La risonanza magnetica (RM) è una tecnica di imaging medico che non utilizza radiazioni ionizzanti, ma campi magnetici e radiofrequenze. Questo la rende una metodica potenzialmente più sicura rispetto a radiografie e TAC, soprattutto in determinate situazioni come la gravidanza.
Risonanza Magnetica in Gravidanza: Cosa Bisogna Sapere
Attualmente, non esistono conoscenze sufficienti sugli effetti dei campi magnetici e sull'esposizione alla radiofrequenza per poter stabilire delle linee guida precise per l'uso della risonanza magnetica su pazienti gravide. Per questo, in caso di sospetta gravidanza, è sempre necessario effettuare test attendibili come il dosaggio delle beta hCG per chiarire la situazione.
Radiazioni e Gravidanza: Un Confronto
È importante distinguere tra la risonanza magnetica e gli esami che utilizzano radiazioni ionizzanti come i raggi X. Le radiazioni da raggi X, se somministrate a dosi elevate a una donna gravida, possono essere teratogene per il feto se effettuate entro il primo trimestre; nel secondo e terzo trimestre possono diventare carcinogene, con manifestazioni evidenti nella prima decade di vita. A modeste dosi, comunque, le radiazioni possono essere tollerabili e non inducono effetti dannosi.
Nello specifico:
- Dosi inferiori a 5 rad (5.000 millirad = 5 cGy) non rappresentano un pericolo teratogeno.
- Dosi maggiori di 50 rad sono certamente pericolose.
In ogni caso, è fondamentale la prudenza e sottoporre la donna gravida ad accertamenti radiologici solo se indispensabili e con le opportune protezioni. Per quanto oggi sappiamo invece l’ecografia non crea alcun danno al feto.
Mezzi di Contrasto e Pianificazione della Gravidanza
L’utilizzo del mezzo di contrasto nella risonanza magnetica nucleare (RMN) non implica la necessità di particolari precauzioni successive, poiché non si tratta di un mezzo radioattivo. Ne consegue che la persona che l’ha eseguita può, compatibilmente con il suo stato di salute, tornare alle sue abituali occupazioni subito dopo aver eseguito l’esame.
Ad oggi non sono stati documentati effetti avversi, quali malformazioni o teratogenesi, per il nascituro (embrione/feto) legati all’uso di MdC a base di Gadolinio in donne in gravidanza o in allattamento. Tenuto conto dell’epoca gestazionale (2 settimane) in cui è stato somministrato il MdC, l’unico potenziale effetto è quello del "tutto o nulla", ovvero una interruzione spontanea della gravidanza.
Cosa Fare se si Scopre di Essere Incinta Dopo una RM con Mezzo di Contrasto
Se una donna scopre di essere incinta dopo aver effettuato una risonanza magnetica con mezzo di contrasto, è importante consultare immediatamente il proprio medico. Il medico potrà valutare la situazione specifica e fornire le informazioni necessarie in base al tipo di mezzo di contrasto utilizzato e all'epoca gestazionale.
Risonanza Magnetica e Campi Elettromagnetici
Nel caso in cui l'esame sia stato effettuato su un distretto anatomico lontano dall’utero, l’esposizione dell’embrione ai campi elettromagnetici prodotti dall’apparecchiatura nel corso dell’esame può essere considerata a tutti gli effetti trascurabile. Negli altri casi l’embrione potrebbe essere stato esposto a tali campi ma la letteratura scientifica internazionale non riporta evidenze di rischi anche nel primo trimestre di gravidanza.
Esami Radiologici in Gravidanza: Quando Sono Necessari?
Il medico deve valutare attentamente se è veramente necessario fare l’esame o se si può rimandare a dopo il parto; allo stesso modo si stabilisce se sono possibili esami alternativi, come l’ecografia. Se una donna ha la reale necessità di sottoporsi all’accertamento radiologico, è bene che non vi rinunci. In questo caso è però opportuno prendere una serie di precauzioni per ridurre al minimo i rischi di recare danno al feto.
Precauzioni Durante gli Esami Radiologici in Gravidanza
È necessario ottimizzare la quantità delle radiazioni: è infatti possibile regolare l’apparecchiatura in modo da ricorrere alla minor dose possibile per ottenere comunque una buona immagine ai fini diagnostici. Con queste precauzioni è quindi possibile, ad esempio, fare una radiografia al torace senza rischi per il feto.
Il periodo più delicato, in cui le radiazioni possono essere pericolose anche a dosaggi inferiori, sono le prime settimane di gestazione (fino alla fine del primo trimestre), quando si ha l’impianto dell’embrione e la formazione degli organi. In generale, se la radiografia o la tac interessa aree lontane dall’addome, come una gamba, un braccio, la testa, la dose di radiazioni che raggiunge il feto è davvero trascurabile, quindi il rischio è molto ridotto.
Il Comitato Internazionale di Radioprotezione indica che la soglia di pericolosità durante la gravidanza si raggiunge oltre i 100 milligray (sigla mGy, è l’unità di misura che indica la dose di radiazione assorbita), vale a dire una dose che, ad una stima indicativa, richiede almeno dalle 3 alle 5 tac o 10-20 radiografie a livello addominale o lombare.
Se invece la dose di radiazioni alla quale il feto viene esposto è inferiore ai 100 mGy, la probabilità di aborto o di danno al nascituro è assimilabile a quella di una comune gravidanza.
Risonanza Magnetica: La letteratura scientifica ci dice che non esistono prove di danni al feto. Tuttavia, anche se non vi sono evidenze scientifiche, in via cautelativa si sconsiglia la risonanza nel primo trimestre, perché i campi magnetici potrebbero riscaldare i tessuti e fare aumentare la temperatura del feto oltre la soglia di sicurezza.
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