L'iponatremia, definita come una concentrazione sierica di sodio inferiore a 135 mEq/L, è un disturbo elettrolitico comune che può manifestarsi con una varietà di sintomi, da lievi a potenzialmente letali. La gestione di questa condizione richiede un'attenta valutazione e un approccio terapeutico personalizzato.
Chi Trattare? Iponatremia Lieve e Rischi Associati
Anche l’iponatremia lieve, definita come inferiore a 133 mEq/L, si associa ad alterazioni cognitive e dello sguardo coniugato che potrebbero essere responsabili dell’incrementato rischio di caduta, frattura e decesso dei soggetti iponatremici. Inoltre è interessante notare come le alterazioni dello sguardo coniugato presenti in corso di iponatremia (anche lieve) possano risolversi o ridursi dopo correzione della sodiemia. Sebbene molto probabile, il nesso di casualità tra iponatremia e incrementato rischio di mortalità/caduta/frattura non è ancora dimostrato, vi è solo una stretta associazione.
In Area di Emergenza, si tende ormai a correggere anche le iponatremie lievi e, in caso di impossibilità, si segnala il problema (rischio di caduta e frattura) a curante e familiari.
Come Trattare le Iponatremie Severe o con Sintomi Severi? Bolo o Infusione?
In situazioni di urgenza vi è ormai accordo tra linee guida americane ed europee sull’utilizzo del bolo di soluzione salina ipertonica al posto dell’infusione continua. Nonostante questo approccio si basi su opinione di esperti ci sono degli aspetti molto importanti da considerare:
- In pazienti critici con edema cerebrale è necessario raggiungere rapidamente una parziale correzione del sodio
- Il bolo ti permette di “by-passare” calcoli complessi in un paziente critico, limitando la possibilità di errore
- Il bolo limita il rischio della tanto temuta “over-correction”, che occorre comunemente con l’infusione continua.
Il protocollo prevede boli da 100-150 ml di soluzione salina ipertonica al 3% ogni 20 minuti, fino ad un incremento della natremia di 5 mEq/L. Questi 5 mEq/L che ci prefissiamo come target hanno un motivo importante. Studi neurochirurgici ci mostrano come un tale l’incremento di natremia si associ ad una riduzione della pressione endocranica di circa 10-15 mmHg: un decremento tale da prevenire l’erniazione cerebrale nella maggior parte dei casi.
Dopo il Raggiungimento del Target di 5 mEq/L o in Assenza di Sintomi Severi
Nessuno lo sa con certezza. Non esistono studi randomizzati a tal riguardo. Le linee guida, o più in generale gli autori, suggeriscono di stimare la quantità di liquidi e cloruro di sodio da somministrare nelle 24 h attraverso la famosa formula di Androgué-Madias in modo tale da evitare “overcorrection”.
La Formula di Androgué-Madias: È Davvero Accurata?
L’applicazione di questa formula dà per scontato un passaggio, ovvero che l’organismo sia un sistema di tubi chiuso. Ma in realtà ciò non è così. Se è vero che nelle forme di iponatremia ipervolemica o nella SIAD la diuresi è ridotta per i persistenti elevati livelli di ADH, nelle forme ipovolemiche (ad esempio secondarie a perdite gastroenteriche) ciò non è così per la possibilità di soppressione della secrezione di ADH dovuta all’espansione volemica: la “water diuresis” è sempre dietro l’angolo.
Studi recenti hanno dimostrato come tra pazienti con sodiemia < 120 mEq l’incremento della sodiemia superava quello predetto dalla formula di Androgue-Madias nel 74.2% dei casi (a volte anche il doppio del predetto). Responsabile dell’errore è l’incremento della diuresi (clearance dell’acqua libera) nel 40% dei casi.
Esempio Clinico: Nonnina di 89 anni con insufficienza renale cronica di grado moderato (creatininemia 1.2 mg/dl) e cardiopatia ipertensiva. Da alcuni giorni ipoalimentazione e vomito. Eseguiti ematochimici al proprio domicilio che mostrano peggioramento della funzionalità renale (Creatininemia 2,6 mg/dl vs 1,2 mg/dl). Giunge in Area di Emergenza per decadimento delle condizioni cliniche generali, confusione mentale, riduzione dell’autonomia funzionale.
Sulla scorta della visita e della POCUS (VCI di piccolo calibro, giugulari di piccolo calibro) la paziente viene catalogata come iponatremia di grado severo di tipo ipovolemico secondaria a perdite extrarenali (sr gastroenterica) ed iniziata idratazione. Dopo il primo litro, la paziente ha già riposto passando da 119 a 121 mEq/L di sodio. Nel frattempo si assiste alla scomparsa del vomito e ripresa della diuresi. A 10h dall’ingresso, con semplice idratazione raggiungiamo una sodiemia di 128 mEq/L: probabilmente una correzione troppo rapida pur non essendo stati aggressivi. Ma vediamo cosa avrebbe predetto la formula di Androguè-Madias.
Mielinolisi: La Complicanza Più Temibile
Sappiamo tutti che la più temibile complicanza della correzione dell’iponatremia è la mielinolisi pontina. Questa è dovuta ad uno stress osmotico legato al passaggio troppo rapido verso la normo-natremia o addirittura l’ipernatremia. Nonostante il nome mielinolisi il danno primitivo non è a carico della mielina ma a carico dell’ASTROCITA: la rapida correzione del sodio induce aggregazione proteica all’interno dell’astrocita ed uno stress del reticolo endoplasmatico che culmina nella morte della cellula. Il danno a carico degli astrociti si ripercuoterà a cascata su oligodendrociti e mielina in generale.
La mielinolisi viene erroneamente identificata con la regione del ponte, ma ciò non è totalmente vero in quanto tutte le regioni di commistione o apposizione di sostanza bianca/grigia sono potenzialmente vulnerabili allo stress osmotico. La lesione fu originariamente descritta a livello del ponte ma oggi si sa per certo che le forme pontine isolate rappresentano solo il 50% dei casi.
I sintomi delle forme pontine sono molto noti e rappresentati da disartria, disfagia, quadriparesi flaccida fino alla sindrome Locked-in. Il coinvolgimento del tegmento del ponte è responsabile di alterazioni oculomotorie e pupullari. I sintomi extrapontini sono meno noti e caratterizzati da mutismo, parkinsonismo e catatonia.
Velocità di Correzione del Sodio e Limiti di Sicurezza
È interessante notare come negli anni i limiti di velocità siano cambiati riducendosi radicalmente e passando da circa 20 mmol/L degli anni 80/90 fino ad un limite di 10 mmol/L sia per iponatremia acuta che cronica. Le linee guida Americane consigliano inoltre un limite di 8 mmol/L se sono presenti condizioni di rischio elevato come ipokalemia, alcolismo, malnutrizione o epatopatia.
Esempio Clinico: Donna 77 anni, affetta da Diabete Mellito in Trattamento Insulinico e Cardiopatia Ipertensiva. Giunge in Area di Emergenza inviata dal medico curante per nausea, iporessia, contrazione della diuresi nei giorni precedenti. Obiettività clinica: nulla da segnalare eccetto cute e mucose asciutte, lesioni da grattamento ai quattro arti.
La paziente passa nell’arco di 4h da una sodiemia di 116 mEq/L ad una di 129, un salto di ben 13 mEq/L. Questo perché dobbiamo ricordarci che quando somministriamo bicarbonato, stiamo somministrando anche sodio!!!
Bisogna sempre correggere la sodiemia per la glicemia prima di iniziare una correzione, avremo grandi sorprese.
Nonostante l’assenza di grossa letteratura al riguardo è stato più volte osservato che il paziente con iponatremia severa associata ad insufficienza renale acuta che va incontro a dialisi non sviluppa mielinolisi nonostante rapide “over correction”. Si ritiene che l’urea faciliti la riaccumulo di osmoli, in particolare mioinositolo.
Ovviamente ciò non vuol dire che possiamo andare ad iper-correggere le iponatremia dei pazienti con insufficienza renale acuta, ma che probabilmente il rischio di mielinolisi è molto più basso di altre categorie di pazienti.
Cosa Fare in Caso di "Overcorrection"?
Vi sono evidenze sempre crescenti (anche se di II livello) che l’abbassamento dei valori di sodiemia possano prevenire o comunque mitigare il danno a carico dell’astrocita e quindi alla mielina. La riduzione dei livelli di sodiemia dovrebbe avvenire entro 12-24 h e secondo alcuni autori potrebbe essere ottenuto non solo tramite la somministrazione di soluzioni ipotoniche o prive di sodio come la glucosata ma anche tramite la somministrazione di vasopressina.
Studio sui Topi: Dei topini sono stati sottoposti ad un severo stress osmotico ottenuto con un incremento della natremia maggiore di 25 mEq/L in < 24 h. I topini sono stati poi randomizzati a placebo (gruppo 1), steroide (gruppo 2) e riduzione dei valori di sodiemia entro 12 h attraverso dialisi peritoneale (gruppo 3). Gruppo 1 e gruppo 2 avevano mortalità rispettivamente del 100% e dell’81%. Gruppo 3 aveva una mortalità di appena il 6%.
Considerazioni Terapeutiche Aggiuntive
La quasi totalità delle iponatremie ipervolemiche che si incontrano sono secondarie a scompenso cardiaco acuto, raramente a cirrosi epatica ed ancora più raramente ad insufficienza renale. Nonostante la letteratura riguardante l’utilizzo della soluzione salina ipertonica sia solida nello scompenso cardiaco acuto, lo stesso non si può dire nei confronti di patologie come la cirrosi epatica o l’insufficienza renale acuta.
Nelle iponatremie ipovolemiche da perdita extrarenale la sola idratazione basta ad interrompere il processo che ha scatenato l’iponatremia. Lo stesso potrebbe non essere nelle forme ipovolemiche da perdita renale in cui l’idratazione sicuramente riduce i livelli di ADH ma non agisce sulla causa scatenante.
Prima di iniziare la terapia ragiono tanto sulla volemia del paziente e sulla possibilità di richiedere elettroliti urinari e TSH. Una volta individuata la migliore strategia terapeutica il mio approccio prevede solo raramente l’utilizzo della formula di Androgué-Madias e le infusioni continue preferendo un approccio “coi piedi di piombo” che prevede continui controlli di sodiemia e diuresi dopo ogni somministrazione.
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