Risonanza Magnetica Multiparametrica Prostatica: Interpretazione e Importanza nella Diagnosi del Tumore alla Prostata

Il carcinoma della prostata rappresenta la neoplasia con la più elevata incidenza nel sesso maschile. L’introduzione di moderne tecniche diagnostiche strumentali, associate al dosaggio periodico del PSA e all’esplorazione rettale, ha consentito negli ultimi anni una notevole riduzione del numero di pazienti sottoposti inutilmente a biopsia prostatica e degli effetti avversi associati alla procedura.

La Risonanza Magnetica Multiparametrica Prostatica: Di Cosa Si Tratta

La Risonanza Magnetica Multiparametrica della Prostata (RMmp) è attualmente la metodica di imaging più avanzata per lo studio del tumore prostatico. È un esame indolore, dalla durata di circa 30-40 minuti, che fornisce una vera e propria mappatura della prostata e dei tessuti limitrofi. La procedura non prevede l’utilizzo di radiazioni ionizzanti, ma si basa sul principio della radiofrequenza, è quindi da considerarsi una metodica non invasiva. Il paziente viene fatto sdraiare su un lettino in posizione supina e fatto scivolare attraverso un cilindro cavo, aperto ad entrambe le estremità; tramite un accesso venoso viene iniettato mezzo di contrasto paramagnetico. È fondamentale, per non inficiare la buona qualità delle immagini che il paziente rimanga fermo durante l’intera durata della procedura.

A Cosa Serve la Risonanza Magnetica Multiparametrica Prostatica

La RMmp ha acquisito un ruolo fondamentale nella definizione dell’iter diagnostico terapeutico del tumore prostatico, ad esempio in caso di riscontro di valori elevati del PSA o della presenza di reperti anomali all’esplorazione rettale. Essa consente di ottenere:

  • Studio morfologico della ghiandola prostatica
  • Valutazione della presenza di aree di sospetta malignità, anche di dimensioni millimetriche, classificate secondo score PI RADS
  • Valutazione di localizzazione ed eventuale stadiazione loco-regionale della malattia
  • Studio anatomico di recidiva loco-regionale dopo chirurgia o trattamento radioterapico
  • Guida per l’esecuzione di biopsie prostatiche con tecnica Fusion
  • Sorveglianza attiva del tumore alla prostata

Preparazione, Controindicazioni ed Effetti Collaterali

La procedura non richiede particolare preparazione, tuttavia sono necessarie piccole accortezze. Il paziente deve essere a digiuno da cibi solidi da almeno sei ore prima dell’esame e da liquidi da almeno un’ora. È fortemente consigliato effettuare un clistere poche ore prima della procedura per evitare la presenza di feci o aria nel retto, elemento che potrebbe causare artefatti nelle immagini e minarne la qualità complessiva.Inoltre, è necessaria l’esecuzione di analisi di laboratorio per valutare la funzionalità renale (creatininemia), alcuni giorni prima dell’esame. In caso di insufficienza renale è infatti controindicato l’utilizzo di mezzo di contrasto e la procedura verrà eseguita senza infusione dello stesso.Infine, in caso di esecuzione di precedenti Biopsie prostatiche è consigliato attendere almeno 6-8 settimane prima di eseguire la RMmp.

La procedura non può essere eseguita in caso di pazienti portatori di pace-maker non compatibili, clip vascolari metalliche, pompe per il rilascio di chemioterapici, neurostimolatori, protesi del cristallino o dell’orecchio interno e corpi estranei metallici (pallini da caccia). È fondamentale che il paziente informi il Medico Radiologo di eventuali allergie in modo da valutare la necessità di esecuzione di adeguata preparazione antiallergica. Nonostante si tratti di un evento molto raro, alcuni pazienti possono infatti sviluppare reazione avverse al mezzo di contrasto utilizzato (gadolinio).

Le Tecniche di Studio Nella RMmp

La RMmp viene eseguita utilizzando diverse tecniche:

  • Studio morfologico
  • Studio di diffusione
  • Studio di perfusione

Lo studio morfologico (sequenze T1 e T2) è volto a valutare l’anatomia della ghiandola e a riconoscere eventuali alterazioni della stessa, consentendo di riconoscere non solo lesioni estese, ma anche alterazioni di pochi millimetri. Lo studio di diffusione molecolare dell’acqua (sequenze DWI e ADC) fornisce informazioni riguardanti il grado di proliferazione cellulare e di conseguenza il danno tissutale presente. La valutazione dinamica-perfusionale (sequenza DCE) è ottenuta con la somministrazione di mezzo di contrasto paramagnetico ed è in grado di caratterizzare le eventuali lesioni in base al loro livello di vascolarizzazione.

Combinando i dati ottenuti dalle immagini acquisite con le suddette tecniche di studio, e dall’elaborazione delle stesse, è possibile fornire con elevata accuratezza informazioni riguardanti l’identificazione e la tipizzazione di lesioni tumorali a livello dell’intera ghiandola prostatica. Dall’integrazione dei tre parametri si ottiene, infatti, una valutazione non solo morfologica ma anche funzionale-fisiologica, rendendo possibile riconoscere la presenza di eventuale neoplasia, indicandone la sede al fine di permettere una biopsia mirata per conferma e valutazione del grado della lesione.

Sequenze di Studio nella Risonanza Magnetica Multiparametrica Prostatica

Lo Score PI-RADS: Un Sistema di Classificazione per la Valutazione del Rischio

Data la complessità dell’esame, negli anni sono state codificate delle linee guida internazionali, definite dallo score PI-RADS (Prostate Imaging Reporting & Data System), per l’esecuzione e la refertazione della Risonanza magnetica multiparametrica della prostata. La sensibilità della risonanza nel riconoscere un adenocarcinoma prostatico clinicamente significativo attualmente si aggira intorno al 90% e questo valore è in progressivo aumento con lo sviluppo di nuove tecnologie. Esse permettono di ottenere una valutazione oggettiva delle lesioni prostatiche con una scala di valori da 1 a 5. Il punteggio viene calcolato valutando il comportamento di segnale nelle sequenze morfologiche, di diffusione e post-contrastografiche. La classificazione PI-RADS permette quindi di assegnare un punteggio crescente di probabilità di malignità ad ogni reperto individuato in risonanza magnetica.

Le categorie di valutazione PI-RADS vengono sintetizzate come segue:

  • PI RADS 1 - Rischio molto basso: è altamente improbabile la presenza di un tumore clinicamente significativo
  • PI RADS 2 - Rischio basso: è improbabile la presenza di un tumore clinicamente significativo
  • PI RADS 3 - Rischio intermedio: la presenza di un tumore clinicamente significativo è incerta
  • PI RADS 4 - Rischio alto: è probabile la presenza di un tumore clinicamente significativo
  • PI RADS 5 - Rischio molto alto: è altamente probabile la presenza di un tumore clinicamente significativo

In altre parole, la presenza di un’area PI RADS > o = 3 non consente di fare diagnosi di tumore prostatico, ma guida il clinico nella scelta di eseguire una biopsia prostatica, unico elemento dirimente per poter parlare di cancro alla prostata.

Interpretazione del PI-RADS

Il sistema standardizzato PI-RADS prevede che se il radiologo identifica uno o più reperti sospetti, segnali nel referto a quale classe di rischio essi appartengano e in quale sede li visualizza. In pratica una risonanza magnetica multiparametrica prostatica nel cui referto è indicato un PI-RADS 1 o 2 va considerata negativa. In alcuni casi di referti negativi il PI-RADS non viene nemmeno riportato. In presenza di lesioni PI-RADS 4 o 5, al contrario, l’esame va considerato positivo. In questi pazienti la biopsia prostatica andrebbe sempre fatta, e dovrebbe basarsi sulle metodiche di fusione. I referti con PI-RADS 3 sono invece considerati dubbi. In questi casi la decisione se eseguire la biopsia dipende anche dagli altri fattori di rischio del caso (come il valore del PSA o i reperti palpatori all’esplorazione rettale).

Ad oggi la risonanza magnetica multiparametrica rappresenta la metodica di diagnostica per immagini più affidabile tra quelle disponibili per la diagnosi del tumore prostatico. questo significa che solo 1 paziente su 10 affetto da tumore risulta falsamente negativo. In caso di risonanza multiparametrica positiva il paziente dovrà invece essere avviato all’esecuzione della biopsia prostatica.

La risonanza magnetica prostatica multiparametrica è un esame diagnostico radiologico non invasivo, in quanto si basa sul principio della radiofrequenza e non contempla l’utilizzo di radiazioni ionizzanti. Si tratta di un esame multiplanare: la prostata viene quindi esaminata nei tre piani dello spazio, ciò consente il più accurato studio della sua morfologia. Il paziente deve soltanto restare disteso e immobile sul lettino in posizione supina e respirare regolarmente. La durata della procedura, che è assolutamente indolore, è di circa 30 minuti. Il risultato è una vera e propria mappatura della prostata, che consente di ottenere perfino le immagini di tumori di dimensioni inferiori a 1 centimetro e di conseguenza il più completo quadro della situazione. Subito dopo il termine dell’esame è possibile cibarsi e svolgere le proprie attività, senza particolari tempi di attesa.

Si sconsiglia di procedere con la risonanza magnetica se il paziente è affetto da insufficienza renale oppure è portatore di pace-maker, clip vascolari metalliche, pompe per il rilascio di chemioterapici, protesi del cristallino o dell’orecchio interno.

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