Risonanza Magnetica e l'Interpretazione dei Sogni: Un Viaggio tra Psiche e Neuroscienze

I sogni, soprattutto quelli più strani o emozionanti, sono uno degli argomenti di conversazione più frequenti e a volte noiosi. Raccontarli è una pratica favorita almeno in parte dall’idea che condividerne il contenuto con altre persone possa servire a renderli più chiari e comprensibili. Nel campo della psicologia, i sogni sono un grande strumento introspettivo e il loro valore va ricercato nella loro dimensione simbolica.

Cosa sono i sogni e qual è la loro funzione?

I sogni sono uno stato alterato di coscienza che sperimentiamo durante il sonno, in cui l’attività cerebrale elabora un vero e proprio mondo virtuale che si esprime nella nostra psiche notturna in forma artistica, con immagini, suoni e sensazioni. Nella storia dell’umanità i sogni sono stati oggetto di studio in moltissimi campi. Le arti, la filosofia, il misticismo, la letteratura, la psicologia, la neurobiologia e la medicina hanno sempre cercato di decifrare il linguaggio dei sogni, e il concetto di sogno è evoluto moltissimo nel corso del tempo. Nel mondo antico il sogno aveva una funzione premonitrice e serviva a prendere decisioni o a seguire dei consigli che provenivano dal mondo degli Dei. La testimonianza scritta sull’interpretazione dei sogni più antica è il manuale Oneirocritica di Artemidoro di Efeso, che risale al II secolo d.C.

Le Teorie Psicologiche sull'Interpretazione dei Sogni

La Psicoanalisi di Freud

Nel campo della psicoanalisi, fu Freud a formulare una delle più importanti teorie sui sogni alla fine dell’Ottocento. Egli affermava che il sogno era la via principale per accedere ai contenuti inconsci. Freud concepiva l’atto di sognare come un processo distorsivo in cerca d’interpretazione, all’interno del quale è possibile rintracciare elementi dell’inconscio.

I sogni secondo lui sarebbero un appagamento allucinatorio e camuffato di un desiderio rimosso, cioè un modo in cui i desideri inaccettabili possono esprimersi. Così, durante il sogno l’inconscio libera delle rappresentazioni di contenuti che per la nostra mente razionale e morale sarebbero inaccettabili o minacciosi.

Freud distingue nel sogno un contenuto manifesto, che è facilmente interpretabile perché lo ricordiamo, e un contenuto latente, che racchiude elementi mascherati dall’inconscio. Il sogno contiene informazioni preziose per la ricostruzione di contenuti celati e per la comprensione delle dinamiche inconsce della mente.

La Psicologia Analitica di Jung

Jung, discepolo di Freud, invece, credeva che i sogni dovessero essere indagati a livello collettivo e non individuale, e si concentrò sulla ricerca dei simboli dei sogni. I sogni secondo la sua teoria sono l’espressione di un inconscio collettivo, costituito da simboli e immagini archetipiche che tutta la specie umana condivide. Per esempio, è comune sognare alcuni personaggi, come la fanciulla o la sposa, simbolo della purezza, o il vecchio barbuto, simbolo della saggezza.

Jung si discosta dalla teoria di Freud in due punti: il patrimonio archetipico condiviso di cui parla contiene una saggezza profonda che rimanda a significati universali e non a contenuti inconsci personali, e inoltre il sogno non sarebbe un camuffamento di qualcosa che ci viene nascosto ma qualcosa che va interpretato in base ai simboli propri di ogni persona e cultura. Jung descrive una distinzione tra piccoli e grandi sogni, ripresa da dei popoli primitivi: i primi provengono dalla sfera personale dell'individuo, compaiono ogni notte e vengono dimenticati facilmente, i secondi sono pieni di significati e possono essere ricordati anche per tutta la vita per via della forza delle loro rappresentazioni simboliche.

La Teoria di Adler

Adler considerava il sogno come una di fabbrica di sentimenti ed emozioni che lascia dietro di sé una scia di sensazioni. La sua funzione era quella di allenare il soggetto a vivere esperienze emotive, i cui resti durante il giorno possano apportare un beneficio nella vita. Adler scriveva: “Noi sogniamo e al mattino dimentichiamo i nostri sogni di cui non resta più niente. Ma è poi vero che non resta proprio niente? Restano i sentimenti che i nostri sogni hanno fatto sorgere. Nulla rimane delle immagini, non ci resta nessuna comprensione del sogno, ma solo le sensazioni che esso lascia dietro di sé. Lo scopo dei sogni dev’essere nelle sensazioni”.

Altre Prospettive

Per lo psichiatra svizzero Binswanger il sogno è la nostra patria spirituale, il luogo dove entriamo in contatto con la nostra esistenza, e rappresenta una manifestazione del linguaggio. Ci sono studiosi, come Hobson e McCarley, che sostengono addirittura che il sogno sia solo un risultato dell’attivazione caotica del cervello e che non abbia alcun significato.

La Neurobiologia e i Sogni

Secondo quanto dimostrato dalle più recenti ricerche nel campo della neurobiologia, i sogni ci permettono di accedere e consolidare contenuti della nostra memoria e anche di elaborare processi già in corso durante la veglia. Grazie alle ultime tecnologie di visualizzazione del cervello come la risonanza magnetica funzionale e la PET, si è scoperto che quando dormiamo, il cervello non riposa, ma cambia la sua funzionalità in alcune aree per garantire le funzioni biologiche e allo stesso tempo restringe il campo di coscienza.

È stato dimostrato che durante il sonno REM, fase in cui si hanno i sogni più vividi, si attivano aree associative del cervello, come la temporo-parietale, la frontale e le limbiche, che sono responsabili delle funzioni mnestiche, semantiche, simboliche ed emozionali. Il cervello durante il sogno creerebbe così un legame tra le memorie esplicite e implicite e può portare alla luce anche esperienze prive di ricordi coscienti, immagazzinate nella memoria. L’obiettivo è la simbolizzazione, con cui si crea una continuità tra le esperienze emotive passate e presenti del sognatore.

Per questo, il sogno va concepito, come una forma di pensiero che ha una continuità con il mondo della veglia, e non come una distorsione di contenuti mentali inconsci. Insomma, la vita del sogno non è molto diversa da quella diurna, solo si manifesta in una forma diversa e ad un altro livello di coscienza.

Significato e Tipi di Sogni

Il significato dei sogni non può stabilirsi a priori. Se da un lato è vero che nei sogni vi sono simboli e metafore ricorrenti a livello universale, dall’altro lato è anche vero che i sogni non hanno un significato uguale per tutti e che sono influenzati da paure, desideri, esperienze personali e casualità. Vi sono sogni che sono molto comuni, come sognare di cadere, di perdere i denti o di dover ripetere gli esami di maturità. Questi sogni, oltre ai significati collettivi, assumeranno comunque delle connotazioni personali a seconda del contesto della realtà del sognatore.

Molti simboli sono invece accidentali, cioè legati ad una esperienza vissuta che diventerà simbolo di determinate emozioni per quella persona. In un suo scritto Fromm spiegò questo concetto così: se ho avuto un’esperienza triste in una città e ogni volta che ne sento il nome sto male, la città in sé non ha nulla che fa star male. Se la sogno, è per lo stato d’animo che una volta ho provato in essa. Questo simbolo accidentale, la città, è soggettivo e non può essere condiviso da altri.

Funzioni dei Sogni

Secondo la neurofisiologia, le funzioni dei sogni sono quella di tenere attivo il cervello, consolidare e rafforzare la memoria, elaborare le informazioni. Svolgerebbero un ruolo anche nell’adattarsi allo stress e nella regolazione affettiva. Un’altra ipotesi recente è che l’attività onirica sia un tipo di pensiero che aiuta a organizzare i dati dell’esperienza fino a giungere alla soluzione di problemi. Secondo la neuroscienziata Cartwright il sogno assolverebbe al ruolo di “regolatore” delle emozioni, attraverso l’integrazione del vissuto della giornata con ricordi passati.

Tipi di Sogni

  • Incubi notturni: sono i cosiddetti “brutti sogni”, che suscitano paura e portano a svegliarsi bruscamente in uno stato di ansia. Durante queste esperienze, si verifica un’irregolarità cardiaca in fase REM.
  • Sogni lucidi: mentre in fase REM normalmente la corteccia prefrontale si disattiva e l’esperienza onirica ci sembra reale, durante il sogno lucido siamo consapevoli di stare sognando e possiamo prendere il controllo, per esempio decidere di volare.
  • Sogni sensoriali: comportano delle percezioni con uno o più dei nostri 5 sensi.

Vi sono molti altri tipi di sogni, come quelli allegorici, premonitori, di conferma, psichici, etc.

Ricordare e Interpretare i Sogni

Molte persone credono di non sognare affatto. In realtà tutti facciamo dei sogni per almeno il 25% del nostro sonno, ma ne dimentichiamo circa il 90%. La capacità di ricordare i sogni deriva da molti fattori:

  • La fase del sonno in cui ci si sveglia: se è la REM, o se il sogno è mattutino, è più probabile riuscire a ricordarlo.
  • Le condizioni del risveglio: nei primi 15 minuti l’assenza di pensieri interferenti, un’alta motivazione e concentrazione aiutano a ricordare il sogno.
  • Le caratteristiche del sogno: sogni emotivamente intensi o bizzarri sono più facili da ricordare.
  • La personalità: i soggetti più ansiosi, più creativi e più introspettivi ricordano di più i sogni rispetto alle persone più serie e razionali.
  • L’esercizio: chi tiene un diario dei sogni ne stimolerà la memorizzazione nel tempo.
  • L’ippocampo: secondo uno studio australiano dell’Università Monash chi ricorda i sogni ha dei tempi di disattivazione dell’area cerebrale dell’ippocampo più lenti rispetto a chi non ci riesce.

Una ricerca italiana condotta pubblicata sul Journal of Neuroscience ha dimostrato che i meccanismi utilizzati dal cervello per ricordare i sogni sono gli stessi di quelli impiegati per rievocare fatti accaduti nella vita diurna. Insomma, per il cervello l’accesso ai ricordi episodici è indipendentemente dal nostro stato di vigilanza.

L’interpretazione dei sogni è una pratica molto antica. Già 5000 anni fa in Mesopotamia la Cabala se ne occupava. Tutt’oggi c’è chi si affida alla smorfia napoletana per avere fortuna alla lotteria.

La Psicoanalisi e l'Interpretazione dei Sogni

Tra i modi più introspettivi di interpretare i sogni, c’è la psicoanalisi. Freud affermava che “l’interpretazione dei sogni è alla base della psicoanalisi”. Il lavoro psicoterapeutico sui sogni è estremamente interessante e permette comprendere la natura psichica del paziente. L’interpretazione dei sogni è un’esperienza relazionale, compiuta insieme da paziente e terapeuta, e può condurci in profondità nella parte più nascosta e profonda della nostra mente.

Teorie sui sogni in Psicologia

Il sogno, dal punto di vista psicologico e clinico, è stato approfondito dapprima entro la psicoanalisi di Freud (1899; 1938), dove esso era considerato espressione camuffata di bisogni inespressi o rimossi. Successivamente il sogno venne associato a significati simbolici e archetipici da Jung (1916; 1948). Infine, esso venne considerato depositario di creatività che la vita quotidiana, prevalentemente razionale, non valorizza (Perls (1969; 1973). In queste teorie, il sogno è ritenuto principalmente espressione della dimensione intrapsichica.

In seguito, con Lawrence (1998), l’interpretazione del sogno diventa un’attività interpersonale, svolta da un gruppo di persone che insieme elaborano un significato utile alla crescita del gruppo stesso. Nonostante questa accentuazione degli aspetti interpersonali, anche in Lawrence (1998) il sogno resta un’attività non sottoposta a verifica empirica.

Studi scientifici sui sogni

Più di recente, però, anche per quanto riguarda lo studio del sogno, si è assistito alla progressiva diffusione del metodo sperimentale, con l’affermarsi di altri approcci oltre a quelli gestaltico-analitici e con il progredire delle dotazioni tecnologiche. In questo modo, si è configurato un contesto scientifico, psicologico e clinico che ha portato allo studio dei sogni da un punto di vista non soltanto teorico e clinico, ma anche sperimentale.

Negli ultimi venti anni circa, sono state quindi effettuate ricerche empiriche che utilizzano strumenti quali l’elettroencefalogramma, la risonanza magnetica funzionale, la tomografia ad emissione di positroni e il polisonnigrafo. Quest’ultimo consente di registrare le fasi del sonno, distinguendo il sonno REM (acronimo di Rapid Eye Movement, perché in questa fase sono osservabili rapidi movimenti oculari sotto le palpebre) e sonno non-REM.

Attività cerebrale durante il sonno
Fase del Sonno Attività Cerebrale Caratteristiche
REM Attivazione di aree emotive e di memoria Sogni vividi, movimenti oculari rapidi
Non-REM Consolidamento della memoria Attività cerebrale più lenta

Inoltre, utilizzando questo strumento, è stato possibile registrare vari parametri fisiologici come l’attività elettrica cerebrale, i movimenti oculari e l’attività dei muscoli. I tracciati forniti dai ricercatori hanno consentito di evidenziare come nel sonno il cervello non sia a riposo, ma sia caratterizzato dall’attivazione di aree coinvolte per le emozioni, aree della corteccia visiva e processi di memoria o l’apprendimento funzionali al consolidamento delle tracce e alla loro integrazione con memorie preesistenti.

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