Quali Esami del Sangue per la Sindrome del Colon Irritabile (IBS)?

La sindrome del colon irritabile (IBS) è una patologia intestinale comune che colpisce circa il 10% della popolazione italiana. Essa è più frequente nelle donne e nei soggetti con meno di 50 anni. Fortunatamente è una patologia benigna, che non porta allo sviluppo di tumori e non è quindi correlata al cancro del colon-retto. La sindrome del colon irritabile (IBS) colpisce più del 10% della popolazione generale. L’identificazione della malattia si basa sull’accurata valutazione dei disturbi e sull’esclusione di un danno d’organo. I soggetti affetti sono tipicamente giovani, con età compresa tra i 20 e i 40 anni, e non presentano campanelli d’allarme per altre patologie più gravi.

Sintomi e Diagnosi

La diagnosi di sindrome dell'intestino irritabile è clinica, nel senso che si basa sui sintomi riferiti dal paziente e da quelli rilevabili dal medico durante la visita in ambulatorio. Tale sintomatologia deve essere presente per almeno 12 settimane (anche non necessariamente consecutive) nel corso degli ultimi 12 mesi. La diagnosi di sindrome del colon irritabile si basa sulla valutazione clinica dei sintomi e solo nel caso i sintomi non siano chiari o la persona presenti altri fattori di rischio, è necessario confermare la diagnosi con esami del sangue, ecografia dell’addome e, raramente, colonscopia. La diagnosi di colon irritabile è una diagnosi di esclusione, in cui gli accertamenti eseguiti non mostreranno alterazioni riconducibili ad alcuna patologia.

Per parlare di colon irritabile, il dolore addominale deve presentarsi in modo ricorrente, con una cadenza di uno o più episodi alla settimana negli ultimi 3 mesi e con almeno due delle seguenti caratteristiche:

  • essere alleviato dall’evacuazione;
  • associarsi ad alterazioni della frequenza dell’alvo;
  • associarsi ad alterazioni della consistenza delle feci.

A supporto della diagnosi, inoltre è frequente riscontrare:

  • muco nelle feci (mucorrea);
  • meteorismo e senso di distensione addominale;
  • urgenza o sforzo all’ evacuazione.

Il colon irritabile non comporta la presenza di sangue nelle feci. Questo segno pertanto potrebbe essere correlato ad altre patologie, come la rettocolite ulcerosa, polipi, emorroidi o tumori. Spesso i sintomi del colon irritabile sono presenti insieme ad altri disturbi gastro-intestinali anche del tratto digestivo superiore come il reflusso gastro-esofageo e la dispepsia, a intolleranze alimentari, come quella più comune al lattosio o ad altre malattie inclusa la celiachia.

Nella visita il paziente deve fornire il maggior numero di informazioni possibili rispetto ai sintomi - inclusi i movimenti intestinali, episodi di sanguinamento, risvegli notturni a causa di diarrea, dolore, febbre, dolori articolari etc. - e al modo e ai tempi in cui si presentano. Lo strumento più utile per essere certi di non tralasciare nulla è un diario da tenere e aggiornare regolarmente.

Esami del Sangue e delle Feci

Non ci sono a oggi esami del sangue che possono diagnosticare direttamente una MICI. Tuttavia analisi di questo tipo possono determinare la presenza di un’infiammazione grazie a diversi parametri che includono la conta delle cellule del sangue e le proteine presenti nel sangue o nelle feci. I biomarcatori che si cercano nelle feci includono la calprotectina e la lattoferrina, mentre i valori che si guardano con un esame del sangue sono il livello di proteina C-reattiva e il tasso di sedimentazione degli eritrociti.

Tramite gli esami del sangue abbiamo una prima e immediata indicazione sullo stato della nostra salute. In particolare per quanto riguarda lo stato dell’intestino, i valori a cui prestare attenzione sono l’emocromo e la proteina C reattiva. Entrambi i parametri vengono misurati dopo l'esecuzione di un prelievo di sangue a digiuno. Quando c'è un forte sospetto di sensibilizzazione allergica (alimentare o di altro tipo) possono essere richiesti test allergologici specifici sul sangue, chiamati Rast (Radio-Allergo-Sorbent Test).

L'analisi delle feci serve per svelare l’eventuale presenza di parassiti fecali e delle loro uova, in modo da escludere che la sintomatologia sia dovuta a parassitosi intestinali. In alcuni casi viene fatta anche la ricerca del sangue occulto fecale, che serve per escludere un eventuale sanguinamento dell'intestino non macroscopicamente visibile. Indagini mirate delle feci vengono effettuate da alcuni anni anche per la diagnosi iniziale non invasiva delle malattie infiammatorie intestinali croniche (MICI), come la colite ulcerosa e il morbo di Crohn. In questo caso, il biomarcatore principalmente utilizzato come riferimento è una proteina chiamata calprotectina fecale, i cui livelli aumentano notevolmente nelle feci delle persone che presentano una MICI. L’esame prevede la misurazione del livello di calprotectina in un campione di feci. La calprotectina è una proteina presente nei globuli bianchi, in particolare nei neutrofili. Si eseguono su campioni di feci che sono sottoposti a valutazioni di tipo microscopico, chimico e microbiologico.

Altri Esami Diagnostici

  • L'analisi delle feci per la ricerca del sangue occulto (sangue occulto nelle feci).
  • La coprocoltura, ossia l'esame microbiologico delle feci. Consiste nella ricerca di batteri o parassiti, nelle feci.
  • Il breath test per la diagnosi di intolleranza al lattosio.
  • Un breath test per la determinazione della colonizzazione batterica dell'intestino. Serve a ricercare eventuali contaminazioni dell'intestino tenue, da parte di batteri.

Esami Strumentali

Spesso, però, prima di arrivare a una diagnosi certa di sindrome dell’intestino irritabile, è necessario escludere altre malattie intestinali che si presentano con gli stessi sintomi, ma che richiedono un trattamento differente. A questo scopo, il medico può prescrivere uno o più esami di laboratorio o strumentali di approfondimento, che permettono di precisare la diagnosi e di individuare l'approccio terapeutico più appropriato, in grado di migliorare il benessere intestinale e la qualità di vita del paziente.

  • La sigmoidoscopia flessibile. Permette di studiare lo stato di salute della parte terminale del colon e il retto.
  • La colonscopia. Serve all'analisi completa del colon.
  • L'esame radiologico dell'apparato digerente con mezzo di contrasto al solfato di bario. Fornisce immagini abbastanza chiare del colon.
  • La TAC addominale e pelvica. Fornisce immagini tridimensionali dettagliate degli organi con sede nell'addome e nella pelvi.

Procedure Endoscopiche

L’endoscopia è una procedura che permette al medico di vedere immagini dell’interno dello stomaco o dell’intestino ingrandite su di uno schermo e di valutare così lo stato delle diverse aree del tratto gastrointestinale e anche di effettuare una biopsia. Durante una colonscopia il paziente è in sedazione e il medico guida un colonscopio nel retto del paziente e per tutta la lunghezza del colon e del tratto finale del piccolo intestino (ileo terminale). Per permettere al medico di vedere bene è necessario lavare via tutto il materiale fecale prima dell’esame. Per fare questo bisogna seguire particolari istruzioni alimentari a partire dal giorno prima dell’esame e bere un preparato prescritto dal medico per purgare l’intestino dalle feci e da altri residui.

Indagini di Imaging

Se un paziente riporta sintomi particolarmente severi, il medico può decidere di ricorrere a una radiografia standard dell’addome per escludere la presenza di alcune serie complicazioni come una perforazione di questa parte dell’intestino. Tomografia computerizzata: Questo esame guarda all’intero intestino così come ai tessuti esterni. Può comportare la somministrazione di un mezzo di contrasto per via orale, rettale o endovenosa. Diversamente dalla tomografia computerizzata, quando ci si sottopone a risonanza magnetica non si ricevono radiazioni. La risonanza magnetica è anche utile per vedere la malattia al di fuori dell'intestino.

Gestione e Prevenzione

Più che di prevenzione della sindrome, possiamo parlare di prevenzione delle riacutizzazioni dei sintomi. Allo scopo è importante innanzitutto accettare il disturbo e la convivenza con esso, imparando a riconoscere quegli eventi e fattori che peggiorano le manifestazioni, non solo per intervenire quanto prima, assumendo gli eventuali farmaci prescritti dal medico al momento della loro insorgenza, ma anche per evitare per quanto possibile le situazioni che sono alla base dello sviluppo sintomatico, in particolar modo quando legate a fattori stressogeni.

La dieta a basso contenuto di FODMAP (Fermentable Oligo-saccharides, Disaccharides, Mono-saccharides and Polyols) ovvero di cibi contenenti zuccheri poco assorbibili e dal forte potere fermentativo, che richiamano acqua nell’intestino e sono difficili da digerire, è associata a una significativa riduzione dei sintomi globali. Essa prevede una restrizione di oligosaccaridi, polisaccaridi, monosaccaridi fermentabili e polioli, abbondanti nei carboidrati e in alcuni frutti per alcune settimane. Successivamente, affiancati dal nutrizionista, si reintroducono gli alimenti poco alla volta, per individuare quelli che scatenano i sintomi.

Un paziente con la variante diarroica trarrà benefici da una dieta ricca di fibre e dall’utilizzo di rifamixina, un antibiotico utilizzato per le infezioni intestinali che migliora i sintomi e la consistenza delle feci.

Tabella Riassuntiva degli Esami

Tipo di Esame Scopo Note
Emocromo Valutazione dello stato generale di salute e segni di infiammazione Prelevato tramite campione di sangue
Proteina C Reattiva (PCR) Misurazione dell'infiammazione nel corpo Prelevato tramite campione di sangue
Calprotectina Fecale Rilevamento dell'infiammazione intestinale Analisi di un campione di feci
Coprocoltura Ricerca di batteri o parassiti nelle feci Analisi di un campione di feci
Breath Test Diagnosi di intolleranze alimentari (lattosio, fruttosio) e sovracrescita batterica Analisi dell'aria espirata
Colonscopia Esame visivo completo del colon per identificare anomalie Procedura invasiva, spesso eseguita con sedazione

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