Trigliceridi Alti: Sintomi, Cause e Come Affrontare il Problema

I trigliceridi sono i grassi più semplici e abbondanti presenti nel corpo umano. Essi rappresentano un fondamentale deposito energetico, fornendo a parità di peso più del doppio dell’energia fornita da carboidrati e proteine.

Cosa sono i Trigliceridi?

I trigliceridi sono un tipo di grasso presente nel sangue, che il corpo utilizza come fonte di energia. Quando mangiamo, il corpo converte le calorie in eccesso in trigliceridi, che vengono immagazzinati nelle cellule adipose.

La maggior parte dei trigliceridi presenti nel sangue deriva dall’alimentazione, trovandosi in abbondanza sia in grassi animali che vegetali. Tuttavia, qualora si assumano zuccheri e proteine in eccesso, il fegato è in grado di convertire questi macronutrienti in trigliceridi endogeni che possano poi essere depositati come riserva energetica.

Trigliceridi Alti: Cosa Significa?

Avere un livello elevato di trigliceridi nel sangue può aumentare il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, ictus e altre problematiche di salute. Alti livelli di trigliceridi (ipertrigliceridemia) sono infatti considerati un fattore ad alto rischio per il restringimento delle arterie (aterosclerosi), che a sua volta può portare a ictus, infarto e malattia arteriosa periferica.

I valori ideali di trigliceridi (a digiuno) sono inferiori a 150 mg/dl (compresi tra 50 e 150), mentre livelli superiori a 200 mg/dl sono considerati elevati e potrebbero essere pericolosi per la salute.

Il livello dei trigliceridi nel sangue viene misurato in milligrammi per decilitro (mg/dL). Se il tuo livello di trigliceridi è superiore a 200 mg/dL, è importante prendere misure per abbassarli e consultare il medico per un piano di trattamento.

Trigliceridi Alti: Cause

Provengono per la maggior parte dall’alimentazione: l’organismo converte i grassi e zuccheri che si ingeriscono in trigliceridi per cui una dieta troppo ricca di grassi e zuccheri comporta un innalzamento anche dei trigliceridi.

Ci sono diversi fattori che possono causare l'aumento dei trigliceridi nel sangue. Le ipertrigliceridemie possono dividersi in familiari e non familiari. Le forme familiari di ipertrigliceridemia sono relativamente rare, e derivano da mutazioni genetiche che alterano il metabolismo dei grassi.

Le cause dei trigliceridi alti possono essere genetiche o primarie e secondarie associate allo stile di vita o da altre patologie. Tra le cause secondarie indubbiamente la più diffusa è una modificazione dello stile di vita che sempre di più è associato ad una alimentazione ipercalorica con un eccessivo apporto di grassi saturi ed in più aggravato da una vita sedentaria.

Altre cause possono essere: il diabete mellito, abuso di alcol, nefropatie croniche, ipotiroidismo, cirrosi biliare e altre patologie a carico del fegato che comportano la colestasi, utilizzo di farmaci, fumo di sigaretta, steroidi anabolizzanti, Hiv e sindrome nefrosica. Tra questi i pazienti più a rischio sono quelli che soffrono di diabete di tipo 2.

Non tutti i grassi assunti con la dieta hanno gli stessi effetti sull’omeostasi lipidica. In particolare, i grassi saturi, presenti in abbondanza in carni rosse, burro, margarina, formaggi e insaccati, causano l’incremento dei trigliceridi, del colesterolo “cattivo” LDL e la riduzione del colesterolo “buono” HDL.

All'opposto di quanto descritto in precedenza, in condizioni patologiche o anomale (es: dieta ipercalorica ad alto contenuto di grassi o zuccheri, diabete, anomalie genetiche ecc.), la produzione di trigliceridi e relativi trasportatori supera abbondantemente le richieste delle cellule tissutali o non le soddisfa affatto, a causa dell'incapacità delle cellule tissutali di introdurre al proprio interno i trasportatori di trigliceridi.

Un elevato tasso di trigliceridi nel sangue può essere la conseguenza di malattie a carico del rene (la sindrome nefrosica, per esempio), del diabete mellito, o dell'uso di certi farmaci (specie di alcuni farmaci per abbassare la pressione arteriosa).

Trigliceridi Alti: Sintomi

Spesso, i trigliceridi alti non mostrano sintomi evidenti, il che rende difficile riconoscere il problema senza esami specifici. I trigliceridi alti non danno sintomi, a meno che i valori siano particolarmente elevati. In genere l’ipertrigliceridemia non comporta sintomi visibili ma, a volte, possono presentarsi eruzioni cutanee caratterizzate da veri e propri grappoli di bolle.

Tuttavia, i trigliceridi alti possono influire sulla salute generale e sono spesso legati a una sensazione di stanchezza persistente. Quando i livelli di trigliceridi sono troppo elevati, il corpo ha difficoltà ad elaborare il grasso in eccesso, riducendo l'efficienza energetica.

Un altro sintomo comune associato ai trigliceridi alti è la pancia gonfia. Alcune ricerche suggeriscono che i trigliceridi alti possano essere associati a dolori articolari, in particolare a causa dell'infiammazione.

Le ipertrigliceridemie e più in generale le dislipidemie date dai trigliceridi alti sono asintomatiche, patologie silenti che molto spesso non danno dirette manifestazioni della loro presenza. Possono però a lungo andare manifestarsi con delle vere e proprie malattie cardiovascolari sintomatiche, come coronopatie, ictus e arteropatie.

I trigliceridi alti possono condurre alla pancratite acuta, ingrossamento di fegato e milza, formicolio agli arti e perdita della sensibilità, difficoltà respiratorie e confusione. Possono presentarsi, nei casi di maggiore gravità, gli xantomi eruttivi sul busto, gomiti e ginocchia, glutei, mani e piedi. Può conferire alle arterie un aspetto bianco e cremoso ed al sangue aspetto lattescente.

Trigliceridi Alti e Mal di Testa

I pazienti con emicrania possono avere maggiori concentrazioni di colesterolo totale (CT) e trigliceridi (TG) rispetto ai pazienti sani con valori di indice di massa corporea (BMI) simili. Dall’analisi è emerso che, rispetto ai controlli, i pazienti con emicrania avevano livelli più elevati di CT e livelli di trigliceridi.

Tuttavia, i valori di trigliceridi per i gruppi con emicrania non hanno superato la soglia di 2 mmol/L (circa 177 mg/dl). Non è emersa alcuna differenza significativa né per il colesterolo totale né per i trigliceridi tra i pazienti con emicrania con aura e quelli con emicrania senz’aura.

Conseguenze dei Trigliceridi Alti

Quando i trigliceridi sono alti si può andare in contro ad un indurimento o all'ispessimento delle pareti delle arterie (arteriosclerosi), aumentando il rischio di ictus, infarto e malattie cardiache, neuropatie. Alti livelli di trigliceridi nel sangue aumentano il rischio di malattie coronariche (come l'infarto) e dell'aterosclerosi.

Numerosi studi epidemiologici hanno dimostrato un’associazione significativa tra elevati livelli di trigliceridi e il rischio di sviluppare depositi (“placche”) di colesterolo nelle pareti dei vasi sanguigni, un processo noto come aterosclerosi. La formazione, infiammazione e rottura di queste placche provoca gravi malattie cardio-cerebro-vascolari come l’infarto del miocardio, l’arteriopatia periferica e l’ictus ischemico.

Sebbene gli elevati livelli di trigliceridi non causino direttamente l’aterosclerosi, essi favoriscono l’infiammazione dei vasi arteriosi, rendendoli così più suscettibili alle infiltrazioni di colesterolo e alla rottura delle placche aterosclerotiche. Inoltre, i trigliceridi in eccesso, depositandosi nel fegato e nel grasso addominale, determinano la steatosi epatica (il “fegato grasso”) e l’obesità viscerale.

Diagnosi dell'Ipertrigliceridemia

L’analisi della trigliceridemia è comunemente prescritta dal medico nell’ambito del pannello lipidico completo, assieme al dosaggio del colesterolo totale, colesterolo LDL e colesterolo HDL, al fine di determinare il rischio cardiovascolare complessivo del paziente e valutare l’effetto di eventuali trattamenti.

L’esame si effettua su di un campione di sangue prelevato da una vena del braccio. È necessario presentarsi al prelievo dopo un digiuno di almeno 12 ore, seguendo un pasto leggero, poiché un elevato apporto calorico può far aumentare i livelli di trigliceridi.

Il vostro medico deve richiedere il profilo lipidico sierico: colesterolo totale, trigliceridi, e colesterolo HDL misurati e colesterolo LDL e VLDL calcolati. Si arriva al sospetto di una dislipidemia quando sono presenti anche reperti fisici o manifestazioni delle sue complicanze come l’aterosclerosi.

Se i pazienti hanno:

  • Segni fisici di dislipidemia
  • Insorgenza di malattia aterosclerotica prematura (a < 60 anni)
  • Una storia familiare di disturbo aterosclerotico
  • Colesterolo sierico > 240 mg/dL (> 6,2 mmol/L)
In questi casi potremmo essere di fronte ad una dislipidemia primaria.

Per misurare correttamente il tasso dei trigliceridi, e vedere se esso si è modificato dopo una dieta adeguata o grazie all'effetto di un farmaco, è necessario essere a digiuno, al momento del prelievo, da almeno 12 ore, ed aver consumato, la sera precedente, un pasto leggero. Non alzatevi, durante la notte, per andare a bere un bicchiere di latte o una bevanda zuccherata in frigorifero: il risultato dell'esame potrebbe essere influenzato.

Come Abbassare i Trigliceridi: Cura e Rimedi

Se i tuoi livelli di trigliceridi sono elevati, è importante agire per abbassarli. Per prevenire l’innalzamento del livello dei trigliceridi ci sono diverse misure che possono essere adottate.

Il trattamento dell’ipertrigliceridemia richiede anzitutto una scrupolosa valutazione da parte del cardiologo. La terapia più semplice, sicura, e spesso più efficace, è rappresentata dai cambiamenti dello stile di vita e delle abitudini alimentari.

In prima istanza per cominciare a combattere i trigliceridi alti nel sangue bisogna modificare le cattive abitudini alimentari con una dieta equilibrata e l’attività fisica, ridurre l’apporto di zuccheri, alcol, perdere peso e smettere di fumare. È opportuno tenere sotto controllo la glicemia nei pazienti diabetici. L’assunzione con la dieta degli omega-3 può essere utile.

  • Dieta: Per individuare l’alimentazione corretta è necessario prima di tutto fare un’analisi lipidomica per elaborare la giusta strategia. In generale, è necessario evitare i carboidrati semplici, come lo zucchero e gli alimenti fatti con farina bianca o fruttosio, i grassi trans e gli alimenti con oli o grassi idrogenati. Invece del grasso che si trova nelle carni, è meglio scegliere i grassi di origine vegetale, come l'olio d'oliva e l'olio di colza. Chi ha un tasso elevato di trigliceridi nel sangue, pertanto, deve innanzitutto ridurre armonicamente l'assunzione di tutti i cibi, per equilibrare l'apporto calorico (le 'entrate') con il dispendio energetico (le 'uscite'), e ridurre così il peso.
  • Esercizio Fisico: Si raccomanda un minimo di 150 minuti di esercizio aerobico di moderata intensità alla settimana. Aumentare la propria attività fisica contribuisce in vari modi a normalizzare il tasso dei trigliceridi. L'attività fisica, infatti, aumenta l'attività degli enzimi che digeriscono i trigliceridi (soprattutto la Lipoprotein-Lipasi, o LPL).
  • Dimagrimento: Poiché le calorie extra vengono convertite in trigliceridi e immagazzinate come grasso, se si riducono le calorie, si riducono anche i trigliceridi.

Altri Consigli Utili

  • Consumare pesce almeno 2-3 volte a settimana. I grassi del pesce sono caratterizzati da tre interessanti proprietà: sono efficaci nell'abbassare il tasso dei trigliceridi nel sangue, svolgono un'azione antitrombotica e sono inoltre dei buoni antiaritmici.
  • Gli zuccheri complessi a lenta digeribilità, di cui è ricca soprattutto la pasta preparata e cotta 'all'italiana', vengono assorbiti più lentamente dall'intestino rispetto agli zuccheri semplici, o anche rispetto agli zuccheri complessi a più rapida digeribilità, come quelli contenuti per esempio nel pane e nelle patate.
  • La verdura è ricca di fibra alimentare, che svolge una efficace azione di controllo dell'assorbimento intestinale dei grassi. La fibra contenuta nei legumi (che sono tra l'altro ricchi di zuccheri a lenta digeribilità) è particolarmente interessante, da questo punto di vista.
  • I grassi saturi, caratteristici dei cibi di origine animale, tendono a stimolare la produzione di colesterolo e di trigliceridi da parte del fegato, mentre i grassi insaturi, di cui sono ricchi gli oli vegetali, come l'olio di mais, svolgono un effetto opposto.
  • L'alcool in tutte le sue forme (vini, liquori, birra) stimola in molti soggetti un'intensa produzione di trigliceridi da parte del fegato. In presenza di ipertrigliceridemia, pertanto, è necessario un controllo o meglio l'abolizione di questa sostanza.

Se queste da sole non dovessero bastare e dovessero sopraggiungere anche complicanze cardiovascolari, allora si inizia la terapia farmacologica con gli ipolipemizzanti con fibrati, statine ed omega-3 ad alte dosi. Nel caso di pazienti con livelli estremi di trigliceridi alti (> 1000 mg/dL) possono aver bisogno di iniziare una terapia farmacologica al momento della diagnosi per ridurre rapidamente il rischio di pancreatite acuta.

In persone con elevati livelli di trigliceridi associati a ipercolesterolemia, condizione nota come dislipidemia combinata, farmaci come le statine hanno dimostrato in numerosi studi un soddisfacente profilo di efficacia e sicurezza, riducendo il rischio di eventi cardiovascolari maggiori quali l’ictus ischemico e l’infarto del miocardio. Nelle persone con ipertrigliceridemia isolata non controllata da sole abitudini alimentari e stile di vita, o con persistenza di elevati livelli di trigliceridi nonostante terapia con statina, gli acidi grassi omega-3 sono ben tollerati e risultano efficaci nel ridurre i livelli di trigliceridi.

Una volta iniziata la terapia, i livelli di lipidi devono essere monitorati periodicamente due o tre mesi dopo l’inizio della farmacoterapia, e poi una o due volte l’anno se i lipidi si sono stabilizzati.

In ottica di prevenzione, può essere indicato il test DNA Cardiolipidomica, effettuabile in farmacia. Il test, che coniuga un’analisi del sangue e un’analisi genetica, consente di ottenere un profilo del singolo paziente e attuare una strategia di prevenzione. L’esame del sangue offre informazioni in merito alle condizioni dei globuli rossi, in particolare sulla composizione lipidica della loro membrana.

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