Radiografia del Piede nei Bambini: Indicazioni e Considerazioni

Le radiografie nei bambini spesso preoccupano i genitori, che temono l’effetto delle radiazioni ionizzanti, ma possono essere necessarie in caso di fratture o per alcune malattie.

Quando è Necessario Fare una Radiografia ai Bambini?

In ambito pediatrico si sceglie di eseguire una radiografia quando questo esame rappresenta effettivamente la scelta migliore per indagare un determinato problema.

Spesso si preferisce ricorrere all’ecografia, che non impiega radiazioni, non richiede che il bambino stia perfettamente immobile per assicurare la qualità dell’immagine ed è più adatta per lo studio dei parenchimi (tessuti funzionali degli organi) addominali e dei tessuti molli (pelle, muscoli, tendini ecc.).

Le radiografie nei bambini si eseguono solo se davvero indispensabili. Inoltre vengono adottate una serie di precauzioni per rendere l’esame ancora più sicuro.

Le radiografie del piede possono essere necessarie in diverse situazioni:

  • Per le fratture ossee: In caso di sospetta frattura, la radiografia è essenziale per confermare la diagnosi e valutare l'entità della lesione.
  • Per la valutazione panoramica dentale.
  • Per l’introduzione di un corpo estraneo: Alcuni oggetti di piccole dimensioni che a volte il bambino ingerisce durante il gioco riescono a essere individuati solo con la radiografia.
  • Per la displasia dell’anca: Nei primi mesi di vita si effettua un’ecografia delle articolazioni delle anche per diagnosticare precocemente forme di displasia.
  • Per i problemi al cuore.
  • Per l’appendicite: In un bambino a volte dolori addominali intensi possono segnalare un’infiammazione dell’appendice. In questo caso, non serve la radiografia. Visita, ecografia ed esami del sangue permettono di giungere a una diagnosi precisa.

Indicazioni Specifiche per la Radiografia del Piede

Le indicazioni per la radiografia del piede riguardano soprattutto la traumatologia e le lesioni ossee focali. È indicata in caso di:

  • Frattura (sia nei casi di frattura da traumi che di fratture causate da una debolezza dell'osso dovuta a lesioni già esistenti, sia per verificarne la guarigione).
  • In seguito a interventi chirurgici di riparazione.
  • Per escludere o controllare la presenza di patologie di natura tumorale.
  • Nel caso di processi degenerativi (artrosi), infiammatori (artrite), infettivi.
  • Nel caso di problemi ai tendini (tendiniti) e ai legamenti, anche se la radiografia non è in grado di ottenere immagini, può identificare segni indiretti di un infortunio al tendine come eventuali calcificazioni.

Radiazioni e Sicurezza: Cosa Sapere

Il timore principale per quanto riguarda le radiografie nei bambini è quello relativo alle radiazioni ionizzanti (per esempio i raggi X). È noto infatti che queste possono causare modificazioni a livello cellulare dei tessuti sui quali vengono indirizzate: nel caso dei bambini, con un organismo ancora in crescita, si teme che i danni possano essere maggiori.

Le apparecchiature per le radiografie oggi emettono una dose di radiazioni molto ridotta, soprattutto rispetto al passato. Per fare un esempio, una radiografia del torace produce radiazioni di 0,02 milli sievert, equivalenti all’esposizione di due o tre giorni di radioattività naturale, quella che tutti noi subiamo vivendo sul nostro pianeta.

Si tratta insomma di dosi molto ridotte, che non possono creare danno sull’organismo di un bambino. Inoltre, è bene ricordare che esistono linee guida nazionali per la corretta esecuzione degli esami radiologici.

Regole di Sicurezza per le Radiografie nei Bambini

L’esecuzione di un esame radiografico, se necessario per ottenere una diagnosi, non deve quindi preoccupare i genitori. Negli ospedali italiani, in modo particolare quelli pediatrici, si osserva un protocollo che comprende alcune regole per limitare ulteriormente l’esposizione.

  • Se possibile, ricorrere a metodiche alternative come l’ecografia o la risonanza magnetica.
  • Non ci si deve quindi preoccupare delle radiazioni se le radiografie nei bambini sono sporadiche e giustificate. L’abuso di esami, soprattutto se senza motivo, è da evitare.
  • Spetta sempre al radiologo stabilire l’appropriatezza di richiesta di un esame radiologico.

Come si Esegue una Radiografia al Piede?

Il paziente si siede o viene fatto distendere sul lettino; è consigliabile adoperare abiti comodi e bisogna ricordarsi di non indossare oggetti metallici (collane, anelli, piercing).

L'esame radiologico è un esame non doloroso, non invasivo e di breve durata.

Attualmente le tecniche RX producono un’immagine digitale che viene scannerizzata (computed radiography) o elaborata tramite un rilevatore (digital radiography).

L’esame radiologico è un esame di facile esecuzione, non invasivo e sicuro. Non presenta rischi di reazioni allergiche perché non viene adoperato il mezzo di contrasto.

Gli effetti delle radiazioni sull'organismo sono ormai noti come i potenziali rischi, ma le dosi di radiazioni e il tempo di esposizione si sono ridotti significativamente rispetto agli anni passati.

L'uso di apparecchiature radiologiche di ultima generazione, di tipo digitale, e le nuove procedure di schermatura per proteggere le parti più radiosensibili dell'organismo hanno ridimensionato ulteriormente i rischi.

L’esame dura circa 5 minuti. Tempi più lunghi sono richiesti solo per esami particolarmente complessi o quando è necessario ottenere più immagini.

L’esame viene condotto ponendo l’area sottoposta a esame e il paziente in corrispondenza dell’apparecchiatura radiografica in una saletta protetta. Il paziente può tornare a casa subito dopo l’esame e non ha bisogno di essere accompagnato.

L'Importanza di Evitare Radiografie Inutili alla Caviglia

L’esame radiografico è un accertamento diagnostico frequentemente prescritto per individuare lesioni alla caviglia. In pediatria, il ricorso a radiografie di caviglia registra numeri altissimi, con percentuali tra l’85 e il 95% dei casi, anche se poi solo il 12% di questi si rivelano essere delle fratture.

«Nella maggior parte delle lesioni alla caviglia nei bambini la radiografia è inutile e questi alti tassi di radiografie espongono inutilmente i bambini alle radiazioni e rappresentano un uso discutibile delle risorse» ha dichiarato Kathy Boutis, medico del reparto pediatrico di emergenza presso l’Hospital for Sick Children (SickKids) e l’Università di Toronto.

Secondo uno studio condotto dai ricercatori canadesi apparso sul Canadian Medical Association Journal, applicando la “Low Risk Ankle Rule” nella diagnosi degli infortuni alla caviglia nei bambini, i medici potrebbero ridurre drasticamente il ricorso ai raggi X. Stando a quanto dice questa semplice regola, se un esame della caviglia del bambino suggerisce che c’è un basso rischio che si tratti di frattura, il ricorso alla radiografia può non essere necessario.

Se non si verificano delle fratture minori laterali della caviglia, l’infortunio è in genere stabile e presenta un basso rischio per eventuali problemi futuri e può quindi essere trattato come una distorsione alla caviglia. Con questo metodo, diminuendo il ricorso all’esame radiografico è possibile ridurre l’esposizione a bassi livelli di radiazioni, oltre che ottenere dei benefici in termini di contenimento dei costi e abbattimento dei tempi del trattamento.

I ricercatori hanno testato la “Low Risk Ankle Rule” in sei dipartimenti di emergenza sparsi sul territorio canadese su 2.151 pazienti di età compresa tra 3 e 16 anni, che si sono rivolti al pronto soccorso in seguito a un infortunio non penetrante alla caviglia. Applicando la regola, è stata registrata una riduzione del 22% circa nel ricorso alla radiografia della caviglia.

Questo calo è stato consistente in diversi dipartimenti di emergenza ed è risultato simile agli esiti della Ottawa Ankle Rule utilizzata con gli adulti .

«La regola della caviglia ha potenzialmente una vasta applicabilità nei dipartimenti di emergenza della maggior parte del mondo sviluppato - hanno concluso gli autori - e l’attuazione diffusa di questa norma potrebbe tranquillamente portare alla riduzione delle radiografie inutili nella popolazione radiosensibile e a un uso più efficiente delle risorse sanitarie».

Il Piede Piatto nei Bambini

Il piede piatto è un paramorfismo che consiste in un abbassamento variabile dell’arcata plantare interna. Questa condizione può essere causa di fastidi e problemi più o meno gravi dovuti al fatto che il peso del corpo non si distribuisce correttamente su ossa e tendini, impedendo al piede di ammortizzare i carichi.

Innanzitutto occorre precisare che tutti i bambini, alla nascita, presentano fisiologicamente i piedi piatti. Nei neonati, infatti, il tessuto adiposo sottocutaneo funge da protezione all’ossatura. Tuttavia, imparando a camminare e godendo di una base di appoggio più ampia il piede tende progressivamente a “normalizzarsi”.

L’età giusta per sottoporre un bambino ad una prima visita ortopedica del piede è tra i 6 e gli 8 anni.

Fatti questi accertamenti, se effettivamente viene riscontrato che il piede del bambino è soggetto a questo paramorfismo si può decidere di procedere chirurgicamente. Gli interventi sono è poco invasivi e dalla durata relativamente breve.

I tempi di recupero cambiano da paziente a paziente, ma in alcuni casi già nei primi giorni dopo l’operazione è possibile per il bambino eseguire i primi passi, magari aiutandosi con delle stampelle di cui con il tempo potrà fare a meno. È possibile che la deambulazione all’inizio sia poco fluida, ma è destinata a ristabilirsi, permettendo al paziente di camminare e correre normalmente.

Evoluzione del Piede nel Bambino

Alla nascita, è comune che i neonati presentino piedi piatti, una condizione fisiologica che favorisce una base d’appoggio più ampia, utile durante i primi tentativi di camminare.

Con il progredire della crescita, tipicamente tra gli 8 e i 12 anni, l’arco plantare si sviluppa, conferendo al piede la sua forma adulta. Tuttavia, in alcuni casi, questa evoluzione può non avvenire completamente, portando a condizioni come il piede piatto persistente.

Principali Patologie del Piede nei Bambini

  • Piede Piatto: Caratterizzato dall’assenza o dalla riduzione dell’arco plantare, il piede piatto è spesso asintomatico nei bambini. Tuttavia, in alcuni casi, può causare affaticamento, crampi o dolori durante l’attività fisica.
  • Piede Cavo: Contrariamente al piede piatto, il piede cavo presenta un arco plantare eccessivamente accentuato. Questa condizione può essere associata a patologie neurologiche o muscolari e può provocare instabilità e dolore.
  • Piede Torto Congenito: Deformità presente alla nascita, in cui il piede è ruotato internamente.

Diagnosi e Monitoraggio del Piede del Bambino

È consigliabile effettuare una prima valutazione ortopedica del piede tra i 6 e gli 8 anni, a meno che non emergano segnali precoci o indicazioni specifiche da parte del pediatra.

L’osservazione dell’usura delle calzature, del modo di camminare e di eventuali sintomi come affaticamento o crampi può fornire indicazioni utili. In alcuni casi, potrebbe essere necessaria una radiografia in carico per valutare l’allineamento osseo e l’evoluzione della deformità.

Trattamenti e Interventi

Approccio Conservativo: Storicamente, l’uso di plantari e calzature ortopediche è stato prescritto per correggere deformità come il piede piatto. Tuttavia, studi scientifici hanno dimostrato che questi presidi non hanno un’efficacia correttiva significativa nei bambini. Pertanto, una vita attiva, un’alimentazione equilibrata e la pratica di sport sono raccomandati per favorire uno sviluppo armonioso del piede.

Intervento Chirurgico: Nei casi in cui il piede piatto sia patologico e sintomatico, e non risponda alle terapie conservative, può essere indicato un intervento chirurgico. Tecniche come l’endortesi prevedono l’inserimento di una piccola protesi nel calcagno, attraverso una minima incisione, per correggere l’allineamento del piede.

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