Colonscopia e Morbo di Crohn: Guida all'Interpretazione e Diagnosi

La colonscopia è un esame endoscopico con cui è possibile osservare la superficie interna del colon e del retto. Si utilizza per la diagnosi di malattie infiammatorie croniche, diverticoli, polipi e tumori intestinali maligni. La colonscopia è importante per la prevenzione secondaria del tumore del colon-retto, il secondo tumore più frequentemente diagnosticato nella popolazione italiana.

Cos'è la Colonscopia?

Forma, decorso, calibro e colore delle viscere vengono analizzati introducendo nel canale anale il colonscopio. Si tratta di uno strumento composto da un tubo flessibile collegato a una fonte di luce e munito di microcamera (sonda endoscopica).

Tipi di Colonscopia

A seconda della porzione di intestino che si esamina, si parla di:

  • Rettosigmoidoscopia: se vengono visualizzati solo gli ultimi 20-30 centimetri circa del tratto digestivo, costituiti dal retto e dalla parte finale del colon, chiamata sigma. In alcune regioni italiane la rettosigmoidoscopia è utilizzata come test di screening per i tumori del colon-retto, poiché quasi due terzi di questi si sviluppano nel retto e nell'ultima parte del colon.
  • Pancolonscopia o Colonscopia: se lo strumento viene fatto risalire fino a raggiungere l'ultimo tratto dell'intestino tenue.

Durante la colonscopia è possibile, inserendo nel tubo flessibile gli strumenti necessari, effettuare biopsie e asportare polipi. Questi ultimi sono protuberanze che si formano sulla superficie del colon e che nel tempo possono trasformarsi in un tumore maligno: asportarli quando sono di natura benigna o precancerosa protegge dallo sviluppo del tumore del colon-retto.

Colonscopia Virtuale

A differenza della colonscopia “classica”, quella virtuale non è invasiva e quindi non richiede l’introduzione di una sonda endoscopica. Consiste in una TC (tomografia computerizzata) a bassa dose di radiazioni che permette di ottenere immagini tridimensionali dell’intestino. Pur essendo un esame attendibile, non permette di rilevare polipi di dimensioni inferiori ai 5 millimetri, né lesioni piatte. Inoltre, con questo tipo di esame non si possono asportare immediatamente i polipi eventualmente rilevati, né effettuare prelievi utili a una biopsia, operazioni possibili solo con la normale colonscopia.

Enteroscopia con Videocapsula

L’enteroscopia con videocapsula (VCE) non è un’alternativa alla colonscopia, né alla gastroscopia. Permette di visualizzare l’intestino tenue ed è utile in particolare per la diagnosi della malattia di Crohn, dei tumori dell’intestino tenue o di anomalie vascolari che possono essere causa di anemia. Per effettuare l'esame viene fatta ingoiare al paziente una videocapsula monouso dotata di una microtelecamera, della dimensione di una compressa, in modo che trasmetta le immagini raccolte mentre transita attraverso l’apparato digerente.

Come si Esegue la Colonscopia

La colonscopia è una procedura endoscopica invasiva che la maggior parte delle persone teme perché può essere dolorosa e mettere a disagio. Per questo in genere si ricorre a una sedazione moderata (sedazione cosciente) con farmaci sedativi, ipnotici e antidolorifici, somministrati per via endovenosa, per favorire il rilassamento e ridurre fastidio e dolore. Solo in casi particolari si ricorre a una sedazione profonda, che addormenta completamente la persona.

Durante l’esecuzione dell’esame, il paziente è sdraiato sul fianco sinistro, con le cosce flesse sul bacino e le ginocchia piegate, in posizione fetale. Per garantire una migliore visualizzazione della mucosa, viene insufflata anidride carbonica attraverso il colonscopio, in modo da distendere le pareti intestinali. Il medico esamina le immagini trasmesse dalla microcamera e, se vede una lesione sospetta che potrebbe per esempio essere sintomo di una malattia infiammatoria o tumorale, con apposite pinze introdotte attraverso il colonscopio può prelevare alcuni frammenti di tessuto (biopsia) da sottoporre a esame istologico. Durante l'indagine si possono anche asportare direttamente eventuali polipi (polipectomia).

Chi Può Fare l’Esame

In linea di massima la colonscopia la possono fare tutti. È consigliata a partire dai 50 anni perché offre la possibilità di individuare un tumore fin dalle fasi più precoci, ben prima che dia segno della propria presenza, nonché di trovare ed eliminare i polipi.

I casi in cui l’esame è controindicato sono pochi e di solito legati a un malessere improvviso e grave che faccia sospettare condizioni quali una dilatazione del colon su base infiammatoria (chiamata megacolon tossico), oppure una diverticolite acuta o una perforazione intestinale. La colonscopia è sconsigliata nelle prime settimane successive a un intervento chirurgico all'addome o nel periodo immediatamente successivo a un infarto, perché c’è il rischio che la procedura inneschi delle aritmie.

I pazienti in terapia anticoagulante o antiaggregante devono rivolgersi al medico curante o al servizio di endoscopia almeno 7 giorni prima per definire l’eventuale sospensione della terapia.

Non vanno interrotte di propria iniziativa le cure per abbassare la pressione o per altre malattie croniche: i farmaci presi abitualmente tutti i giorni devono essere assunti anche la mattina dell’esame, a meno di indicazioni contrarie da parte del medico.

È necessario sospendere qualche giorno prima dell’esame l’eventuale assunzione di integratori e medicinali contenenti ferro (perché colorano la mucosa) e di carbone vegetale, che talvolta si usa per assorbire l’aria nell’intestino.

I pazienti portatori di pacemaker devono informare della circostanza il personale al momento della prenotazione.

In previsione di una possibile asportazione di polipi, possono essere richiesti i referti di recenti esami dell’emocromo e del profilo di coagulazione.

Quanto Dura

La durata della colonscopia dipende dalla lunghezza dell’intestino esplorato e dall’eventuale necessità di fare biopsie e asportare polipi. Una semplice rettosigmoidoscopia può durare da 5 a 15 minuti, nel caso ci siano polipi da togliere; per effettuare una pancolonscopia ci vuole più tempo, da 20 fino a 45 minuti.

Preparazione all'Esame

Sì, la preparazione alla colonscopia è fondamentale per la qualità dell’esame. È anche uno degli aspetti più fastidiosi dell’indagine, perché richiede l’assunzione di un lassativo in modo da pulire completamente l’intestino.

Al momento della prenotazione, ogni centro consegnerà un foglio con precise istruzioni al riguardo. È bene leggerle già al momento della prenotazione, annotando sul calendario la data in cui cominciare la preparazione all’esame, e seguirle scrupolosamente per non dover ripetere la procedura una seconda volta, nel caso la parete dell’intestino non sia sufficientemente libera per essere ben esaminata.

Per quanto riguarda l’alimentazione, generalmente le restrizioni riguardano i 2 o 3 giorni prima dell’esame, in cui ci si deve astenere da tutti gli alimenti ricchi di fibre, come frutta, verdura, pasta e cereali integrali. È possibile, invece, mangiare uova, carne, pesce, brodo, spremute, succhi di frutta, passate, omogeneizzati e, in piccole quantità, pasta e pane di farina raffinata.

Di solito, dal giorno o dalla sera prima dell’esame occorre attenersi a una dieta totalmente liquida: si potranno quindi assumere solo brodo di dado (non vegetale), acqua, camomilla, tisane, succhi di frutta senza polpa, bevande analcoliche, caffè o tè senza latte, eventualmente con zucchero o miele. Modalità e orari relativi all’assunzione del lassativo possono cambiare se l’appuntamento è al mattino o al pomeriggio.

Le donne in gravidanza o che allattano, le persone allergiche, diabetiche o con grave insufficienza renale, cardiaca o respiratoria devono segnalarlo all’atto della prenotazione, così che venga loro prescritto un lassativo idoneo.

Sì, il paziente deve farsi accompagnare in clinica e non guidare la macchina per tornare a casa, considerando che l’azione sedativa dei farmaci somministrati prima della colonscopia potrebbe rallentare i riflessi.

La Colonscopia è Dolorosa?

Grazie alla sedazione cosciente (moderata) si possono ridurre fastidio e dolore fino ad azzerarli.

Rischi Immediati

La colonscopia di per sé è un esame considerato sicuro, ma non è mai possibile escludere del tutto qualche rara complicazione, in particolare la perforazione dell’intestino e la comparsa di emorragie quando si asportano grossi polipi.

La perforazione, cioè l’apertura accidentale di un foro nella parete intestinale, è comunque nella maggior parte dei casi trattabile con l’applicazione di clip metalliche; raramente, può rendersi necessario un immediato intervento chirurgico di riparazione. Eventuali perdite di sangue dovute alla rimozione dei polipi vengono invece cauterizzate immediatamente attraverso lo strumento, in modo indolore.

I sedativi possono talvolta provocare, oltre alla sonnolenza, secchezza della bocca e annebbiamento della vista. Raramente, per lo più in soggetti predisposti, si sono verificate aritmie cardiache o reazioni gravi, tali da richiedere un intervento medico: per evitarle è importante comunicare al personale sanitario eventuali allergie o intolleranze.

Rischi a Lungo Termine

No, ma nelle ore successive alla sua conclusione si potranno avvertire crampi e senso di gonfiore provocati dal gas insufflato nel colon per distendere le pareti. Dopo l’asportazione di un polipo è normale che si verifichino, per diversi giorni, piccole perdite di sangue attraverso il retto. Se invece la quantità di sangue dovesse aumentare, è bene contattare il medico curante per verificare la possibilità di una perforazione dell’intestino.

Se nelle ore o nei 2 o 3 giorni successivi all’indagine dovesse comparire un dolore addominale accompagnato da febbre inspiegabile, perdite di sangue ripetute, eventualmente con vertigini e debolezza, è meglio rivolgersi al pronto soccorso.

Cosa Fare Dopo l'Esame

Di solito, in seguito alla sedazione, si viene invitati a restare in clinica per una trentina di minuti, in attesa di recuperare la piena lucidità.

Una volta riaccompagnati a casa, è bene restare a riposo tutto il giorno. Per 24 ore non si può guidare né praticare altre attività che richiedano attenzione e riflessi pronti, né maneggiare attrezzi pericolosi o assumere bevande alcoliche. Già nel giorno in cui si è stati sottoposti all'esame si può riprendere a mangiare normalmente, cominciando con cibi leggeri.

Morbo di Crohn: Cos'è e Come si Lega alla Colonscopia

Il morbo di Crohn è una malattia infiammatoria cronica dell’apparato digerente che può interessare qualsiasi tratto, dalla bocca all’ano, sebbene nella maggior parte dei casi colpisca la parte terminale dell’intestino tenue (ileo) e l’intestino crasso (colon). L’infiammazione si estende a tutto lo spessore della parete intestinale creando profonde ulcere e può interessare più parti del tubo digerente con una distribuzione segmentaria dove si alternano tratti colpiti da malattia a tatti sani (lesioni “a salto”).

Sintomi del Morbo di Crohn

I sintomi del morbo di Crohn sono molteplici e possono presentarsi anche singolarmente. La malattia ha tipicamente un andamento definito “a poussèe” dove cioè si alternano fasi di remissione, in cui i sintomi sono molto sfumati o quasi assenti, a periodi di brusco aggravamento.

I sintomi di più frequente riscontro sono:

  • diarrea cronica talvolta mista a sangue;
  • nausea e/o vomito;
  • crampi e dolore addominale;
  • perdita di peso ingiustificata;
  • febbricola.

Possono essere associate manifestazioni “extraintestinali” che si dividono in:

  • articolari;
  • cutanee;
  • oculari;
  • epatobiliari.

Cause e Complicanze

Le cause del morbo di Crohn sono ancora sconosciute; si ipotizza che più fattori contribuiscano alla sua insorgenza: meccanismi autoimmuni, la predisposizione genetica, l’alterazione del microbiota intestinale oltre ad agenti ambientali tra cui il fumo.

Le complicanze della malattia sono la conseguenza diretta sia del processo infiammatorio che la stessa determina e quindi stenosi, fistole e ascessi, sia del malassorbimento cui si va incontro: osteoporosi, anemia carenziale, calcoli biliari e renali, ritardo dell’accrescimento nei bambini.

Diagnosi del Morbo di Crohn

Il sospetto clinico e laboratoristico (esami del sangue e delle feci) di morbo di Crohn, viene avvalorato mediante alcuni esami strumentali come l’ecografia delle anse intestinali, l’entero RMN, la colon TAC e la video-enterocapsula. La colonscopia + ileoscopia con biopsie permette di confermare la diagnosi mentre l’esofagogastrosduodenoscopia puo’escludere un interessamento del tratto digestivo superiore.

La diagnosi differenziale è importante, soprattutto per escludere la sindrome del colon irritabile (IBS), che presenta sintomi simili ma non organici.

Esami del Sangue e delle Feci

Il medico può prescrivere anche l'esecuzione di analisi del sangue che indichino la presenza e la severità dell'infiammazione, quali la velocità di eritrosedimentazione (VES) e la proteina C-reattiva (PCR).

Calprotectina Fecale

La calprotectina è una proteina che lega sostanze come il calcio e lo zinco. Nell'organismo si trova quasi ovunque, ma è presente soprattutto all'interno dei granulociti neutrofili, dei monociti e dei macrofagi. Durante lo svolgimento delle loro funzioni difensive, queste cellule sono in grado di scatenare la risposta infiammatoria nei confronti di agenti estranei pericolosi. La normale funzione della calprotectina è, dunque, quella di contrastare lo sviluppo di batteri e funghi all'interno del corpo (attività antimicrobica). Infatti, per quanto esposto, i livelli di calprotectina nel plasma tendono ad aumentare in maniera aspecifica in corrispondenza di fenomeni infiammatori.

Il dosaggio della calprotectina fecale è infatti in grado di evidenziare stati infiammatori in stadi così lievi o precoci da non essere sufficienti a modificare i valori di VES o PCR.

Aumenti consistenti della calprotectina nelle feci si riscontrano soprattutto nelle malattie infiammatorie croniche dell'intestino (rettocolite ulcerosa, Morbo di Crohn) e in neoplasie del tratto gastroenterico di grado elevato. Come anticipato, la calprotectina fecale non è invece aumentata nelle persone con patologie non organiche, spesso di tipo funzionale, come la sindrome del colon irritabile (IBS).

Nel caso l'esame evidenzi bassi livelli di calprotectina fecale, vi è un'elevata possibilità che non esistano patologie organiche intestinali; di conseguenza, i disturbi gastro-intestinali che hanno indotto il medico a prescrivere l'esame, sono probabilmente riconducibili alla sindrome dell'intestino irritabile, ad altre patologie funzionali o a celiachia.

Il dosaggio della calprotectina fecale viene eseguito su un piccolo quantitativo di feci, raccolto in un apposito contenitore pulito. In vista dell'esame, il medico può suggerire la sospensione della terapia con farmaci anti-infiammatori non steroidei (inclusa l'aspirina) e inibitori dell'acidità gastrica. Ad ogni modo, per determinare l'esatta causa dell'infiammazione e dei sintomi che il paziente riporta, sono spesso necessari ulteriori accertamenti, come la colonscopia o l'ecografia dell'addome.

Cura del Morbo di Crohn

Le terapie hanno lo scopo di mantenere in remissione la malattia, cioè di controllarne i sintomi. Nelle fasi acute può essere necessario l’utilizzo di più farmaci contemporaneamente. I farmaci utilizzati sono la mesalazina (5 ASA o acido 5 aminosalicilico), i corticosteroidi, i farmaci immunosoppressori e quelli biologici.

La chirurgia è indicata per trattare le complicanze e consiste nella resezione del tratto di intestino colpito, nella chiusura di fistole o nella plastica di tratti stenotici. Le persone affette da morbo di Crohn necessitano di cure specifiche in centri dedicati.

Prevenzione del Morbo di Crohn

Non è possibile prevenire il morbo di Crohn, ma è possibile controllarne i sintomi evitando le complicanze. Per questo è necessario seguire la terapia indicata, sottoponendosi regolarmente ai controlli clinici e strumentali previsti. Soprattutto nei pazienti immunodepressi è importante la copertura vaccinale contro le infezioni opportunistiche.

Prevenzione delle neoplasie intestinali eseguendo una colonscopia con biopsie seriate oppure una cromoendoscopia ogni 2-3 anni, in caso di malattia di Crohn estesa nel colon, a partire da 8-10 anni dall’inizio dei sintomi intestinali.

Prevenzione delle infezioni opportunistiche, nei pazienti che si sottopongono a terapie immunosoppressive per la malattia di Crohn, eseguendo vaccinazione anti-influenzale ogni 12 mesi, vaccinazione anti-pneumococco ogni 5 anni, vaccinazione anti-Herpes Zoster, e vaccinazione per l’epatite B al momento della diagnosi, se non già effettuata.

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