Risonanza Magnetica Polmonare: Indicazioni e Controindicazioni

La Risonanza Magnetica (RM) del torace senza e con mezzo di contrasto (MDC) è una tecnica di imaging avanzata utilizzata per ottenere immagini dettagliate del torace. Queste immagini comprendono il cuore, i polmoni, i vasi sanguigni, la gabbia toracica e altri tessuti circostanti.

La RM del torace è un esame non invasivo che offre una visualizzazione accurata delle strutture del torace. La procedura può essere eseguita senza l'uso di mezzi di contrasto (senza MDC) o con l'uso di un mezzo di contrasto (con MDC). Senza l'uso di MDC, l'esame si basa esclusivamente sulle differenze di risonanza magnetica naturale dei vari tessuti.

L'aggiunta di MDC permette di migliorare ulteriormente la qualità delle immagini e fornisce informazioni più dettagliate.

Indicazioni per la Risonanza Magnetica Polmonare

Offrendo immagini dettagliate delle strutture toraciche, consente di diagnosticare efficacemente una vasta gamma di patologie e di monitorare il progresso dei trattamenti medici. La RM del torace senza e con MDC è una tecnica diagnostica potente, non invasiva e ricca di applicazioni cliniche.

La risonanza viene prescritta soprattutto nel settore neurologico, per evidenziare patologie dell’encefalo o del midollo, ma è molto utile anche in campo oncologico per la diagnosi dei tumori. Spesso si ricorre alla risonanza anche in campo ortopedico- per valutare la struttura delle ossa- e in ambito cardiologico per valutare la funzione cardiaca.

Come si svolge l'esame

Il paziente viene fatto sdraiare su un lettino che scorre all’interno dell’apparecchiatura. Il paziente si sdraia su un lettino all’interno del macchinario e dovrà seguire le indicazioni fornite dal tecnico di radiologia attraverso un microfono. Anche per questo esame può essere necessario iniettare il mezzo di contrasto.

Questo esame non utilizza radiazioni ionizzanti e per questo è possibile sottoporsi più volte alla procedura anche ad intervalli ravvicinati.

Prima di essere sottoposti all’esame il personale sanitario si accerterà che non siano presenti pace-maker, clip vascolari e protesi metalliche anche se da diverso tempo la maggior parte dei metalli usati in campo medico sono compatibili con la risonanza magnetica.

Mezzi di Contrasto: Tipi ed Effetti

I mezzi di contrasto endovena sono usati quotidianamente e con sempre maggiore frequenza nei pazienti in ospedale e negli ambulatori di radiodiagnostica. I mezzi di contrasto sono a tutti gli effetti farmaci che vengono introdotti nell’organismo, tuttavia non essendo sostanze terapeutiche raramente vengono trattati in testi, prontuari o banche dati di farmacologia clinica a uso del medico pratico, specie in riferimento alle reazioni avverse e alle possibili interazioni.

Nella TC vengono impiegati mezzi di contrasto sia mediante somministrazione orale che per endovena. I mezzi di contrasto per via endovenosa sono rappresentati da quelli di tipo non ionico che vengono eliminati con le urine tramite il rene.

Sono attualmente rappresentati dai composti a base di una sostanza chiamata Gadolinio (Gd). Essi, dopo essere stati somministrati per via endovenosa, si distribuiscono prima nei vasi sanguigni e poi anche negli spazi extra-vascolari. Vengono poi eliminati dai reni ed, in piccola parte, anche attraverso l'intestino.

Tali mezzi di contrasto espletano la loro azione in modo completamente diverso da quelli iodati impiegati in radiologia. Infatti essi esaltano il contrasto tra i tessuti perché dotati di proprietà magnetiche; per questo sono chiamati paramagnetici.

Per esami di risonanza vengono usati mezzi di contrasto paramagnetici (contenenti gadolinio o manganese) e superparamagnetici (contenenti composti di ferro). I più usati sono quelli contenenti gadolinio.

In Italia i mezzi di contrasto a base di gadolinio sono: gadodiamide (Omniscan®), acido gadobenico (Multihance®), gadobutrolo (Gadovist®), gadofosveset (Vasovist®), acido gadopentetico (Magnevist®), acido gadoterico (Dotaren®), gadoteridolo (Prohance®) e acido gadoxetico (Primovist®).

Reazioni Avverse ai Mezzi di Contrasto

La possibilità di reazioni avverse, acute e non acute, su base tossica diretta (locale, come per stravaso extravascolare, o su particolari organi e apparati, per esempio la nefrotossicità) o idiosincrasica, se pur non frequente è nota da tempo per i mezzi di contrasto iodati usati per le radiografie (TC compresa).

I mezzi di contrasto, in particolare quelli iodati utilizzati per studiare i vasi delle vie urinarie (uroangiografici) e le vie biliari (colangiografici), possono causare reazioni avverse od effetti collaterali di vario tipo e di diversa gravità.

  • reazioni di natura chemiotassica o di Tipo A: chiamate così perché la tossicità del composto è legata alla sua composizione chimica.
  • reazioni imprevedibili o di Tipo B: sono quelle in cui il rapporto causa-effetto è più difficile da stabilire e, per darne spiegazione, sono state fatte varie ipotesi riguardanti l'intervento del sistema immunitario, la presenza di malattie concomitanti e lo stato emotivo del paziente.

Reazioni avverse gravi acute (pochi minuti dopo l’introduzione del contrasto), se pur rare, sono sempre possibili. Benché queste reazioni possano avere le stesse manifestazioni delle reazioni anafilattiche, esse non sono vere reazioni di ipersensibilità IgE mediate.

Infatti una sensibilizzazione precedente non è necessaria, né la reazione si ripete sempre nello stesso paziente.

Anche per i mezzi di contrasto paramagnetici contenenti gadolinio è stata segnalata la possibilità di nefrotossicità acuta come per i composti iodati per radiografia. Inoltre, particolarmente in pazienti nefropatici, dopo esposizione a gadolinio è stata descritta la possibilità di sviluppare una fibrosi sistemica nefrogenica, con alterazioni simil sclerodermiche della pelle, dei tessuti connettivi e di altri organi, talora a evoluzione fatale.

Precauzioni e Controindicazioni

Occorre prestare attenzione nei casi di insufficienza renale ed epatica grave. Nell'insufficienza renale si dovrà, ove possibile, evitare l'impiego del mezzo di contrasto ed optare per indagini (ecografia, risonanza magnetica) che non ne richiedano l'impiego.

È raccomandabile consigliare al paziente di bere molta acqua per favorire l'eliminazione della sostanza il più velocemente possibile, e di favorire l'idratazione nei soggetti con insufficienza renale, diabete, mieloma multiplo ed iperuricemia.

Dal punto di vista della pratica clinica è fondamentale, accingendosi a prescrivere un esame con contrasto per via endovenosa, avere informazioni su eventuali pregresse reazioni avverse (lievi o gravi, acute o subacute, cutanee o generali) avvenute in precedenti esami dopo introduzione di mezzo di contrasto.

Non vanno trascurate condizioni patologiche in atto o antecedenti (per esempio asma bronchiale, allergie alimentari o a farmaci) che possono predisporre a reazioni indesiderate. Va sempre raccolta, quando possibile, un’accurata anamnesi farmacologica.

Ugualmente importanti sono un attento esame clinico del paziente e la valutazione di alcuni parametri di laboratorio, quali funzionalità renale, epatica, tiroidea, emocoagulativa ed elettroforesi proteica del siero.

Ovviamente la prima considerazione da fare, anche in relazione ai possibili rischi, è la reale utilità dell’esame.

Particolari condizioni predisponenti, come una preesistente insufficienza renale, la disidratazione, terapie diuretiche, l’uso di farmaci che possono causare tossicità renale (per esempio FANS o ACE inibitori che vanno sospesi prima dell’esame) devono essere attentamente valutate, soprattutto per la prevenzione (o l’aggravamento) della nefrotossicità. A questo scopo è obbligatorio considerare in ogni paziente che deve essere sottoposto a esame con contrasto per via endovenosa non solo la creatininemia, ma anche il GFR (filtrato glomerulare), che molti laboratori forniscono insieme.

Non esistono trattamenti farmacologici certi per la prevenzione della nefropatia da contrasto, sebbene siano state proposte diverse molecole tra cui bicarbonato di sodio, acetilcisteina, calcioantagonisti, teofillina, antagonisti del recettore dell’endotelina.

Reazioni idiosincrasiche acute gravi (per esempio shock, sincope, aritmie cardiache ventricolari, broncospasmo, orticaria) vanno riconosciute e trattate tempestivamente, ricordando che anche il pre trattamento con antistaminici e corticosteroidi nei casi a rischio non fornisce un sicura protezione.

Segnalazioni di Reazioni Avverse

Nella banca dati del Gruppo Interregionale di Farmacovigilanza al 30 giugno 2009 erano presenti 2.274 segnalazioni di reazioni avverse alle due categorie di mezzi di contrasto prese in considerazione nell’articolo, con una percentuale di reazioni gravi del 23% circa.

Sia per i mezzi di contrasto iodati sia per quelli a base di gadolinio per risonanza magnetica le reazioni più segnalate come causa di morte sono state lo shock anafilattico e l’arresto cardiaco o cardiorespiratorio. Per entrambe le classi le reazioni avverse sono state per la grande maggioranza a carico della cute, dell’apparato cardiovascolare e respiratorio.

Pochissime sono le segnalazioni a carico dei mezzi di contrasto iodati ad alta osmolarità (n= 21) così come quelle per i supermagnetici a base di ferro (n= 7), indice dello scarso utilizzo di tali composti. Poche anche le segnalazioni per i composti utilizzati nell’ultrasonografia (n= 22), anche se va sottolineato che sono quasi tutte gravi (>70%) tra cui un decesso.

Mezzi di Contrasto N. Segnalazioni N. Segnalazioni ADR gravi (%)
Mezzi di contrasto iodati a bassa osmolarità [Dato mancante] [Dato mancante]
Mezzi di contrasto paramagnetici per risonanza magnetica [Dato mancante] [Dato mancante]

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