Sindrome dell'Ovaio Policistico: Diagnosi Ecografica e Aspetti Clinici

La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è uno dei più comuni disturbi endocrini che colpiscono le donne in età fertile. PCOS è l’acronimo con il quale si tende ad identificare la Sindrome dell’Ovaio Policistico, patologia di media diffusione che altera il corretto funzionamento del sistema endocrino delle donne che si trovano in età fertile.

È caratterizzata da disfunzioni ovulatorie, iperandrogenismo e presenza all’ecografia di ovaie con aspetto policistico. Tuttavia, è bene evidenziare che la presenza di ovaie policistiche non è sempre indice di PCOS.

La sindrome dell’ovaio policistico è denominata anche sindrome di Stein-Leventhal, poiché è stata descritta per la prima volta nel 1935 dai ginecologi americani Irving F. Stein e Micheal L.

Eziologia e Sintomi

L’eziologia della malattia risulta però ancora sconosciuta e di particolare credito sono dotate le ipotesi di cause genetiche ed eredo-familiari, nonché quelle riconducibili all’esposizione a sostanze tossiche e\o farmaci. La sindrome dell’ovaio policistico è una condizione comune a molte donne, può comparire con il menarca, ma non è raro neppure che si manifesti negli anni successivi.

Disturbi del ciclo mestruale e irsutismo non sono gli unici sintomi, sebbene siano i più noti. Spesso, infatti, la presenza di ovaio policistico può manifestarsi con vari disturbi a livello cutaneo o del cuoio capelluto, ma può anche portare a insulino-resistenza e sindrome metabolica, con conseguenze che impattano in modo negativo sulla qualità di vita della donna in età fertile.

Campanelli d’allarme piuttosto chiari riguardo alla sindrome dell’ovaio policistico sono amenorrea o, al contrario, periodi mestruali prolungati in maniera anomala, acne ed altri disturbi di tipo dermatologico. I principali e più evidenti sintomi che insinuano il sospetto della malattia iniziano ad avere luogo subito dopo il primo ciclo mestruale e, in ogni caso, durante l’età fertile.

«Irregolarità del ciclo mestruale, cicli molto lunghi (oltre i 40 o 60 giorni), periodi di amenorrea e disfunzioni ovulatorie che possono causare infertilità devono essere campanelli d’allarme per la donna - spiega la professoressa Di Simone -. Le cause di disturbi del ciclo mestruale possono essere diverse, ma in presenza di alterazioni e irregolarità, accompagnate da irsutismo (peluria su viso e corpo), acne e alopecia, difficoltà a perdere peso con la dieta, è importante valutare anche la presenza di ovaio policistico.

Non tutte le donne affette da ovaio policistico hanno la stessa sintomatologia. In genere, però, l’irsutismo è uno dei problemi che le donne riferiscono, non sapendo che è la conseguenza dell’aumento di ormoni maschili (iperandrogenismo), è anche causa di anovulazione (assenza di ovulazione) e di un rischio aumentato di sindrome metabolica con sovrappeso, iperinsulinemia e quindi insulino-resistenza.

Conseguenze della PCOS

«La sindrome dell’ovaio policistico è una patologia che può avere gravi ripercussioni sulla vita della donna - sottolinea la specialista -. Se dal punto di vista psicologico, la presenza di acne, peluria in eccesso sul viso o capelli diradati può rappresentare un problema per la donna giovane, le conseguenze dell’ovaio policistico non diagnosticato e non curato possono diventare importanti.

Obesità, diabete, ipertensione e ipercolesterolemia, depressione, disturbi del sonno (apnee ostruttive del sonno) e aumentato rischio di tumore dell’endometrio sono solo alcune delle possibili conseguenze di un iperandrogenismo non curato. In più, la presenza di ovaio policistico con alterazioni dell’ovulazione è causa di infertilità nel 40% dei casi, e aumenta l’incidenza di patologie ostetriche nelle donne in cui avviene il concepimento. In gravidanza aumenta il rischio di aborto, diabete gestazionale, macrosomia fetale (elevato peso alla nascita), preeclampsia.

Diagnosi

«La diagnosi di ovaio policistico richiede un’accurata raccolta di informazioni (anamnesi) da parte del ginecologo, la visita ginecologica e l’ecografia transvaginale, esame fondamentale per escludere altre cause di iperandrogenismo - prosegue l’esperta -. All’ecografia, infatti, le ovaie si presentano di dimensioni superiori alla norma e contenenti un gran numero di piccoli follicoli disposti a livello sottocorticale. Come indicato dai criteri diagnostici di Rotterdam, l’esame ecografico consente di valutare la dimensione dell’ovaio (in caso di PCOS si verifica un aumento delle dimensioni da 1,5 a 3 volte rispetto alla condizione normale) e la presenza di 10-12 follicoli di piccole dimensioni (2-9 mm di diametro) in entrambe le ovaie, disposti principalmente sotto la corticale ovarica come un “filo di perle”.

Una volta diagnosticata una condizione di policistosi ovarica, possono essere prescritti esami del sangue per valutare il profilo lipidico, la glicemia, l’assetto ormonale, la funzionalità tiroidea e i livelli di vitamina D. Al fine di poter formulare una diagnosi di PCOS l’immagine ecografica ottenuta deve essere correlata con l’esito degli altri esami eseguiti dalla paziente.

L’accertamento prevede l’impiego di una sonda che, una volta appoggiata sulla parte inferiore della parete addominale, permette di visualizzare con precisione su un monitor connesso all’apparecchio, le immagini dettagliate dell’intera area pelvica transaddominale o sovrapubica. Per lo svolgimento dell’ecografia è richiesto che il paziente sia disteso in posizione supina: l’applicazione di un apposito gel agevola il lavoro della sonda, che invia le immagini captate ad un monitor, favorendo la diagnosi.

Secondo l’Androgen Excess PCOS Society, i criteri di Rotterdam consentono di diagnosticare la PCOS anche in pazienti che non mostrano un’attività androgenica in eccesso (è necessario presentare due sintomi su tre) includendo, di fatto, molte più pazienti che in realtà possono presentare quadri clinici diversi dalle pazienti che si caratterizzano invece per un elevato livello di androgeni in circolo, considerato evento centrale nello sviluppo e nella patogenesi della sindrome dell’ovaio policistico. La valutazione endocrinologica prevede invece l’esecuzione di specifici esami di laboratorio per valutare l’assetto ormonale della paziente.

Trattamento

Il trattamento prevede la regolazione dei cicli mestruali, l’induzione dell’ovulazione (nelle donne che ricercano una gravidanza), la cura dell’acne e dell’irsutismo attraverso l’assunzione di farmaci estroprogestinici. Solitamente, nel caso in cui l’accertamento evidenziasse la presenza della patologia sospetta, il medico procede alla definizione di un piano terapeutico mirato a contrastare il progredire della sindrome e a contrastarne gli effetti.

Dieta e PCOS

«In caso di ovaio policistico, nella dieta non devono mancare i carboidrati complessi, preferibilmente provenienti dai cereali integrali - spiega la dottoressa Maria Bravo, biologa nutrizionista di Humanitas San Pio X - e le fibre, assunte attraverso il consumo di verdura e frutta di stagione. Da includere anche gli acidi grassi Omega-3, che si trovano in alcuni tipi di frutta a guscio (noci, semi di lino) e in alcune specie di pesce (acciughe, sardine, salmone, sgombro, trota, tonno, storione).

Inoltre, in caso di sindrome dell’ovaio policistico, i sali minerali che possono essere d’aiuto sono zinco, magnesio e selenio, mentre per le vitamine particolarmente utili sono quelle del gruppo B, in particolare la B12 e i folati, e la vitamina D. Gli alimenti da evitare, invece, sono la frutta sciroppata, zuccherata e disidratata, bevande gassate, formaggi, carni grasse, burro, insaccati, caffè e elevate quantità di sale.

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