Strongyloides Stercoralis: Esami del Sangue e Interpretazione

Lo Strongyloides stercoralis è un parassita nematode responsabile dell'infestazione nota come strongiloidiasi. Questo parassita ha un ciclo di vita complesso che può includere fasi sia libere nell'ambiente sia parassitarie all'interno dell'ospite umano.

Cos'è lo Strongyloides Stercoralis?

Lo Strongyloides Stercoralis o Strongiloide è un parassita intestinale nematode. Questi vermi vivono nelle aree tropicali e subtropicali. Il parassita è endemico anche in alcune zone europee, come il sud della Spagna e il nord dell’Italia.

Come avviene l'infestazione?

Le larve sottili degli strongiloides penetrano attraverso la pelle, creando un’irritazione locale, con arrossamento e papule, e prurito. Attraverso il circolo sanguigno arrivano ai polmoni, dove producono irritazione e catarro bronchiale.

Sintomi della Strongiloidiasi

I bambini sono i più soggetti a questa infestazione per l’immaturità dei sistemi di difesa e per l’abitudine a giocare a terra e a portare le mani alla bocca senza averle lavate. I vermi nelle feci appaiono come piccolissime striscioline filiformi, bianche e mobili. Le femmine misurano mediamente 8-13 millimetri, mentre i maschi sono più piccoli e non superano i 5 mm.

Quando il catarro viene ingoiato, lo strongiloide arriva nel piccolo intestino e determina flatulenza, meteorismo, dolori e diarrea. Qui il parassita diventa adulto e depone le uova, che diventano larve e riprendono il ciclo, attraverso l’auto-infestazione. Esse possono arrivare a colonizzando l’encefalo, il fegato e i reni.

La fase intestinale prevede diarrea con muco e sangue, malassorbimento e proteinodispersione. In alcuni casi possono presentarsi complicanze gravi, come la broncopolmonite, la pleurite, la miocardite e la setticemia.

Diagnosi della Strongiloidiasi

La diagnosi della Stroingiloidiasi si ottiene con l’esame parassitologico delle feci, ma la visualizzazione microscopica delle larve, in un singolo campione, è improbabile. La diagnosi è quindi possibile effettuando test ripetuti, con feci concentrate o flottate, sfruttando la differenza di peso specifico dei parassiti, o con l’apparato di Baermann, che aumentano la sensibilità all’85%. In alcuni casi è necessaria la biopsia endoscopica del duodeno e del digiuno.

Nelle iperinfestazioni da stroingiloidi, le larve filariformi si trovano nelle feci, nel duodeno, nell’escreato e nel lavaggio bronchiale.

Esami del Sangue

Gli anticorpi di Strongyloides stercoralis sono proteine del sistema immunitario prodotte dal corpo in risposta all'infezione da parte del parassita. Il processo diagnostico inizia con la raccolta di un campione di sangue dal paziente. I risultati del test vengono interpretati in base alla presenza o assenza di specifici anticorpi nel campione di sangue. La diagnosi del siero con il test ELISA è sensibile all’80-85% per la strongiloidiasi non complicata, ma possono presentarsi falsi-positivi, in pazienti infestati da altri nematodi intestinali.

Prevenzione della Strongiloidiasi

Le larve stroingiloidi si trovano in ambienti sporchi e umidi, nella sabbia e nel terreno argilloso. La prevenzione dalla Stroingiloidiasi è possibile seguendo alcune regole igieniche quali:

  • utilizzare sempre i servizi igienici;
  • non utilizzare acque di scarico non trattate come concimi e fertilizzanti;
  • non camminare a piedi nudi su terreni che potenzialmente potrebbero ospitare il parassita.

Terapia della Strongiloidiasi

La principale terapia della strongiloidiasi è essenzialmente farmacologica. Il tiabendazolo è il farmaco di scelta alla dose di 25 mg/kg per bocca due volte al giorno; possono essere necessari cicli ripetuti. L’ivermectina (200 mg/kg/die per bocca per 1-2 giorni) può essere più efficace contro Strongyloides e produce minori effetti collaterali del tiabendazolo. Tiabendazolo e ivermectina non sono reperibili in Italia per uso umano.

La cura e guarigione deve essere documentata da ripetuti esami delle feci. Il mebendazolo e l’albendazolo sono meno attivi e non sono raccomandati.

L’iperinfezione da strongiloide può essere letale e, per prevenirla, i pazienti con possibile pregressa esposizione a Strongyloides, quelli con eosinofilia idiopatica e quelli con suggestivi sintomi di strongiloidiasi devono sottoporsi a numerosi esami delle feci e biopsie duodenali, prima di trattamenti con cortisone o terapia immunosoppressiva.

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