L'Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale di Udine è nota per essere tra i migliori centri specializzati nei linfomi del nord Italia. La Clinica Ematologica ha come “mission” sanitaria l’assistenza ed il trattamento di pazienti adulti/giovani adulti affetti da patologia ematologica ed oncoematologica.
La Struttura e i Servizi
Il reparto Clinica Ematologica dell'Ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine, situato in Piazzale Santa Maria della Misericordia 15, ha come Direttore il Prof. Renato Fanin. Il reparto, Centro di Riferimento Regionale ed extraregionale, si occupa del trattamento di pazienti affetti da patologia ematologica ed oncoematologica con età superiore ai 18 anni. L'attività diagnostico-terapeutica è svolta in regime di ricovero ordinario, in regime di Day Hospital ed in regime ambulatoriale, tramite approccio multidisciplinare e con sviluppo di metodiche innovative per la diagnosi e il trattamento delle malattie ematologiche benigne e maligne.
Ubicazione dei Servizi
- Segreterie e Ambulatori: padiglione n. 6, quarto piano
- Day Hospital Clinica Ematologica e Centro Trapianti e Terapie Cellulari: padiglione n. 15, nuovo ospedale, secondo piano, lato est
- Degenze Clinica Ematologica e Centro Trapianti e Terapie Cellulari: padiglione n.
Day Hospital
Dedicata alla diagnosi e terapia di patologie ematologiche e delle fasi terapeutiche per le quali è necessario e sufficiente l’accesso giornaliero ed il ricovero diurno.
Trapianto di Midollo Osseo
La clinica consta inoltre di una sezione Trapianti di Midollo osseo, dedicata al ricovero di pazienti avviati a procedure di trapianto di midollo osseo autologo e allogenico (da donatore familiare HLA identico, da donatore da registro, da cordone ombelicale e trapianti aploidentici). I pazienti sottoposti a procedure di Trapianto di Midollo Osseo Allogenico e Autologo vengono seguiti presso l’ Ambulatorio Trapianti.
Team Medico
Dirigenti medici: dott.ssa Silvia Buttignol, dott.ssa Anna Candoni, dott.ssa Michela Cerno, prof.ssa Daniela Damiani, dott.ssa Antonella Geromin, dott.ssa Francesca Patriarca, dott.ssa Erica Simeone, dott.ssa Alessandra Sperotto, dott.ssa Raffaella Stocchi, dr. Mario Tiribelli, dott.ssa Eleonora Toffoletti, prof. Francesco Zaja.
Patologie Trattate
- Leucemia
- Leucemia proliferativa
- Leucemia Mieloide Acuta e trapianto
AIL e il Supporto ai Pazienti Oncoematologici
Grazie ad AIL, il goriziano potrà contare su una unità domiciliare in più, fatta da medico e infermiere, per cure palliative rivolte ai pazienti oncoematologici che hanno iniziato o stanno per iniziare una chemioterapia. Firmata una convenzione con ASUGI: l’azienda assumerà i professionisti e AIL, l'Associazione Italiana Contro Leucemie Linfomi e Mieloma, rifonderà il costo dei due operatori per un triennio.
Una convenzione nel nome di Mariagrazia Zanon, mancata nel 2024, fondatrice e presidente per 31 anni della sezione di Udine e Gorizia. Sezione che è stata intitolata proprio a colei che, in vita, si è spesa perché anche Udine vantasse un centro oncoematologico d’eccellenza.
Massimo e Barbara Santuz, figli di Mariagrazia Zanon: “AIL per noi in famiglia è sempre stata una presenza costante, un’avventura iniziata tra un gruppo di pochi volontari che desideravano fare qualcosa per gli altri e poi è cresciuta con gli anni e lei l’ha desiderata e abbracciata”.
AIL mette a disposizione propri psicologi -- oltre 65 psicologi in tutta Italia -- assieme a assistenza domiciliare, viaggi solidali e case AIL, nate a Udine proprio grazie a Maria Grazia Zanon con l’acquisizione e ristrutturazione di alcuni appartamenti in prossimità dell’Ospedale.
Giuseppe “Pino” Toro, Presidente dell’Ail Nazionale: “Investiamo milioni di euro ogni anno sulla ricerca, deve essere potenziata, deve essere sostenuta, non bisogna fare passi indietro, le istituzioni fanno la loro parte, ma se non fosse per la società civile almeno il 50% dei risultati che sono stati ottenuti non sarebbero stati possibili”.
“Stiamo lottando per veder riconosciuta l'importanza della presenza dello psico-oncologo nei team multidisciplinari nei reparti di oncoematologia”, ha detto il presidente nazionale di AIL, Pino Toro. In regione gli psicologi negli ospedali ci sono e stanno aumentando, ma mancano nei reparti di ematologia per adulti.
Mielofibrosi: nuove cure nel centro di Udine
La mielofibrosi è una neoplasia mieloproliferativa particolarmente aggressiva, che in Friuli Venezia Giulia colpisce ogni anno circa 10 nuovi pazienti, a fronte di un’incidenza annuale in Italia di circa 350 nuove diagnosi. Si presenta spesso in maniera subdola: febbre, stanchezza, debolezza, dolori alle ossa, perdita di peso, sudorazione notturna, prurito, che non hanno un’apparente giustificazione.
Ad oggi il trapianto allogenico di cellule emopoietiche è l'unica procedura che può portare alla guarigione, ma è indicata solo in una minoranza dei pazienti ed è comunque un’opzione ad alto rischio. Le terapie per i pazienti che non possono sottoporsi al trapianto sono principalmente basate su farmaci mirati che bloccano “JAK2”, una proteina frequentemente mutata nelle mielofibrosi. In alcuni centri italiani di ematologia, tra cui quello di Udine, viene utilizzata questa nuova cura.
“Da alcuni mesi stiamo usando questo nuovo farmaco messo a disposizione gratuitamente dall’azienda produttrice in attesa dell’autorizzazione italiana alla commercializzazione. La mielofibrosi appartiene al gruppo delle neoplasie mieloproliferative croniche, che comprende anche la policitemia vera e la trombocitemia essenziale.
Nella mielofibrosi si verifica una graduale ormazione di tessuto fibroso nel midollo osseo, che ne modifica definitivamente la struttura non consentendone più la corretta funzione emopoietica, ossia la normale produzione delle cellule del sangue (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine). Ne conseguono, in particolare, un’anemia progressiva, fino alla necessità di trasfusioni di globuli rossi, e un ingrossamento della milza, organo che produce cellule del sangue nella vita fetale e che tenta, inutilmente, di compensare il deficit midollare.
“Oltre all'anemia, l’ingrossamento della milza, detto splenomegalia, è responsabile di una serie di disturbi, soprattutto gastrointestinali. La milza ingrossata, infatti, comprime gli organi vicini, in particolare stomaco e intestino. Il paziente avverte difficoltà nella digestione, sensazioni di pesantezza allo stomaco e senso di sazietà anche dopo piccoli pasti, e dolori addominali. In alcuni casi la milza è così ingrossata da occupare gran parte dell’addome, fino a far risalire il diaframma e a comprimere i polmoni, causando tosse secca e difficoltà a respirare", aggiunge il prof. Tiribelli.
Nei casi più avanzati la malattia può rendere molto difficili attività normali, come camminare, salire le scale, ordinare la casa, fare la doccia e cucinare. “L’unica terapia potenzialmente curativa è il trapianto allogenico di cellule emopoitiche, che eseguiamo routinariamente presso il Centro Trapianti della nostra Clinica, ma che, per età e disponibilità di un donatore, è una procedura applicabile in una minoranza di pazienti con mielofibrosi.
Da oltre 10 anni abbiamo a disposizione una nuova classe di farmaci orali, i JAK-inibitori, che sono in grado di ridurre la splenomegalia e migliorano i sintomi sistemici, quali febbre, calo ponderale, prurito, sudorazioni notturne, dolori orteo-articolari; purtroppo questi farmaci, per il loro meccanismo di azione, possono anche peggiorare l’anemia - sottolinea il prof. Tiribelli -. Il momelotinib, che appartiene ai JAK-inibitori ma che ha un meccanismo di azione innovativo e in parte differenziato rispetto agli altri farmaci della stessa classi, interferirsce con alcuni meccanismi genetici di regolazione del metabolismo del ferro, rendendo disponibile questo elemento essenziale per la produzione dei globuli rossi.
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