Radiografia per Sterno Rotto: Interpretazione, Diagnosi e Trattamento

Una frattura sternale è una rottura dell'osso dello sterno, situato al centro del torace. Le fratture dello sterno negli incidenti stradali sono abbastanza rare, e quasi sempre conseguenza di un impatto antero-posteriore violento.

Cause e Comunià

Questa frattura può essere causata da traumi diretti, come incidenti stradali, cadute o impatti violenti, oppure può verificarsi in soggetti con osteoporosi o altre condizioni che indeboliscono l’osso.

Le fratture dello sterno sono relativamente rare rispetto alle fratture costali e rappresentano circa il 3-8% delle fratture toraciche. Sono più comuni in incidenti automobilistici, soprattutto a causa dell'impatto con la cintura di sicurezza o l'airbag.

Diagnosi

La radiografia dello sterno con proiezioni antero-posteriore, laterale ed eventuali oblique, resta lo standard diagnostico di riferimento. Nelle fratture sternali isolate non sono in genere necessarie altre indagini dopo l’ECG e l’Rx torace.

La diagnosi di una frattura dello sterno viene effettuata attraverso una radiografia del torace. La radiografia può mostrare una frattura dello sterno o una frattura delle costole. Inoltre, un medico può eseguire un esame fisico per verificare segni di dolore o gonfiore nella zona interessata.

Radiografia del Torace: Cosa Aspettarsi

La radiografia del torace (o RX Torace) è un esame radiologico non invasivo e non doloroso che utilizza i raggi X per indagare eventuali patologie a carico dei polmoni o delle strutture del mediastino, l’area anatomica posta al centro del torace.

Viene, infatti, prescritto di routine in caso di infezione delle basse vie aeree, come per esempio, polmoniti, broncopolmoniti e pleuriti, oppure in caso di infezioni resistenti ai farmaci, ascessi, interstiziopatie, versamenti pleurici, pneumotorace e tumori del polmone. Altre indicazioni all’esame sono le lesioni traumatiche toraciche con sospette fratture di coste, sterno o parti della colonna vertebrale; patologie a carico del cuore (per esempio cardiomegalie) o dei grossi vasi arteriosi e venosi e sospette patologie dell’esofago (tumori, fistole, corpi estranei).

L’immagine che rapidamente si ottiene evidenzia le varie strutture toraciche in modo differente a seconda della loro composizione e della relativa interferenza di tale composizione coi raggi X. Le ossa risultano bianche, mentre le altre strutture, come polmone e tessuti molli, appaiono scure.

Da tempo la lastra non è più in uso e le tecniche attuali producono un’immagine digitale, visualizzata al computer e fornita al paziente in formato digitale su CD, DVD o consultabile in remoto.

Poiché la radiografia del torace impiega raggi X, è un esame controindicato in gravidanza, soprattutto nei primi mesi, e va eseguito soltanto se realmente necessario. L'esame può essere eseguito anche da portatori di pacemaker poiché non interferisce con il funzionamento di questi apparecchi.

La radiografia del torace non richiede alcuna preparazione specifica. Non è necessario il digiuno, si può bere acqua e assumere eventuali farmaci in terapia. L’esame viene eseguito a torace nudo o coperto da un capo molto leggero.

Alla paziente viene chiesto di togliere ogni oggetto metallico presente sulla regione toracica come catenine, piercing o ferretti del reggiseno, che possono interferire con i raggi X e alterare, quindi, l’immagine radiografica. È molto utile portare con sé eventuali referti di esami radiografici del torace eseguiti in precedenza, soprattutto se recenti.

Non è necessario farsi accompagnare. L'esecuzione della radiografia del torace non ha alcun impatto sulla capacità di guidare veicoli.

No, l’esame non è doloroso né fastidioso. Non c’è alcun rischio immediato connesso all’esecuzione della radiografia del torace.

Sono noti da tempo gli effetti dell’esposizione ai raggi X e il loro ruolo nell’aumentare il rischio di tumori e leucemie in relazione alla dose, soprattutto nei bambini e nei giovani.

Oggi, però, la diminuzione dei tempi di esposizione alle radiazioni e l’uso di apparecchiature di ultima generazione e di opportune schermature per proteggere gli organi più radiosensibili hanno contribuito a ridurre notevolmente questo rischio.

L'esame dura qualche minuto e richiede l’immobilità del paziente soltanto per pochi secondi.

Una volta eseguito l’esame, alla paziente viene chiesto di attendere qualche minuto per dare modo al medico radiologo di valutare la qualità delle immagini.

Trattamento

Dopo una diagnosi di frattura, il medico può prescrivere un trattamento appropriato. Il trattamento della frattura dello sterno dipende dalla gravità della lesione. In caso di frattura semplice, può essere sufficiente una terapia conservativa, che prevede l’utilizzo di una stecca per immobilizzare la zona interessata.

Trattamento Conservativo

La maggior parte delle fratture sternali guarisce senza intervento chirurgico.

In entrambi i casi, è importante che il paziente segua una terapia farmacologica per alleviare il dolore e prevenire le complicanze.

Il trattamento chirurgico con ricorso alla fissazione chirurgica della frattura è rarissimo e di solito riservato a casi con monconi notevolmente scomposti.

Per quanto riguarda il dolore che lamenta e il miglioramento con benzodiazepine, questo, a mio avviso, avviene per 2 motivazioni. La prima è che le benzodiazepine innalzano semplicemente la soglia del dolore e calmano l’ansia che il dolore induce.

Intervento Chirurgico

In alcuni casi, può essere necessario un intervento chirurgico di sostituzione dello sterno con una protesi.

La magnetoterapia è una tecnica di trattamento non invasiva che utilizza campi magnetici a bassa frequenza per trattare le fratture dello sterno. La magnetoterapia può essere utilizzata per ridurre il dolore, accelerare la guarigione e ridurre il gonfiore.

L'immobilizzazione è importante soprattutto in caso di fratture della colonna vertebrale o del bacino poiché la mobilizzazione, attiva o passiva, potrebbe causare eventuali danni al midollo spinale o emorragie negli organi interni.

Dopo un'accurata visita medica e la valutazione delle radiografie, l'ortopedico decide se sia necessario ridurre la frattura, in altre parole se le parti dell'osso separate dalla frattura (monconi ossei) debbano essere riportate nella loro posizione abituale. La riduzione può essere effettuata manualmente, mediante trazione, oppure con intervento chirurgico.

Una volta effettuata, la riduzione deve essere mantenuta in sede tramite immobilizzazione che può essere ottenuta ad esempio utilizzando tutori esterni o “mezzi sintetici”. I tutori esterni sono rappresentati dai gessi e dalle stecche; vengono applicati all'esterno del corpo e consentono di mantenere immobile la parte lesa. La durata dell'immobilizzazione dipende dall'osso fratturato e dalla presenza di eventuali complicazioni, come ad esempio un'infezione.

La forma dei mezzi di contenimento varia a seconda del punto in cui sono applicati.

La guarigione di una frattura avviene con la formazione del cosiddetto callo osseo che unisce i frammenti ossei. Il callo osseo è una struttura che si forma intorno ai monconi dell'osso fratturato durante il processo di guarigione; è formato da tessuto connettivo che si trasforma in osso grazie alla deposizione di calcio e fosfati da parte di alcune cellule dell'osso, chiamate osteoblasti (cellule ossee), deputate alle “riparazioni”.

Sequele e Complicanze

Le complicanze più comuni di una frattura sternale includono:

  • Dolore cronico: può persistere per settimane o mesi dopo la guarigione.
  • Difficoltà respiratorie: soprattutto nei pazienti con patologie polmonari preesistenti.
  • Pseudoartrosi: mancata guarigione dell’osso che può richiedere un intervento chirurgico.
  • Lesioni cardiache o polmonari: nei traumi più gravi, possono verificarsi contusioni cardiache o pneumotorace.

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