La Cardiotocografia, nota anche come Monitoraggio Fetale Cardiotocografico (CTG), è un esame fondamentale per una donna in gravidanza per controllare e monitorare la frequenza cardiaca e le contrazioni uterine del feto. In sostanza, aiuta a valutare lo stato di salute e il benessere del nascituro, in particolare analizzando eventuali variazioni che potrebbero segnalare la presenza di condizioni di sofferenza del bambino. Durante la gravidanza la priorità assoluta per ogni genitore è conoscere il benessere e lo stato di salute del futuro nascituro, per cui i monitoraggi fetali sono fondamentali per valutare le condizioni del feto e del neonato, al fine di tutelare uno sviluppo e una crescita sana.
Cos’è il tracciato in gravidanza?
In linguaggio medico si chiama cardiotocografia. Probabilmente questo termine non vi dice granché, vero? E se invece parliamo di tracciato in gravidanza? Molto più familiare! Questa espressione (insieme a “monitoraggio”, un’altra parola usata come sinonimo) è sicuramente più conosciuta e, se avete già avuto dei bimbi o se siete alla fine della gestazione, sapete già di cosa si tratta. Il tracciato è un esame diagnostico che ha due obiettivi principali: controllare il benessere del feto e, allo stesso tempo, le contrazioni dell’utero. È un test assolutamente non invasivo e non doloroso, né per la mamma né per il bambino. Non ha neppure bisogno di una particolare preparazione prima di essere effettuato. La cardiotocografia non è obbligatoria, ma è raccomandata.
A cosa serve la cardiotocografia?
Come accennavamo poco sopra, la cardiotocografia è utile sia per la mamma che per il suo bimbo. Da un lato, serve a monitorare le contrazioni uterine, nello specifico la loro intensità e frequenza. Dall’altro, invece, rileva il battito cardiaco fetale, dando importanti informazioni su come sta il piccolo nel pancione.
Come si esegue la Cardiotocografia?
Il monitoraggio fetale cardiotocografico è un esame non invasivo e non pericoloso sia per la gestante che per il feto: richiede solamente l’applicazione di due elettrodi (o trasduttori) sull’addome materno, i quali vengono fissati grazie a due fasce elastiche che circondano la pancia della mamma. Entrambe le sonde sono collegate a un macchinario chiamato cardiotocografo, il cui compito è elaborare i segnali elettrici emessi dal feto e trasformarli in dati per lo Specialista.
- una, che usa gli ultrasuoni, rileva la frequenza, la variabilità, le eventuali accelerazioni e decelerazioni del battito cardiaco.
- l’altro, a pressione, deve misurare il numero, la durata e il tono basale delle contrazioni uterine.
Durante la Cardiotocografia, che può durare tra i 30 e i 90 minuti, la futura mamma può ascoltare in presa diretta le pulsazioni del cuore del feto.
Per fare il tracciato, la mamma è distesa su un lettino o seduta su una poltrona con il ventre scoperto. Sull’addome si poggiano due sonde, che vengono fermate con una fascia. Una è una sonda ecografica che, utilizzando gli ultrasuoni come avviene per le ecografie, registra il battito cardiaco del bambino. L’altro è un sensore per le contrazioni e viene collocato all’altezza del fondo dell’utero. I segnali percepiti dalle due sonde vengono trasmessi ad un monitor e trascritti su un foglio di carta. Avete presente un elettrocardiogramma? È molto simile, solo che ci sono due linee. La prima è quella della frequenza cardiaca del piccolo, la seconda quella delle contrazioni. Normalmente il cuore di un feto batte più velocemente rispetto a quello di un adulto: battiti per minuto (bpm) tra 120 e 160 rientrano nella normalità. Le oscillazioni della frequenza (nella misura circa di 15 battiti in più o in meno) sono considerate normali e anzi devono esserci. Ecco perché è preferibile che il bimbo sia sveglio quando si fa il tracciato: mentre dorme, il cuore ha un ritmo molto regolare, quindi è più attendibile il risultato rilevato durante la veglia, variazioni comprese. La linea delle contrazioni appare piatta se durante il tracciato non ce ne sono state, mentre al contrario, se si sono verificate, vedrete dei picchi. Più sono alti, più la contrazione è stata forte (solitamente il massimo viene identificato col numero 100).
Quando si comincia a fare il tracciato?
Ci sono due diversi momenti in cui si fanno i tracciati: nel corso della gravidanza oppure durante il travaglio.
Il Monitoraggio Fetale Cardiotocografico è indicato per le gestanti dalla 38esima settimana di Gravidanza. Tuttavia, può essere anticipata alla 37esima settimana nelle gestazioni a rischio, seguito poi da un controllo a settimana fino al parto.
Tracciato in gravidanza
Generalmente il tracciato in gravidanza si fa intorno alla data presunta del parto, indicativamente da 38 settimane in poi. Ma non è una regola: ci sono casi in cui si aspetta anche di arrivare a 40 settimane, quindi al termine della gestazione. Quando, per varie ragioni, c’è l’esigenza di verificare contrazioni e battito cardiaco fetale, il tracciato viene anticipato anche a 27-30 settimane. Ecco alcuni esempi: rischio di parto pretermine, malformazioni presunte o accertate del feto, pressione alta della mamma, diabete gestazionale, ritardo della crescita del bambino, rottura delle membrane, patologie cardiache materne, malattie fetali, sospetto di preeclampsia.
Tracciato in travaglio
Capita frequentemente che, durante il travaglio, sia necessario fare dei tracciati. Il primo motivo è che è importante vedere come procede l’attività contrattile dell’utero. Man mano che si avvicina il parto, le contrazioni diventano regolari, aumentando sia di frequenza che di intensità. Può succedere però che tutto improvvisamente cambi: per esempio, potrebbero bloccarsi o rallentare anche se il travaglio è avviato. Il tracciato è utile perché consente di decidere quando e come intervenire (ad esempio, somministrare ossitocina per far ripartire le contrazioni). In secondo luogo, il tracciato in travaglio è essenziale per valutare l’andamento del battito cardiaco fetale, che può essere influenzato dalle contrazioni. Per esempio, se il tracciato rileva una forte decelerazione del battito dopo che una doglia ha raggiunto il suo picco più alto, potrebbe esserci sofferenza fetale. Se il tracciato mostra anomalie serie, il medico può scegliere cosa fare, ad esempio indurre il parto o fare un cesareo. Ultima annotazione. Esistono anche cardiotocografi per il parto in acqua: si possono immergere nella vasca senza il rischio che si rompano.
Tracciato in gravidanza gemellare
La differenza tra il tracciato in una gravidanza singola e quello per la gravidanza gemellare sta nel numero di sonde che si utilizzano. Nel caso di gemelli sono 3: una per le contrazioni, due per controllare i battiti cardiaci di entrambi i bambini. Di conseguenza, il foglio del tracciato avrà 3 righe. Spesso nelle gravidanze gemellari la cardiotocografia si fa con un certo anticipo rispetto al termine perché il rischio di parto prematuro è più elevato.
Interpretazione del tracciato
I tracciati di questo Monitoraggio Fetale permettono di individuare determinate patologie materne/fetali o condizioni pericolose per il futuro nascituro o per la gestante: ad esempio, il sospetto di un parto anticipato (con la possibilità di ricorrere a un parto cesareo); il diabete gestazionale; l’ipertensione materna; eventuali patologie cardiache della mamma o del nascituro. Se i valori fossero anormali, lo Specialista potrebbe richiedere ulteriori controlli utilizzando altre tipologie di esami. Questo perché il tracciato registrato aiuta a valutare il benessere complessivo del feto.
Le linee guida dell’American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG) individuano tre tipi di tracciato:
- Normale: i battiti sono tra 110 e 160, la variabilità basale (cioè la variazione dei battiti in un determinato arco temporale) è moderata e sono consentite decelerazioni o accelerazioni minime e brevi.
- Indeterminato: il tracciato evidenzia bradicardia (meno di 100 battiti al minuto) con decelerazioni e variazioni irregolari della frequenza. In questo caso è indispensabile un monitoraggio continuo.
- Anomalo: dal tracciato emergono frequenti bradicardia e assenza di accelerazioni. Quando ciò avviene, è molto probabile che si proceda con l’induzione del parto.
Quanto dura un tracciato?
Un tracciato dura almeno 30 minuti, ma a seconda delle circostanze potrebbe anche prolungarsi.
Limiti della cardiotocografia
Per quanto accurata, la cardiotocografia non è un esame privo di limiti. Per esempio, evidenze scientifiche dimostrano che, nelle gravidanze a basso rischio, il tracciato non è in grado di prevenire alcuni rischi neurologici per il bambino. La ragione sta nel fatto che non è in grado di prevedere eventi acuti improvvisi, ma mostra solo quello che accade nel momento preciso in cui viene effettuata. Nelle gravidanze a rischio è opportuno associare anche altri esami, come l’ecografia e la flussimetria. Lo stesso vale per le gravidanze che vanno oltre il termine in cui i controlli devono essere più ravvicinati e considerare battito cardiaco, contrazioni, liquido amniotico (con l’ecografia) e il funzionamento della placenta (con la flussimetria doppler). Spesso il tracciato può dare dei falsi positivi. Può capitare quindi che si richieda un intervento tempestivo di cui non c’era effettivamente bisogno.
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