L’iperglicemia, o glicemia alta, indica una presenza eccessiva di zuccheri nel sangue. Può essere temporanea, e causata da fattori fisiologici, oppure rappresentare il segnale della presenza di una condizione cronica come il diabete.
Cos'è un Picco Glicemico?
Il picco glicemico è una condizione che si verifica ogni volta che mangiamo cibi ricchi di carboidrati semplici, i quali fanno salire in fretta i livelli di glucosio nel sangue. Per comprendere cos’è un picco glicemico è importante capire come avviene il processo di digestione.
Quando mangiamo, i carboidrati vengono scomposti in sostanze più semplici, tra cui il glucosio. Vengono poi trasportati dai vasi sanguigni per fornire nutrimento alle cellule del nostro corpo. Il tipo e la qualità di alimenti che ingeriamo influenzano i livelli di glucosio, che diventano più alti con i carboidrati semplici.
La glicemia è regolata da un meccanismo ormonale dovuto alla produzione di insulina da parte del pancreas la quale permette alle cellule di recuperare e immagazzinare glucosio dai vasi sanguigni. Se scegliamo alimenti semplici, il livello del glucosio aumenta repentinamente e altrettanto velocemente scende determinando un crollo della glicemia. In questo modo si è verificato il picco glicemico.
Il picco glicemico costringe il pancreas a produrre l’insulina per eliminare il glucosio dal sangue e portarlo ai tessuti, quando il glucosio è in eccesso, però, e non riesce a essere smaltito tutto, viene conservato come grasso nei tessuti. Se quindi l’azione normale dell’insulina è quella di favorire l’utilizzo del glucosio da parte delle cellule per ricavarne energia, se stimolata maggiormente, è in grado di favorirne l’accumulo sotto forma di grasso.
Quando si ha un picco glicemico il nostro organismo ne risente, i sintomi possono essere lievi oppure più intensi e a carico di vari organi.
Cos'è l'Iperglicemia?
L’iperglicemia è una condizione in cui i livelli di glucosio nel sangue superano i valori considerati normali. In un soggetto sano, infatti, l’organismo regola i livelli di zucchero nel sangue attraverso un meccanismo preciso che coinvolge l’insulina, ovvero un ormone prodotto dal pancreas.
L’insulina “facilita” il passaggio del glucosio dal sangue alle cellule, dove viene utilizzato come fonte di energia. Se questo meccanismo subisce delle alterazioni, ad esempio perché non viene prodotta insulina in quantità sufficienti, oppure perché risulta inefficace, il glucosio tende ad accumularsi nel sangue, provocando appunto iperglicemia.
Si tratta di una condizione “tipica” (e di uno dei sintomi più evidenti) del diabete (compreso il diabete infantile), ma può comparire anche in persone non diabetiche. In alcuni casi, come dopo un pasto particolarmente abbondante, l’aumento della glicemia è fisiologico e temporaneo, ed è la cosiddetta iperglicemia postprandiale.
Quando, invece, i livelli di glucosio nel sangue sono inferiori a quelli considerati “normali”, parliamo di ipoglicemia.
Quali sono i Sintomi della Glicemia Alta?
I sintomi dell’iperglicemia possono comparire in modo graduale e variare sia in base ai livelli di glucosio, sia alla durata della condizione. In molti casi l’iperglicemia è addirittura asintomatica, tuttavia quando i valori di glucosio nel sangue superano i 180-200 mg/dl possono manifestarsi i primi segnali, tra cui:
- Polidipsia, ovvero aumento della sensazione di sete;
- Poliuria, ovvero minzione frequente, anche notturna;
- Senso di malessere e affaticamento persistente;
- Polifagia, ovvero aumento dell’appetito;
- Perdita di peso apparentemente ingiustificata;
- Mal di testa;
- Senso di nausea;
- Problemi alla vista, in particolare visione offuscata;
- Secchezza delle fauci;
- Arrossamenti e secchezza cutanea.
Altri sintomi comuni in condizioni di iperglicemia sono la perdita di peso (quando la condizione cronicizza), l'annebbiamento della vista, la facile affaticabilità, la nausea ed il vomito, la sonnolenza, l'arrossamento e la disidratazione cutanea, la xerostomia (scarsa ed alterata secrezione salivare), l'alito acetonemico (odore di frutta matura) e le infezioni da candida. Quest'ultimo sintomo è dovuto alla perdita di glucosio con le urine (glicosuria), che favorisce la colonizzazione batterica delle vie urinarie.
I sintomi dell’iperglicemia vengono spesso sottovalutati, perché non riconosciuti o attribuiti ad altri fattori. I sintomi sono molteplici e spesso poco riconoscibili, dalla sete costante all’urgenza di urinare, dalla stanchezza alla difficoltà di concentrazione.
Gli Esami e la Diagnosi per la Glicemia Alta
L’iperglicemia si diagnostica con un prelievo di sangue a digiuno, in cui vi si misura la concentrazione di glucosio. Valori superiori a 100 mg/dl indicano la presenza di un'alterazione, mentre una glicemia a digiuno pari o superiore a 126 mg/dl in almeno due occasioni distinte consente di diagnosticare il diabete.
Oltre al test della glicemia, nei soggetti con sospetta iperglicemia può essere richiesto un ulteriore esame, ovvero il dosaggio dell’emoglobina glicata.
Quest’ultimo fornisce informazioni sui livelli medi di glucosio nel sangue delle 8-12 settimane precedenti all’esame. Si tratta di un parametro potenzialmente utile per poter distinguere se si tratta di un episodio isolato o di una condizione cronica, e per valutare di conseguenza la necessità di effettuare alcune modifiche nello stile di vita (ad esempio chiedendo un consulto ad un nutrizionista per sapere cosa mangiare con la glicemia alta), o la prescrizione di una terapia farmacologica.
Altri esami utili possono includere:
- La ricerca di glucosio e corpi chetonici nelle urine, soprattutto in presenza di sintomi gravi;
- Il dosaggio del peptide C, che aiuta a valutare lo stato di salute delle cellule del pancreas responsabili della produzione di insulina.
Questi esami possono essere effettuati in dei centri di endocrinologia di eccellenza e non.
Come primo screening per monitorare i livelli di glucosio si effettua un prelievo ematico a digiuno. Il valore normale di riferimento della glicemia a digiuno è compreso tra 70 e 100mg/dl.
Nei soggetti con valori di glicemia compresi tra 110-125 mg/dl e parenti di primo grado, genitori e nonni, affetti da diabete, si consiglia l’esecuzione del Carico Orale di Glucosio, un esame che valuta i livelli glicemia a digiuno e a due ore dall’assunzione orale di 75g di glucosio, sempre mediante prelievo ematico. Rientrano nei limiti di norma, valori di glicemia a 2 ore dal pasto inferiori a 140 mg/dl. Esiti nel range 141-199 mg/dl evidenziano una ridotta tolleranza ai carboidrati. Se l’esito dell’esame mostra invece valori superiori a 200 mg/dl, la diagnosi è di Diabete mellito (di tipo 1).
La glicemia postprandiale viene generalmente misurata durante il cosiddetto test da carico orale di glucosio (OGTT).
Ecco una tabella riassuntiva dei valori di riferimento:
| Tipo di Misurazione | Valori Normali | Valori Indicativi di Alterazione | Valori Diagnostici di Diabete |
|---|---|---|---|
| Glicemia a digiuno | 70-100 mg/dl | Superiore a 100 mg/dl | Pari o superiore a 126 mg/dl (in due occasioni distinte) |
| Glicemia a 2 ore dal pasto | Inferiori a 140 mg/dl | 141-199 mg/dl (ridotta tolleranza ai carboidrati) | Superiori a 200 mg/dl |
Quali sono le Cause dell'Iperglicemia?
La causa più frequente di iperglicemia è il diabete mellito, in cui l’insulina, ovvero l’ormone che permette al glucosio di entrare nelle cellule, è prodotta in quantità insufficiente o non funziona correttamente.
Nei soggetti con diabete, l’iperglicemia può comparire per diverse ragioni:
- Mancata assunzione dei farmaci prescritti, oppure assunzione con dosaggi inadeguati;
- Dieta sbilanciata e/o inadeguata;
- Insufficiente attività fisica;
- Disidratazione.
Qualora l’iperglicemia sia causata dal diabete è fondamentale rivolgersi ad un centro diabetologico. A questo proposito, è utile sapere che in Italia abbiamo diversi centri diabetologici d’eccellenza.
Anche alcuni farmaci possono potenzialmente interferire con il metabolismo del glucosio, in particolare:
- Corticosteroidi;
- Alcuni antidepressivi;
- Beta-bloccanti;
- Alcuni tipi di diuretici tiazidici;
- Alcune terapie ormonali.
Infine, tra le ulteriori condizioni che possono provocare iperglicemia possiamo ricordare:
- L’insulino resistenza, che può essere a sua volta causata dal diabete di tipo 2 o dal diabete gestazionale;
- L’intolleranza glucidica;
- Le malattie endocrine;
- I tumori e le malattie a carico del pancreas.
La glicemia alta è causata, nella maggior parte dei casi, dal Diabete di tipo 2, detto anche Diabete dell’adulto: è una patologia cronica non trasmissibile, dovuta a un’alterazione della quantità o del funzionamento dell’insulina. Esclusi i casi in cui viene diagnosticato il diabete, esistono diverse altre condizioni che portano all’iperglicemia.
Durante la giornata oscillazioni che vanno dai 60 ad 140 mg/dl sono considerate normali. Nelle situazioni opposte, cioè quando il glucosio ematico scarseggia (ipoglicemia), l'organismo interviene in maniera diametralmente opposta, riducendo la secrezione di insulina ed aumentando quella degli ormoni iperglicemizzanti, come il glucagone ed i glucocorticoidi. Si viene così a creare un fine meccanismo di controllo dei livelli glicemici, che diminuiscono nel digiuno prolungato (ipoglicemia) ed aumentano dopo un pasto abbondante (iperglicemia).
La causa più conosciuta di iperglicemia è senza dubbio il diabete mellito, malattia caratterizzata da un difetto di secrezione e/o di azione dell'insulina. Nel diabetico in terapia ipoglicemizzante, l'iperglicemia deriva molto spesso dall'insufficiente somministrazione di insulina o di farmaci ipoglicemizzanti.
I cortisonici, mimando l'azione del cortisolo, aumentano le concentrazioni sieriche di glucosio al pari dell'epinefrina (adrenalina). ridurre bruscamente il livello di attività fisica o consumare un pasto ricco di carboidrati contribuisce, soprattutto nel paziente diabetico, ad elevare significativamente i livelli glicemici.
Quali sono i Rimedi per la Glicemia Alta?
La gestione e il “cosa fare” in presenza di iperglicemia dipendono dalla gravità del quadro clinico e dalle cause che hanno determinato la condizione.Se la glicemia è solo moderatamente elevata, è possibile adottare fin da subito dei piccoli cambiamenti nello stile di vita, in particolare svolgendo attività fisica moderata, aumentando l’assunzione di acqua e, solo e soltanto con il supporto del nutrizionista e in caso di necessità, ridurre l’assunzione di carboidrati.
Nelle persone con diabete, è importante regolare correttamente le dosi dei farmaci ipoglicemizzanti o dell’insulina, secondo le indicazioni del medico.In presenza di sintomi gravi, come vomito, disidratazione o alterazione dello stato di coscienza, è necessario rivolgersi al pronto soccorso, poiché potrebbero essere segnali della presenza di complicazioni serie.
Infine, quando l’iperglicemia è episodica e legata a situazioni transitorie può rientrare spontaneamente, ma è comunque consigliabile segnalare la condizione al proprio medico, effettuando dei monitoraggi periodici. In ogni caso, a prescindere dalle cause l’obiettivo è riportare i valori glicemici entro la soglia di normalità.
La Dieta e lo Stile di Vita per Abbassare la Glicemia
In molti casi, per trattare l’iperglicemia, è necessario attuare dei cambiamenti nel proprio stile di vita. In particolare:
- Adottare con il supporto di un nutrizionista un’alimentazione bilanciata. In particolare, può essere necessario limitare l’assunzione di zuccheri semplici e di alimenti ultraprocessati.
- Seguire una dieta equilibrata è di fondamentale importanza. In primis è necessario ridurre il consumo di zuccheri, grassi saturi e trans, e carboidrati raffinati, in favore di alimenti ricchi di fibre, come le verdure. Evitare i carboidrati raffinati, che andranno sostituiti con cereali integrali. Importante è anche ridurre il consumo di carne, da sostituire con altre fonti di proteine, quali i legumi e il pesce. Anche la quantità di tutte le pietanze deve essere contenuta per evitare picchi glicemici.
- Mantenere un peso adeguato e fare attività fisica con regolarità.
- Fondamentale è inoltre l’idratazione: bere molto consente di rimanere idratati e permette di eliminare il glucosio in eccesso, tramite le urine.
Oltre all’attenzione alla dieta, che è bene ribadirlo, dovrà essere studiata dallo specialista su misura per ogni paziente, per tenere a bada la glicemia.
È pertanto fondamentale che i soggetti a rischio (familiarità per diabete, obesi, sedentari, con pregresso diabete gestazionale), si sottopongano a un controllo periodico annuale della glicemia, tramite prelievo ematico.
Iperglicemia Postprandiale
A distanza di 60-120 minuti dalla conclusione di un pasto sostanzioso (colazione abbondante, pranzo o cena) i livelli glicemici fanno registrare i picchi massimi della giornata. Nelle persone con diabete manifesto o in uno stato di ridotta tolleranza al glucosio (IGT), il meccanismo appena descritto non funziona correttamente.
Col passare del tempo, il ripetersi di fenomeni iperglicemici postprandiali finisce col danneggiare occhi, reni, nervi e vasi sanguigni. In particolare, un'elevata glicemia postprandiale è messa in relazione con lo sviluppo delle complicanze del diabete, sia di tipo uno che di secondo tipo.
Fino a pochi anni fa la prevenzione di queste complicanze, e la terapia stessa del diabete, si sono principalmente focalizzate sulla riduzione dei livelli di HbA1c (emoglobina glicata) e sul controllo del glucosio plasmatico a digiuno. Oggi, invece, il trattamento è rivolto anche alla riduzione delle escursioni glicemiche postprandiali, considerate altrettanto importanti - se non addirittura più importanti - per il raggiungimento di un controllo glicemico ottimale e per la prevenzione delle complicanze, specie di natura macrovascolare.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità definisce come normale tolleranza al glucosio valori glicemici inferiori a 140 mg/dl (7,8 mmol/l) due ore dopo l'ingestione di un carico di glucosio da 75 g, nel contesto di un test orale di tolleranza al glucosio.
Il valore della glicemia dopo i pasti è più alto di quello che si ha mediamente durante la giornata. Per chi non soffre di diabete questo valore non oltrepassa quasi mai i 140 mg/dl ed entro due ore torna ai livelli normali, cioè tra i 70 e 100 mg/dl. Chi è diabetico non può godere dello stesso trattamento. Nel diabete di tipo 2 questa azione è ridotta, mentre nel diabete di tipo 1 è totalmente assente. Inevitabile, quindi, il verificarsi dell’iperglicemia postprandiale.
L’iperglicemia postprandiale non riguarda soltanto soggetti con diabete, ma anche persone con prediabete (quella condizione di confine tra la “normalità” e la patologia), che sono esposte a brusche impennate verso l’alto della glicemia dopo i pasti.
Strategie Alimentari e Farmacologiche
Le diete a basso indice glicemico (IG) portano beneficio nel controllo del glucosio plasmatico postprandiale. Queste strategie alimentari si basano sul consumo prevalente di alimenti ricchi di fibra (verdura, legumi e frutta non zuccherina), contrapposto alla moderazione dei cibi ricchi di carboidrati complessi (pasta al dente, riso, pane integrale, prodotti da forno e cereali in genere, patate, tuberi, castagne) e all'evitamento degli zuccheri semplici (saccarosio, pane bianco, miele, dolciumi, snack, bevande zuccherate ecc.).
Nell'applicazione pratica dell'indice glicemico non va però dimenticato il concetto di carico glicemico, dato dal prodotto tra il contenuto in carboidrati della dieta e il suo IG medio.
Vari agenti farmacologici riducono in modo preferenziale il glucosio plasmatico postprandiale. A questa categoria appartengono gli inibitori dell'α-glucosidasi (acarbosio), le glinidi (secretagoghi dell'insulina ad azione rapida) e naturalmente 'insulina (analoghi dell'insulina ad azione rapida, insuline bifasiche [premiscelate], insulina per inalazione, insulina umana regolare).
Inoltre, nuove classi terapeutiche per il trattamento del glucosio plasmatico postprandiale in pazienti diabetici - tra le quali ricordiamo gli analoghi dell'amilina, i derivati del glucagon-like peptide-1 [GLP-1] e gli inibitori della dipeptidil peptidasi-4 [DPP-4] - hanno mostrato di portare benefici significativi nel ridurre le escursioni glicemiche dopo i pasti.
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