Risonanza Magnetica per Epilessia con Contrasto: Indicazioni e Aspetti Fondamentali

La risonanza magnetica (RM) è uno degli strumenti diagnostici più avanzati in medicina. La risonanza magnetica (RM) è una tecnica diagnostica che fornisce immagini dettagliate del corpo umano utilizzando campi magnetici, prodotti da un grande magnete, senza esporre il paziente a radiazioni ionizzanti, come invece avviene con la TC (tomografia computerizzata). È in grado di fornire un’immagine tridimensionale delle parti interne del corpo e viene utilizzata per la diagnosi di una grande varietà di condizioni patologiche perché permette di visualizzare soprattutto gli organi interni, insieme allo scheletro e alle articolazioni.

In particolare, la RM Encefalo viene impiegata per evidenziare diversi disturbi che coinvolgono il cervello. La RM Encefalo è una metodica radiologica non invasiva della durata di circa 30 minuti.

Indicazioni e Utilizzo del Mezzo di Contrasto

Quando si tratta di dover eseguire una risonanza magnetica, è indispensabile precisare se la stessa deve essere eseguita con o senza mezzo di contrasto. La premessa fondamentale è che per poter sottoporsi a questa tipologia di esami è indispensabile essere in possesso di prescrizione medica, solitamente del medico di base, con indicazione chiara della tipologia di esame necessario, del distretto corporeo interessato e del quesito diagnostico, ovvero del motivo per cui viene richiesto l’esame stesso.

La risonanza magnetica senza contrasto è la modalità standard: le immagini riflettono le caratteristiche intrinseche dei tessuti e sono utili per visualizzare strutture anatomiche e identificare lesioni come ernie del disco o anomalie congenite. La RM sfrutta il comportamento degli atomi di idrogeno presenti nell’acqua dei nostri tessuti, allineandoli con un campo magnetico. Impulsi di onde radio li “disturbano” e, quando tornano all’allineamento originale, emettono segnali convertiti in immagini.

Tuttavia, le informazioni senza contrasto non sono sempre abbastanza specifiche per differenziare tessuti o caratterizzare lesioni; ed è qui che interviene il mezzo di contrasto, solitamente a base di gadolinio, che viene iniettato per via endovenosa per alterare temporaneamente il segnale magnetico in alcune aree, rendendo più visibili specifiche strutture, processi patologici o anomalie. La scelta del medico di prescrivere al paziente una risonanza magnetica con contrasto si basa su precise indicazioni cliniche, come:

  • identificazione di processi infiammatori o infettivi: serve per evidenziare aree di attività infiammatoria o lesioni attive in infezioni (es. ascessi) o infiammazioni croniche (es.

I vantaggi del mezzo di contrasto sono indubbi, ma spesso la risonanza magnetica senza contrasto è la scelta primaria e sufficiente o, addirittura, preferibile, per una diagnosi accurata. La RM senza contrasto, infatti, fornisce tutte le informazioni necessarie in diverse situazioni, sfruttando le naturali differenze di segnale tra i tessuti.

  • alcune patologie cerebrali acute, come nel caso di ictus acuto, fondamentale per distinguere ischemia da emorragia.

La scelta tra RM con o senza contrasto è una decisione clinica del medico, basata sulla domanda diagnostica, la storia clinica del paziente e gli esami precedenti.

Preparazione all'Esame e Controindicazioni

Indipendentemente dal contrasto, la risonanza magnetica richiede una preparazione specifica per garantire massima sicurezza e accuratezza. Come accennato, la RM è una tecnica sicura, ma usa pur sempre un potente campo magnetico.

Al contempo, è fondamentale segnalare al personale medico la presenza di qualsiasi dispositivo medico impiantato o corpo estraneo metallico, come pacemaker, neurostimolatori, clip chirurgiche, protesi metalliche (anche se compatibili), filtri vascolari o schegge (specialmente nell’occhio). L'esame è controindicato anche per chi, a seguito di incidenti o di interventi chirurgici, ha nel corpo altre strutture metalliche di vario tipo, specialmente se in prossimità di organi vitali, per evitare che i campi magnetici prodotti dalla macchina possano provocare il loro spostamento o il loro surriscaldamento.

Tipicamente si tratta di protesi, chiodi e viti applicate in ortopedia, ma esistono anche altri dispositivi in uso in altri rami della chirurgia (per esempio in interventi di angioplastica su arterie e vene), realizzati con materiali che potrebbero rendere rischioso l'esame. Anche se recentemente sono stati messi a punto e introdotti nella pratica chirurgica nuovi materiali che non interferiscono con l’indagine, è bene segnalare ogni tipo di operazione subita in passato. In caso di necessità il medico potrà contattare la struttura dove è stato eseguito l'intervento per accertarsi della compatibilità del materiale utilizzato oppure sottoporre il paziente a una radiografia preliminare per escludere la presenza di materiale metallico.

In fase di prenotazione, stabilito che l’esame deve essere eseguito con somministrazione di mezzo di contrasto, l’operatore richiederà al paziente il valore della creatininemia, che dovrà essere inferiore al valore di 1.2 per poter eseguire l’esame senza precauzioni particolari. In presenza di un valore superiore, l’operatore, su consiglio del Medico radiologo, farà presente al paziente la necessità di sottoporsi ad idratazione con infusione endovenosa di soluzione fisiologica, onde evitare effetti collaterali o reazioni avverse al mezzo di contrasto. L’impiego del mezzo di contrasto offre un gran numero di vantaggi diagnostici; tuttavia, comporta anche alcune controindicazioni e, seppur raramente, potenziali rischi.

Compromissione renale, poiché il gadolinio è eliminato dai reni; quindi, in caso di grave insufficienza renale, c’è un rischio molto raro di Fibrosi Sistemica Nefrogenica (FSN). Per la somministrazione del mezzo di contrasto occorre un digiuno di almeno 6 ore, ma non è necessario interrompere eventuali terapie in corso (per esempio farmaci per la pressione o per il cuore).

Durata e Cosa Aspettarsi Durante l'Esame

L’esame dura dai 20 ai 60 minuti e durante la procedura è fondamentale rimanere immobili. Per eseguire l’esame, alla paziente viene chiesto di stendersi su un lettino, che viene fatto scorrere dentro a un’apposita macchina, e di restare ferma e rilassata per tutta la durata dell’esame.

Se è previsto, può essere iniettato per via endovenosa un mezzo di contrasto; il più comune è il gadolinio. In questo caso sarà necessario qualche minuto per far sì che si distribuisca omogeneamente nel corpo. L’utilizzo del mezzo di contrasto consente, dopo la sua infusione, di aumentare la potenza del segnale di alcuni tessuti.

Gli unici fastidi che si possono avvertire durante l'esecuzione dell’esame derivano dal forte rumore provocato dalla macchina e dal senso di claustrofobia che, soprattutto in passato, era provocato dal rimanere chiusi in un grande cilindro per il tempo necessario all’esame. Per rimediare al rumore di solito vengono forniti al paziente cuffie o tappi per le orecchie, non è invece consentito l'utilizzo di dispositivi elettronici. Nel corso dell'esame è normale avvertire un senso di riscaldamento in alcune parti del corpo, che va segnalato agli operatori solo se diventa eccessivo. È possibile anche che il campo magnetico generato dalla macchina, stimolando le cellule nervose della paziente, provochi la contrazione involontaria o la sensazione di pulsazione in alcuni muscoli in varie parti del corpo.

Risonanza Magnetica ed Epilessia

L’epilessia è una condizione caratterizzata dalla predisposizione all’insorgenza di crisi epilettiche, anche chiamate comiziali. La diagnosi di epilessia richiede una valutazione neurologica meticolosa basata sull’anamnesi del paziente, ovvero sulla raccolta delle informazioni cliniche e dei sintomi riferiti, e sugli esami diagnostici avanzati quali l’elettroencefalogramma (EEG) con privazione del sonno e di imaging quali la risonanza magnetica (RM) dell’encefalo che giocano un ruolo fondamentale nella conferma della diagnosi.

La Risonanza magnetica dell’encefalo è fondamentale per ricercare o escludere una patologia cerebrale o una lesione strutturale che potrebbe essere la causa dell’epilessia.

Per la diagnosi di epilessia è necessaria un'accurata valutazione dei sintomi e della storia clinica, che deve possibilmente comprendere anche le osservazioni dettagliate da parte di terzi, in quanto l'alterazione o la perdita di coscienza spesso precludono una descrizione dei sintomi da parte del paziente stesso. L'elettroencefalogramma (EEG) rileva l'attività elettrica del cervello ed è un'analisi fondamentale nella diagnosi dell'epilessia, perché le alterazioni elettriche, spesso molto indicative, possono essere presenti anche in assenza dei sintomi.

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