Risonanza Magnetica: Uno Strumento Chiave nella Diagnosi delle Infiammazioni

La risonanza magnetica (RM) è una metodica di diagnostica per immagini impiegata sempre più spesso in svariate specialità cliniche, compresa la reumatologia. Per chi soffre di una patologia reumatica, anticipare al massimo la diagnosi può cambiare le sorti della malattia, evitando l’evoluzione in forme più gravi e invalidanti che impattano fortemente sulla qualità di vita dei pazienti.

Per l’elevata sensibilità, specificità e accuratezza, la risonanza magnetica (RM) rappresenta una preziosa alleata nelle mani dello specialista reumatologo per formulare diagnosi più precoci e precise, ma anche a scopo predittivo, cioè per individuare in anticipo quei fattori di rischio non ancora clinicamente manifesti che potranno evolvere in malattia.

La RM consiste quindi nell’utilizzo di campi magnetici e impulsi di radiofrequenza. A differenza di radiografie standard e della tomografia computerizzata (TC), la RM non utilizza radiazioni ionizzanti (o raggi X), ma sfrutta il magnetismo e i campi elettrici.

Risonanza Magnetica e Malattie Reumatiche

Le malattie reumatiche sono rappresentate da un ampio gruppo di patologie che coinvolgono con frequenza variabile l’apparato osteoarticolare. Per quest’ultimo gruppo di patologie la Risonanza Magnetica Nucleare (RMN) è probabilmente la metodica diagnostica più completa per la diagnosi, poiché è in grado di vedere con elevata sensibilità tutte le manifestazioni legate all’infiammazione quali il versamento, la sinovite e l’edema osseo. è possibile analizzare, con un unico esame, un eventuale interessamento infiammatorio di qualunque sede dell’apparato muscoloscheletrico.

Affianca al dato morfologico anatomico classico, un dato funzionale sfruttando il principio fisico della diffusione. La diffusione è una modalità di impiego della RMN che prevede lo studio della composizione molecolare dei singoli tessuti. In condizioni normali le molecole sono libere di muoversi nello spazio tissutale e cellulare, in tale condizione in determinate sequenze non generano alcun segnale.

Si è invece scoperto che in condizioni patologiche (ivi comprese le condizioni di infiammazione tipiche della patologia reumatica) il movimento delle molecole subisce una “restrizione”, creando un forte segnale che viene tradotto dalla risonanza magnetica in immagini.

Risonanza Magnetica Whole Body in Diffusione

La tecnica di RM whole body in diffusione è una metodica non-invasiva che prevede un tempo di acquisizione di circa 35-40 min, durante il quale il paziente deve rimanere immobile. Non è previsto l’uso di mezzi di contrasto.

Risonanza Magnetica e Artrite Psoriasica

La diagnosi di artrite psoriasica avviene a livello clinico, ovvero sulla base dell'esame obiettivo, durante il quale il Reumatologo valuta i segni di infiammazione articolare, la presenza di psoriasi cutanea o psoriasi alle unghie e la storia clinica del paziente. Nonostante ciò, diversi studi mostrano come gli strumenti di diagnostica per immagini (radiografia, ecografia, tomografia computerizzata e risonanza magnetica) siano estremamente utili: quando integrati alla clinica e ad alcuni esami laboratoristici, consentono per esempio di migliorare la diagnosi precoce e differenziale.

Utilità della Risonanza Magnetica nell'Artrite Psoriasica

Questo esame può essere richiesto, per esempio, qualora gli altri accertamenti non siano sufficienti a definire una diagnosi certa, oppure quando è necessario distinguere questa patologia da altre forme di artrite: la risonanza magnetica, a differenza dell'ecografia e della radiografia, è infatti in grado di restituire immagini di elevato dettaglio delle alterazioni articolari, che permettono al Reumatologo di valutare l'entità e la severità delle lesioni articolari, periarticolari e dei tessuti molli. In generale, la risonanza magnetica fornisce un contributo importante nello studio sia dello scheletro assile (cranio, colonna vertebrale e torace) che di quello appendicolare (bacino e arti), grazie anche all'impiego del mezzo di contrasto.

Artrite Psoriasica con Impegno Assiale

La risonanza magnetica è l'esame per immagini d'elezione quando occorre valutare lo scheletro assiale (colonna e/o bacino). La risonanza magnetica consente di visualizzare, in fase precoce, la presenza di edema osseo dei corpi vertebrali e di altri segni prognostici a livello delle vertebre, così come delle costole, dello sterno, del torace e dell'area sternoclavicolare. Inoltre, la risonanza magnetica è utile in presenza di sacroileite.

Artrite Psoriasica Periferica

A livello dello scheletro appendicolare, la risonanza magnetica consente di visualizzare nel dettaglio tutte le componenti delle articolazioni, così come le entesi, tipicamente coinvolte nelle fasi precoci dell'artrite psoriasica, permettendo di evidenziare infiammazioni e lesioni quali sinoviti, tenosinoviti, entesiti, borsiti, edemi extra-capsulari e dei tessuti molli sottocutanei, periostiti ed erosioni ossee.

La risonanza magnetica è inoltre una tecnica di riferimento nel reperimento di sinoviti proliferative o di versamenti articolari. In tutti questi casi, la risonanza magnetica consente di distinguere tra lesioni acute e lesioni croniche e di evidenziare eventuali forme subcliniche, laddove l'esame obiettivo non trova ancora riscontro.

Risonanza Magnetica e Spondiloartriti

Le Spondiloartriti sono un ampio gruppo di patologie con un substrato genetico comune caratterizzate, con frequenza variabile nei vari tipi, da un interessamento infiammatorio della colonna vertebrale, delle articolazioni periferiche e delle entesi (inserzioni tendinee). Le più note sono rappresentate dall’artrite psoriasica e dalla spondilite anchilosante.

In una percentuale non trascurabile dei casi la sintomatologia può essere sfumata e le analisi di laboratorio normali; in tali situazioni la diagnosi differenziale con patologie articolari non infiammatorie quali la fibromilagia e l’osteoartrosi, e più in generale con patologie meccanico-posturali, può essere molto difficile.

Risonanza Magnetica e Miositi

Le Miositi, invece, sono un gruppo di patologie piuttosto raro che comprende la miosite primitiva, la dermatomiosite, la miosite da corpi inclusi, la miopatia necrotizzante e le sindromi da overlap con altre malattie autoimmuni. Sono tutte caratterizzate da un interessamento infiammatorio della muscolatura scheletrica; sul piano clinico determinano una intensa astenia muscolare, e a livello laboratoristico un incremento dei valori ematici degli enzimi muscolari (cpk).

Il test diagnostico più efficace per la diagnosi è la biopsia muscolare, la quale tuttavia non può essere praticata in tutti i pazienti e necessita di centri diagnostici attrezzati con specifica esperienza nell’interpretazione istologica della biopsia. Proprio in tali casi, la RMN presenta una elevatissima sensibilità nell’individuazione di lesioni muscolari infiammatorie pertanto la sua applicazione total-body è estremamente utile per individuare la presenza e la localizzazione di una eventuale miosite.

Risonanza Magnetica e MICI (Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali)

Tra le metodiche utili, sicure e non invasive nell’ambito delle M.I.C.I., con una entero-RM è possibile apprezzare l’intero intestino, in particolare un’area anatomica non accessibile con altre indagini quali la gastroscopia (che studia lo stomaco e il duodeno) e la colonscopia (che studia solo il colon) ma anche le strutture che stanno attorno (la parete intestinale con i vari strati, la sua vascolarizzazione, i linfonodi e il mesentere); per questa ragione è particolarmente utile nella diagnosi e controllo della malattia di Crohn, che può coinvolgere anche l’intestino tenue con possibili complicanze quali restringimenti di tratti intestinali (stenosi), raccolte di liquidi fuori dall’intestino (ascessi) e fistole; queste ultime coinvolgono in genere la regione pelvica attorno all’ano, motivo per cui si preferisce effettuare una RM dell’addome inferiore e pelvi.

Per ottenere una buona distensione delle anse intestinali (condizione necessaria per la buona riuscita dell’esame) è necessario, nei due giorni precedenti all’esame seguire una dieta priva di scorie (evitare cibi integrali, carne rossa, burro, frutta, cereali, prodotti con latte intero, legumi, ecc.) e fare una preparazione simile a quella per la colonscopia. Il giorno dell’esame presentarsi un’ora prima dell’orario di prenotazione, a digiuno da 6 ore. Il digiuno NON comporta la sospensione di eventuali terapie in corso ed è consentita l’assunzione di acqua.

Risonanza Magnetica e Lombosciatalgia

La lombosciatalgia è un dolore che interessa il tratto lombare della colonna vertebrale del paziente e che si irradia colpendo anche gli arti inferiori. Possono essere vari e diversi i motivi per cui può insorgere tale patologia. L’ernia del disco è la causa più frequente per cui compare la lombosciatalgia, sensazione di bruciore (urgente) o simile a un forte crampo (crampiforme), che si distribuisce su una zona abbastanza precisa a partire dal tratto lombare irradiandosi lungo l’ arto/i inferiore/i alla coscia, alla gamba e al piede.

A seguire il medico indicherà quasi esami diagnostici effettuare. Fra questi spesso si prescrive una risonanza magnetica nucleare RMN L/S. Questo esame lo caratterizziamo come il più accurato ed utile, in grado di chiarire l’origine del disturbo.

Il trattamento della lombosciatalgia è essenzialmente conservativo. La presenza di un’ernia di per sè non è una indicazione chirurgica. Oltre alla cura farmacologica è indispensabile associare fin dai primi giorni, l’astensione da sforzi fisici e dal sollevamento dei pesi.

Risonanza Magnetica e Sclerosi Multipla (SM)

Le esperienze conseguite negli ultimi anni e il perfezionamento tecnologico degli esami strumentali, in particolare della risonanza magnetica nucleare, hanno reso possibile la diagnosi di SM spesso già al primo manifestarsi dei sintomi. In alcuni casi, il grado di certezza può tuttavia non essere completo (“SM possibile”) per la presenza di aspetti clinici-strumentali atipici, oppure perché i sintomi neurologici rimangono un episodio isolato.

La risonanza magnetica è un esame radiologico non invasivo e indolore, che comporta in genere l’iniezione in vena del gadolinio, il mezzo di contrasto che permette di evidenziare eventuali lesioni attive nel sistema nervoso centrale. Le controindicazioni alla RM sono poche e comprendono: la presenza di pacemaker cardiaci, di altri stimolatori elettrici fissi, di protesi metalliche fisse e la claustrofobia.

Nel caso sia stata formulata una diagnosi di “SM possibile”, dopo aver eseguito tutti gli accertamenti, sarà richiesto alla persona di ripetere, a distanza di alcuni mesi, una RM del cervello con mezzo di contrasto per verificare l’eventuale comparsa di nuove lesioni infiammatorie che comportano la conferma della diagnosi di SM.

La risonanza magnetica ha reso più semplice la diagnosi di SM perché permette di ottenere immagini molto dettagliate del sistema nervoso centrale. Le lesioni tipiche della malattia sono generalmente ben visibili utilizzando specifiche sequenze che elaborano le immagini realizzate con la RM; le aree di infiammazione e perdita di mielina di recente insorgenza si possono visualizzare dopo l’iniezione in vena del mezzo di contrasto (“lesioni attive”).

Va precisato che alterazioni della sostanza bianca visibili in RM simili a quelle che si riscontrano nella SM non sono esclusive di questa malattia. Una volta formulata la diagnosi, rimane la difficoltà di fornire informazioni rispetto alla possibile evoluzione della malattia. Studi prospettici hanno dimostrato che la Risonanza Magnetica è l’indicatore prognostico più affidabile tra quelli presi in considerazione.

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