Valore Massimo Raccomandato del Colesterolo: Cosa Devi Sapere

Il colesterolo alto interessa un po’ tutti, giovani e meno giovani. È una sostanza grassa presente nel sangue e nei tessuti, prodotta dall'organismo e, in misura minore, introdotta con l'alimentazione. Quando è presente in quantità eccessiva (colesterolo alto o ipercolesterolemia) può diventare un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari (come infarto o ictus) perché può causare la creazione di placche aterosclerotiche che limitano o bloccano la circolazione del sangue nei vasi sanguigni.

Attraverso un esame del sangue è possibile dosare i livelli di colesterolo totale, colesterolo LDL e colesterolo HDL. I valori sono espressi in milligrammi per decilitro (mg/dl) e sono associati a gradi differenti di rischio cardiovascolare.

Valori di riferimento del colesterolo

Il valore di normalità del colesterolo totale è inferiore a 200 mg/dL. Il valore di normalità del colesterolo LDL è inferiore a 100 mg/dL. Il valore ottimale del colesterolo HDL è superiore a 60 mg/dl.

Tuttavia, il valore massimo raccomandato è passato da 220 a 200: più si mantiene basso e meno si corre il rischio di incorrere in una patologia cardiovascolare. Addirittura nei soggetti ad alto rischio (ipertensione, ischemie) si raccomanda un LDL inferiore a 100; il valore scende a 70 nelle persone che hanno già avuto un infarto.

È importante notare che i range di riferimento variano in relazione alle caratteristiche dei pazienti, come l'età, il sesso e la presenza di fattori di rischio come patologie cardiovascolari, familiarità, obesità e abitudine al fumo.

Colesterolo LDL e HDL: il ruolo delle lipoproteine

Per essere trasportato nel circolo sanguigno il colesterolo ha bisogno di una componente proteica che va a costituire le lipoproteine. Esistono diverse tipologie di lipoproteine e quindi di colesterolo, distinte in base al quantitativo di colesterolo trasportato:

  • il colesterolo LDL, chiamato “colesterolo cattivo” o aterogeno, viene trasportato verso i tessuti periferici e quando in eccesso può dare origine alle placche aterosclerotiche.
  • il colesterolo HDL, detto anche “colesterolo buono”, viene trasportato dai tessuti periferici verso il fegato dove viene degradato oppure utilizzato per sintesi di sali biliari.

Colesterolo non-HDL

Da tempo il colesterolo non-HDL si è guadagnato il ruolo di indice affidabile del rischio cardiovascolare. Glielo attribuiscono numerosi studi, alcuni dei quali sostengono che il potere predittivo del colesterolo non-HDL è maggiore di quello del colesterolo LDL. Il che è comprensibile dato che il colesterolo non-HDL stima, a differenza del colesterolo LDL, la concentrazione plasmatica di tutte le lipoproteine aterogene (LDL, VLDL, IDL e lipoproteina (a)).

Le linee guida internazionali indicano il colesterolo non-HDL come obiettivo terapeutico secondario nei pazienti con trigliceridemia superiore ai 200 mg/dL, nei quali cioè il colesterolo veicolato da lipoproteine diverse dalle LDL, in particolare VLDL e IDL, dà un contributo rilevante al rischio cardiovascolare. I valori limite per le varie classi di rischio cardiovascolare sono gli stessi del colesterolo LDL, aumentati per convenzione di 30 mg/dL, per cui sono 100 mg/dL per la classe di rischio molto elevato (70 mg/dL per il colesterolo LDL), per poi salire a 130, 160, 190 e 220 mg/dL per le classi di rischio via via più basse.

Cause dell'aumento del colesterolo

Un’alimentazione scorretta e uno stile di vita sedentario sono spesso associati a elevati livelli di colesterolo. Non dobbiamo dimenticare che l’ipercolesterolemia può essere anche secondaria a fattori genetici, come nel caso dell’ipercolesterolemia familiare congenita.

Alterati livelli di colesterolo possono essere conseguenza anche di alcune patologie come diabete e l’ipotiroidismo e in seguito all’assunzione di farmaci come corticosteroidi per via orale, pillola contraccettiva, betabloccanti.

Come abbassare il colesterolo: dieta e abitudini alimentari

Una dieta corretta aiuta ad abbassare il colesterolo. La modifica dello stile di vita gioca un ruolo importante sia nella prevenzione delle dislipidemie (alterazioni della quantità di grassi nel sangue) che per il loro trattamento.

Ad alzare il livello del colesterolo nel sangue sono i grassi saturi, principalmente contenuti nei prodotti di origine animale (anche i vegetali li contengono, ma la loro quota influisce molto meno sul livello del colesterolo).

Per non superare le quantità di colesterolo alimentare raccomandate bisogna porre attenzione ai consumi di carne, formaggi, salumi che rappresentano la fonte di colesterolo più rilevante specie quando sono grassi.

Alimenti consigliati

  • Fibra solubile: si trova in molti cibi vegetali, la fibra solubile attira l’acqua e si trasforma in un gel durante la digestione. La fibra solubile riduce il colesterolo cattivo rallentando l’assorbimento del colesterolo nel sangue. Buone fonti di fibra solubile includono crusca d’avena, orzo, noci, semi, fagioli, mele, pere, prugne, lenticchie e piselli.
  • Legumi: fa bene mangiare legumi 2-3 volte la settimana, che sono proteine vegetali, non contengono grassi e se vengono introdotti due o tre volte la settimana abbassano il colesterolo cattivo (LDL).
  • Grassi sani: includono oli di oliva, di colza e di arachidi, nonché alimenti ad alto contenuto di grassi sani di origine vegetale, come noci, semi e avocado. Da sempre raccomandato nella dieta mediterranea, l’extravergine di oliva, come tutti gli oli vegetali (di girasole, per esempio), non contiene colesterolo.

Dalle ultime ricerche emerge che le uova, nonostante contengano grassi saturi nel tuorlo, influenzino meno di altri alimenti il colesterolo cattivo, l’LDL.

È risaputo che bere anche una piccola quantità di alcol può aumentare i livelli di trigliceridi nel sangue. Ma gli effetti dell’alcol sul colesterolo sono meno chiari. Alcuni studi hanno dimostrato che bere moderatamente può portare a livelli più alti di colesterolo buono. Bere moderato significa bere un drink al giorno per le donne di tutte le età e gli uomini di età superiore ai 65 anni.

Per quanto riguarda la cottura degli alimenti, bollitura, cottura a vapore, grigliatura e cottura a microonde non necessitano l’aggiunta di ulteriori grassi, perciò sono da considerarsi ideali.

Dieta Mediterranea

Diversi studi epidemiologici hanno dimostrato come alcuni modelli alimentari specifici siano efficaci nel controllo delle concentrazioni plasmatiche di colesterolo e nella prevenzione del rischio cardiovascolare. Il modello di Dieta Mediterranea ha dimostrato di poter ridurre di circa il 30% l’incidenza di eventi cardiovascolari e un miglioramento dei livelli di colesterolo totale. Questo regime alimentare è caratterizzato dal consumo quotidiano di olio extravergine di oliva, di pasta e pane integrali, pesce azzurro e frutta a guscio, come noci e mandorle, con un consumo ridotto di cibi processati e prodotti da forno e di formaggi stagionati ricchi in grassi.

Per quanto riguarda il consumo di grassi, le linee guida consigliano di limitare il consumo di acidi grassi trans e acidi grassi saturi, che è dimostrato incidano negativamente sui valori circolanti ti colesterolo LDL. In particolare, si consiglia di limitare il consumo di carne rossa e processata, di grassi di origine animale e sostituire questi ultimi i con grassi di origine vegetale ricchi di acidi grassi polinsaturi. Anche gli acidi grassi omega 3 e 6 hanno dimostrato un effetto positivo sull’incremento di colesterolo HDL.

Ruolo importane, inoltre, è svolto dalla fibra, specialmente dalla fibra solubile, che aiuta il controllo del colesterolo, limitandone l’assorbimento a livello intestinale e il riassorbimento degli acidi biliari. È quindi consigliato il consumo di legumi, verdura e frutta con buccia e di cereali come avena e orzo. All’interno di una dieta equilibrata il consumo di fibra dovrebbe raggiungere i 25-40 g die di cui 7-15 g di fibra solubile.

Attività fisica

I benefici di un regolare esercizio sportivo, associati ad un'alimentazione sana ed equilibrata, sono anche il miglior modo per potenziare le difese immunitarie dell'organismo.

L’esercizio fisico regolare - almeno 150 minuti a settimana: camminate veloci, passeggiate in bicicletta, acquagym, danza, tennis in doppio e giardinaggio - migliora la capacità del cuore di pompare il sangue, aiuta a controllare il peso corporeo e può far calare i livelli del colesterolo e della pressione sanguigna.

Terapia Farmacologica

Quando i cambiamenti nello stile di vita non sono sufficienti per ridurre il colesterolo totale e LDL, può essere necessario il ricorso a una terapia farmacologica. Le statine sono considerati i farmaci d’elezione per ridurre il colesterolo e ridurre il rischio cardiovascolare.

Le linee guida ESC/EAS 2019 per la gestione delle dislipidemie si basano sul motto “lower is better”. Il primo step consiste nell’individuare il rischio cardiovascolare totale del paziente attraverso un sistema di valutazione. In base alla specifica categoria di rischio del paziente viene definito l’obiettivo terapeutico di colesterolo LDL da raggiungere.

Dal punto di vista del trattamento farmacologico le statine rappresentano il farmaco di prima scelta. Il grado di riduzione del colesterolo LDL è dose-dipendente e varia in base al tipo di statina utilizzata. Esistono, infatti, statine ad alta, moderata e bassa intensità. Quelle ad alta intensità riducono, in media, il colesterolo LDL di almeno il 50%, quella a moderata intensità lo riducono del 30-50%.

Quando si inizia una terapia con una statina si procede alla somministrazione della dose più alta tollerata per raggiungere l’obiettivo di colesterolo LDL fissato. Se gli obiettivi non dovessero essere raggiunti, si raccomanda l’associazione con ezetimibe. Invece, aggiunto in terapia con statine, riduce i livelli di colesterolo LDL di un ulteriore 21 - 27%.

Per i pazienti in cui l’obiettivo del colesterolo LDL non potesse essere raggiunto con una dose massima tollerata di statine più ezetimibe, può essere presa in considerazione l’aggiunta di un inibitore della proprotein convertase subtilisin/kexin type 9 (PCSK9). Inoltre, se l’obiettivo non viene raggiunto, può essere considerata l’associazione di statine e un sequestrante degli acidi biliari.

Integratori

In alcuni casi, oltre all’approccio dietetico è possibile inserire l’utilizzo di integratori alimentari che agiscono sulla produzione endogena di colesterolo, in particolare è comune l’utilizzo di estratti titolati in monacolina k derivanti dal riso rosso fermentato. È noto da studi clinici come l’integrazione con fitosteroli, come sitosterolo e campesterolo, sia efficace nell’abbassamento dei livelli di colesterolo totale e di LDL. Anche la lecitina di soia può essere utilizzata del controllo dell’ipercolesterolemia.

Questi integratori hanno dimostrato di poter ridurre del 10-15 per cento i livelli di colesterolo Ldl, ma non ci sono studi che correlino l'assunzione alla riduzione delle dimensioni della placca aterosclerotica e degli eventi cardiovascolari. Secondo quanto riportato nelle linee guida europee, questi integratori sono adatti a chi ha livelli intermedi di colesterolo (valore totale tra 200 e 240) e che non per forza necessita di un intervento farmacologico.

Classificazione del rischio cardiovascolare e obiettivi terapeutici

In relazione alla specifica categoria di rischio del paziente viene definito l’obiettivo terapeutico di colesterolo LDL da raggiungere.

Nei pazienti a rischio molto alto l’obiettivo è una riduzione del colesterolo LDL ≥ del 50% rispetto al basale e un valore < 1.4 mmol/L (<55 mg/dL), in quelli a rischio alto si prefigge una riduzione del colesterolo LDL ≥ del 50% rispetto al basale e un valore < 1.8 mmol/L (<70 mg/dL), in quelli a rischio moderato il valore di LDL deve essere < 2.6 mmol/L (<100 mg/dL) e, infine, in quelli a basso rischio il valore di LDL deve essere <3.0 mmol/L (<116 mg/dL).

La seguente tabella riassume gli obiettivi terapeutici in base al rischio cardiovascolare:

Categoria di Rischio Obiettivo LDL
Molto Alto Riduzione ≥ 50% rispetto al basale e valore < 55 mg/dL
Alto Riduzione ≥ 50% rispetto al basale e valore < 70 mg/dL
Moderato < 100 mg/dL
Basso < 116 mg/dL

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