Risonanza Magnetica: Controindicazioni ed Uso di Cannabis in Gravidanza e Trattamento del Glioblastoma

La risonanza magnetica (RM) è un esame medico di screening diagnostico per immagini che, attraverso la combinazione di onde radio ad alta frequenza e la creazione di un campo magnetico ad alta intensità, è in grado di "scattare" delle istantanee dell'interno del corpo umano.

Come Funziona la Risonanza Magnetica

La RM si effettua tramite un macchinario che forma un campo magnetico ad alta intensità, nel quale vengono inviati segnali di radio-frequenza (simili a quelli delle trasmissioni TV). Ciò permette di orientare le particelle atomiche (i protoni) dei distretti da analizzare secondo la direzione del campo magnetico. Una volta che il campo magnetico viene spento, i protoni tornano al loro orientamento originario rilasciando un segnale che viene intercettato e codificato dal macchinario e “tradotto” in immagini.

L'esame si effettua nell'apposito macchinario, che è costituito da un lettino mobile che viene introdotto in un cilindro, grazie al quale si forma il campo magnetico. Prima di distendersi, il paziente sarà invitato a togliersi qualunque oggetto di metallo (orologi, gioielli, forcine, cinture, occhiali ecc.), ma anche protesi mobili, protesi acustiche e lenti a contatto. In questa fase dell’esame è richiesta la collaborazione del paziente, che dovrà mantenersi perfettamente immobile fino ad indicazione contraria, altrimenti si rischia di invalidare l’esame stesso.

Una volta che il lettino sarà in postazione, il macchinario viene avviato e produce un rumore piuttosto forte e ritmato per un certo lasso di tempo, dopodiché viene spento, e cominciano ad arrivare le immagini che vengono visualizzate su un monitor a distanza controllato dal tecnico radiologo.

In caso di disagio, dolori o altro tipo di problemi che insorgano durante la risonanza magnetica il paziente potrà però avvisare i tecnici, con i quali il contatto rimane costante grazie ad un interfono. In genere la durata dell’intera procedura è di circa 45 minuti. Il costo dell’esame dipende dalla struttura a cui ci si rivolge e può andare mediamente da 100 a 150 euro.

In alcuni casi potrebbe essere richiesta la procedura con mezzo di contrasto, che prevede l’introduzione nel corpo, per via endovenosa, di una sostanza che ha il compito di rendere alcune strutture interne più visibili. In caso sia necessario utilizzare il mezzo di contrasto (tipicamente il gadolinio), si procederà ad iniettarlo per via endovenosa. Il farmaco in genere non crea problemi, e solo per qualche secondo potrebbe avvertirsi una sensazione un po’ strana, o un intenso calore, destinato a svanire in pochi minuti. In caso di sospette allergie è importante avvisare i tecnici radiologi prima dell’iniezione.

Controindicazioni alla Risonanza Magnetica

La RM è un esame strumentale non invasivo, non doloroso e del tutto innocuo per l’organismo, non ci sono pertanto controindicazioni e può essere eseguito anche in gravidanza ad eccezione dei primi mesi. Le donne, durante la gravidanza, non possono fare questo esame, soprattutto nelle prime dodici settimane, per evitare di danneggiare il feto. Le persone che hanno neurostimolatori o pacemaker cardiaco, perché le onde magnetiche danneggerebbero il loro funzionamento.

Per sottoporsi ad una risonanza magnetica dell’addome inferiore e della zona pelvica occorre seguire alcune indicazioni preparatorie. Dal momento che l’eventuale formazione di gas intestinali potrebbe ostacolare il ritorno delle immagini, è necessario che nei tre giorni che precedono l’esame si segua una dieta priva di scorie e si assumano compresse carminative. Il giorno prima della risonanza, si dovrà seguire una dieta molto leggera con cena liquida o semiliquida (es. del brodo o una tazza di tè), e assumere un lassativo per svuotare debitamente gli intestini.

Non ci sono controindicazioni, invece, per le protesi articolari (ad es. d’anca) e per le spirali (IUD). Al termine della RM è possibile tornare a casa e riprendere le normali attività, non vi sono controindicazioni alla guida. Le persone che soffrono di claustrofobia possono avere problemi durante la permanenza all’interno dell’apparecchiatura, specialmente se chiusa.

Cannabis e Gravidanza: Rischi e Considerazioni

Il clima di liberalizzazione potrebbe indurre a credere che l’uso di marijuana non arrechi danni al feto, ma non è propriamente così. In particolare il discorso si estende alle donne in attesa, le quali (dove possibile) utilizzano sempre più frequentemente la cannabis per combattere la nausea mattutina ed i dolori dovuti alla gravidanza.

Una ricerca federale effettuata sul territorio americano dal New York Times, ha evidenziato che il 4% delle donne in dolce attesa ammettono l’assunzione di marijuana, mentre la percentuale aumenta fino al 7,5 % quando si parla delle giovani tra i 18 e i 25 anni.

Secondo gli studi condotti fino ad oggi, sono emersi una serie di problemi a cui il nascituro deve far fronte in seguito all’esposizione al principio psicoattivo della cannabis. In primis, la sovrastimolazione provocata dalla marijuana potrebbe danneggiare lo sviluppo neuronale del bambino causando danni al suo sistema nervoso. Altri rischi possono essere una nascita prematura e sotto peso, un eventuale ritardo mentale ed in ogni caso problemi intellettivi, rilevando dunque un’influenza negativa sul parto da parte della cannabis assunta dalla madre.

L’evoluzione delle ricerche sta cercando di affinare la rilevazione dei dati per poter dare risultati certi sulle effettive conseguenze del THC sul feto, ma in base ai dati fin ora in possesso degli scienziati, seppur non completi né totalmente precisi, il rischio è che per alleviare le sofferenze della madre si possano compromettere le facoltà intellettive del bambino.

Cannabis e Glioblastoma: Nuove Speranze dalla Ricerca

Gli scienziati hanno da poco reclutato il primo paziente per la sperimentazione clinica che prevede uno spray orale a base di cannabis contro il glioblastoma, la forma più aggressiva di tumore al cervello. Questo test clinico avviene in seguito ad un nuovo studio effettuato dalla professoressa Susan Short dell’Università di Leeds. Si tratta del primo che vede la cannabis medica come terapia per il cancro.

Il farmaco coinvolto è il Sativex, già approvato per il trattamento degli spasmi muscolari nei pazienti affetti da sclerosi multipla, insieme ad un farmaco chemioterapico, chiamato temozolomide. Quest’anno lo studio coinvolgerà più di 230 pazienti affetti da glioblastoma, provenienti da 15 ospedali del Regno Unito (nello specifico Inghilterra, Scozia e Galles).

Glioblastoma: Cosa è e Come Viene Trattato

Questo tumore ha origine nelle cellule gliali, in particolare negli astrociti, che svolgono una funzione di supporto ai neuroni. Generalmente, si sviluppa in entrambi gli emisferi cerebrali, ma può occasionalmente interessare il tronco encefalico o il midollo spinale. L’età media di insorgenza è di 53 anni e raramente si presenta in giovane età.

Attualmente, non esiste una cura definitiva per il glioblastoma. La chirurgia può prolungare la vita dei pazienti, ma le recidive sono quasi sempre inevitabili. Altri trattamenti includono radioterapia, chemioterapia (spesso con temozolomide), stimolazione elettrica per distruggere le cellule tumorali e nuovi interventi chirurgici in caso di recidiva.

Sativex e Studi Clinici

La professoressa Susan Short, dell’Università di Leeds, ha condotto studi che indicano come i cannabinoidi possano rallentare la crescita del tumore e siano ben tollerati dai pazienti. Nel 2021, il team della professoressa Short ha pubblicato i risultati di uno studio di fase I, condotto su 27 pazienti, per valutare la sicurezza del Sativex, un farmaco a base di cannabis. Sebbene l’obiettivo primario non fosse quello di verificare l’efficacia del trattamento, i risultati sono stati promettenti: l’83% dei pazienti trattati con Sativex era ancora in vita dopo un anno, rispetto al 44% del gruppo placebo.

Aristocrat: la Nuova Sperimentazione

Attualmente, la sperimentazione, denominata Aristocrat, è in corso presso il Leeds Teaching Hospitals NHS Trust e il Christie NHS Foundation Trust di Manchester. L’obiettivo principale dello studio Aristocrat è valutare se la combinazione del farmaco Sativex con la chemioterapia standard possa contribuire a prolungare la sopravvivenza dei pazienti con glioblastoma ricorrente.

Il Potenziale della Cannabis

I ricercatori valuteranno se l’aggiunta di Sativex all’attuale trattamento chemioterapico standard (temozolomide) possa offrire un’ulteriore durata di vita. Inoltre, gli scienziati intendono scoprire se questo farmaco sia in grado di ritardare la progressione della malattia o migliorare la qualità della vita. Il potenziale della cannabis per il trattamento e la prevenzione di alcuni tipi di cancro è al centro dell’attenzione scientifica.

Il dottor David Jenkinson, direttore scientifico di “The Brain Tumour Charity”, ha dichiarato: “Siamo molto entusiasti che questo primo studio globale, condotto qui nel Regno Unito, possa contribuire ad accelerare la cura di questa malattia devastante.

Domande Frequenti

Come richiedere la cannabis terapeutica?

Per richiedere la cannabis terapeutica, di solito è necessario seguire questi passaggi: consultare un medico esperto in cannabis terapeutica per valutare la condizione medica, seguire una valutazione medica per determinare l’idoneità all’uso della cannabis, ottenere una prescrizione dal medico per il prodotto specifico e il dosaggio appropriato, presentare la prescrizione alle autorità competenti, acquistare la cannabis terapeutica presso una farmacia autorizzata o un dispensario, seguire attentamente le istruzioni del medico e rispettare le leggi locali sull’uso e l’accesso alla cannabis terapeutica.

Quali sono i sintomi del glioblastoma?

Il glioblastoma è un tipo di tumore cerebrale che può manifestarsi con una serie di sintomi, tra cui: mal di testa persistente e grave, spesso peggiore al mattino o durante la notte; nausea o vomito; cambiamenti nella vista, come visione offuscata o doppia; debolezza o intorpidimento in una parte del corpo, spesso su un lato; difficoltà nella parola o nella comprensione; cambiamenti nella personalità o nel comportamento; crisi epilettiche. Questi sintomi possono variare da persona a persona e dipendono dalla posizione e dalle dimensioni del tumore.

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