La TIPIZZAZIONE LINFOCITARIA (SOTTOPOPOLAZIONE) è un esame che analizza la composizione delle cellule linfocitarie presenti nel sangue.
I globuli bianchi o leucociti sono le cellule del sangue che ci difendono dalle infezioni e svolgono un ruolo importante nella reazione contro i tumori. Queste cellule sono fondamentali per il buon funzionamento del sistema immunitario e comprendono diversi tipi, come i linfociti T e B. Esistono diversi tipi di leucociti, ognuno con una funzione diversa. I leucociti si suddividono in tre categorie: i granulociti, i monociti e i linfociti.
Cosa sono i Linfociti?
I linfociti sono cellule che, tipicamente, vanno a costituire all’incirca il 25% della quantità totale dei globuli bianchi (chiamati anche leucociti) presenti nell’organismo umano. I linfociti rappresentano circa il 20-40% dei globuli bianchi e si osservano sia nel sangue, che nel sistema linfatico.
Al microscopio, tutti i linfociti sono identici. Ma ogni linfocita esprime sulla sua superficie diverse molecole che rendono possibile la sua identificazione. Queste molecole sono definite "cluster di differenziazione", solitamente abbreviato in CD.
Esistono due tipologie di linfociti: i linfociti B, che sono cellule del sistema immunitario umorale e riconoscono gli antigeni, producendo anticorpi per contrastarli; e i linfociti T, ossia cellule del sistema immunitario cellulo-mediato che secernono le citochine.
Sottopopolazioni Linfocitarie
I linfociti comprendono diverse sottopopolazioni implicate nella difesa dalle infezioni e dai tumori. Lo studio delle sottopopolazioni linfocitarie serve a calcolare il numero dei diversi tipi di cellule nel sangue.
- Linfociti T totali (CD3): hanno sulla superficie della membrana l’antigene CD3. Sono essenziali nell'immunità cellulo-mediata.
- Linfociti T helper (CD4): sono chiamati linfociti CD3+/CD4+ perché sulla loro superficie cellulare, oltre all’antigene CD3, è presente l’antigene CD4 che conferisce loro la proprietà di stimolare o “aiutare” (helper) i linfociti B a produrre anticorpi.
- Linfociti T citotossici (CD8): sono chiamati CD3+/CD8+ perché sulla loro superficie cellulare, oltre all’antigene CD3, è presente l’antigene CD8.
- Linfociti B (CD19): sono detti linfociti CD3+/CD19+. I linfociti B, prodotti nel midollo osseo, hanno la funzione di produrre anticorpi. La conta dei linfociti B è utile per valutare la loro maturità e per accertare (diagnosticare) la leucemia B cronica e la leucemia prolinfocitica. I linfociti B possono essere ulteriormente suddivisi in sottopopolazioni identificate con CD5, CD10, CD15, CD20, CD23, CD38.
- Linfociti NK (Natural Killer): sono detti CD3+/CD56+. Sono una sottopopolazione linfocitaria in grado di produrre citochine (per esempio l’interferone gamma) e di riconoscere e distruggere le cellule tumorali e le cellule infettate da virus.
I linfociti B sono le cellule responsabili dell'immunità anticorpale. Quando vengono stimolati, si trasformano in plasmacellule che producono gli anticorpi, le molecole che servono a difenderci dai virus e dai batteri.
I linfociti T rappresentano circa il 60% dei linfociti totali, maturano nel timo e sono i principali attori della cosiddetta "immunità cellulo-mediata".
- I linfociti T helper oltre all'antigene CD3, esprimono sulla loro superficie anche l'antigene CD4.
- I linfociti T citotossici vengono identificati attraverso l'espressione del CD3 e del CD8.
Le cellule NK sono cellule citotossiche che, come i linfociti T citotossici, sono in grado di distruggere le cellule tumorali o infettate da virus.
Come viene eseguito l'esame?
Al microscopio tutti i linfociti sono piccoli e bianchi e quindi indistinguibili. Per riconoscere le sottopopolazioni linfocitarie, le cellule del sangue vengono fatte reagire con anticorpi che si legano ai diversi CD espressi dai linfociti. Gli anticorpi utilizzati sono colorati da diversi fluorocromi, sostanze che emettono fluorescenza se esposte alla luce laser.
Il citofluorimetro è un apparecchio che contiene uno o più laser e più rilevatori in grado di identificare e misurare alcune caratteristiche, uniche per ciascuna cellula. Le caratteristiche possono essere fisiche (dimensione e granularità) o possono dipendere dal segnale generato dal colorante (il fluorocromo) intercettato dal laser. Il segnale rilevato dai rilevatori (o detector) viene amplificato (dai fotomoltiplicatori) e inviato al computer. Qui viene convertito in formato digitale e mostrato sul computer o stampato. In questo modo i diversi linfociti saranno identificati perché colorati con diversi colori.
Lo studio delle sottopopolazioni linfocitarie si basa sull’identificazione degli antigeni (proteine) chiamati CD (cluster differentiation, gruppo di differenziazione) presenti sulla loro membrana cellulare. Il sangue prelevato viene posto in una provetta etichettata. L'etichetta presente sulla provetta contiene tutte le informazioni necessarie per assicurare che il campione sia analizzato per gli esami richiesti e che i risultati siano abbinati al nome della persona.
Come avviene il test di tipizzazione linfocitaria? Si tratta di un’analisi semplice, rapida e non invasiva per il paziente. Il sangue prelevato viene custodito in una provetta e successivamente analizzato con diversi metodi: la citometria a flusso, l’immunofluorescenza e varie tecniche immunoenzimatiche.
Quando è utile l'esame delle sottopopolazioni linfocitarie?
La tipizzazione linfocitaria è un’analisi fondamentale per l’accertamento e la diagnosi delle malattie ematologiche, ossia che colpiscono il sangue, così come di diverse patologie che interessano il sistema immunitario. La tipizzazione linfocitaria è un esame indispensabile per accertare (diagnosticare) le malattie del sangue (ematologiche) e del sistema di difesa dell’organismo (sistema immunitario).
Con il termine immunodeficienze si fa riferimento a malattie caratterizzate da un deficit del sistema immunitario che può colpire l'immunità anticorpale o quella cellulo-mediata. Nelle malattie autoimmuni, il sistema immunitario "impazzisce" provocando risposte immuni anomale o autoimmuni, cioè dirette contro componenti dell'organismo stesso, in grado di determinare un'alterazione della funzione o della struttura dell'organo colpito.
La valutazione delle sottopopolazioni linfocitarie è uno strumento di estrema importanza per tenere sotto controllo il grado di depressione del sistema immunitario causato dalla terapia con farmaci immunosoppressivi. Lo studio delle sottopopolazioni è anche estremamente importante nel periodo post-trapianto di midollo osseo per valutare l'andamento della ricostituzione del sistema immunitario del soggetto trapiantato. Valutare il numero dei linfociti circolanti è anche di aiuto durante le malattie infettive (virali acute, protratte, croniche).
L'infezione da HIV distrugge i linfociti T CD4+ e inibisce la risposta immunitaria cellulo-mediata, con aumento del rischio di alcune infezioni e di alcuni tumori. L'infezione può causare una febbre aspecifica.
Linfociti Alti (Linfocitosi): Cosa Significa?
I linfociti alti sono un reperto indicativo di un aumento del loro numero nel sangue periferico. Questa condizione, definita nel linguaggio medico con il termine linfocitosi, riconosce diverse cause. La linfocitosi indica un aumento dei linfociti. Un eccesso di questa tipologia di globuli bianchi può essere il segnale di un sottostante processo infiammatorio o di altre patologie più gravi in corso, ma non solo.
La leucocitosi (leucociti o globuli bianchi alti) si evidenzia innanzitutto con la conta totale delle cellule del sangue, parte dell'emocromo, prescritta dal medico nell'ambito di esami di controllo e valutazione delle condizioni di salute del paziente. La formula leucocitaria (o conta differenziale) consiste nel conteggio e nell'analisi morfologica di ciascun tipo di globulo bianco. Quest'analisi è utile per la diagnosi di alcune patologie che possono colpire i globuli bianchi, come infezioni, processi infiammatori o condizioni che influenzano la produzione e la sopravvivenza di queste cellule.
Per quantificare il numero totale di linfociti, basta sottoporsi ad un esame emocromocitometrico completo (emocromo) comprensivo di formula leucocitaria, eventualmente approfondita dalla tipizzazione linfocitaria. Al paziente viene prelevato, quindi, un campione di sangue da una vena del braccio. Il prelievo si esegue, in genere, al mattino. Per sottoporsi al prelievo di sangue, è necessario astenersi da cibi e bevande per almeno 8-10 ore.
Interpretazione dei Valori
Nel primo caso, sono da considerarsi normali i valori compresi tra i 1.500 e le 5.000 unità per ogni microlitro di sangue periferico. Nel caso di una conta al di sotto di questo intervallo si parla di LINFOPENIA, mentre nel caso di valori superiori, si ha una LINFOCITOSI.
NOTA BENE: come altri parametri ematologici, l'intervallo di riferimento dell'esame può variare leggermente in funzione di età, sesso e strumentazione in uso nel laboratorio analisi. Per questo motivo, è preferibile consultare i range riportati direttamente sul referto che viene consegnato.
Cause di Linfocitosi
I linfociti alti sono un reperto comune in caso di malattie infettive acute (es. pertosse, parotite, mononucleosi, morbillo, influenza, varicella, epatite virale, infezione da citomegalovirus) e croniche (es.).
I linfociti possono aumentare anche in presenza di infezioni protozoarie, come la toxoplasmosi e la tripanosomiasi americana (malattia di Chagas), endocrinopatie (ipertiroidismo, tireotossicosi, morbo di Addison), malattie reumatiche, infiammazioni (tra cui morbo di Crohn, rettocolite ulcerosa) e ipersensibilità a farmaci.
Altre cause di linfocitosi sono: disordini autoimmuni (es.
- Leucemia linfatica cronica (o LLC): è una proliferazione monoclonale di piccoli linfociti (B), apparentemente maturi, ma immunologicamente non funzionanti, che circolano nel sangue periferico, nel midollo osseo, nella milza, nel fegato e occasionalmente in altre sedi linfatiche o extra linfatiche.
- Leucemia linfoblastica acuta (o LLA): rappresenta un disordine clonale neoplastico ad altissima aggressività originato dai precursori linfopoietici nel midollo osseo, nel timo e nei linfonodi. I linfoblasti non sono dei veri e propri blasti, ma delle cellule non ancora completamente differenziate.
Un aumento dei linfociti si può osservare nei bambini di età compresa tra 4 mesi e 4 anni e nelle persone anziane, durante le mestruazioni, nel climaterio e negli stati di denutrizione e disidratazione. Di solito, è difficile accorgersi di valori alti dei linfociti, in quanto i sintomi associati possono essere aspecifici.
Approfondimenti Diagnostici
La formula leucocitaria misura il numero di tutti i linfociti insieme, quindi non distingue tra di essi. La tipizzazione dei linfociti permette di studiare le sottopopolazioni linfocitarie, quindi valutare lo stato immunitario e confermare o escludere la presenza di patologie immunoproliferative. La distinzione viene eseguita mediante citofluorimetria sulla base dell'antigene che i linfociti hanno sulla loro membrana cellulare.
Una linfocitosi può rappresentare una condizione di risposta transitoria a condizioni mediche acute, ma frequentemente la troviamo associata a infezioni virali o batteriche. Il risultato della formula leucocitaria indica il numero e/o la percentuale di ogni tipo di globulo bianco presente nel sangue del paziente, linfociti inclusi. In caso di linfociti alti, il reperto può essere approfondito con la tipizzazione delle sottopopolazioni linfocitarie. Tra i valori dei linfociti (percentuale ed assoluto) è più importante considerare quello assoluto; valutando il solo valore percentuale si rischia di mal interpretare il risultato dell'esame.
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