La Divisione di Ematologia, situata al quinto piano dell’ala E dell’edificio della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli, è attiva da oltre 30 anni ed è stata completamente ristrutturata nel 2003.
Il reparto offre 29 posti letto con una zona di isolamento protettivo che consta di 8 posti letto per la terapia intensiva ematologica e trapianto di cellule staminali con 2 stanze sterili dedicate prevalentemente a trapianti da donatore volontario. Esse garantiscono ai pazienti, in particolari condizioni cliniche o sottoposti a specifici programmi terapeutici, un elevato standard igienico.
Di recente inaugurazione è il nuovo reparto sito al 1 piano dell’ala E con 14 posti letto primariamente dedicati a trapianti di cellule staminali allogeniche e alle terapie cellulari all’avanguardia.
All’interno di tale divisione operano le UOSA di Terapia delle Emopatie acute diretta dalla Prof.ssa Sica e la UOSA di Ematologia Geriatrica ed Emopatie Rare diretta dal Prof. Pagano. Fanno parte dell'equipe medica della divisione di Ematologia i dirigenti medici Prof. Stefan Hohaus, Prof. Livio Pagano, Dott.ssa Marianna Criscuolo, Dott. Francesco D'alò, Dott.ssa Luana Fianchi, Dott.ssa Sabrina Giammarco, Dott. Luca Laurenti, Dott.ssa Federica Sorà.
In media in un anno vengono effettuati oltre 1000 ricoveri con una durata media di circa 10 gg. La diagnosi e/o il trattamento dei Linfomi non Hodgkin rappresenta la più frequente motivazione di ricovero, seguita dalla diagnosi e/o trattamento delle Leucemie Mieloidi Acute, Linfomi, Mielomi, Neoplasie mieloproliferative croniche.
Il Day Hospital di Ematologia con annesso ambulatorio è sito al 6° piano dell’ala E ed è stato di recente inaugurato nella sua nuova sede ed ampliato rispetto al precedente per rispondere ai crescenti bisogni del paziente ematologico e a standard di eccellenza. Al Day Hospital afferiscono quotidianamente circa 100 pazienti per effettuare terapia antitumorale, trasfusionale, infusionale, prestazioni specialistiche ematologiche e diagnostiche.
Relativamente ai trattamenti terapeutici sono attualmente “aperte” diverse sperimentazioni cliniche per il trattamento delle patologie ematologiche maggiori.
Patologie Trattate
Il reparto di Ematologia del Gemelli offre diagnosi e cura per un ampio spettro di patologie ematologiche, tra cui:
- Linfoma di Hodgkin
- Linfoma Non Hodgkin
- Leucemia linfatica cronica
- Leucemia mieloide acuta
- Leucemia mieloide acuta in fase terminale
- Linforma di Hodgkin II B
- Porpora trombotica trombocitopenica (PTT o sindrome di Moschcowitz)
- Mieloma Multiplo
Diagnostica di Laboratorio
Tutti i settori operano sia per pazienti ricoverati che ambulatoriali. Nei laboratori di emocitometria e di citochimica vengono effettuati quotidianamente circa 1000 esami (ripartiti tra urgenze, pazienti ricoverati e pazienti esterni) organizzati in un CoreLab centralizzato e integrato con gli esami di 1° livello di emo-coagulazione e chimica. Il sistema gestionale interno consente in tempo reale di accedere ad eventuali esami precedentemente eseguiti dai pazienti ai fini di una verifica e del follow-up dei pazienti stessi.
Presso la sezione di diagnostica morfologica, vengono analizzati ogni anno in media 2500 agoaspirati midollari, sia di pazienti ricoverati che di pazienti ambulatoriali, per la diagnosi e il follow-up delle emopatie e per tutte quelle altre patologie in ambito internistico, infettivo, oncologico, per cui tale esame viene richiesto. Il laboratorio di cito-fluorimetria svolge un ruolo fondamentale di integrazione nell’inquadramento diagnostico e prognostico delle principali patologie onco-ematologiche, in particolare sindromi linfoproliferative a cellule B e T (leucemie linfatiche croniche e linfomi non Hodgkin), mielomi, sindromi mielo-displastiche e leucemie acute.
Inoltre, per i pazienti affetti da malattie mieloproliferative croniche (leucemia mieloide cronica, policitemia vera, trombo-citemia essenziale e mielo-fibrosi idiopatica) viene effettuato il monitoraggio quantitativo del trascritto bcr/abl e della mutazione JAK2 V617F.
Le attività diagnostiche principali del laboratorio di immunogenetica sono la tipizzazione di pazienti e dei loro familiari per la ricerca di un donatore di cellule staminali emopoietiche, la tipizzazione delle unità di sangue cordonale crio-preservate presso la Banca del Cordone Ombelicale UNICATT e l’analisi del chimerismo ematopoietico nei pazienti sottoposti a trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche. Dal 2012 il laboratorio è accreditato dalla European Federation of Immunogenetics (EFI).
Vengono inoltre effettuati test per l'identificazione di anemie emolitiche congenite o acquisite (sferocitosi ereditaria, emoglobinuria parossistica notturna) e il dosaggio dell'eritropoietina serica.
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Patologie trattate: Epidemiologia, basi patogenetiche, manifestazioni cliniche e trattamento delle malattie del sangue (con particolare riguardo al tromboembolismo venoso ed alle sindromi trombofiliche congenite, alle neoplasie mieloproliferative croniche Ph-negative, alla piastrinopenia immune, e al mieloma multiplo).
Attività di Ricerca
Negli ultimi anni l’attività di ricerca è stata focalizzata sulle problematiche del trattamento delle complicanze trombotiche in corso di neoplasie mieloproliferative croniche Ph-negative con la produzione di numerose pubblicazioni relative a studi multicentrici internazionali condotti nell’ambito di European LeukemiaNet.
L'Importanza del Percorso di Cura nel Mieloma Multiplo
Eliana Liotta ha incontrato la Dottoressa Elisa Scaburri, psiconcologa dell’Ospedale San Raffaele di Milano e la Professoressa Elena Rossi, Ematologo presso il Policlinico Gemelli di Roma, per parlare del ruolo attivo del paziente nella scelta terapeutica nelle fasi avanzate del Mieloma Multiplo.
Quando un paziente è nelle fasi avanzate del Mieloma Multiplo, presenta caratteristiche cliniche ben demarcate. La Dottoressa Elena Rossi introduce subito questo quadro clinico: “È un paziente che può soffrire di anemia, di insufficienza renale, che può avere lesioni ossee invalidanti.” È un paziente sofferente, che necessita di supporto per le complicanze che la malattia comporta.
Inoltre, nel caso in cui il paziente sia affetto da Mieloma Multiplo recidivo/refrattario, le sfide gestionali si moltiplicano. Risponde ancora una volta la Dottoressa Elena Rossi: “Una sfida molto, molto impegnativa. Il paziente, fortunatamente, ha delle chance terapeutiche che noi dobbiamo selezionare per lui e con lui.”
Il paziente deve essere accompagnato attraverso le diverse problematiche che la malattia comporta. Infatti, tenendo conto di tutti gli aspetti che una patologia ematica comporta, il medico e lo psiconcologo devono far fronte anche alle aspettative del paziente. Accogliere tutte le sue aspettative, i suoi dubbi, i suoi bisogni. In una parola: "Ascoltarlo”.
La Dottoressa Elisa Scaburri sottolinea che, nel momento in cui il medico ha ascoltato il paziente, è importante che discuta con lui, con il caregiver e con tutta l'equipe medica, tutti i dubbi relativi alle cure. Cure che, nel caso del mieloma multiplo, possono essere individualizzate in base alle esigenze dei singoli pazienti. La Dottoressa Elena Rossi ne è convinta: “Parliamo tanto di medicina personalizzata.” Da un punto di vista scientifico, significa avere ben chiari i dati clinici e laboratoristici che riguardano il singolo paziente.
A questo proposito, diventa cruciale la comunicazione con il paziente sui diversi aspetti del percorso di cura. "Dobbiamo utilizzare un linguaggio sì tecnico e scientifico, ma soprattutto che sia comprensibile dal paziente e dai caregiver che lo seguono.” Questo il commento della Dottoressa Elisa Scaburri. La comunicazione deve essere sincera, ma anche efficace.
La Dottoressa Elena Rossi concorda con queste argomentazioni: “Deve essere una comunicazione trasparente, anche perché oggi il paziente ha accesso a tante fonti di informazione; quindi, il medico non deve nascondersi dietro a tecnicismi. Deve essere esplicito, però solidale ed empatico, informare in maniera chiara e competente.” E in tutto questo, il caregiver gioca un ruolo importante.
Il caregiver, per definizione, è la persona che si prende cura del paziente fuori dall'ambiente ospedaliero.
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