Il seno è da sempre un elemento essenziale della bellezza femminile, celebrato nell'arte di ogni epoca. Usualmente nella donna la mammella è situata in un'area compresa tra la terza e la sesta costa. Nelle giovani donne magre, il capezzolo, circondato dall’areola, è situato poco sopra il quarto spazio intercostale, approssimativamente in corrispondenza della linea emiclaveare. In caso di obesità e nelle donne anziane il capezzolo è dislocato più in basso. Un ritardo nello sviluppo delle mammelle si ha nella maturazione sessuale ritardata. Uno sviluppo prematuro delle mammelle in bambine di 9-10 anni, in assenza di altri segni di maturazione sessuale, è piuttosto frequente e non riveste significato patologico. In alcuni casi sono presenti isole di tessuto.
La palpazione fornisce i dati essenziali per scoprire le principali affezioni che interessano la mammella. Il capezzolo adulto consta di tessuto erettile ricoperto da cute pigmentata; all’apice o presso l’apice possono essere osservate le aperture dei dotti galattofori. Le areole attorno al capezzolo sono pure pigmentate e l’intensità del pigmento varia direttamente con il colorito scuro dei capelli della paziente. Dolorabilità è solitamente indizio di processo flogistico e talora di mastopatia cistica. È comune una dolenzia nel periodo precedente le mestruazioni, che fa parte del quadro di “tensione premestruale”. Occorre valutare la mobilità sui piani superficiali e profondi; la maggior parte delle lesioni benigne sono mobili; le alterazioni flogistiche sono meno mobili o moderatamente fisse. Il sopraelevamento delle braccia può consentire all’osservatore di completare l’ispezione delle mammelle alla ricerca di eventuali rientramenti cutanei.
Un autoesame corretto si esegue ponendosi di fronte a uno specchio in posizione eretta, osservando accuratamente eventuali asimmetrie, infossamenti della cute o retrazioni dei capezzoli. Quindi, si passa alla palpazione delle mammelle, iniziando dal quadrante superiore esterno e procedendo medialmente e verso il basso. L’esame va poi ripetuto in posizione sdraiata.
Termografia Mammaria: Una Tecnica di Imaging
La termografia è una tecnica di analisi non distruttiva che si basa sull'acquisizione di immagini nell'infrarosso. Esistono due modalità di applicazione della termografia: la termografia per telerilevamento e la termografia a contatto. La termografia per telerilevamento trova impiego principalmente in edilizia, mentre la termografia a contatto si basa sull'utilizzo di rivelatori a cristalli liquidi e trova prevalentemente impiego in campo medicale ed in particolare nella diagnosi del tumore della mammella chiamata termografia mammaria.
Questa tecnica consente di ottenere una immagine fotografica delle emanazioni termiche (infrarosse) di ciascuna mammella. E’ il più importante strumento diagnostico in campo senologico, anche se messo spesso in discussione da molti ricercatori. Infatti, secondo le varie casistiche darebbe una accuratezza diagnostica intorno al 70-90%. Si dovrebbe eseguire dopo i 40 anni, con periodicità triennale.
Altri Strumenti Diagnostici in Senologia
Oltre alla termografia, esistono altri strumenti diagnostici fondamentali nella senologia:
- Mammografia: Mammografia è il test radiologico di riferimento nei programmi di screening mammografico che eseguito ad intervalli regolari di tempo, consente di rilevare precocemente alterazioni o modificazioni nei tessuti che compongono il seno. L’esame mammografico è dunque il metodo più affidabile, oggi disponibile, per tracciare un tumore prima di essere rilevato alla semplice palpazione, cioé inferiore ad 1 cm. Per raggiungere questa ca-ratteristica morfologica, una lesione impiega dai 5 ai 10 anni ed i carcinomi affrontati nelle tipologie al di sotto del cm di diametro risultano guaribili nel 90% dei pazienti.
- Tomografia Computerizzata (TC o CT): In radiologia la tomografia computerizzata, indicata con l'acronimo TC o CT (dall'inglese computed tomography), è una metodica diagnostica per immagini, che sfrutta radiazioni ionizzanti (raggi X) e consente di riprodurre sezioni o strati (tomografia) corporei del paziente ed effettuare elaborazioni tridimensionali.
Gestione del Carcinoma Mammario
La decisione terapeutica da prendere nella paziente in cui sia stato appena diagnosticato un carcinoma alla mammella presenta numerose difficoltà, soprattutto in considerazione dell’entità e della rapidità dei cambiamenti di strategia che si sono verificati recentemente. L’accurata valutazione dell’estensione della malattia e dei possibili fattori in grado di influenzare la prognosi è indispensabile per stabilire la strategia terapeutica ottimale nel singolo caso clinico. Circa il 40% delle pazienti con carcinoma mammario esordiscono con un semplice nodulo mammario, di piccole dimensioni e generalmente mobile. Non è però raro osservare casi asintomatici o sintomatici di malattia localmente avanzata con fissazione o ulcerazione della cute, erosione delle coste, linfoadenopatia ascellare massiva o retrazione del capezzolo, della cute o della mammella.
Le dimensioni della lesione primitiva, il tipo ed il grado istologico, l’invasione linfatica o vascolare e, soprattutto, le condizioni dei linfonodi regionali, sono tutti fattori cruciali per la valutazione prognostica della paziente con carcinoma della mammella. Allo scopo di studiare la malattia è consigliabile in pratica eseguire una radiografia del torace, alcuni esami ematochimici (esame emocromocitometrico, funzionalità epatica, fosfatasi alcalina, calcemia, azotemia e creatininemia) e la mammografia bilaterale, che consente di escludere la presenza di lesioni nella mammella controlaterale e sarà di notevole aiuto al radioterapista.
Opzioni Terapeutiche e Ricostruzione Mammaria
In passato la terapia consigliata per tutti i casi di carcinoma mammario localizzato era invariabilmente rappresentata dalla mastectomia radicale. Oggi si preferisce invece optare per una mastectomia radicale modificata, che conservando il muscolo grande pettorale e limitando l’entità della dissezione ascellare facilita la ricostruzione mammaria e riduce i rischi di successivo linfoedema del braccio. Le pazienti esposte ad un alto rischio di recidiva locale possono essere sottoposte ad un ciclo di radioterapia sulla parete toracica e sui linfatici regionali.
Dopo la terapia demolitiva, il chirurgo plastico dovrà valutare quali sono i parametri morfologici mancanti, al fine di reintegrarli nel modo più completo dal punto di vista sia anatomico che estetico. Nella maggior parte dei casi è possibile effettuare una ricostruzione immediata, senza provocare impedimenti nei successivi controlli ambulatoriali, effettuati a distanza di tempo dall’asportazione del tumore. In genere, la donna che ha subito un intervento demolitivo al seno si presenta depressa e profondamente provata per la grave mutilazione subita. Ha bisogno della massima comprensione, senza falsi pietismi. E’ necessario, pertanto, che la donna che si sottopone alla ricostruzione sia ben decisa a volerla e sappia esattamente quali sono le modalità e i tempi: non deve infatti essere portata a pensare a sfolgoranti risultati estetici, e neppure essere intimorita dalla complessità dell’intervento.
A seconda del diverso tipo di intervento praticato per l’asportazione del tumore, esistono tecniche di ricostruzione diverse. Si dovrà invece ricorrere a lembi cutanei o fascio-cutanei (lembo toraco-epigastrico) qualora la cute sia carente ma sia presente un muscolo grande pettorale trofico. Qualora invece sia carente sia il mantello cutaneo che lo strato muscolare, bisognerà ricorrere a tecniche operatorie più sofisticate che prevedono l’utilizzo di lembi miocutanei, cioè lembi che in un unico tempo, una volta ruotati in sede di ricostruzione, sopperiscano alla carenza cutanea e muscolare; tali lembi sopravvivono grazie al loro fascio vascolo-nervoso che deve essere scrupolosamente conservato. Il lembo più utilizzato in tale caso è il lembo del muscolo grande dorsale. Una volta disegnata l’isola di cute necessaria, tale lembo viene ruotato anteriormente in sede di mastectomia, il muscolo verrà fissato alla parete toracica a ricostruire il muscolo grande pettorale mancante e la cute del dorso sopperirà alla carenza del mantello cutaneo. Questo richiede però interventi chirurgici complessi, quali il lembo miocutaneo del muscolo retto addominale o il lembo libero, con anastomosi microvascolare, del muscolo gluteo. Questo è possibile perché le zone di prelievo sono ricche di tessuto adiposo sottocutaneo e provvedono quindi da sole a ricostruire la ghiandola mammaria. Tali tecniche sono di facile esecuzione e necessitano di una breve degenza post-operatoria (3 giorni). Quasi tutte le tecniche ricostruttive danno risultati adeguati come volume e dimensioni, ma non sempre la forma adatta, poiché nella maggioranza dei casi la mammella sana è ptosica (secondo età) mentre quella ricostruita è di tipo giovanile a cono. Molti Chirurghi Plastici consigliano di disporlo a una distanza ideale di 22 cm.
Il Chirurgo deve decidere la quantità di tessuto da rimuovere caso per caso, valutando esattamente la differenza di dimensione tra le due mammelle prima dell’intervento, a paziente in posizione seduta. Infatti, la Food and Drug Administration degli USA stima che solo in nord America un milione di donne si sarebbe sottoposto a interventi chirurgici per aumentare il volume del seno. In generale, la parola d’ordine dei più seri chirurghi del settore è: “moderazione”.
Tuttavia, l’era delle maggiorate fisiche con seno al silicone sembra essere finita, da quando all’inizio del 1992 la Food and Drug Administration degli USA ha messo al bando le protesi al silicone a scopi cosmetici. L’obiettivo dichiarato è l’avvio di ricerche adeguate sulla sicurezza delle protesi, verificando se possano provocare disturbi al sistema immunitario, nonché stabilire il rischio di rotture dell’involucro di plastica che contiene il silicone, con spandimento di quest’ultimo nei tessuti. Anche in Italia sono state poste in atto sospensioni cautelative. Comunque, in attesa di ulteriori studi, la raccomandazione per Ie portatrici di impianti al silicone consiste in un controllo attento delle mammelle protesizzate, per valutare in tempo ogni variazione di consistenza e forma, segnale inconfondibile di un cedimento dell’involucro. In alternativa, si possono usare protesi da adattare con l’immissione di soluzione salina, che però non offrono gli stessi vantaggi, essendo poco stabili e facilmente rilevabili, soprattutto in caso di mammelle con scarso tessuto adiposo.
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