La malattia di Parkinson è caratterizzata dalla degenerazione cronica e progressiva delle strutture nervose, in particolare in un’area del sistema nervoso centrale detta sostanza nera. Qui si produce la dopamina, un neurotrasmettitore che facilita i movimenti volontari del corpo agendo su apposite cellule recettrici presenti nel nucleo striato.
Uno studio dell’Istituto di tecnologie biomediche del Cnr, in collaborazione con il Department of Psychiatry Columbia University Medical Center di New York, dimostra sul cervello umano che la riduzione del contrasto nelle immagini di risonanza magnetica della sostanza nera è dovuta alla perdita di neuromelanina, cioè dei neuroni che producono dopamina, legata alla malattia di Parkinson. Per confermare una diagnosi di Parkinson può bastare una risonanza magnetica.
Neuromelanina e Risonanza Magnetica
“Nei neuroni della sostanza nera del cervello umano che producono dopamina si accumula una sostanza chiamata neuromelanina”, spiega Zecca. Numerosi studi eseguiti con immagini di risonanza magnetica (Rm o Mri) avevano rilevato una riduzione del contrasto nella zona della sostanza nera.
È stato perciò confermato che le immagini di risonanza magnetica della neuromelanina costituiscono un marcatore della funzionalità dei neuroni della dopamina della sostanza nera cerebrale. "Questi neuroni vengono persi nella malattia di Parkinson”, spiega Zecca. Questo fatto è stato ora dimostrato da uno studio pubblicato da Zecca e colleghi su Proceedings of the National Academy of Sciences.
Uno studio scientifico pubblicato sulla rivista internazionale "Radiology" è stato realizzato, utilizzando la Risonanza Magnetica 7 Tesla della Fondazione IMAGO7, unico magnete a campo ultra alto per uso sperimentale in Italia. Per la prima volta un gruppo di ricercatori di Pisa è riuscito a “fotografare” la struttura profonda del cervello colpita dal morbo di Parkinson. Un apparecchio che sta aprendo nuove frontiere nella diagnosi della seconda patologia neurodegenerativa più diffusa al mondo, dopo l’Alzheimer.
Validazione del Metodo
“Il metodo di risonanza magnetica della neuromelanina è stato verificato mediante correlazione con il rilascio di dopamina osservato nelle immagini della tomografia ad emissioni di positroni (Pet)”, spiega il ricercatore. Inoltre è stato convalidato con misure del flusso sanguigno, utilizzando immagini di risonanza magnetica funzionale (fMri) nella zona in cui ci sono i neuroni della dopamina”, prosegue Zecca. Oltre ad agevolare la diagnosi di Parkinson, la nuova metodologia potrà essere utilizzata per ricerche su altre patologie neurologiche e psichiatriche in cui sia presente un’alterata attività della dopamina.
“Abbiamo impiegato le immagini di risonanza magnetica della neuromelanina per studiare pazienti con schizofrenia e soggetti con elevato rischio per le psicosi, usando sempre come confronto la Pet e la fMri”, conclude Zecca. “In questi casi abbiamo osservato che il segnale delle immagini di risonanza magnetica della neuromelanina è correlato alla gravità delle psicosi nella schizofrenia e nei soggetti a rischio di schizofrenia. Questo suggerisce che il metodo possa diventare un marcatore del rischio per le psicosi, prima della comparsa di una manifesta schizofrenia”.
Oltre a confermare tali diagnosi il nuovo metodo, validato mediante confronto con Pet e la fMri, è largamente disponibile negli ospedali e potrà essere utilizzato per ricerche su soggetti con schizofrenia e rischio di psicosi. Clifford M. Cassidy, Fabio A. Zucca, Ragy R. Girgis, Seth C. Baker, Jodi J. Weinstein, Madeleine E. Sharp, Chiara Bellei, Alice Valmadre, Nora Vanegas, Lawrence S.
Diagnosi e Sintomi del Parkinson
“I nostri risultati sono promettenti per la diagnosi precoce della malattia - ha spiegato Cosottini - la diagnosi di Malattia di Parkinson resterà su base clinica ma la tecnica offrirà un importante supporto. Dr. “Ai fini di una diagnosi quanto più precoce - afferma il Direttore della Neurologia e Stroke Unit - è molto importante che i pazienti riferiscano al proprio specialista tutti quei sintomi riconducibili alla malattia di Parkinson come ad esempio il deficit olfattivo, la depressione, i dolori delle grosse articolazioni e i disturbi comportamentali durante il sonno.
“Sintomi tipici sono la bradicinesia, ossia la difficoltà e la lentezza nei movimenti, il tremore e la rigidità - spiega lo specialista -. Spesso, nella fase avanzata la malattia, si accompagna ad altri disturbi non motori quali: dolori muscolo-scheletrici, stipsi, disfunzioni sessuali, eccesso di salivazione (scialorrea) e calo del tono della voce.
Poi si passa ad esami strumentali come la risonanza magnetica nucleare e una tecnica di neuroimaging specifica, la Spect con la somministrazione del tracciante Datscan. La diagnosi della malattia di Parkinson in prima battuta si basa sulla storia clinica del paziente e sull’esame neurologico durante la visita. Per il completamento diagnostico si può ricorrere alla tomografia ad emissione di positroni (Pet).
Criteri Diagnostici di Morbo di Parkinson Secondo Gelb et Al.
- tremore a riposo, distale (3-6 Hz): costituisce il tipo di tremore più frequentemente osservato nella malattia di Parkinson (69-100% dei casi), pur essendo riscontrabile anche in altri quadri clinici extrapiramidali;
- rigidità: segno comune a molte condizioni cliniche, ma presente in una percentuale elevata di casi di malattia di Parkinson (89-99%);
- bradicinesia: si manifesta nel 77-98% dei casi, ma non può considerarsi carattere esclusivo della malattia di Parkinson;
- esordio asimmetrico: costituisce la più frequente modalità di distribuzione iniziale della sintomatologia (72-75% dei casi), pur essendo anch’esso un carattere non esclusivo.
L’instabilità posturale non viene considerata un segno cardinale essendo riscontrabile solo nel 37% dei pazienti con durata di malattia inferiore o uguale a 5 anni, mentre è spesso il più comune sintomo di esordio dei parkinsonismi atipici.
Prospettive Future e Ricerca
Tra i progetti sponsorizzati dalla Fondazione Grigioni, si annovera la messa a punto di una metodica non invasiva per il monitoraggio della funzione delle cellule nervose che producono dopamina dette anche neuroni dopaminergici. Essa si basa sulla misurazione della neuromelanina, un pigmento scuro che si forma in seguito alla ossidazione della dopamina e che nel tempo si accumula nei neuroni dopaminergici, situati prevalentemente in una area del cervello detta sostanza nera, colore dovuto alla presenza di neuromelanina.
Sappiamo che la distruzione dei neuroni dopaminergici inizia molti anni prima dell’esordio della malattia. La diagnosi precoce di Parkinson, cioè effettuata quando la malattia non è ancora asintomatica, sarebbe molto importante, perché è più probabile che le terapie potenzialmente protettive possano essere efficaci nelle fasi iniziali della malattia.
Queste limitazioni possono essere superate ricorrendo alla risonanza magnetica, un esame che comporta solo l’esposizione a un campo magnetico e non a radiazioni, in grado di individuare cambiamenti nella quantità di neuromelanina, che diminuisce progressivamente con la morte dei neuroni dopaminergici. Il primo ricercatore che ha avuto questa idea è stato il Dr Zecca (1, 2). Gli studi supportati dalla Fondazione consistono nella messa a punto di una particolare sequenza per l’acquisizione di neuroimmagini, per rendere l’esame il più sensibile (capace di individuare la malattia quando è presente) especifico (ridurre al minimo gli errori di diagnosi) possibile.
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