L’uroflussometria è un esame urologico funzionale non invasivo che valuta la funzionalità delle basse vie urinarie attraverso la registrazione del flusso minzionale.
L’ecografia è un esame diagnostico non invasivo che utilizzando onde sonore ad alta frequenza (ultrasuoni) emesse da una sonda poggiata sulla pelle del paziente permette di visualizzare gli organi sottostanti.
È un esame semplice e rapido e, inoltre, non utilizzando radiazioni ionizzanti, risulta totalmente sicuro potendo essere utilizzato anche con pazienti in gravidanza o in età infantile.
Uroflussometria: A Cosa Serve e Come Si Svolge
L’uroflussometria è un esame diagnostico non invasivo che permette di studiare la progressione delle urine attraverso l’apparato urinario durante l’atto della minzione.
É indicata nelle persone che presentano disturbi come ad esempio: difficoltà ad iniziare la minzione, senso di svuotamento incompleto, flusso ridotto o intermittente; è un esame altrettanto utile nei pazienti con incontinenza urinaria, frequenza eccessiva della minzione e urgenza minzionale.
È un esame funzionale molto semplice ed è indicato nei pazienti che riferiscono difficoltà a urinare: per esempio sensazione di non svuotare completamente la vescica, flusso delle urine intermittente, incontinenza urinaria o gocciolamento post-minzione.
Questi sintomi possono essere ricondotti a diverse problematiche, ad esempio infezioni della vescica o delle vie urinarie (come cistiti, prostatiti, ecc.), presenza di calcoli o restringimenti uretrali che impediscono il corretto deflusso delle urine o ipertrofia prostatica (ovvero un ingrossamento della prostata).
La procedura è indicata per la diagnosi di quelle condizioni che alterano il normale svuotamento vescicale, quali ipertrofia prostatica benigna, ripetute infezioni delle vie urinarie o vescica neurologica.
Inoltre, nei pazienti con ipertrofia prostatica benigna viene eseguita per valutare i miglioramenti dopo l’assunzione di terapia farmacologica o in seguito a chirurgia endoscopica disostruttiva.
Come si esegue l'uroflussometria
Il paziente urina all’interno di uno strumento chiamato flussometro, che misura il flusso di urine e lo registra su un tracciato grafico, il quale fornisce informazioni sul volume di urina svuotato e sulla velocità di minzione.
L’esame in sé consiste nell’urinare all’interno di un imbuto raccoglitore (come se si trattasse di un normale WC) che è collegato a un apparecchio in grado di misurare la quantità di urina emessa nell’unità di tempo, realizzando un tracciato (un piccolo grafico su assi cartesiani).
In questo tracciato si esaminano tempo e volume delle urine.
Un tracciato anomalo indirizza verso un problema di funzionalità alle basse vie urinarie, tuttavia non è possibile con questo esame identificare problemi localizzati nelle alte vie (quindi prima di raggiungere la vescica).
L’esame verrà completato con un’ecografia vescicale per la misurazione del residuo post-minzionale (Uroflussometria con RPM), ovvero il volume di urina che rimane in vescica al termine di una minzione spontanea.
Preparazione all'esame di uroflussometria
La preparazione richiesta al paziente è molto semplice: di solito il medico suggerisce di bere fino a un litro di acqua non gassata nei 60-120 minuti precedenti all’esecuzione dell’esame.
Di norma non si dovrebbe urinare nelle due ore precedenti allo svolgimento dell’esame, tuttavia è anche vero che il riempimento della vescica non deve essere eccessivo, altrimenti l’esame potrebbe risultare compromesso.
Affinché l’esame sia attendibile è necessario bere almeno mezzo litro d’acqua, all’incirca un’ora prima dell’esame in maniera tale da arrivare presso il nostro il nostro studio con la vescica piena (ma non eccessivamente).
Pertanto si dovrà cercare di non urinare in questo lasso di tempo.
L’esame verrà eseguito in un ambiente confortevole, al fine di evitare stati ansiosi che compromettono la fuoriuscita delle urine.
Valori Normali dell'Uroflussometria
L’esame misura alcuni parametri, tra i quali la portata media (QMed) e massima (QMax) del flusso urinario, misurate in millilitri al secondo.
Il QMed varia in base a età e sesso.
Si parla di valori ottimali nell’uroflussometria quando il QMAX (flusso massimo) è superiore a 15ml/sec.
Sono particolarmente utili per la diagnosi del deficit dello sfintere urinario ed i casi di incontinenza mista, da stress, da urgenza, o da sovra riempimento.
Uno studio pressione-flusso misura la pressione nella vescica durante la minzione ed esclude che un flusso lento possa essere causato da una condizione diversa dall’IPB, come l'incapacità di contrazione della vescica parziale o totale o una stenosi uretrale.
Ecografia Urologica: A Cosa Serve e Come Si Svolge
L’ecografia dell’apparato urinario è una tipologia di ecografia addominale che permette all’urologo di studiare l’apparato urinario.
L’ecografia costituisce l’esame diagnostico di primo livello nel sospetto di calcolosi.
L’ecografia è l’esame diagnostico di primo livello in caso di ematuria, permette infatti di verificare la presenza di eventuali masse renali o neoformazioni vescicali che possono giustificare il sanguinamento.
Questi sintomi sono spesso da imputare all’iperplasia prostatica benigna che causa ostruzione vescicale.
Come si esegue l'ecografia urologica
L’ ecografia dell’apparato urinario richiede una moderata distensione vescicale, ottenibile astenendosi dall’urinare nelle 2 ore prima dell’esame e bevendo un litro d’acqua nell’ora precedente all’esame.
Dopo aver applicato una piccola quantità di gel su di essa, l’urologo appoggia la sonda sulla pelle del paziente (a livello lombare per i reni, a livello sovrapubico per la vescica e la prostata) e inizia a muoverla per lo studio degli organi sottostanti.
Al paziente può essere chiesto di cambiare posizione durante l’esame per agevolare la visualizzazione degli organi (in particolare dei reni).
Valutazioni Ecografiche Importanti
Maggiore precisione al fine della valutazione del volume prostatico è dato dall'ecografia sia sovrapubica.
Altro segno da valutare è lo spessore delle pareti vescicali, che se incrementa è un altro segno di ostruzione al deflusso urinario.
I calcoli renali si presentano tipicamente come corpi bianchi (iperecogeni) con cono d’ombra (nero) posteriore.
In caso i calcoli siano in uretere e lo ostruiscano saranno visibili solo segni indiretti della loro presenza come la dilatazione del sistema calico-pielico (idronefrosi) a monte.
Altri Esami Urodinamici Utili
Esistono diversi tipi di esame urodinamico; tra le tipologie più importanti, si segnalano: la cistometria, l'elettromiografia della vescica, la misurazione del residuo post-minzionale, lo studio pressione/flusso, la profilometria della pressione uretrale e l'esame video-urodinamico.
La valutazione del residuo post-minzionale (RPM) misura la quantità di urina che rimane in vescica dopo aver urinato.
Il paziente è invitato a urinare immediatamente prima dello studio e l’urina residua viene calcolata tramite ecografia o tramite cateterizzazione.
Chiaramente, se le due modalità di misurazione garantissero gli stessi risultati, i medici opterebbero sempre per la misurazione del residuo post-minzionale tramite ecografia, perché è semplice e non è invasiva.
Tuttavia, c'è un vantaggio nel ricorrere all'uso del catetere vescicale: attraverso il catetere vescicale, infatti, il medico può svuotare la vescica dell'urina rimasta e quantificarla; questa operazione è del tutto impossibile con l'ecografia della vescica.
La profilometria della pressione uretrale è l'esame urodinamico che consente di misurare la pressione nell'uretra a riposo e le sue variazioni.
Le possibili modalità d'esecuzione dell'esame video-urodinamico sono due: attraverso i raggi X oppure attraverso un apparecchio a ultrasuoni.
Il ricorso ai raggi X impone l'utilizzo di un mezzo di contrasto e la presenza di quest'ultimo all'interno della vescica.
L'esame video-urodinamico ai raggi X e con mezzo di contrasto è anche noto come fluoroscopia vescicale o fluoroscopia delle vescica.
Ogni esame urodinamico ha una propria specifica preparazione, che il medico illustra al paziente per tempo, prima dell'esecuzione.
Detto questo, ci sono alcune regole preparatorie generali, che valgono per qualsiasi esame urodinamico: interrompere, almeno 7 giorni prima dell'esecuzione di un esame urodinamico, qualsiasi cura farmacologica a base di medicinali che, in qualche modo, influiscono sulla funzionalità della vescica.
Dopo un esame urodinamico, è abbastanza comune che il paziente avverta bruciore o malessere, al momento della minzione.
L'unico esame urodinamico che presenta una controindicazione degna di nota è l'esame video-urodinamico che prevede l'impiego dei raggi X.
Il Ruolo del PSA
Il PSA è spesso eseguito nei pazienti con ipertrofia prostatica per scoprire se coesiste una componente maligna della patologia.
È un esame del sangue che, se innalzato, indica una qualche sofferenza della ghiandola prostatica, includendo patologie benigne come infiammazione, ipertrofia prostatica o traumatismo, ma anche il carcinoma prostatico.
Uroflussometria per la Diagnosi dell'Ipertrofia Prostatica Benigna
Per una corretta diagnosi dell'ipertrofia prostatica benigna la uroflussimetria è forse l’esame più utile, perché evidenzia se tale patologia causa un’ostruzione oppure no.
Distingue perciò la ipertrofia prostatica benigna significativa da quella non significativa sulla dinamica minzionale.
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