Radiografia della Colonna Lombosacrale: Guida Completa

L’RX del rachide lombosacrale, o radiografia lombosacrale, è l’esame diagnostico che consente di ottenere un’immagine dell’anatomia ossea del rachide lombosacrale, ovvero della parte inferiore della schiena che comprende le vertebre lombari e sacrali.

A cosa serve l'RX del rachide lombosacrale?

L’RX del rachide lombosacrale è un accertamento che può essere prescritto in casi diversi. Può essere utile per diagnosticare l’origine di un dolore cronico alla parte bassa della schiena (lombalgia), o per evidenziare fratture, lesioni, difetti congeniti del rachide lombosacrale e anomalie degenerative o nella curvatura delle vertebre lombosacrali.

La radiografia del rachide lombosacrale è utile anche per la diagnosi di alcune patologie come l’osteoartrite (malattia cronica che comporta la degenerazione della cartilagine delle articolazioni), l’osteoporosi (che causa la perdita di densità ossea), il cancro.

Rx rachide lombosacrale cosa si vede? L'rx colonna lombosacrale in due proiezioni indaga sulla parte inferiore della schiena posta tra la parte dorsale della colonna vertebrale e il bacino, su cui poggia. Comprende: cinque vertebre lombari e sei dischi intervertebrali; oltre ad identificare alterazioni, processi degenerativi, post-traumatici, processi infiammatori, lesioni, permette di diagnosticare malattie del disco, osteocondrosi dei dischi, discoprolasso, ernia, ischialgie e lombalgie.

Controindicazioni e Rischi

L’RX del rachide lombosacrale non ha controindicazioni, ma è fortemente sconsigliata in caso di gravidanza in corso, salvo giustificati motivi valutati del medico. Le radiografie comportano, infatti, l’esposizione a una minima quantità di radiazioni ionizzanti (raggiX), ma, in generale, i benefici di questi test superano di gran lunga i rischi.

Come si svolge l'esame?

L’RX del rachide lombare, come tutti gli esami radiografici, è rapido e indolore. Richiede dai 10 ai 15 minuti. A seconda del paziente può essere effettuato in diverse posizioni suggerite dall’operatore, per esempio in piedi, oppure coricati su un lettino, sulla schiena o su un fianco.

Preparazione all'esame

La radiografia del rachide lombosacrale non richiede alcuna preparazione. È necessario però informare il medico dell’eventuale presenza di protesi o dispositivi impiantati nella zona da esaminare.

Sacroileite: un focus specifico

La sacroileite è un’infiammazione di una o di entrambe le articolazioni sacroiliache, ovvero quelle articolazioni che si trovano nella parte più bassa della schiena, a livello del bacino, e connettono osso sacro e osso iliaco a destra e a sinistra. I sintomi della sacroileite potrebbero confondersi con quelli dell’ernia discale o del dolore lombare o lombalgia, con intorpidimento e debolezza agli arti inferiori.

Il dolore da sacroileite può essere percepito anche a livello delle anche o delle natiche e, in genere, aumenta durante il movimento, con la palpazione, e durante le attività che richiedono di flettere la colonna vertebrale o restare seduti a lungo. Quando il dolore compare anche a riposo e di notte, la sacroileite potrebbe influenzare negativamente la qualità del sonno notturno.

Sebbene i sintomi della sacroileite possano confondersi, per il paziente, a quelli della lombalgia e dell’ernia discale, durante la visita, lo specialista effettua diversi test che permettono di ottenere una diagnosi precisa delle cause del dolore. La diagnosi viene poi confermata da esami strumentali quali radiografia, TAC e/o Risonanza Magnetica che possono evidenziare anche altri problemi associati al dolore riferiti dal paziente.

Inoltre, in caso di dubbi, il medico specialista potrebbe eseguire un’infiltrazione di anestetico locale sotto guida fluoroscopica, TAC o ecografica, nell’articolazione sacroiliaca per determinare con precisione la presenza di sacroileite. Infatti, in caso di infiammazione ileosacrale, i sintomi si riducono fino al 75% dopo l’infiltrazione.

Nei casi in cui il paziente non tragga beneficio e il dolore non passi, lo specialista, insieme al paziente, valuterà l’opportunità dell’intervento chirurgico che può prevedere un’artrodesi mininvasiva. Nell’intervento di chirurgia robotica la fase di programmazione rappresenta un momento fondamentale: il robot infatti combina le immagini e gli esami pre-operatori del paziente con i riferimenti dinamici posizionati in sala operatoria sul paziente stesso.

L’intervento dura circa 30 minuti, e già il giorno successivo il paziente può camminare con le stampelle, che userà per circa 20 giorni dopo l’intervento.

Angolo di Incidenza Pelvica (aIP)

Da alcuni anni stiamo assistendo ad un’inversione di tendenza. I ricercatori stanno dando sempre più importanza alle alterazioni del rachide sul piano sagittale. Molta di questa spinta è stata dettata dalla scoperta di un indice: l’angolo di incidenza pelvica.

Questo termine coniato da Duval-Beaupère e Legaye (Duval-Beaupère et al. 1992, Legaye et al. Molti di questi studi sono stati portati avanti da ortopedici e neurochirurghi che si interessano della chirurgia del rachide. Questo fiorire d’interesse per lo studio della postura sul piano sagittale sembra che non abbia coinvolto le figure professionali, quali il fisioterapista e l’osteopata, che si interessano del trattamento incruento delle patologie rachidee.

Quest’articolo vuole allargare le conoscenze sull’angolo di incidenza pelvica (aIP) facendo una piccola revisione della letteratura. Tale indice è definito come l’angolo che sottende l’incrocio della perpendicolare al punto mediano della base sacrale e la linea che congiunge il punto mediano della base sacrale al centro della testa femorale (fig.

L’indice che classicamente viene considerato come indicatore della antiversione pelvica (pelvic tilt) è l’angolo compreso tra linea orizzontale di riferimento e la linea che congiunge il punto medio della SIPS e della SIAS (fig. 2) (Norkin e Levangie 1992 pp 313-314). Tale metodica è possibile applicarla sia con dei radiogrammi, che clinicamente, utilizzando un compasso collegato con un inclinometro (Walker et al.

È stato riportato un altro indice del tilt pelvico (aTP), attualmente più utilizzato in letteratura (Hresko et al. 2007), che consiste nell’angolo compreso tra la verticale di riferimento e la linea che congiunge il punto medio della base sacrale, al centro della testa femorale (asse bi-coxo femorale) (fig.

L’angolo d’inclinazione sacrale (aIS), in letteratura riportato anche come angolo di Ferguson (1934) o Sacral Slope, è un indice della posizione spaziale del sacro in termini assoluti, infatti, è l’angolo compreso tra la linea passante per la base sacrale e l’orizzontale di riferimento (fig.

Prima considerazione di rilievo, l’aIP non dipendente dalla posizione del sacro rispetto all’orizzontale di riferimento, come l’angolo di inclinazione sacrale o sacral slope (fig. 2), ma dalla posizione del sacro rispetto all’articolazione coxo femorale. L’aIP è strettamente collegato all’aIS e aTP, infatti, l’ampiezza dell’aIP è data dalla somma aritmetica dell’aPT più l’aIS.

In tabella 1 sono riportati i valori pelvici di un nutrito campione di soggetti sani (caucasici età media 36.8 ± 14.3 anni range: 18-81) distinti anche per i due sessi (Mac-Thiong et al. In un altro articolo sono stati valutati i parametri pelvici in soggetti giovani (età media 12.1± 3.3 anni- range: 3-18) . La media dei valori pelvici era aIP 49.1 ±11.0, aTP 7.7 ± 8.0, aIS 41.4 ± 8.2 (Thiong et al.

Questo indice tiene conto di come sono collocate le faccette dell’articolazione sacra iliaca e di conseguenza il sacro, all’interno dell’innominato. I soggetti con un ridottissimo aIP presentano una morfologia delle pelvi molto simile ai grandi primate (fig. 5), infatti la conformazione verticale delle pelvi e meno adatta alla postura ortostatica bipodalica. Quest’ultima morfologia della pelvi presenta un ridotto aIS che comporta una ridotta possibilità di adattamento pelvico (tilt pelvico) (Le Huec et al.

La lordosi lombare è specifica della specie umana, l’unica che ha la prevalenza della deambulazione in bipodalica ed strettamente correlata all’AIP nell’evoluzione filogenetica della specie (Been et al. 2013). Nell’adulto la curva lordotica lombare è strettamente correlata all’AIP e al AIS (Vialle et al.

Sappiamo che tale angolo può crescere durante l’infanzia fino all’età di circa 10 anni ma dopo rimane costante nell’adulto (Vaz et al. Nell’adulto non è stata riscontrata una differenza consistente tra maschi e femmine (Boulay et al 2006, Vialle et al.

L’incremento del tilt pelvico, dovuto ad una retroversione iliaca, comporta una proiezione dello scarico baricentro posteriormente alla teste femorali (Vaz et al. Le pelvi possono ruotare intorno alle teste femorali seguendo l’asse bicoxo - femorale determiando una ante o retro versione. Quando abbiamo una retroversione aumenta l’aTP, inversamente diminuisce durante una antiversione. La possibilità di rotazione delle pelvi sulle teste femorali è uno dei migliori meccanismi di regolazione dell’equilibrio sagittale.

Idealmente nei soggetti non patologici il limite massimo dell’aTP deve essere minore del 50% del aIP (Mac-Thiong et al. Il minimo valore dell’aIS è 0 e si realizza quando la base sacrale è orizzontale e corrisponde alla massima retroversione possibile dell’iliaco (fig. In generale, l’abilità di retroversione è limitata dall’aIP.

Tabella 1: Valori Pelvici in Soggetti Sani

Parametro Valore Medio
aIP (Angolo di Incidenza Pelvica) 49.1 ± 11.0
aTP (Tilt Pelvico) 7.7 ± 8.0
aIS (Angolo di Inclinazione Sacrale) 41.4 ± 8.2

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