Risonanza Magnetica Aperta Pacemaker Compatibile: Una Nuova Era nella Diagnostica

Il 2023 segna una svolta significativa nel campo della diagnostica radiologica. Grazie alla nuova generazione di dispositivi compatibili, i pazienti portatori di pacemaker e defibrillatori possono ora accedere alla risonanza magnetica (RM). Questo progresso elimina una controindicazione che ha afflitto pazienti e medici per anni.

Superare l'Incompatibilità: Un Progresso Tecnologico

«Un’intera generazione di pazienti e di medici si è dovuta confrontare con la controindicazione assoluta di questo tipo di impianti ai test di risonanza magnetica» - sottolinea Gianluca Pontone - «Ma oggi non è più così. Una tecnologia in costante progresso ha reso infatti disponibile una nuova generazione di pacemaker e defibrillatori compatibili con la risonanza, rappresentando la soluzione a questo problema».

L’introduzione sul mercato di dispositivi compatibili con la RM (“RM conditional”) ha reso possibile l’esecuzione, in certe condizioni controllate, di esami RM altrimenti preclusi. In particolare i risultati ottenuti dalla ricerca hanno permesso, così, di determinare i rischi derivanti dall’incontro di queste due tecnologie e di individuare soluzioni tecniche per eliminare o ridurre tali rischi, consentendo la realizzazione di impianti pacemaker/defibrillatori e elettrocateteri MR-conditional, cioè compatibili con la RM, in determinate condizioni di utilizzo.

L'Importanza della Diffusione dell'Informazione

Questa sfida tuttavia non può essere vinta fino in fondo se l’informazione non raggiunge i medici del territorio e i pazienti, osserva Pontone: «è importante ora far sapere che tutti possono avere accesso alla risonanza magnetica se la propria patologia lo richiede, perché l’incompatibilità tra gli impianti e questo esame diagnostico, entro certi limiti, non esiste più.

Da questo mese di gennaio, infatti - dopo una iniziale fase di sperimentazione che nel 2022 ha coinvolto 40 utenti - l’Unità Operativa Complessa di Radiologia del Bonomo di Andria, diretta dal dott. Tommaso Scarabino, ha attivato il servizio di Risonanza Magnetica, di qualunque distretto corporeo, anche ai pazienti portatori di dispositivi cardiaci impiantabili attivi quali pacemaker, defibrillatori e loop recorder, purché RM compatibili, in piena sicurezza e tranquillità.

Collaborazione Multispecialistica per la Sicurezza del Paziente

Per avviare tale attività è stata essenziale la stretta collaborazione multispecialistica tra la Radiologia e l’Elettrofisiologia, al fine di garantire le migliori condizioni di sicurezza nell’esecuzione dell’esame.

Sulla scorta delle indicazioni normative il Servizio di Sorveglianza Fisica e Radioprotezione della Asl Bt ha, quindi, redatto e implementato una procedura scritta e codificata con indicazione delle matrici di responsabilità dei vari professionisti coinvolti e di check- list tracciabili.

“Se oggi abbiamo potuto raggiungere questo risultato - spiega Scarabino - è stato grazie ad un gruppo di lavoro che si è impegnato su più fronti ed in particolare alla dott.ssa Samantha Cornacchia del Servizio di Sorveglianza Fisica e Radioprotezione Aziendale, alla radiologa dott.ssa Claudia Rutigliano, individuata quale Responsabile della sicurezza clinica e dell’efficacia diagnostica dell’apparecchiatura RM in virtù della sua pluriennale esperienza di Radiologia Cardiologica (in particolare di Coro-TC e Cardio RM), e ai colleghi dell’UOS di Elettrofisiologia (Domenico Gianfrancesco, dirigente responsabile, Pierpaolo Vitti, Gianluca Robles) afferente all’UOC di Cardiologia diretta dal dott. Francesco Bartolomucci”.

“Siamo orgogliosi di questo sforzo corale - prosegue Scarabino Responsabile della UOC di Radiologia - di cui è protagonista anche il personale tecnico-infermieristico, che attraverso procedure effettuate peraltro in pochi centri pugliesi, come testimonia l’alta mobilità attiva extra-aziendale presso il Bonomo di Andria, ci consente di confermarci punto di riferimento nel panorama radiologico della Regione”.

Ruoli e Responsabilità dei Professionisti Sanitari

“Il ruolo del radiologo - precisa la dott.ssa Claudia Rutigliano Responsabile della sicurezza clinica e dell’efficacia diagnostica dell’apparecchiatura RM - è quello di verificare la giustificazione dell’esame radiologico valutando, eventualmente, altre tecniche di imaging alternative e successivamente verificando l’idoneità e l’integrità del dispositivo impiantato. Una volta attestate, quindi, queste caratteristiche sulla base del libretto che accompagna ciascun dispositivo, il paziente, rispettando specifici parametri tecnici forniti dal fabbricante del device cardiaco, potrà eseguire la risonanza magnetica in totale sicurezza”.

“Il cardiologo - commenta il dott. Domenico Gianfrancesco Responsabile della UOS di Elettrofisiologia - nell’ambito della risonanza magnetica dei portatori di pacemaker o defibrillatori si occupa della fattibilità dell’esame. Tale fattibilità viene valutata da una parte attraverso l’identificazione del dispositivo e dall’altra parte attraverso la possibilità di programmare il dispositivo prima della risonanza e disattivare la stessa programmazione al termine dell’esame svolto dal radiologo”.

Da sottolineare la valutazione preventiva, già effettuata inizialmente all’atto della prenotazione al CUP, ove viene chiesto ai pazienti che prenotano esami RM se sono portatori di dispositivi cardiaci impiantabili attivi. In caso positivo il paziente viene inviato in Radiologia e Elettrofisiologia Cardiologica in sedute dedicate per le valutazioni di propria competenza.

Risonanza Magnetica Sicura Anche per Pacemaker di Vecchia Generazione?

(Reuters Health) - Anche i portatori di pacemaker di vecchia generazione possono sottoporsi a una risonanza magnetica, in sicurezza. Le persone portatrici di dispositivi impiantabili sono spesso escluse dalla risonanza magnetica (MRI) per il rischio connesso che i campi magnetici emessi da questi strumenti di imaging possano surriscaldare i fili conduttori dei dispositivi impiantati nel cuore e interferire con le funzioni elettroniche del pacemaker.

Robert Russo del Scripps Research Institute di La Jolla, in California e colleghi hanno utilizzato un registro, messo a punto nel 2009, che ha registrato i casi di adulti con un defibrillatore programmabile o un pacemaker impiantato dopo il 2001 e che sono stati sopposti a risonanza magnetica.

Se il paziente aveva una frequenza cardiaca adeguata di almeno 40 battiti al minuto, i dispositivi venivano disabilitati, se la frequenza era inferiore, i dispositivi venivano fissati per renderli insensibili ai battiti ad un tasso costante, eliminando la consueta risposta di aggiustamento dei battiti da parte del dispositivo. Ovviamente tutte le impostazioni modificate sono state ripristinate dopo la risonanza.

In totale nello studio sono stati valutati 818 pazienti portatori di pacemaker e 500 con defibrillatori impiantabili, provenienti da 19 centri degli Stati Uniti. Nessuno dei pazienti sottoposti alla risonanza magnetica è morto e uno solo ha avuto bisogno di sostituire il defibrillatore - probabilmente per un guasto del generatore avvenuto prima della risonanza. Inoltre, sei pazienti hanno avuto problemi di aritmia temporanea che è andata correggendosi nel giro di due giorni. Altri sei hanno avuto la necessità di resettare i loro dispositivi ma solo per qualche problema che riguardava le informazioni di identificazione del paziente. Vi sono stati cambiamenti nella tensione elettrica, ma relativamente piccoli e non clinicamente significativi.

Valutazione dei Rischi Associati alla Risonanza Magnetica

A 6 milioni di persone nel mondo è stato impiantato un pacemaker o un defibrillatore; si stima che metà di queste nel corso della vita avranno bisogno di sottoporsi ad una risonanza magnetica. I device di ultima generazione sono ‘a prova’ di risonanza, ma come comportarsi in presenza degli altri? Nell’arco degli ultimi 20 anni sono stati prodotti dei device cardiaci con caratteristiche tali da ridurre i rischi associati ad un’eventuale RMN. Il Center for Devices and Radiological Health della Food and Drug Administration americana li etichetta come ‘RMN-conditional’, indicando in questo modo l’assenza di rischio da RMN qualora ricorrano determinate condizioni.

Per valutare dunque i rischi associati con una risonanza magnetica con un campo di 1,5 Tesla, Robert J. Nel registro sono stati inclusi tutti i pazienti ai quali era stata richiesta una risonanza magnetica con un campo a 1,5 tesla, non a carico del distretto toracico.

L’endpoint primario dello studio era costituito da morte, guasto a carico del generatore o dei cateteri, aritmia indotta, perdita di cattura, reset elettrico nel corso della risonanza. La RMN è stata effettuata in 1000 casi di pazienti portatori di pacemaker (818 pazienti in totale) e in 500 casi di portatori di ICD (428 pazienti in totale). Il 75% delle risonanze è stato effettuato a livello del capo o della colonna e la durata media di un esame era di 44 minuti.

In un solo caso, non è stato possibile interrogare un generatore ICD, impiantato in un paziente non pacing-dipendente, dopo la RMN per una violazione del protocollo (era stato lasciato in modalità attiva durante la RMN) e questo ha richiesto una sua immediata sostituzione.

In conclusione, in questo registro non sono stati osservati casi di guasti dei dispositivo o degli elettrocateteri in nessuno dei pazienti portatori di un PM o di un ICD ‘non-MRI-conditional’, sottoposti ad una RMN non toracica ad alto campo (1,5 Tesla). Gli autori ricordano però che questo studio ha molte limitazioni. In primo luogo perché il registro è molto eterogeneo e comprende generatori e cateteri prodotti da aziende diverse e non includeva i portatori di device per la resincronizzazione cardiaca, né i portatori di ICD pacing-dipendenti. I risultati potrebbero dunque non essere applicabili tout court a tutti i device e ai relativi cateteri.

Risonanza Magnetica Aperta: Una Soluzione per Tutti

La risonanza magnetica (nome completo “risonanza magnetica nucleare”, o RMN) è una tecnica radiologica basata su di un campo magnetico al distretto corporeo da esaminare. Rispetto alle risonanze magnetiche “chiuse”, a tunnel, la risonanza magnetica aperta riduce la paura e l’ansia (e permette l’assistenza diretta da parte di un accompagnatore).

Non possono sottoporsi a questo tipo di esame i portatore di pacemaker o di dispositivi ad attivazione magnetica come elettrodi e neurostimolatori, e i portatori di protesi ferromagnetiche o di non accertabile compatibilità con i campi magnetici. La risonanza magnetica viene effettuata senza impiego di raggi x: vengono utilizzati un forte campo magnetico e onde di radiofrequenza analoghe a quelle delle trasmissioni radio-televisive.

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