Rettorragia Dopo Biopsia Prostatica: Cause e Rimedi

La proctite è un’infiammazione del rivestimento interno del canale rettale. Il retto è la parte terminale dell’intestino crasso ed è compreso tra la porzione terminale del sigma e l’ano. Le feci attraversano il retto uscendo dal corpo attraverso il canale anale.

Cause di Proctite

Diverse condizioni possono causare proctite, tra cui:

  • Malattie infiammatorie croniche intestinali (IBD): Sono una delle cause più frequenti di proctite, più del 30% dei casi sono imputabili a queste patologie, che comprendono principalmente malattia di Crohn e rettocolite ulcerosa. Colpiscono in egual misura entrambi i sessi e la loro insorgenza è più caratteristica nei giovani adulti, con età compresa tra 15 e 45 anni. Le malattie infiammatorie croniche intestinali sono malattie idiopatiche, cioè a causa sconosciuta.
  • Infezioni: Le infezioni che provocano proctite sono nella maggior parte dei casi quelle a trasmissione sessuale, diffuse soprattutto da persone che praticano rapporti anali. Anche le infezioni di origine alimentare possono in alcuni casi causare proctite.
  • Radioterapia per il cancro: La radioterapia diretta al retto per il tumore de colon-retto o alle aree vicine, come la prostata o l’ovaio, può causare l’infiammazione del rivestimento interno del retto. La proctite da radiazioni può iniziare durante il trattamento e durare per alcuni mesi una volta terminato.
  • Proctite eosinofila: Una rara forma di proctite causata dall’accumulo di un tipo di globuli bianchi (eosinofili) nel rivestimento del retto.
  • Antibiotici.
  • Proctite indotta da proteine alimentari.

Diagnosi di Proctite

Una volta che il medico sospetti proctite, può rendersi necessario il ricorso ad alcuni esami laboratoristico-strumentali per averne la conferma e per capire la causa che l’ha determinata.

  • Sigmoidoscopia o colonscopia: Esame diagnostico strumentale che permette di visualizzare le pareti interne di retto, sigma e colon, per scoprire eventuali lesioni. Nel caso della sigmoidoscopia, l’esame permette la sola visualizzazione di retto e sigma.
  • Esame delle feci.
  • Esami del sangue.

Biopsia Prostatica Transperineale: Procedura e Possibili Complicanze

Durante la biopsia prostatica transperineale il paziente si trova in posizione supina, con le cosce flesse verso il petto e con una mano a sostegno dello scroto. Dopo una preventiva esplorazione rettale, il sondino ecografico viene inserito per via anale, similmente a quanto descritto per l'approccio bioptico transrettale. Il perineo, cioè la zona compresa tra scroto ed ano viene adeguatamente depilato e disinfettato; in tale area viene quindi iniettata una doppia dose di anestetico, la prima negli strati superficiali e la seconda, dopo qualche minuto, in profondità nei tessuti che circondano la prostata.

I campioni tissutali prelevati durante biopsia prostatica, detti frustoli, vengono successivamente esaminati al microscopio ottico dallo specialista anatomo-patologico, che nel giro di qualche giorno redige il referto istologico dell'esame. L'analisi microscopica permette di distinguere le cellule sane da quelle cancerose e, nell'eventualità, di stabilire la localizzazione ed il grado di anormalità ed aggressività delle stesse. A tale scopo viene utilizzata una scala numerica (punteggio di Gleason) che va da uno+uno (lieve grado di anormalità) a cinque+cinque (massimo grado di anomalia con alta probabilità che il tumore si sviluppi e diffonda rapidamente). In caso di reperti cellulari anomali, ma non necessariamente cancerosi, viene in genere richiesta l'esecuzione di una seconda biopsia (dopo tre/sei mesi) in modo da accertare l'assenza di processi tumorali in corso.

Grazie all'impiego di anestetici, la biopsia prostatica è un esame generalmente ben tollerato e poco doloroso. Fitte molto brevi e di intensità limitata vengono tipicamente avvertite durante i prelievi bioptici. Nello specifico, la biopsia prostatica può dare complicanze emorragiche, infiammatorie, infettive ed allergiche. Le complicanze emorragiche sono le più frequenti, tanto da manifestarsi fino al 20% dei casi; in genere si tratta di emorragie lievi e transitorie, rese evidenti da tracce di sangue più o meno vistose nelle urine, nelle feci e/o nell'eiaculato; in tal senso non è nemmeno corretto parlare di complicanze, dato che entro certi limiti sono da ritenersi fenomeni normali.

Tracce di sangue possono rendersi evidenti anche nelle feci durante l'evacuazione, ma soltanto quando la biopsia della prostata viene eseguita per via transrettale; anche in questo caso, entro certi limiti, si tratta di un evento abbastanza comune e non preoccupante che può continuare per qualche giorno; solo quando il sanguinamento perdura nel tempo, o diviene particolarmente vistoso, si rende necessario un tempestivo intervento medico. Infine, cosa molto importante, dopo una biopsia prostatica il sanguinamento si rende spesso evidente in occasione delle prime eiaculazioni. Lo sperma, di conseguenza, abbandona i classici riflessi biancastri ed opalescenti per assumere tonalità scure, color "caffè latte"; anche in questo caso la situazione torna spontaneamente alla normalità nel giro di qualche settimana.

Negli individui sottoposti a biopsia della prostata per via transperineale, inoltre, è comune la formazione di un ematoma nella zona di accesso dell'ago bioptico, localizzata tra lo scroto e l'ano; ancora una volta, se l'ematoma ed il gonfiore dovessero divenire particolarmente consistenti è bene allertare al più presto il proprio medico curante.

Rimedi e Trattamenti

Se il trattamento delle prostatiti batteriche è ben chiaro e definito, il trattamento delle forme croniche non-batteriche non lo è affatto e, in alcune circostanze, solleva diversi discussioni.

  • Antibiotici.
  • Antinfiammatori.
  • Alfa-bloccanti.
  • Lassativi.

Nel caso compaiano disturbi riconducibili a un'infiammazione prostatica, specie in presenza di febbre, bruciore urinario o bisogno impellente di urinare, è molto importante rivolgersi precocemente allo specialista urologo.

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