Risonanza Magnetica: Innovazioni e Applicazioni a Candiolo e Humanitas

L’Istituto di Candiolo è attivo fin dal 1996 ed è cresciuto nel tempo grazie alla generosità di centinaia di migliaia di sostenitori privati che hanno creduto e finanziato questo grande progetto, è al servizio di tutta la comunità. Le Piattaforme di Ricerca Traslazionale dell’Istituto rappresentano il braccio attuativo della ricerca creando il contesto umano e tecnologico per l’integrazione delle componenti di ricerca clinica e traslazionale e delle strumentazioni che trovano allocazione nelle facilities. L’Istituto ha adottato un modello di “corelab” nell’ottica della condivisione delle strumentazioni di alto livello tecnologico al fine di garantire l’accesso a tutti i ricercatori e l’efficienza dell’utilizzo.

Questi ricercatori collaboreranno nell’innovazione della ricerca traslazionale con le ricercatrici e i ricercatori che già operano in Istituto, con alta professionalità e competenze.

Imaging come Biomarker nella Risposta alle Terapie Tumoral

Imaging come biomarker della risposta alle terapie tumorali? È questa la nuova sfida che attende la radiologia? Alla domanda ha provato a rispondere il Comitato scientifico della Fornaca, riunito lo scorso 9 novembre per ascoltare le parole di tre medici specialisti della Clinica Fornaca: il professor Giovanni Gandini, il professor Massimo Aglietta e il professor Umberto Vitolo.

Il professor Giovanni Gandini, direttore del Dipartimento di diagnostica per immagini e radioterapia della Città della salute e della scienza di Torino, ha premesso come RM (Risonanza magnetica) e TC (Tomografia computerizzata) siano oggi le metodiche più utilizzate: «La prima ha una maggiore risoluzione anatomica e distingue meglio due tessuti simili tra loro, tipo la sostanza bianca e la sostanza grigia. La seconda vanta invece una maggiore risoluzione spaziale e distingue meglio due punti di differente densità vicini tra loro».

Al dottor Marchisio è toccato sottolineare la grande definizione oncologica di RM e TC: «Forniscono estrema oggettività nel quantificare i tumori», ha detto. Per poi richiamare i cosiddetti Recist (Criteri radiologici di valutazione della risposta alla terapia oncologica) che sono alla base del discorso comune tra radiologo e oncologo («Sono stati concepiti per incrementare l’oggettività tra gli osservatori nonché la comparazione delle metodiche radiologiche», ha aggiunto) e di ricordare come le apparecchiature radiologiche in dotazione alla Fornaca siano titolari di una forte riduzione delle dosi destinate al paziente.

Sulla RM s’è soffermato il dottor Riccardo Faletti: «Di fronte alle metastasi di un tumore al colon inferiori a un centimetro, la Risonanza magnetica è una metodica da prendere sempre in considerazione, anche perché l’introduzione di mezzi di contrasto epatospecifici l’ha resa ancora più sensibile». Senza altresì dimenticare come: «La tecnica di fusione rivesta un ruolo importantissimo nell’imaging oncologico».

La voce prestigiosa dell’oncologo è stata quella del professor Massimo Aglietta, ordinario di Oncologia medica dell’Università di Torino e direttore della Divisione universitaria di Oncologia medica dell’Istituto per la ricerca sul cancro di Candiolo: «Quando parliamo di oncologia dobbiamo ricordarci una cosa essenziale: tutti gli indicatori di attività si rivelano utili se hanno come obiettivo il paziente. La radiologia ci serve quando la risposta fornita ci aiuta a migliorare le terapie, la sopravvivenza, la qualità di vita e, talvolta, a ottenere la guarigione del paziente».

Ma non sempre funziona: «In molti casi le risposte radiologiche non portano beneficio al paziente che non vede migliorare né qualità di vita né sopravvivenza, altre volte non c’è apparente risposta radiologica obiettiva ma riscontriamo un miglioramento nella sopravvivenza. E’ questo il “challenge” che ci attende e che per risultare vincente avrà bisogno dei migliori radiologi».

Di linfomi ha infine parlato il professor Umberto Vitolo, direttore della Struttura complessa di Ematologia della Città della salute e della scienza di Torino e presidente della Fondazione italiana linfomi. «La PET (Tomografia a emissione di positroni) è sicuramente lo strumento preferito nelle predizioni dei linfomi e va accompagnata con una TC per un’accurata misurazione della malattia La PET ci dice dov’è localizzata la malattia ma per conoscere la sua distribuzione dal punto di vista morfologico dobbiamo abbinarci la TC».

La stessa PET scongiura invece il ricorso alla biopsia del midollo: «Vale soprattutto per chi ha un linfoma di Hodgkin, spesso si tratta di pazienti giovani e a loro viene in questo modo risparmiato un esame invasivo», ha specificato il professor Vitolo. Combinare perciò in modo adeguato i diversi esami diagnostici (RM, TC e PET) per risparmiare al paziente dosi superflue di raggi e limitare i costi che queste tecniche comportano rappresenta una delle altre sfide che riguardano il lavoro congiunto di radiologi e oncologi.

RMN Mammaria: Cosa è?

La risonanza magnetica mammaria (al seno) è un esame diagnostico non invasivo che viene eseguito per lo studio della ghiandola mammaria e delle stazioni linfonodali in pazienti con particolari indicazioni. La Risonanza Magnetica è una tecnica di diagnostica per immagini non invasiva. anatomiche e si sfruttano processi biochimici.

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