I trigliceridi sono i grassi più semplici e abbondanti presenti nel corpo umano. Essi rappresentano un fondamentale deposito energetico, fornendo a parità di peso più del doppio dell’energia fornita da carboidrati e proteine. La maggior parte dei trigliceridi presenti nel sangue deriva dall’alimentazione, trovandosi in abbondanza in sia grassi animali e vegetali. Tuttavia, qualora si assumano zuccheri e proteine in eccesso, il fegato è in grado di convertire questi macronutrienti in trigliceridi endogeni che possano poi essere depositati come riserva energetica.
Valori Normali dei Trigliceridi
I trigliceridi si misurano a digiuno e sono normali a tra i 50 e 150-200 mg/dl. I livelli ottimali di trigliceridi sono inferiori a 150 mg / dl. Sopra i 500 mg / dl sono molto elevati. NOTE: i valori di trigliceridi sopra riportati si riferiscono alla misurazione effettuata in condizioni di digiuno assoluto da 8 - 12 ore (solo l'acqua è concessa). La trigliceridemia - ovvero la concentrazione di trigliceridi nel sangue - tende infatti a rimanere temporaneamente alta dopo i pasti.
Interpretazione dei Valori
- Valori ottimali: Inferiori a 150 mg/dL
- Valori normali: Tra 50 e 150-200 mg/dL
- Valori elevati: Superiori a 200 mg/dL
- Valori molto elevati: Superiori a 500 mg/dL
Valori superiori (iper-) a questo intervallo sono da considerare negativi per lo stato di salute. Quando i valori di trigliceridi sono bassi generalmente non c'è nulla di cui preoccuparsi.
Cause e Rischi dell'Ipertrigliceridemia
Le ipertrigliceridemie possono dividersi in familiari e non familiari. Le forme familiari di ipertrigliceridemia sono relativamente rare, e derivano da mutazioni genetiche che alterano il metabolismo dei grassi. L'ipertrigliceridemia genetica va trattata farmacologicamente.
È frequente che, ai trigliceridi alti, si associno gli altri elementi tipici della dislipidemia - come appunto il colesterolo totale e colesterolo LDL superiori alla norma. Numerosi studi epidemiologici hanno dimostrato un’associazione significativa tra elevati livelli di trigliceridi e il rischio di sviluppare depositi (“placche”) di colesterolo nelle pareti dei vasi sanguigni, un processo noto come aterosclerosi. La formazione, infiammazione e rottura di queste placche provoca gravi malattie cardio-cerebro-vascolari come l’infarto del miocardio, l’arteriopatia periferica e l’ictus ischemico.
Sebbene gli elevati livelli di trigliceridi non causino direttamente l’aterosclerosi, essi favoriscono l’infiammazione dei vasi arteriosi, rendendoli così più suscettibili alle infiltrazioni di colesterolo e alla rottura delle placche aterosclerotiche. Inoltre, i trigliceridi in eccesso, depositandosi nel fegato e nel grasso addominale, determinano la steatosi epatica (il “fegato grasso”) e l’obesità viscerale. Alti valori di trigliceridi nel sangue predispongono anche alla pancreatite, un'infiammazione del pancreas caratterizzata dalla comparsa di un violento ed improvviso dolore nella parte superiore dell'addome, con tendenza all'irradiamento verso la schiena, spesso seguito da nausea e da vomito alimentare e biliare (di colore verde - scuro).
Come si Misurano i Trigliceridi
L’analisi della trigliceridemia è comunemente prescritta dal medico nell’ambito del pannello lipidico completo, assieme al dosaggio del colesterolo totale, colesterolo LDL e colesterolo HDL, al fine di determinare il rischio cardiovascolare complessivo del paziente e valutare l’effetto di eventuali trattamenti. L’esame si effettua su di un campione di sangue prelevato da una vena del braccio. È necessario presentarsi al prelievo dopo un digiuno di almeno 12 ore, seguendo un pasto leggero, poiché un elevato apporto calorico può far aumentare i livelli di trigliceridi.
Gestione dell'Ipertrigliceridemia
Il trattamento dell’ipertrigliceridemia richiede anzitutto una scrupolosa valutazione da parte del cardiologo. La terapia più semplice, sicura, e spesso più efficace, è rappresentata dai cambiamenti dello stile di vita e delle abitudini alimentari. In persone con elevati livelli di trigliceridi associati a ipercolesterolemia, condizione nota come dislipidemia combinata, farmaci come le statine hanno dimostrato in numerosi studi un soddisfacente profilo di efficacia e sicurezza, riducendo il rischio di eventi cardiovascolari maggiori quali l’ictus ischemico e l’infarto del miocardio.
Nelle persone con ipertrigliceridemia isolata non controllata da sole abitudini alimentari e stile di vita, o con persistenza di elevati livelli di trigliceridi nonostante terapia con statina, gli acidi grassi omega-3 sono ben tollerati e risultano efficaci nel ridurre i livelli di trigliceridi.
Consigli Dietetici
- Evitare gli zuccheri semplici come dolci e bibite zuccherate, compresi i succhi di frutta, ma anche cereali raffinati, come pasta, pane e riso bianchi.
- Attenzione anche alle patate, sicuramente da preferire quelle dolci americane (batate) che hanno un impatto molto più ridotto in termini di glicemia e sono ricchissime di antiossidanti.
- Scegliere fonti di proteine e grassi vegetali, quindi ad esempio semi, frutta secca a guscio, legumi e soia, oppure il pesce, ma in questo caso preferendo quello di piccola taglia come sardine e sgombro, oppure il salmone o ad esempio anche la trota.
- Gli omega 3 sono acidi grassi che troviamo ad esempio nel pesce azzurro, oppure per i vegetariani nell’olio di lino (da conservare in frigorifero), nei semi lino (da consumare dopo averli tritati), o ancora nella chia.
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