La diagnosi di glaucoma è innanzitutto clinica, poiché si basa sull’osservazione di alterazioni patologiche specifiche a carico del nervo ottico. Tali alterazioni sono visibili quando l’oculista esamina il fondo dell’occhio. Un dato essenziale è rappresentato dalla misurazione della pressione intraoculare, eseguita di routine durante la visita oculistica. Tanto più la pressione è elevata, tanto più elevato è il rischio di glaucoma.
Esistono diverse tecniche di misurazione della pressione: quella ad applanazione secondo Goldmann è considerata la più accurata. Terzo aspetto valutabile durante la visita oculistica è la conformazione dell’angolo irido-corneale, visibile attraverso lenti specifiche che vengono poste a contatto con l’occhio (gonioscopia). In tal modo l’oculista può differenziare fra glaucoma ad angolo aperto e glaucoma ad angolo chiuso; può inoltre valutare l’eventuale accumulo di pigmento o la presenza di aderenze cicatriziali (sinechie) che possono ostacolare il deflusso dell’umore acqueo.
Nei casi più evoluti (atrofia avanzata del nervo ottico e pressione molto elevata), la diagnosi è semplice in quanto i segni sono altamente specifici.
Il Campo Visivo Computerizzato
L’esame del campo visivo è attualmente l’unico esame funzionale per la diagnosi del glaucoma. I pazienti glaucomatosi possono presentarsi con diversi difetti, la cui progressione va di norma di pari passo con il danno del nervo ottico.
Nelle prime fasi della malattia, tuttavia, quando meno del 30% delle fibre del nervo ottico sono state perse, il campo visivo è ancora normale. Questi casi di glaucoma sono definiti “preperimetrici”. Quando le alterazioni del nervo ottico si fanno più marcate, si sviluppano difetti paracentrali del campo visivo, caratterizzati da piccole aree di ridotta sensibilità (scotomi relativi). Qualora il danno progredisca, i difetti possono confluire in ampi scotomi all’interno dei quali la sensibilità è nulla (scotomi assoluti). Questi scotomi hanno un aspetto arciforme e possono interessare tanto la metà superiore quanto quella inferiore del campo visivo. Il campo visivo rappresenta a tutt’oggi l’esame di riferimento per la diagnosi ed il follow-up del glaucoma. Deve essere eseguito una o più volte all’anno, a seconda del giudizio dell’oculista.
Pachimetria Corneale
Questo esame consiste nella misurazione dello spessore della cornea, effettuato tradizionalmente tramite una sonda ad ultrasuoni, che richiede un contatto con la superficie oculare (e di conseguenza necessitava di alcune gocce di anestetico). Da alcuni anni questa tecnica è stata sostituita da misurazioni no-contact effettuate tramite strumenti come le Scheimpflug cameras o gli OCT, che forniscono mappe pachimetriche con valori riferiti all’intera superficie corneale.
L’utilità della pachimetria deriva dal fatto che i valori di pressione intraoculare rilevati con la tonometria ad applanazione risentono dello spessore corneale: il tonometro di Goldmann, infatti, sovrastima la pressione se la cornea ha uno spessore centrale superiore alla norma (550 micron) e la sottostima se la cornea ha uno spessore inferiore alla norma.
Tomografia a Coerenza Ottica (OCT)
È unanimemente riconosciuto che nel glaucoma i danni anatomici a carico del nervo ottico precedono quelli funzionali. Per tale motivo, come già detto, esistono casi di glaucoma preperimetrico in cui il campo visivo è integro nonostante il nervo ottico abbia già subito un iniziale processo di atrofia. Per meglio diagnosticare tali casi e per seguire anche i glaucomi in fase più avanzata, negli ultimi dieci anni sono state messe a punto alcune tecnologie che permettono uno studio ad alta risoluzione delle fibre del nervo ottico.
La tomografia a coerenza ottica (OCT) è quella che ha subito i maggiori sviluppi. Grazie all’OCT è oggi possibile identificare danni al nervo ottico prima che compaiano difetti del campo visivo. Inoltre nei glaucomi con campo visivo già alterato è possibile studiare l’evoluzione della patologia non solo dal punto di vista funzionale, ma anche strutturale.
Con l’OCT di penultima generazione (Stratus OCT), l’analisi delle fibre del nervo ottico veniva ottenuta mediante una scansione circolare centrata intorno al nervo ottico. La scansione, che aveva una risoluzione assiale inferiore ai 10 micron, era in grado di misurare lo spessore delle fibre che emergono dal nervo ottico.
Gli OCT di ultima generazione come lo Swept Source OCT permettono di analizzare sia lo spessore dello strato delle fibre nervose retiniche peripapillari che quello delle cellule ganglionari maculari e forniscono informazioni dettagliate per la diagnosi e il follow-up del glaucoma. Molto spesso, grazie all’OCT è possibile riconoscere precocemente difetti del nervo ottico, prima ancora che compaiano difetti del campo visivo (glaucoma pre-perimetrico).
OCT Maculare
L’OCT maculare è una tecnica di imaging che, nel campo dell’oftalmologia, consente la diagnosi, il controllo e il monitoraggio dei problemi maculari. L’OCT o tomografia a coerenza ottica è un test utilizzato dal 1995, che ha avuto molte evoluzioni nel corso degli ultimi anni. Per esempio, l’OCT della retina fornisce informazioni molto dettagliate ed approfondite sullo spessore della retina (misurato in micron), sulla sua anatomia microscopica e sui cambiamenti patologici che riguardano i suoi strati.
L'OCT maculare viene utilizzata per diagnosticare e monitorare condizioni come:
- Edema maculare.
- Coroidite sierosa centrale.
- Membrana epiretinica.
- Fori maculari.
- Retinopatia diabetica.
L’introduzione di questo test di imaging nelle consultazioni oftalmiche ha significato un importante progresso nello studio del polo posteriore dell’occhio (retina e vitreo).
Come viene eseguito un OCT
Non è necessaria nessuna preparazione preventiva. Il paziente che si sottopone a questo esame può condurre la sua vita in modo normale sia prima che dopo il test. L’unica considerazione da fare riguarda la dilatazione pupillare che, però, a volte, non è necessaria. Il processo per eseguire una tomografia a coerenza ottica oculare (OCT) prevede una serie di passaggi. Capita spesso che al paziente vengano somministrate, al suo arrivo presso lo studio medico, alcune gocce di collirio, per via oftalmica, allo scopo di dilatare la pupilla dell’occhio. È importante precisare che non sempre ciò accade.
La macchina procederà a scattare le foto dell’occhio con la pupilla dilatata, se richiesto. Tale processo dura solitamente tra i 5 e i 10 minuti. Il tempo sufficiente affinché il paziente osservi fisso, sul dispositivo, un punto luce. Gli effetti del collirio per dilatare la pupilla durano solitamente alcune ore. Per questo motivo, si raccomanda ai pazienti di indossare occhiali da sole subito dopo il test, poiché potrebbero manifestare una maggiore sensibilità alla luce. Inoltre, si consiglia loro di evitare di guidare.
Altre Tecnologie
Gli esami elettrofisiologici rappresentano un’utile opzione soprattutto nei casi iniziali, in cui persistono dei dubbi sulla diagnosi nonostante l’OCT ed il campo visivo.
L’UBM è un esame che utilizza ultrasuoni ad alta frequenza per esaminare il segmento anteriore dell’occhio. Risulta importante nella diagnosi del cosiddetto glaucoma ad angolo stretto, in quanto è l’unica tecnica che permette di visualizzare il corpo ciliare, una struttura posizionata dietro all’iride.
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