Per elettroencefalogramma (EEG) si intende un esame strumentale che permette la registrazione dell’attività elettrica delle cellule cerebrali riproducendola su uno schermo sotto forma di una serie di onde. Questo esame, poco invasivo per il paziente, è utile nella definizione di episodi critici quali disturbi del sonno, disturbi di memoria o altre manifestazioni transitorie con o senza alterazione dello stato di coscienza.
Come Funziona l'EEG
L'elettroencefalogramma registra la differenza di potenziale elettrico esistente tra coppie di elettrodi posizionati sulla testa in corrispondenza di diverse aree della superficie del cervello (corteccia cerebrale). Entrando nel dettaglio, gli elettrodi vengono applicati sullo scalpo secondo il posizionamento standard chiamato “Sistema Internazionale 10-20”, dove 10% oppure 20% si riferisce al 100% della distanza tra due punti di repere cranici: inion, ovvero la prominenza alla base dell'osso occipitale, e nasion, l’attaccatura superiore del naso.
Al fine di valutare questa differenza di potenziale, le onde generate vengono valutate per la loro differenza in ampiezza o tensione (ed espresse in microVolt) ed in frequenza (ovvero in cicli per secondo (c/s) o Hz).
Tipi di Elettroencefalogramma
- EEG di base: dura dai 20 ai 40 minuti circa e durante l'esame viene richiesto di rimanere tranquilli e, di tanto in tanto, di aprire e chiudere gli occhi per valutare la reattività del ritmo cerebrale. Successivamente, vengono effettuate due manovre di attivazione: iperventilazione, cioè viene chiesto di eseguire inspirazioni ed espirazioni profonde per alcuni minuti, e stimolazione luminosa intermittente tramite uno strumento detto stroboscopio.
- EEG in privazione di sonno: viene effettuato mentre la persona dorme e può essere condotto se un EEG di base non fornisce informazioni sufficienti o per verificare i disturbi del sonno.
- EEG dinamico (Holter): registra l'attività del cervello durante il giorno e la notte per un periodo di uno o più giorni.
- Telemetria video: nota anche come video-EEG, consiste nel filmare la persona mentre si registra la sua attività cerebrale.
Onde Cerebrali: Tipi e Significato
L’EEG è caratterizzato da onde, ognuna con diverse peculiarità. L’attività di fondo, ovvero l’andamento di base del tracciato, rappresenta la base da cui si differenzia un certo quadro normale o patologico. L’attività si può presentare in maniera continua, detta ritmo, in maniera occasionale e sporadica, cioè a intervalli di tempo incostanti, in intervalli approssimativamente regolari, costituita da attività periodiche, o in maniera parossistica. I parossismi sono una serie di onde che appaiono e spariscono improvvisamente, nettamente distinte dall’attività di fondo.
Esistono diversi ritmi rapidi, tra cui il più regolare è il ritmo beta.
Ritmo Alfa
Denominato anche “ritmo di Berger”, si tratta della frequenza di base presente in un EEG. Queste onde possono essere distinte in alfa lente (8-9 Hz), alfa intermedie (9-11.5 Hz) e alfa rapide (11.5-13 Hz), con un'ampiezza media di 30 microVolt (l’intervallo va da 15 a 45 microVolt). Questo ritmo viene solitamente registrato in un soggetto sveglio con gli occhi chiusi.
Se si invita il soggetto ad aprire gli occhi, l'attività alfa scompare ed è sostituita da un'attività di basso voltaggio (inferiore o uguale a 30 microVolt), più rapida, denominata di tipo beta.
Da tutto questo consegue che le onde o ritmo alfa sono quindi caratteristiche delle condizioni di veglia ma a riposo mentale, ma non sono presenti nel sonno, (fatta eccezione per lo stadio REM).
Ritmo Beta
Esso è distinto in beta lento (13.5-18 Hz) o beta rapido (18.5-30 Hz), e presenta una tensione elettrica media di 19 microVolt (8-30 microVolt). Le onde beta sono dominanti in un soggetto ad occhi aperti e impegnato in un'attività cerebrale qualsiasi.
Le onde beta si rilevano in un soggetto ad occhi aperti o in stati di allerta.
Onde Theta
Il ritmo delle onde theta è dominante nel neonato e si presenta in molte patologie cerebrali dell'adulto, negli stati di tensione emotiva e nell'ipnosi.
Questo ritmo segue la fase Theta durante il sonno, quando cominciano a comparire piccoli treni di onde, dette Sigma a frequenza di 12-14 Hz e tensione elettrica di 5-50 µV, sotto forma di fusi, chiamati così per la loro forma grafica, e grafoelementi detti complessi K.
Onde Delta
A circa 20 minuti ipotetici circa dall'inizio del riposo si entra in una fase di sonno più profondo, detto anche a onde lente, ma che non è ancora il sonno REM (per questo motivo viene anche detto sonno N-REM).
In questa fase compaiono le onde delta, caratterizzate da una frequenza compresa tra 0.5 e 4 Hz e di tensione elettrica media di 150 µV.
Le onde delta caratterizzano il sonno non R.E.M. detto anche sonno ad onde lente si manifesta dai 20 ai 40 minuti circa dall’inizio dell’addormentamento e si ripete diverse volte durante il sonno.
Sonno REM
In questa fase, raggiungibile mediamente dai 20 ai 40 minuti circa dall'inizio dell'addormentamento e ripetuto più volte durante un lungo sonno, compaiono onde miste alfa ma soprattutto onde Beta, come se si fosse in attivo stato di veglia. Si tratta della manifestazione peculiare del sonno onirico (tipico del sogno).
Valutazione e Interpretazione dell’EEG
Nella valutazione dell’EEG si considerano diversi parametri tra cui frequenza, ampiezza, morfologia, topografia, polarità e reattività. È necessario valutare se le attività sono reazioni agli stimoli ambientali, se sono simmetriche o asimmetriche, sincrone o asincrone, regolari o irregolari; è anche importante descriverne la morfologia e la localizzazione.
Durante la veglia, l’EEG si alterna fondamentalmente tra due pattern: un pattern detto di attivazione, tipico della veglia a occhi aperti e in stato di attenzione, caratterizzato da onde di bassa ampiezza e alta frequenza; e un secondo pattern, detto attività alfa, tipico della veglia a riposo e a occhi chiusi, caratterizzato appunto dalla presenza del ritmo alfa.
L’indagine EEG standard è caratterizzata da un discreto grado di sensibilità, ma da una bassa specificità. Pur con questi limiti tale valutazione, se correlata con i dati clinici, risulta utile, oltre che nell’epilessia e nei disturbi del sonno, negli stati confusionali, nel coma, e fornisce informazioni sul piano diagnostico in pazienti con encefaliti ed encefalopatie.
L’EEG permette di ottenere dati sul grado di disfunzione cerebrale ed è utile nella diagnosi differenziale con disturbi su base psicogena.
Utilizzo Clinico dell'EEG
L’EEG si utilizza in presenza di epilessia in cui si rilevano onde anomale come punte, punte-onda o per segnalare la presenza di alterazioni che possono indurre il neurologo a chiedere approfondimenti diagnostici come TAC oppure RM per rilevare la presenza di ascessi, calcificazioni, cisti, ematomi, emorragie, infiammazioni, malformazioni oppure tumori del cervello benigni o maligni.
Inoltre, è usata nei pazienti comatosi, per accertare lo stato di morte cerebrale, caratterizzato dal tracciato dell’EEG piatto, detto silente, corrispondente ad un potenziale elettrico cerebrale inferiore ai 2 microvolt, per la durata di almeno 30 minuti. Inoltre, è usato in casi di malattie degenerative, alterazioni metaboliche, cefalee, traumi cranici, effetti del consumo di droghe sul funzionamento cerebrale.
In condizioni patologiche che interessano direttamente o indirettamente la corteccia cerebrale, l’EEG può presentare onde patologiche come punte, complessi punta-onde, onde delta e theta ecc.
Anomalie nell'EEG
L’EEG patologico mostra anomalie diffuse sui due emisferi che consistono sia in onde lente sia figure parossistiche, con inizio e fine improvvisi. Questi eventi devono essere interpretati tenendo conto di età, vigilanza, condizioni di registrazione, e del quadro clinico generale.
Le anomalie possono essere localizzate o focali, e riflettono un’alterazione cerebrale circoscritta che potrebbe dipendere da una lesione che interessa una struttura profonda, proietta su quella regione della corteccia, o lente e diffuse che possono dipendere da un’anomalia non lesionale nel quadro di un’ encefalopatia diffusa.
Magnetoencefalografia (MEG)
Una tecnica complementare all’EEG è la magnetoencefalografia (MEG), che permette di misurare le correnti che fluiscono parallelamente allo scalpo e le fluttuazioni del campo magnetico che l’organismo produce. La MEG consente, dunque, di rilevare la funzionalità cerebrale tramite la misura di un campo magnetico generato dall’attività elettrica cerebrale.
Tabella Riassuntiva delle Onde Cerebrali
| Tipo di Onda | Frequenza (Hz) | Voltaggio Tipico | Stato Associato |
|---|---|---|---|
| Alfa | 8-13 | 15-45 µV | Veglia a riposo, occhi chiusi |
| Beta | 13.5-30 | 8-30 µV | Veglia attiva, occhi aperti, attenzione |
| Theta | 4-7 | Variabile, generalmente inferiore all'alfa | Sonno, tensione emotiva, neonati |
| Delta | 0.5-4 | Fino a >200 µV | Sonno profondo (non-REM) |
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