I trigliceridi non vanno quindi demonizzati, e in quantità adeguate sono essenziali per il nostro benessere. I problemi iniziano quando le quantità tendono ad essere troppo elevate.
Si tratta di composti insolubili in acqua che pertanto vengono trasportate nel sangue da particolari carrier chiamati lipoproteine. Le lipoproteine sono una combinazione di proteine e vari tipi di grassi (colesterolo, trigliceridi, vitamine liposolubili ecc.) e ne esistono vari tipi. VLDL e LDL sono entrambe considerate tipi di colesterolo "cattivo". I chilomicroni sono deputati al trasporto dei grassi alimentari assorbiti dall’intestino al fegato e ai muscoli, passando prima per il circolo linfatico.
La concentrazione fisiologica dei trigliceridi plasmatici è compresa tra 150 e 200 milligrammi su millilitro: al di sotto della soglia minima si parla di ipotrigliceridemia, un termine medico con cui si indicano livelli bassi di trigliceridi nel sangue.
Cause dei Trigliceridi Bassi (Ipotrigliceridemia)
Le principali cause di un basso livello di trigliceridi sono:
- Malnutrizione
- Regimi dietetici poveri di carboidrati e lipidi
- Ipertiroidismo
- Disturbi epatici
- Patologie autoimmuni
- Disordini metabolici genetici
- Celiachia
- Sovrallenamento sportivo
- Assunzione di alcuni farmaci tra cui statine e acido nicotinico
Valori bassi di trigliceridi si riscontrano soprattutto in chi pratica esercizio fisico ad alto impatto di tipo aerobico. Il movimento intenso, infatti, stimola il sistema adrenergico che così libera adrenalina e catecolamine, con conseguente incremento del metabolismo energetico e aumento della lipolisi.
Un'accellerazione del metabolismo energetico si verifica altresì in concomitanza di disturbi della tiroide, in particolare ipertiroidismo e morbo di Graves. Altre condizioni patologiche che possono provocare ipotrigliceridemia sono la celiachia e la fibrosi cistica. Attenzione anche alle cosiddette ipobetalipoproteinemie, ovvero un gruppo di patologie rare del metabolismo che determinano steatorrea e malassorbimento.
Talvolta l'ipotrigliceridemia può essere causata da un digiuno prolungato, da una rapida perdita di peso negli individui obesi e dalla chirurgia bariatrica. I trigliceridi bassi sono diagnosticati di frequente nei soggetti che assumono farmaci per il controllo delle dislipidemie, prebiotici e integratori di vitamina C.
Sembra esserci un link fra l’ipotrigliceridemia e le patologie autoimmuni, anche se la correlazione non è stata ad oggi chiarita. E’ verosimile che nelle malattie autoimmuni un aumentato contenuto o rilascio di LPL da parte di questi tessuti possa ridurre i livelli di trigliceridi nel sangue. Molti tessuti del corpo, primi fra tutti il tessuto adiposo, il muscolo e i polmoni, sono ricchi di LPL (l’enzima che scinde i trigliceridi in acidi grassi e glicerolo liberando energia).
Sintomi dei Trigliceridi Bassi
Nella maggior parte dei casi i trigliceridi bassi non si manifestano con particolari sintomi. Un basso livello di trigliceridi di solito non presenta alcun significato clinico, non essendo causa di sintomi particolarmente incisivi. Tuttavia, quando il livello di queste molecole diminuisce troppo bruscamente, può indicare la presenza di una patologia autoimmune oppure la genesi di disturbi di tipo metabolico. Se presenti, essi variano a seconda della causa sottostante (celiachia, ipertiroidismo, fibrosi cistica).
I più comuni sintomi dell'ipotrigliceridemia sono i seguenti:
- Aumento della frequenza cardiaca
- Eccessiva sudorazione
- Irritabilità e insonnia
- Dimagramento
- Episodi di diarrea
- Gonfiore addominale
- Crampi intestinali
- Meteorismo
- Infiammazioni della retina
- Debolezza e atrofia muscolare
In alcuni individui l'ipotrigliceridemia può dar luogo ad alterazioni della digestione e dell'equilibrio intestinale e, dunque, a:
- Diarrea
- Pancia gonfia
- Dolori addominali
- Perdita di peso
- Stanchezza
- Malessere generale
- Atrofia muscolare
Diagnosi dei Trigliceridi Bassi
I trigliceridi bassi vengono diagnosticati mediante un apposito esame di sangue. Ad esso si associa altresì la valutazione ematica dei livelli di colesterolo buono (HDL) e di colesterolo cattivo (LDL). Per misurare la trigliceridemia, è sufficiente effettuare un semplice esame del sangue venoso, da prelevare a digiuno. Come indicato, è necessario sottoporsi al prelievo dopo almeno 12 ore di digiuno.L’esame, in genere, si esegue insieme a quello della colesterolemia totale, LDL e HDL, proprio per valutare il rischio cardiovascolare. Un esame del sangue a digiuno può misurare i livelli di lipidi, inclusi i trigliceridi. Se viene confermata l’ipotrigliceridemia, il medico indagherà le cause sottostanti, considerando la storia medica, i sintomi e altri fattori di rischio.
In genere il test per il dosaggio è prescritto per la valutazione del profilo lipidico.
Trattamento e Rimedi per i Trigliceridi Bassi
La cura dell'ipotrigliceridemia varia a seconda della causa scatenante e, dunque, non può essere univoca. Il trattamento dipenderà dalla causa. La terapia più indicata deve essere personalizzata a seconda delle esigenze individuali e della gravità del disturbo.
Se il paziente è sano e i trigliceridi bassi sono la conseguenza di un'attività fisica ad alto impatto, l'unico rimedio efficace consiste nell'adozione di una dieta adeguata. Ristabilire l'equilibrio dei trigliceridi richiede un approccio multifaccettato che combina cambiamenti nello stile di vita e, in alcuni casi, interventi medici mirati.
I rimedi più indicati in caso di ipotrigliceridemia sono principalmente collegati all'alimentazione, che deve riequilibrare la concentrazione di questi composti mediante l'assunzione di cibi adeguati.
- È consigliabile assumere grassi sani da alimenti come l’olio extravergine di oliva, prodotti ittici ricchi di grassi essenziali, frutta secca, cereali integrali, legumi e frutta di stagione.
- Bisogna evitare del tutto le bevande alcoliche e smettere di fumare.
- Può essere opportuno assumere integratori contenenti acidi grassi insaturi che, oltre a stimolare la produzione di trigliceridi, migliorano il funzionamento dell'apparato cardiovascolare e abbassano l'indice di rischio di tutte le patologie collegate.
Il regime alimentare, programmato da un nutrizionista dopo un'attenta valutazione, prevede un incremento del consumo dei carboidrati complessi che, ad ogni modo, non deve mai superare il 60% delle calorie totali. Si devono, invece, ridurre le quantità di cibi grassi, industriali ed eccessivamente zuccherati.
In caso di malnutrizione, potrebbe essere raccomandata una dieta più equilibrata con un adeguato apporto di grassi sani. La prima linea d'azione spesso coinvolge modifiche alla dieta, incorporando fonti salutari di grassi come avocado, noci, semi e oli vegetali di alta qualità. Aumentare moderatamente l'apporto calorico complessivo, se necessario, può aiutare a stimolare la produzione di trigliceridi.
L'esercizio fisico regolare, ma non eccessivo, può contribuire a regolare il metabolismo lipidico.
È inoltre consigliabile ripetere l'esame del sangue a distanza di un mese su soggetti che abbiano evidenziato una concentrazione di trigliceridi inferiore alla soglia minima tollerabile.
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