Radiografia al Torace e Allattamento: Rischi e Precauzioni

Le radiografie sono essenziali per diagnosticare situazioni potenzialmente gravi. I medici effettuano sempre questa procedura tenendo in massima considerazione la salute e la sicurezza del paziente.

Una domanda frequente tra le mamme riguarda la sicurezza delle radiografie al torace durante l'allattamento. Cerchiamo di fare chiarezza su questo tema, basandoci su evidenze scientifiche e raccomandazioni di esperti.

Radiazioni e Radiografia al Torace

Sebbene ogni indagine radiologica debba essere effettuata solo quando strettamente necessaria, per evitare esposizioni inutili, la quantità di radiazione che il corpo assorbe durante una radiografia al torace è minima e non tale da destare preoccupazione. È utile anche considerare che siamo inconsapevolmente esposti a radiazioni ogni giorno in gran parte delle nostre attività, tra cui mangiare e respirare, e che il nostro corpo ha dei meccanismi automatici per difenderci. L'esposizione a una radiografia al torace è paragonabile alla quantità di radiazioni a cui inconsapevolmente siamo esposti durante un volo intercontinentale, che è comunque ampiamente considerata normale.

In ambito pediatrico le apparecchiature sono tarate in modo da ridurre al minimo l'esposizione ai raggi X. Quando un bambino viene sottoposto a una indagine radiologica è come se fosse esposto alle radiazioni naturali qualche giorno in più. Per esempio una radiografia al torace in proiezione anteriore corrisponde a una dose da radiazioni pari, grossomodo, a due o tre giorni di esposizione alle radiazioni naturali.

Radiografie in Allattamento: Controindicazioni?

Non vi è alcuna controindicazione ad allattare un bimbo in concomitanza con un esame radiologico e non esistono vincoli temporali all’esecuzione dello stesso; pertanto l’esame può essere eseguito quando necessario. Tenga presente che, nel caso in cui si eseguano esami di diagnostica radiologica (RX Torace, RX addome, RX arti, TC cranio ecc.), al paziente non vengono somministrate sostanze radioattive. Al termine dell’esame il paziente non risulta contaminato da radiazioni e, pertanto, non possono essere presenti rischi correlati con tale stato.

Sul tema si è espresso il Tavolo Tecnico operativo interdisciplinare per la promozione dell'Allattamento al seno (TAS) del Ministero della Salute, in sinergia con la Società Italiana di Radiologia Medica (SIRM), la Società Italiana di Pediatria (SIP), la Società Italiana di Neonatologia (SIN) e l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). "Se un test diagnostico è necessario, va svolto, anche alla luce delle rassicurazioni che arrivano dalla comunità scientifica. Un'indicazione sempre valida? "Non c’è rischio per il lattante anche quando la mamma si sottopone a una Radiografia dal dentista per studiare le arcate dentarie, le ossa e i seni mascellari e la struttura delle articolazioni temporo-mandibolari".

La risposta è sì, senza dubbi. Puoi fare qualsiasi tipo di RX, anche al torace. A maggior ragione quindi puoi farla a un piede, a un braccio, a un dente, o dovunque ne hai bisogno. Non devi aspettare per ridare il seno al bambino dopo aver fatto la radiografia. E se devi fare una mammografia? Anche la mammografia non richiede alcuna sospensione delle poppate. L’unica accortezza riguarda la “lettura” dell’esame mammografico che richiede una certa competenza, in quanto è meno leggibile.

Mammografia e Allattamento

Gentile Chiara, in termini di sicurezza non c’è alcuna controindicazione a effettuare l’esame mammografico durante l’allattamento. Le radiazioni ionizzanti, infatti, non si depositano nel latte. Tuttavia, quello dell’allattamento è il periodo peggiore per poter eseguire una mammografia. Il seno colmo di latte, infatti, è congestionato e fatica a essere esplorato dai raggi X. Addirittura, per lo stesso motivo, si tende a evitare di eseguire una mammografia nel periodo di congestione pre-mestruale.

Se durante l'allattamento emerge un potenziale problema che va esplorato, si può procedere con un’ecografia, ma per la mammografia è meglio aspettare che la mammella sia tornata in condizioni fisiologiche, circa uno o due mesi dopo la fine dell’allattamento.

Come è stato messo in evidenza da numerose ricerche, l'allattamento al seno svolge una funzione protettiva per la salute della donna, e peraltro - oltre ai benefici per il bambino - contribuisce a ridurre le probabilità di sviluppare un tumore al seno. Nel corso dell'allattamento sia la ghiandola mammaria che il tessuto da cui la ghiandola è circondata vanno incontro a una serie di alterazioni che, in occasione di una mammografia o di un'ecografia, potrebbero indurre in errore. Proprio questo è il motivo per il quale di solito si consiglia di solito alle donne di non eseguire controlli strumentali fino al mese seguente alla conclusione dell'allattamento.

Ovviamente, anche in questo periodo il seno deve essere tenuto sotto controllo, e nel caso in cui vi siano sospetti di potenziali problemi è comunque opportuno sottoporsi ad una visita senologica. Anche nel periodo in cui allattano, dunque, le donne non devono rinunciare all'autopalpazione, e inoltre devono prestare la massima attenzione alle secrezioni del seno, osservandolo con cura.

La ghiandola mammaria si modifica già nel corso della gravidanza, per effetto dell'azione degli ormoni, che fanno sì che essa possa maturare in maniera definitiva. Si tratta di alterazioni che servono proprio a predisporre il seno in vista dell'allattamento: da quel momento esso avrà caratteristiche che conserverà per il resto della vita della donna. I dotti attorno alla ghiandola mammaria si riempiono di latte e si svuotano. Di conseguenza, se si eseguisse una mammografia o un'ecografia quando si allatta, nei dotti si vedrebbe il latte (o, per essere più precisi, apparirebbe una sostanza di aspetto liquido denso). Il problema è che ciò potrebbe essere confuso per un nodulo, e quindi si correrebbe il rischio di non riuscire a individuare i noduli reali (bassa sensibilità) o di fare una diagnosi errata (bassa specificità).

La valutazione ecografica potrebbe essere resa complicata dal punto di vista fisico per colpa della quantità di liquidi contenuti nella ghiandola mammaria nel periodo in cui si allatta. Insomma, a meno che non si sia in presenza di fondati sospetti, le ecografie e le mammografie non dovrebbero essere effettuate fino all'inizio dello svezzamento. Vale comunque la pena di prestare attenzione alle caratteristiche del corpo per notare potenziali campanelli di allarme. Se, per esempio, in alcuni punti del seno si notano dei rigonfiamenti, anche di lieve entità, tale circostanza merita un ulteriore approfondimento.

Il latte non è bianco, ma ha una tonalità cromatica quasi giallo-arancione, nei primi giorni successivi al parto: si tratta del primo latte, il cosiddetto colostro, che non deve causare preoccupazioni eccessive. A mano a mano che i giorni passano, poi, il colore si avvicina sempre di più a quello del latte normale, ma va tenuto presente che esso è condizionato anche da quello che si mangia: alimenti come gli asparagi o la barbabietola, per esempio, possono indurre una momentanea alterazione cromatica.

La legge italiana (D.Lg. 187/2000) è molto chiara nell’individuare i criteri e le responsabilità: medico prescrivente e radiologo sono obbligati a motivare e giustificare l’indagine radiologica richiesta, ad accertarsi che i dati ottenibili con la radiografia non siano già a disposizione e, nel caso non lo siano, a cercare tecniche alternative meno nocive quando possibili.

Farmaci e Mezzi di Contrasto

In alcuni casi particolari, per l’esecuzione di TC (tac) e RMN (risonanza magnetica) è necessario iniettare alla madre un “mezzo di contrasto” che può filtrare nel latte materno; per questo motivo, in passato, si consigliava di gettare il latte materno prodotto subito dopo la somministrazione del mezzo di contrasto.

NB: Questi contenuti non intendono sostituire il ruolo fondamentale del medico.

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