Il Covid colpisce ancora, con innumerevoli casi di nuova contrazione della malattia e di persistenza. Ma come bisogna comportarsi nel post Covid? Quali esami si possono fare per tenere la situazione sotto controllo?
Infatti, in base agli studi effettuati, il Covid-19 è una patologia che può recare danni a diversi apparati. Come riportato nel testo del DGPRE 0001269-P-13/01/2021, tra le complicanze maggiori e più frequenti vi sono quadri di polmonite interstiziale con distress respiratorio acuto (ARDS). Altra possibile complicanza è rappresentata dal danno miocardico.
In alcuni casi, nonostante la guarigione, si arriva a parlare di Long Covid, ossia della persistenza dei sintomi tipici dell’infezione, che può insorgere anche in soggetti asintomatici. La prima può durare da 4 a 12 settimane dopo il contagio e colpisce circa un quarto delle persone contagiate.
Test Sierologico per SARS-CoV-2
Il test sierologico relativo all’individuazione dell'infezione da SARS-CoV-2 si basa sull’analisi del sangue del paziente. Il test sierologico evidenzia la presenza di anticorpi contro il virus e indica l’eventuale avvenuta esposizione a SARS-CoV-2.
Il test sierologico qualitativo rapido consente di scoprire se il soggetto che vi si sottopone è entrato in contatto con il virus e se il suo sistema immunitario ha per questo prodotto anticorpi di risposta. Gli anticorpi di cui si parla sono le immunoglobuline IgM (le prime a essere prodotte in caso di infezione) e IgG (succedono alle IgM quando il livello delle prime scende).
Un valore anticorpale dubbio o positivo (IgG >12 AU/ml) indica che la persona è stata esposta al virus SARS-CoV-2 in un periodo antecedente al test e non esclude che al momento del prelievo sia contagiosa. Tutti possono effettuare l’esame.
Il virus SARS-CoV-2 ha diversi siti in grado di provocare una risposta anticorpale: le glicoproteine S (Proteina Spike), proteine di membrana M, proteine di nucleocapside N. A tale scopo assume particolare importanza il dosaggio degli anticorpi anti proteina N. Questi anticorpi sono in grado di riconoscere il nucleocapside N, vengono infatti prodotti solo in seguito all’infezione naturale.
Le IgG anti-S1 trimeriche (anticorpi contro la proteina trimerica Spike) possono meglio impedire l’interazione tra il virus SARS-COV-2 e le nostre cellule al momento dell’infezione. Testare gli anticorpi contro la proteina trimerica permette di valutare in modo qualitativamente più significativo gli anticorpi che potrebbero inibire meglio l’interazione tra il virus e cellule.
Si tratta di un’informazione aggiuntiva sulla risposta anticorpale a COVID-19, che oggi siamo in grado di dare grazie al contributo della Ricerca, ma che ancora non costituisce un “passaporto di immunità”. Il tema della durata dell’immunità data dagli anticorpi resta tuttora uno dei più discussi a livelli scientifico ma ad oggi non vi è ancora alcuna risposta definitiva.
Attenzione: il test sierologico evidenzia dunque la presenza di anticorpi contro il virus e indica l’eventuale avvenuta esposizione, in passato, a SARS-CoV-2. Per questo motivo non può sostituire il test molecolare (il tampone) per verificare o meno la positività di un soggetto.
Monocyte Distribution Width (MDW)
Grazie al sangue, un esame permette di capire quale sarà l’evoluzione della malattia generata dal Covid-19 e lo stato iper-infiammatorio che la caratterizza. Si chiama Monocyte Distribution Width. In italiano, letteralmente, sarebbe “larghezza di distribuzione dei monociti”. È un esame che permette, grazie al sangue, di capire quale sarà l’evoluzione della malattia generata dal Covid-19 e lo stato iper-infiammatorio che la caratterizza.
Il test, che consiste nell’analisi della morfologia dei monociti appunto, (una popolazione specifica di cellule che abbiamo in circolo), è il risultato di uno studio condotto dall’Azienda Ospedaliero Universitaria di Modena, più precisamente dalla Medicina di Laboratorio dell’Ospedale Civile di Baggiovara, dall’Anestesia e Rianimazione del Policlinico, (diretta dal prof. Massimo Girardis), dall’Ematologia (diretta dal prof. Mario Luppi), dal reparto Malattie Infettive (diretto dalla prof.ssa Cristina Mussini) e dal team di ricercatori dell’università di Modena e Reggio Emilia (diretto dal prof.
Pubblicata sulla rivista Scientific Reports, la ricerca ha preso in considerazione 87 pazienti ricoverati per Covid nei reparti di cura intensiva e subintensiva, nei quali MDW è risultato essere correlato in modo altamente significativo con alcuni classici biomarcatori di infiammazione, con l’esito delle cure (outcome) e con il decorso clinico e la gravità della malattia.
«Con le nuove apparecchiature a disposizione - spiega il professor Tommaso Trenti, Direttore del Dipartimento Interaziendale di Medicina di Laboratorio - siamo in grado di misurare in laboratorio l’entità di queste alterazioni cellulari. Nel corso dell’indagine i valori alterati di MDW sono stati associati a mortalità elevata che ha toccato anche picchi del 35%. Al contrario, sottolinea il professor Girardis, «valori bassi permettono di individuare i pazienti con forti possibilità di guarigione».
Come ha spiegato la professoressa Mussini, «l’utilizzo di nuovi marcatori prognostici consente di migliorare la gestione clinica dei pazienti Covid, guidandoci in particolare nel trattamento con i farmaci più appropriati.
Altri Esami Importanti
Oltre ai test sierologici e all'esame MDW, altri esami possono essere utili nel monitoraggio post-Covid:
- Diffusione alveolo-capillare: un test che serve per esaminare lo scambio dei gas tra gli alveoli e i capillari polmonari.
- Valutazione cardiopolmonare integrata durante test ergometrico incrementale massimale (cardiopulmonary exercise test - CPET).
leggi anche:
- Radiografie: Quante Se Ne Possono Fare e Rischi per la Salute
- Dove Fare gli Esami del Sangue: Centri e Costi a Confronto
- Spermiogramma e Spermiocoltura: Si Possono Fare Insieme? Guida Completa
- Esami del Sangue per Gravidanza: Possono Sbagliare? Affidabilità
- Scopri i Cibi da Evitare per il Colesterolo Cattivo e le Alternative Sane da Preferire!
- Formula Leucocitaria: Cosa Indica nelle Analisi del Sangue?
