Il riso è uno dei cereali più consumati al mondo ed è alla base dell'alimentazione in molte culture, soprattutto in Asia. Come ci ricorda Wikipedia, il riso è il cereale in assoluto più consumato dalla popolazione umana: è alla base della cucina dell’Asia ed è presente nelle tradizioni gastronomiche di tutto il mondo. Proprio per questo, è stato valutato il suo ruolo nell’alimentazione di chi ha il diabete, una patologia altrettanto diffusa.
Indice Glicemico: Cosa Significa?
L’indice glicemico (IG) è un valore che esprime la rapidità con cui le fonti di carboidrati fanno aumentare la glicemia. Gli alimenti che fanno aumentare la glicemia in modo rapido hanno un alto indice glicemico, quelli che la fanno salire in modo più graduale hanno un indice glicemico basso. Numeri più alti indicano un assorbimento più veloce, numeri più bassi indicano un assorbimento più lento e, quindi, preferibile da un punto di vista di salute.
L’indice glicemico aumenta all’aumentare della porosità dell’ alimento. In genere, il riso viene classificato tra gli alimenti da limitare per le persone a rischio di iperglicemia o con diabete: in realtà, ha un indice glicemico medio, non alto. Ma comunque, come per tutti i carboidrati, non bisogna abusarne», commenta la professoressa Mariangela Rondanelli, professore associato in Scienze e Tecniche Dietetiche Applicate presso l’Università degli Studi di Pavia.
Fattori che Influenzano l'Indice Glicemico
Diversi fattori influenzano l'indice glicemico, tra cui:
- La composizione dell’alimento.
- Il luogo di coltivazione e di raccolta.
- Il contenuto in amidi, proteine, fibre e grassi.
- La combinazione con altri alimenti.
- Il tipo di cottura.
- Il grado di maturazione (per es. per la frutta).
Anche la quantità di amilosio e amilopectina influisce sull'indice glicemico. Una delle ragioni delle differenze di indice glicemico tra le diverse cultivar, prima ancora di qualsiasi trasformazione successiva, è il tipo di carboidrati complessi contenuti in forma di amido, che può essere in forma di amilosio o amilopectina. Più amilosio c’è e migliore sarà l’indice glicemico, perché più resistente alla digestione.
Sono diversi i componenti analizzati singolarmente: tra i macronutrienti, amido e proteine, mentre tra i micronutrienti spiccano i composti presenti nella crusca, tra cui γ-orizanolo, acido fitico, acido ferulico, acido γ-aminobutirrico, tocoferoli e tocotrienoli.
Secondo alcuni autori, anche le proteine del riso svolgono un ruolo importante nella velocità di digestione dell'amido quando interagiscono attraverso le loro connessioni con i granuli di amido.
Riso Integrale vs Riso Bianco: Differenze Nutrizionali e Glicemiche
Il suo contenuto di zuccheri, sotto forma di amido, può contribuire, infatti, a innalzare il livello di glicemia nel sangue: per di più, il processo di raffinazione e sbiancamento a cui vengono sottoposti i chicchi per trasformare il cereale da integrale a “bianco” priva, di fatto, il riso di alcune sostanze fondamentali (come vitamine, fibre e magnesio), aumentando l’effetto glicemico dell’alimento. Al di là del drammatico impoverimento dell’alimento (in termini di, ad esempio, magnesio, ferro, zinco e vitamine del gruppo B, compreso l’acido folico), di cui oggi non parliamo, ti basti sapere che il consumo di riso bianco è stato associato a un rischio più elevato di sviluppo di diabete di tipo 2, mentre il consumo di riso integrale, al contrario, è stato associato a un rischio diminuito.
Gli effetti protettivi dei costituenti della crusca di riso sono per lo più legati alla riduzione dell'indice glicemico degli alimenti, in parte dovuta all'inibizione della alfa-amilasi e della alfa-glucosidasi (la vitamina E è un'eccezione), con implicazioni nella riduzione della glicemia. Uno studio del 2002 ha mostrato miglioramenti nel contenuto di glucosio sierico dopo il consumo di fibra di crusca di riso.
L'acido ferulico si distingue per avere effetti bioattivi nei confronti di diversi processi patologici del diabete, tra cui la potenziale inibizione dell'aggregazione proteica e dell'amiloidogenesi.
Pro del riso integrale: Il riso integrale ha un grande vantaggio rispetto al riso bianco quando si tratta di contenuto di nutrienti. Il riso integrale contiene più fibre e antiossidanti, oltre a vitamine e minerali. Può aiutare a ridurre il rischio di diabete di tipo 2, abbassare il colesterolo e raggiungere un peso corporeo ideale.
Contro del riso integrale: Il riso integrale contiene antinutrienti e può essere più ricco di arsenico. Gli antinutrienti sono composti vegetali che possono ridurre la capacità del corpo di assorbire determinati nutrienti. Sebbene l'acido fitico possa offrire alcuni benefici per la salute, riduce anche la capacità del corpo di assorbire ferro e zinco. L'arsenico, metallo pesante naturalmente presente nell'ambiente, è stato identificato anche nel riso e nei prodotti a base di riso. Il consumo a lungo termine può aumentare il rischio di malattie croniche tra cui cancro, malattie cardiache e diabete di tipo 2.
La Scoperta del Riso a Basso Indice Glicemico in Italia
«Questo spiega il motivo per cui viene consigliato il riso integrale, che invece conferma le sue proprietà benefiche. Ma la nuova ricerca porta “buone novelle” anche sulla versione bianca», annuncia la professoressa Rondanelli. A smentire questa convinzione piuttosto radicata tra i pazienti è una completa ed estesa ricerca sul riso italiano, voluta dall’Ente Nazionale Risi e svolta dall’Università di Pavia in collaborazione con il Politecnico di Torino, che ha dimostrato come alcune varietà di questo cereale presentino un indice glicemico basso, al punto da renderne possibile l’inserimento anche nel regime dietetico di chi soffre di diabete.
Cosa dice lo studio
Prendendo in considerazione 25 varietà di riso Japonica (la sottospecie maggiormente coltivata in Italia, tipicamente usata per i risotti), lo studio ha coinvolto dieci volontari sani e non fumatori, che tra giugno 2021 e marzo 2022 sono stati sottoposti a regolari misurazioni per valutare la risposta glicemica, sia con alimenti di riferimento, sia con le varie qualità di riso.
«Abbiamo notato che all’aumentare del contenuto di amilosio, l’indice glicemico del riso diminuiva», descrive l’esperta. «Da qui siamo partiti per classificare le diverse tipologie di riso in base alla risposta glicemica bassa, media ed elevata. Nel range più basso sono rientrate due varietà, Selenio e Argo, poco conosciute rispetto ai più famosi Carnaroli, Vialone Nano, Arborio o Roma». Anche nella loro versione bianca, queste due varietà sono idonee sia per i soggetti con diabete conclamato sia per chi presenta uno stato di glicemia alterato a digiuno, ma possono rappresentare una valida alternativa anche per chi soffre di obesità, di sindrome metabolica, di una condizione di pre-diabete e, in generale, per chi vuole seguire una dieta sana ed equilibrata.
«Questa scoperta dovrebbe educare la popolazione a scegliere questo cereale non sulla base del produttore, più o meno famoso, ma in base ai chicchi, visto che la risicoltura italiana produce un’incredibile varietà di prodotti, ognuno con la sua vocazione gastronomica e nutrizionale».
I Numeri nel Dettaglio
Le varietà di riso analizzate hanno dimostrato di possedere un livello molto variabile di indice glicemico, compreso tra 49 e 92 rispetto a quello del glucosio (considerato pari a 100) e con un valore medio pari a 66,8. «Questo dato permette di collocare il riso italiano nella fascia media della scala di riferimento realizzata dall’Organizzazione mondiale della sanità. Dunque, è in linea con gli altri cereali, se non con un valore più basso rispetto a quelli che portiamo comunemente a tavola: basti pensare al pane bianco, con un valore di indice glicemico pari a 70», interviene il dottor Filip Haxhari, dirigente del Dipartimento Miglioramento Genetico del Centro Ricerche sul Riso presso l’Ente Nazionale Risi.
«Dunque questa ricerca sfata il primo falso mito, ovvero quello che colloca il riso fra gli alimenti ad alto indice glicemico». Detto ciò, lo studio ha fatto un passo in più, mostrando che esistono diverse varietà di riso italiano - come Carnaroli classico (IG = 64,2), S. Andrea (IG = 66,5) e Iarim (IG = 58,0) - caratterizzate da un livello medio-basso di indice glicemico (minore di 70), per cui offrono un’alternativa interessante per chi soffre di diabete.
«La bella notizia riguarda soprattutto le due varietà che presentano un indice glicemico pari circa alla metà rispetto a quello del glucosio: il Selenio, con un valore pari a 49,2, e l’Argo, con 50,5. Trattandosi di due varietà già in coltivazione, possono offrire sin da subito un’alternativa di alimentazione più salutare».
Dove Acquistare il Riso a Basso Indice Glicemico
Trattandosi di una scoperta recentissima, il problema è dove trovare e acquistare il riso a basso indice glicemico. «Teniamo conto che il valore dell’IG rappresenta un carattere strettamente genetico ed è legato esclusivamente alle varietà che possiedono una certa caratteristica, non a quelle similari del gruppo varietale di appartenenza», tiene a precisare il dottor Haxhari.
«Pertanto, diventa urgente costruire percorsi e filiere certificate per garantire una presenza diffusa sugli scaffali. Al momento, è possibile trovare in commercio il Selenio con il suo nome oppure come “riso tondo” o “originario”, mentre l’Argo può essere etichettato come “riso medio”. Ma non è così facile trovarli: spesso bisogna cercarli in qualche bottega biologica o negozio alimentare di nicchia».
Più facile è reperire le altre varietà a indice glicemico medio-basso, come Carnaroli e S. Andrea, a patto che la denominazione in etichetta sia accompagnata dalla dicitura “Classico”, cioè “Carnaroli Classico” o “S. Andrea Classico”, a garanzia della tracciabilità e dell’uniformità del prodotto all’interno della confezione.
L’Errore da Non Fare
Spesso, invece, i nutrizionisti consigliano ai pazienti con diabete di consumare esclusivamente il riso Basmati, peraltro di provenienza estera, senza alcuna prova scientifica a sostegno di questa affermazione. «Nella denominazione “Basmati”, che è un brand, rientrano almeno 86 varietà diverse, che sono caratterizzate da un granello lungo B, dal profumo intenso e dalla capacità di allungare il chicco durante la cottura. Arrivano da un habitat molto particolare, nella regione geografica sotto le pendici dell’Himalaya che comprende le pianure dell’Indo, in Pakistan, e del Gange, in India», racconta il dottor Haxhari.
«A oggi, nessuno studio scientifico dimostra che una di queste varietà possiede un valore di indice glicemico basso, al di sotto della soglia dei 55. Al contrario, i nostri studi dimostrano chiaramente l’esistenza di una varietà italiana, denominata Iarim, con granello lungo B, molto profumata e dal valore di IG molto interessante, pari a 58, che rappresenta quindi una valida alternativa al Basmati».
L'Identikit del Chicco di Riso Italiano
La scoperta del basso indice glicemico di alcune varietà di riso non è l’unica novità proposta da questa interessante ricerca genetica. «Un altro studio, altrettanto innovativo, condotto dai ricercatori e dagli scienziati del Politecnico di Torino guidati dal professor Francesco Savorani, ha permesso di costruire un vero e proprio identikit del chicco di riso. È emerso che la struttura interna del riso italiano è diversa da quella di tutti gli altri risi: è porosa, caratterizzata da spazi vuoti più ampi tra i granuli di amido e ha una struttura molto permeabile, simile a una “spugna”, a differenza dei risi stranieri dalla struttura più compatta», evidenzia Haxhari.
È proprio il volume degli spazi vuoti a determinare la capacità del granello di assorbire, durante la cottura, l’acqua e i condimenti che lo accompagnano, rendendo possibile la preparazione dei classici risotti cremosi, nutrienti, completi e gustosi. «È proprio questa forma strutturale interna la chiave di volta che spiega la diversità del nostro riso e che ha permesso, nei secoli, di differenziare un prodotto fortemente identitario e di grande eccellenza. Quindi, i risultati danno ragione a chi sosteneva che il riso italiano fosse un prodotto genuino, diverso e singolare nel suo genere, oltre che versatile in cucina».
Uno Sguardo al Futuro
Ma il nuovo studio fa da apripista anche a futuri progetti. Oggi, in Italia, il numero delle varietà coltivate è passato dalle 20-30 del XX secolo a 150-200 varietà diverse. «Nel 2022, le varietà seminate, secondo i dati pubblicati dall’Ente Nazionale Risi, sono state 171, senza contare le 37 varietà sperimentali, per un totale di 208 varietà di riso coltivate», riporta il dottor Haxhari.
«Siccome alcune caratteristiche genetiche attribuiscono alle singole varietà non soltanto la composizione chimica dell’amido ma anche la sua maggiore o minore resistenza alla digestione umana, l’obiettivo è selezionare le varietà migliori. Non si tratta di manipolazione genetica, ma di incroci fra più varietà per ottenere un riso con indice glicemico ancora più basso rispetto alle proposte attuali, offrendo una possibilità concreta di “rivoluzionare” la dieta alimentare per chi soffre di diabete e non solo».
Come Consumare il Riso
Un ultimo consiglio: per rendere il riso ancora più performante, bisogna consumarlo in abbinamento con altri alimenti capaci di abbassare l’indice glicemico del piatto. «Parliamo, per esempio, di legumi, verdure e olio extravergine di oliva, che a livello intestinale aiutano a regolare l’assorbimento degli zuccheri», riprende la professoressa Rondanelli. «Con queste accortezze e scegliendo le varietà a minore indice glicemico, anche i diabetici possono portare il riso in tavola fino a due o tre volte alla settimana, nella classica porzione da 80 grammi».
Il metodo di cottura incide sull’indice glicemico? «Non sono tanto la tostatura piuttosto che la bollitura a fare la differenza: quello che impatta sulla glicemia è il tempo di cottura. Meglio consumarlo al dente e, ancora meglio, freddo, come nelle classiche insalate estive», suggerisce l’esperta.
Tabella: Indice Glicemico di Diverse Varietà di Riso
| Varietà di Riso | Indice Glicemico (IG) |
|---|---|
| Selenio | 49,2 |
| Argo | 50,5 |
| Iarim | 58,0 |
| Carnaroli Classico | 64,2 |
| S. Andrea | 66,5 |
| Pane Bianco | 70 |
Riso Parboiled: Un'Alternativa Nutriente
Prima di tutto, il riso grezzo viene immerso in acqua calda. Questo processo serve a idratare i chicchi, preparandoli per il successivo trattamento termico. Successivamente il riso viene cotto a vapore sotto pressione. Questo passaggio fa in modo che le sostanze nutritive si fissino all’interno del chicco. Dopo la cottura il riso viene essiccato per ridurre la quantità di acqua contenuta. Una volta asciutto viene sottoposto alla sbramatura e successive eventuali raffinazioni.
Il risultato finale è un riso più ricco di micronutrienti anche se dovessi scegliere per le varietà raffinate al posto di quelle integrali, che rimangono comunque sempre decisamente preferibili, e che cuoce in modo più rapido rispetto a quello tradizionale.
Importanza di una Visione Olistica
Anche perché, sebbene io ti raccomandi caldamente di optare in modo sistematico per varietà di riso e metodi di preparazione che minimizzino l’impatto glicemico, è altrettanto essenziale non trascurare l’importanza di una visione olistica della propria dieta e del proprio stile di vita. Una corretta nutrizione non si riduce alla scelta di singoli alimenti, ma è piuttosto il risultato di un insieme di abitudini alimentari e di stili di vita.
Riferimenti
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- Rice Bran: From Waste to Nutritious Food Ingredients. Nutrients.
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- Kaur B, Ranawana V, Henry J. The Glycemic Index of Rice and Rice Products: A Review, and Table of GI Values. Crit Rev Food Sci Nutr. 2016;56(2):215-36.
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