La chirurgia è una specialità medica che si definisce etimologicamente con la pratica della cura attraverso l’uso delle mani. Nel corso dei secoli e nel corso della storia, l’uomo ha sempre messo la sua mente e la sua creatività al servizio dell’innovazione. G. La “storia della chirurgia” dell’ultimo ventennio è caratterizzata dalla introduzione nella routine clinico-chirurgica della chirurgia laparoscopica.
Le Origini e l'Evoluzione della Laparoscopia
Per passare da barbieri a medici riconosciuti, i primi chirurghi dovettero aspettare la Rivoluzione Francese. La riunificazione delle professioni mediche e chirurgiche offrì ai chirurghi il diritto di accedere all’Insegnamento ufficiale universitario e alla ricerca. Possiamo curare le patologie quotidiane come le emergenze chirurgiche, le erniazioni parietali, rimuovere la colecisti, curare il cancro anche nelle fasi avanzate, curare l’obesità. La laparoscopia diventa anche un prezioso strumento diagnostico in alcune indicazioni.
Oggi l’idea della chirurgia mininvasiva, quella dei “buchini sulla pancia”, è nota a tutti e non desta più alcuna meraviglia. In realtà per arrivare allo sviluppo della sofisticatissima tecnologia che rende possibile eseguire in laparoscopia virtualmente qualsiasi intervento di chirurgia addominale (salvo i trapianti) è stato necessario più di un secolo.
Il termine laparoscopia deriva dal greco e sta a significare “sguardo nell’addome“ (laparos, in greco, significa addome e scopeo sta ad indicare lo sguardo). Era infatti il 1902 quando il tedesco George Kelling eseguì i primi interventi in laparoscopia (o celioscopia, come si diceva all’epoca) su dei cani, utilizzando una strumentazione che oggi ha il sapore del reperto archeologico.
Prima di lui, agli inizi dell’Ottocento Pilipp Bozzini, chirurgo tedesco di origine italiana (il padre, Nicolaus Maria Bozzini de Bozza, era dovuto fuggire dall’Italia in seguito ad un duello), aveva inventato l’endoscopia, usando un semplice tubo metallico e la luce di una candela per esplorare la vescica dei suoi pazienti e realizzare così le prime cistoscopie.
Da allora, i progressi della laparoscopia hanno affiancato i progressi della tecnologia, in particolare dallo sviluppo di luci fredde, telecamere miniaturizzate e sistemi ottici di precisione. Si dovrà arrivare al 1981 perché Kurt Semm, un ginecologo tedesco, esegua la prima appendicectomia laparoscopica, ed al 1987 perché Philippe Mouret standardizzi la tecnica chirurgica per la colecistectomia laparoscopica.
Nel 1944, un ginecologo francese, il Professor Raoul Palmer, ebbe l’idea geniale di introdurre un’ottica illuminata nella cavità peritoneale di una paziente, a scopo diagnostico. Nel 1946, il francese Raoul Palmer girò il laparoscopio dalla parte superiore dell’addome per guardare nell’addome inferiore: egli chiamò questa tecnica ‘celioscopia‘. Questa era utilizzata come procedura diagnostica principalmente per le pazienti sterilità in ambito ginecologico.
La Tecnica Laparoscopica: Come Funziona
La tecnica laparoscopica prevede l’utilizzo di una telecamera e di strumenti dedicati che vengono introdotti nella cavità toracica e nella cavità addominale attraverso piccole incisioni cutanee della grandezza di 1 cm circa. La chirurgia laparoscopica permette di accedere agli organi contenuti nella cavità addominale senza doverla aprire, grazie all’introduzione di una telecamera e di altri strumenti chirurgici estremamente sottili attraverso alcune cannule - i trocars - inserite nella parete addominale, dopo aver creato uno “spazio chirurgico” intraperitoneale mediante l’insufflazione di anidride carbonica.
L’introduzione degli strumenti è preceduta dall’insufflazione di anidride carbonica, all’interno della cavita addominale, che crea una “camera virtuale” dove poter lavorare. Il chirurgo, dunque, vede attraverso “gli occhi” della telecamera visualizzando le immagini su di un monitor e le mani sono sostituite dagli strumenti che sono stati introdotti nella cavita addominale o toracica.
La chirurgia laparoscopica di base si esegue ormai in tutti gli ospedali; ed il progresso della tecnologia e della tecnica consente di effettuare in laparoscopia interventi di altissima complessità, come nel caso della chirurgia del colon, dello stomaco, della parete addominale e della milza. Queste ultime procedure, però, devono essere eseguite da équipes chirurgiche specificamente preparate ed avendo a disposizione una tecnologia adeguata.
L’accesso al campo operatorio in chirurgia laparoscopica è ottenibile con incisioni molto piccole, generalmente dell’ordine di 2-10 mm, attraverso le quali vengono inserite delle cannule. Tali cannule, dette trocar, permettono l’inserimento delle fibre ottiche e degli strumenti chirurgici all’interno della cavità peritoneale. Per creare uno spazio di lavoro adeguato durante l’operazione chirurgia, la cavità addominale deve essere previamente distesa mediante l’insufflazione di un gas inerte (generalmente CO2) o sollevamento meccanico.
Vantaggi e Applicazioni della Laparoscopia
Laparoscopia significa garantire ai pazienti un trattamento meno aggressivo, potendo promettergli meno infezioni, meno complicazioni parietali, meno dolore post-operatorio. Ciò garantisce loro un periodo di recupero post-chirurgico più breve ma anche più confortevole. In questa maniera è possibile eseguire interventi molto complessi riducendo al minimo il trauma chirurgico, il che consente al paziente di avere dei tempi di recupero postoperatori estremamente ridotti rispetto al passato ed un rapido ritorno alle proprie normali attività.
La laparoscopia diventa anche un prezioso strumento diagnostico in alcune indicazioni. Solitamente, si sottopone un paziente a laparoscopia per finalità terapeutiche, ma può capitare, in alcuni casi, che l’intervento venga impiegato a fini diagnostici, come, ad esempio, per tumori che interessano organi addominali e pelvici, per le malattie infiammatorie pelviche, appendicite, endometriosi, gravidanze ectopiche, cisti ovariche, fibromi, criptorchidismo, infertilità.
Una volta assodato che è possibile utilizzare la chirurgia mini-invasiva per asportare un tumore del colon-retto ottenendo gli stessi risultati delle tecniche tradizionali in termini di successo dell’intervento e controllo delle recidive si tratta ora di confermare l’effettivo impatto clinico a lungo termine dei vantaggi offerti dalla chirurgia laparoscopica in termini di minor depressione immunitaria post-chirurgica e ridotta manipolazione intraoperatoria.
Il differente approccio chirurgico non determina, tuttavia, alcun mutamento nel tipo di intervento che si effettua: cambia l’approccio chirurgico ma la tecnica e i tempi chirurgici sono sovrapponibili a quelli degli interventi eseguiti per via tradizionale.
Chirurgia Laparoscopica del Colon-Retto: Un Approccio Avanzato
Gli interventi laparoscopici per il trattamento di patologie benigne e maligne del colon-retto sono classificate come procedure chirurgiche avanzate. Mediante procedure ed accessi addominali differenti, è possibile eseguire in laparoscopia i classici interventi di emicolectomia destra, emicolectomia sinistra, sigmoidectomia, resezione anteriore del retto, Miles, resezioni segmentarie e semplici procedure diagnostiche, che indipendentemente dalla fattibilità dell’intervento, sono estremamente utili per una corretta stadiazione in caso di patologia maligna.
Le tecniche di chirurgia laparoscopica del tumore del colon-retto sono ormai standardizzate, consentono cioè di conseguire gli stessi risultati dell’intervento tradizionale e più invasivo. Dopo un periodo iniziale di discussioni e dubbi, oggi si può affermare con certezza che con la chirurgia laparoscopica si possono effettuare tutti gli interventi di chirurgia colon-rettale resettiva eseguibili con la tecnica tradizionale. Si ottengono gli stessi risultati oncologici: si può ad esempio asportare un tratto di intestino di pari lunghezza e lo stesso numero di linfonodi (questi sono infatti i criteri di qualità di un buon intervento oncologico del colon-retto, che deve asportare sia il tumore primitivo che le linfoghiandole della regione interessata).
La chirurgia laparoscopica ha quindi dimostrato di poter assicurare lo stesso “volume” di resezione della chirurgia tradizionale, risultato che ha sostanzialmente dissolto i dubbi iniziali in merito alla possibilità di recidive legate a questa nuova tecnica. Questi eccellenti risultati sono resi possibili innanzitutto dal perfezionamento delle tecniche e dei materiali utilizzati - telecamere, strumenti, mezzi di sutura e di sintesi - che hanno reso gli interventi mini-invasivi più sicuri e soggetti a minori complicanze.
Ci sono situazioni nelle quali la chirurgia mini-invasiva per l’asportazione di un tumore del colon-retto può non essere indicata. Ad esempio in caso di neoplasie estremamente voluminose o che infiltrano gli organi vicini, per le quali è più sicuro l’intervento condotto per via tradizionale. Oppure in caso di pazienti sottoposti a interventi precedenti all’addome e all’intestino od operati in condizioni cliniche particolari, ad esempio in stato di occlusione intestinale. È possibile che nel corso dell’intervento per via laparoscopica sia necessario cambiare procedura e operare in modo tradizionale; questo rischio di conversione si è comunque negli anni ridotto, passando dal 20-30% di 15 anni fa all’attuale 5-10%.
Saranno gli studi clinici ancora in corso a dimostrare se i pazienti operati con la chirurgia mini-invasiva presentano effettivamente questa risposta positiva, che si traduce in un miglior risultato oncologico e in una maggiore sopravvivenza a distanza rispetto ai pazienti su cui si è intervenuto per via tradizionale.
Critiche e Consolidamento della Laparoscopia
Quando il 13 settembre 1980 il ginecologo tedesco Kurt Semm eseguì la prima appendicectomia della storia in laparoscopia, una valanga di critiche gli cadde addosso: molti chirurghi lo accusarono di aver introdotto una tecnica pericolosa per la salute dei pazienti (“elevato rischio di aderenze”), antieconomica (“alti costi di strumentazione”), e perfino priva di etica. La stessa “American Journal of Obstetrics and Gynecology” gli negò la pubblicazione dell’articolo. E poi, come avrebbe potuto un ginecologo insegnare di quei tempi la chirurgia ai chirurghi? Il tutto parve a tanti (chirurghi ma anche ginecologi) come un nonsense.
E così, nel 1985, un professore tedesco di chirurgia, il dr Erich Muhe, usò la tecnica di Semm per rimuovere la prima colecisti del mondo in laparoscopia. Nel 1988 Semm riuscì finalmente a sbarcare con successo negli Stati Uniti ed a mostrare la sua procedura sia a chirurghi che ginecologi americani.
Centri di Eccellenza e Futuro della Laparoscopia
Oggi ci sono in tutto il mondo centri esperti in chirurgia laparoscopica. Migliaia di chirurghi di tutte le età, di tutti i generi, di tutte le origini, lavorano quotidianamente per apprenderne le basi e perfezionare la propria capacità tecnica.
Nella squadra di Cuccomarino, MD potrete trovare chirurghi che si sono formati in Centri d’eccellenza in tutto il mondo e che sono in grado di realizzare i più complessi interventi addominali per via minimamente invasiva, rispettando in pieno l’integrità del vostro corpo.
Questi sono i principali interventi che il nostro team realizza per via laparoscopica:
- Appendicectomia
- Colecistectomia
- Chirurgia dell’obesità e metabolica
- Chirurgia del reflusso gastro-esofageo
- Chirurgia della parete addominale
- Laparoscopia esplorativa
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