La risonanza magnetica (RM) è un esame che ha rivoluzionato la modalità di indagine del sistema nervoso. Infatti, permette di visualizzare con il massimo dettaglio il cervello, il midollo spinale con le radici nervose ed i nervi di maggiore dimensione. Quel che è più importante è la possibilità di rilevare patologie che si presentano con alterazioni millimetriche. Per quel che sappiamo non è un’indagine “dannosa” per l’organismo, ossia non vi sono radiazioni.
Come Funziona la Risonanza Magnetica?
La risonanza magnetica del midollo con mezzo di contrasto prevede che il paziente o una parte del suo corpo siano introdotti in un particolare strumento a forma di grosso cilindro che è in grado sia di generare il campo magnetico necessario sia di rivelare le onde emesse in risposta dai tessuti colpiti (o meglio dai nuclei degli atomi di idrogeno contenuti nei tessuti). Per azione del campo, i nuclei cambiano orientamento, per poi riallinearsi al cessare di tale effetto. Nel fare ciò, essi risuonano (da cui il termine risonanza), ovvero emettono un debolissimo segnale, che è catturato dallo strumento. I segnali così prodotti sono rielaborati da un computer, ottenendone immagini di zone del corpo, che, altrimenti, risulterebbero irraggiungibili.
La risonanza magnetica del midollo con mezzo di contrasto permette di ottenere immagini molto nitide e dettagliate di organi come il midollo spinale, il cervello, il fegato, dei quali si ottengono anche informazioni fisiche (densità) e chimiche (composizione) sui tessuti che li costituiscono.
Il midollo spinale è una porzione del sistema nervoso centrale contenuta all'interno della colonna vertebrale ed è rivestito da tre membrane, dette meningi, che lo proteggono e lo nutrono, si tratta della via principale della conduzione degli impulsi dal cervello al corpo e viceversa.
Per questo la risonanza magnetica risulta essere una tecnica strumentale molto utile per ottenere una visualizzazione molto precisa del midollo spinale e della colonna vertebrale e per effettuare una diagnosi esatta delle lesioni di questi organi.
Quando è Consigliata la Risonanza Magnetica della Colonna Vertebrale?
Come abbiamo visto questo esame serve principalmente per diagnosticare o escludere patologie che possono riguardare il tratto cervicale, dorsale, lombare e sacrale. Quindi è di particolare interesse per persone in cui si sospetta un’alterazione a carico dei dischi intervertebrali, come protrusioni ed ernie. Ma è consigliata anche per analizzare alterazioni del tessuto osseo e del midollo spinale. Si prescrive la risonanza magnetica solitamente per risalire all’origine di disturbi per cui altri esami diagnostici non hanno dato esiti. Nel nostro caso, per esempio, non è raro che prima si provi con alcuni trattamenti, ipotizzando cause di vario genere, poi si passi alle radiografie e infine, quando ancora la causa non è stabilita, si ricorra quindi alla risonanza.
Cosa si individua tramite questo esame
La risonanza magnetica della colonna vertebrale è utile a diagnosticare alcune patologie o problematiche, quali:
- tumori ossei
- tumori del midollo
- infiammazioni
- infezioni
- malattie degenerative
- metastasi
Chi Non Può Sottoporsi all'Esame?
La risonanza magnetica del midollo con mezzo di contrasto non può essere effettuata su pazienti che hanno pace-maker al cuore o protesi metalliche interne, perché il campo magnetico utilizzato subirebbe interferenze da parte di tali strutture.
Come molti esami purtroppo non tutti vi si possono sottoporre senza alcun rischio. Nello specifico non possono sottoporsi a questo tipo di esame i portatori di pacemaker o di dispositivi ad attivazione magnetica, come elettrodi e neuro stimolatori. Neanche a chi indossa protesi di non accertabile compatibilità con i campi magnetici è consigliato sottoporsi a questo esame.
Inoltre, nel caso non fosse certa la presenza nel corpo del paziente di parti metalliche, come punti di sutura, clip, placche metalliche o protesi, si dovrà informarne il personale medico e paramedico, che potrà disporre l’esecuzione preliminare di radiogrammi che consentano di verificarne l’effettiva presenza. Infine, è un esame in generale sconsigliato nel primo bimestre di gravidanza.
La somministrazione di mezzo di contrasto, usualmente gadolinio, può causare delle reazioni allergiche. Non può essere eseguita nei portatori di protesi o materiale metallico. Il titanio è “compatibile” ma provoca degli artefatti “di vicinanza” che rendono meno chiare le immagini.
L'Angio RM del Midollo Spinale con Mezzo di Contrasto (MDC)
L'Angio RM del Midollo Spinale con MDC (Mezzo Di Contrasto) è un esame radiologico avanzato che combina le tecniche di risonanza magnetica e angiografia per visualizzare dettagliatamente le strutture vascolari del midollo spinale. L'Angio RM (Angio-Risonanza Magnetica) è una tecnica non invasiva che si avvale della risonanza magnetica per acquisire immagini tridimensionali dei vasi sanguigni.
Come Funziona l'Angio RM con MDC?
- Mezzo di Contrasto (MDC): un agente paramagnetico, solitamente a base di gadolinio, viene iniettato nel sistema venoso del paziente.
- Acquisizione delle Immagini: il paziente viene posizionato all'interno dello scanner RM e vengono acquisite una serie di immagini utilizzando sequenze specifiche.
L'Angio RM Midollo Spinale con MDC rappresenta un'importante strumento diagnostico nella valutazione di patologie vascolari e neoplastiche del midollo spinale.
Risonanza Magnetica e Sclerosi Multipla
La diagnosi di sclerosi multipla primariamente progressiva è spesso una sfida, tanto che da tempo clinici e ricercatori sono al lavoro per trovare i marcatori più utili per identificare questa forma di malattia. Anche capire se una forma a esordio recidivante-remittente evolverà in una secondariamente progressiva è difficile. Da molto ci si interroga se e quanto i dati di risonanza magnetica (RM) possano aiutare nell'identificazione delle forme progressive di malattia, quanto in sostanza le informazioni che possiamo ottenere dall'imaging possano effettivamente fotografare uno stadio di malattia e avere valore prognostico.
Solitamente la diagnosi di forme progressive di sclerosi multipla viene effettuata retrospettivamente, analizzando l'accumulo di disabilità e altri indicatori clinici. Dare un nome esatto alla forma di malattia, tuttavia, è importante per accedere a trattamenti specifici per le forme progressive, come ricordano gli esperti. Al momento si può parlare di potenziali indicatori estrapolabili da analisi di risonanza magnetica (RM) con valore diagnostico e prognostico. Come a dire, precisano gli autori, che qualche indizio c'è, ma che a livello del singolo paziente, così come di singolo esame, la specificità e la significatività delle misure di RM per le forme progressive di malattia è ridotta.
Se è abbastanza chiaro che una RM non è in grado di distinguere tra forme primariamente e secondariamente progressive, alcuni marcatori di imaging sono più specifici dell'una e dell'altra forma di malattia, e possono avere un valore predittivo. Si parla di lesioni localizzate a livello di regioni critiche del sistema nervoso centrale che, identificate nelle fasi iniziali della sclerosi multipla (SM), possono predire l'accumulo di disabilità nel tempo e l’evoluzione verso una forma secondariamente progressiva, come la presenza di almeno una lesione nel midollo spinale o nella sostanza grigia corticale o nelle regioni infratentoriali.
Alterazioni diffuse di segnale a livello del midollo spinale, lesioni a livello del midollo spinale che coinvolgono non solo la sostanza bianca, ma anche la sostanza grigia, o la presenza di atrofia (una misura di perdita irreversibile di tessuto) a livello della porzione inferiore del midollo cervicale potrebbero invece indicare una diagnosi di forme primariamente progressive.
Si tratta per lo più di dati che hanno ancora bisogno di conferme, auspicabilmente da integrare con altri marcatori di imaging e più in generale con altri biomarcatori (come i livelli dei neurofilamenti), per identificare con successo e precocemente le persone con forme progressive, scrivono gli autori. Di fatto - concludono - distinguere una forma primariamente progressiva da una a recidivante-remittente e l'evoluzione da questa a forme secondariamente progressive con la RM a livello del singolo individuo non è ancora possibile.
Autori: Massimo Filippi, Paolo Preziosa, Frederik Barkhof, Declan T. Chard, Nicola De Stefano, Robert J. Fox, Claudio Gasperini, Ludwig Kappos, Xavier Montalban, Bastiaan Moraal, Daniel S. Reich, Àlex Rovira, Ahmed T. Toosy, Anthony Traboulsee, Brian G. Weinshenker, Burcu Zeydan, Brenda L. Banwell, Maria A.
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