Rapporti Sessuali Dopo Amniocentesi: Rischi e Precauzioni

Siamo nel Terzo Millennio già da un bel pezzo, ma i tabù attorno ai rapporti sessuali in gravidanza resistono fortemente e sono pure difficili da sradicare. È come se il sesso col pancione fosse qualcosa di strano che non andrebbe fatto. C’è chi pensa ancora che il bambino possa risentirne in modo negativo o addirittura subire danni fisici perché mamma e papà fanno l’amore. Tutto assolutamente falso! È vero invece che ci sono alcune situazioni cliniche che impongono la “castità”. Ma se non ci sono controindicazioni via libera alle gioie del sesso per tutta la gravidanza! Come si fa con i cambiamenti del corpo? Semplice: si sperimenta!

Lo sapete che circa il 50% delle coppie “in dolce attesa” rinuncia ai rapporti sessuali in gravidanza senza che ci sia un vero e proprio divieto da parte del ginecologo? È un percentuale altissima! Ma come abbiamo scritto poco più sopra, i motivi per cui non va fatto sono davvero pochi. In tutti gli altri casi non c’è davvero ragione per rinunciare. Eppure, i timori (sia dell’uomo che della donna) possono avere la meglio e far perdere momenti davvero intensi. Innanzitutto il sesso serve a rinsaldare ancora di più il legame tra i partner quando la propria vita sta per cambiare per l’arrivo del bambino.

La scelta di diventare genitori è molto forte e la gravidanza, seppur cercata, può far nascere tante paure. Stare fisicamente insieme, associando un dialogo aperto e profondo, aiuta a sentirsi più vicini e a superare ostacoli e dubbi. C’è poi una componente prettamente fisica. I rapporti sessuali e il piacere favoriscono il rilascio di endorfine, ormoni del benessere che rilassano e fanno arrivare anche al feto sensazioni molto piacevoli. Inoltre, i muscoli pelvici vengono irrorati da una maggiore quantità di sangue e la placenta è più ossigenata. Infine le contrazioni dell’orgasmo rafforzano la muscolatura dell’utero, che così si prepara al travaglio.

Amniocentesi: un esame importante

L’amniocentesi è un esame che si esegue nel secondo trimestre di gravidanza, a 15-18 settimane di gravidanza. In questo periodo, il volume di liquido amniotico dell’utero è di 150-250 ml. L’amniocentesi, come anche il prelievo dei villi coriali, consente lo studio delle anomalie cromosomiche (come la sindrome di Down, la trisomia 18 e la sindrome di Turner). È inoltre indicata per rilevare le malattie ereditarie che colpiscono un solo gene (monogeniche).

Tra le malattie ereditarie monogeniche che si possono diagnosticare, ci sono la fibrosi cistica, la sordità congenita e il ritardo mentale per la sindrome dell’X fragile. La tecnica, una semplice analisi del sangue, permette di isolare il DNA del feto e porre in coltura le cellule per analizzarle successivamente. Sviluppare questa tecnica non è stato semplice, perché le cellule fetali che passano nel sangue materno attraverso la placenta sono molto poche. L’estrazione del liquido amniotico si esegue introducendo un ago attraverso l’addome materno fino ad arrivare all’interno dell’utero, sotto continuo controllo ecografico. L’introduzione dell’ago provoca normalmente un fastidio simile a quello che si ha con un prelievo di sangue dal braccio. Il risultato è disponibile in 15-20 giorni. In questo modo si possono identificare le anomalie più comuni in 24 ore, con risultati sovrapponibili a quelli del cariotipo standard ottenuto dalla coltura delle cellule. L’affidabilità è superiore al 99,9%. L’errore nell’analisi dei cromosomi o del DNA è un’eccezione.

Precauzioni e Rischi Post-Amniocentesi

Sia la villocentesi che l’amniocentesi sono tecniche di diagnosi prenatale invasive, che comportano un rischio di perdita fetale. “Per ridurre al minimo tale rischio è indispensabile rivolgersi a medici esperti delle metodiche e a centri che rispettino tutte le condizioni igieniche previste dalle disposizioni di legge” sottolinea il prof. È fondamentale rivolgersi a un ospedale dove si fanno tante villocentesi o amniocentesi, assicurarsi - soprattutto nel privato - che siano rispettate le precauzioni igieniche.

Come si è detto, dopo aver eseguito un’amniocentesi, la futura mamma deve restare a riposo relativo per 48 ore come minimo. Dopo il prelievo riposo per due giorni, per una settimana evitare sforzi e per un paio di settimane astenersi dai rapporti sessuali. Nella settimana successiva, non è più necessario stare a letto, ma è opportuno condurre una vita più riposata, evitando qualunque tipo di sforzo ed astenendosi, per almeno due settimane, dai rapporti sessuali.

Dopo l’esame, è meglio evitare rapporti sessuali per qualche giorno. “Pur con queste fondamentali precauzioni, tuttavia, sia per la villocentesi che l’amniocentesi resta un rischio di perdita fetale stimabile intorno all’1%, che ad oggi non si riesce purtroppo ad azzerare” conclude il prof.

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