Scintigrafia nel Carcinoma Mammario: Informazioni Essenziali

Il carcinoma mammario, o cancro al seno, colpisce gli organi tra la pelle e la parete del torace, composti da tessuto ghiandolare, connettivo e adiposo. Le strutture ghiandolari, chiamate lobuli, formano lobi, con 15-20 lobi in un seno adulto. Il latte giunge al capezzolo dai lobuli attraverso i dotti galattofori. Il tumore del seno è potenzialmente grave se non individuato e curato tempestivamente, derivando dalla moltiplicazione incontrollata di cellule maligne che invadono i tessuti circostanti e organi distanti. In teoria, ogni cellula del seno può originare un tumore, ma la maggior parte nasce dalle cellule ghiandolari o dai dotti galattofori.

Diagnosi del Carcinoma Mammario Metastatico

Il carcinoma mammario metastatico, o cancro al seno metastatico, è una forma avanzata in cui le cellule cancerose si diffondono ad altre parti del corpo, come ossa, polmoni, fegato o cervello. La diagnosi in questa fase è fondamentale per determinare le opzioni di trattamento e il controllo della malattia.

La diagnosi del carcinoma mammario metastatico può essere complessa poiché i sintomi variano in base alla localizzazione delle metastasi. Per confermare la presenza di metastasi e determinarne la localizzazione, vengono utilizzati diversi esami diagnostici. Sedi di metastasi possono essere quella loco-regionale , lo scheletro, pleura e polmoni, tessuti molli e fegato. Frequentemente possono essere interessate lesioni multiple viscerali ed extraviscerali. La biopsia è uno dei metodi principali per confermare la diagnosi di carcinoma mammario metastatico.

Importanza della Diagnosi

La diagnosi nel carcinoma mammario metastatico è fondamentale per determinare il trattamento più appropriato. Poiché questa forma di cancro non è più limitata al seno, la gestione richiede spesso una strategia più complessa, che può includere terapie mirate, chemioterapia, radioterapia e terapie ormonali.

Ricevere una diagnosi di carcinoma mammario metastatico può essere emotivamente devastante. È essenziale che le pazienti ricevano supporto psicologico ed emotivo durante tutto il percorso di cura.

Riconoscere i sintomi, sottoporsi a esami diagnostici appropriati e ricevere un trattamento personalizzato sono fondamentali per migliorare la qualità di vita e la prognosi. Consultare un oncologo esperto e seguire un piano di trattamento completo può aiutare a gestire efficacemente il carcinoma mammario metastatico.

Traccianti nella Scintigrafia Mammaria

Nella scintigrafia mammaria, un tracciante importante è il 99mTc-SESTAMIBI. Questo è un catione lipofilico, inizialmente impiegato negli studi di perfusione miocardica e successivamente utilizzato per l’identificazione scintigrafica di vari tipi di neoplasia. Il meccanismo di captazione è solo parzialmente noto.

Il 99mTc-Sestamibi entra nelle cellule sia miocardiche che neoplastiche in risposta ai potenziali transmembrana e si localizza in maniera reversibile nei mitocondri. L’aumentato accumulo in lesioni maligne è stato messo in relazione alle aumentate esigenze metaboliche di tessuti in attiva proliferazione con conseguente aumento dell’attività e/o densità mitocondriale.

Un’importante proprietà di questo catione lipofilico che ne condiziona l’uptake tumorale è la capacità di legarsi alla P-glicoproteina, una molecola di trasporto situata sulla membrana cellulare e coinvolta nei meccanismi di farmaco resistenza pleiotropica. Questo catione lipofilico viene infatti riconosciuto come substrato da questa proteina ed estruso dalle cellule neoplastiche.

La captazione tumorale netta del 99mTc-Sestamibi è quindi il risultato di due meccanismi opposti: l’entrata determinata dall’elettronegatività dei potenziali di membrana e l’uscita mediata dalla eventuale presenza della P-glicoproteina.

Come si cura il carcinoma mammario

Le opzioni terapeutiche attualmente disponibili includono la chirurgia, la radioterapia, la chemioterapia, l’ormonoterapia e le terapie biologiche, da sole o in combinazione. Nella scelta del tipo di trattamento incidono numerosi fattori: il sottotipo molecolare, lo stadio di malattia, la presenza di altre patologie associate, l’età della paziente e, non ultimo, le preferenze della paziente in relazione ai possibili effetti collaterali dei farmaci utili, le sue esigenze lavorative e familiari, il suo desiderio di poter eventualmente avere dei figli dopo le cure. La chirurgia nel tumore della mammella ha compiuto negli anni progressi notevolissimi, passando dai primi interventi mutilanti ai recenti interventi, detti “conservativi”, che mirano ad asportare solo la massa tumorale, preservando il più possibile la ghiandola residua e il muscolo sottostante, con significativi vantaggi anche dal punto di vista estetico. Durante l'intervento il chirurgo procede, inoltre, con l'asportazione di uno o più linfonodi dell'ascella. Per sapere se questi sono coinvolti viene spesso utilizzata la tecnica del linfonodo sentinella che identifica il primo linfonodo che drena la linfa dall'area tumorale.

Nelle pazienti affette da neoplasia mammaria la radioterapia viene utilizzata dopo la chirurgia per eliminare eventuali cellule tumorali residue e ridurre così il rischio di una recidiva loco-regionale o d'insorgenza di una nuova neoplasia mammaria. La chemioterapia consiste nella somministrazione, per via endovenosa o per via orale, di farmaci che attraverso la circolazione sanguigna possono raggiungere e distruggere le cellule tumorali. nello stadio iniziale la chemioterapia ha un intento adiuvante, cioè mira a ridurre il rischio di recidiva di malattia a livello sia locale sia sistemico, rischio determinato dalla possibile diffusione di cellule tumorali prima dell’asportazione della neoplasia mammaria. I regimi più utilizzati sono quelli contenenti antracicline e taxani per una durata di circa 4-6 mesi. Le pazienti che presentano una neoplasia operabile ma al momento non suscettibile di chirurgia conservativa, a causa delle dimensioni della neoplasia o del coinvolgimento linfonodale, possono essere avviate ad un trattamento chemioterapico preoperatorio definito neoadiuvante.

La terapia ormonale consiste nella somministrazione di farmaci che interferiscono con l’attività e la produzione degli ormoni femminili ritenuti responsabili della progressione del tumore mammario. L’ormonoterapia è efficace nelle pazienti con tumori ormono-sensibili, ovvero che esprimono i recettori per l’estrogeno e/o il progesterone sulla superficie delle cellule tumorali. Negli ultimi anni sono stati sviluppati farmaci, chiamati anticorpi monoclonali, capaci di colpire solo le cellule tumorali, agendo su un bersaglio espresso selettivamente su di esse. Il Trastuzumab, utilizzato in combinazione con la chemioterapia nelle pazienti con neoplasia della mammella HER2 positiva, ha contributo a migliorare significativamente la prognosi e la sopravvivenza di queste pazienti È un farmaco ben tollerato ma in rari casi può causare un danno cardiaco, di solito di lieve entità e reversibile dopo la sospensione del trattamento. Gli inibitori delle chinasi ciclina dipendenti 4/6 come Abemaciclib, Palbociclib e Ribociclib sono emersi di recente come nuova opzione terapeutica nelle pazienti con neoplasia della mammella in stadio IV a recettori ormonali positivi e HER2 negativo; si tratta di farmaci che hanno mostrato una notevole efficacia clinica e bassi profili di tossicità e che vengono utilizzati in associazione alla terapia ormonale. L’utilizzo principale di questo esame nelle pazienti con tumore al seno è la ricerca di metastasi ossee e/o di alterazioni degenerative (per es. Durante l’esame viene iniettata in vena una sostanza marcata con isotopi radioattivi, chiamata anche radiofarmaco. La durata dell’esame è di circa 3 ore e mezza. L’esame è indolore e non comporta rischi particolari. Il radiofarmaco è in genere ben sopportato dai pazienti. E’ consigliato bere in abbondanza anche dopo la fine dell’esame per aiutare l’eliminazione definitiva del radiofarmaco.

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