Il reparto di Ematologia dell'Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia, situato in Viale Risorgimento 80, ha come Direttore il Dott. Stefano Luminari. In Ematologia viene svolta attività di diagnosi e terapia delle patologie del sangue, in regime di Ricovero, Day Service o Ambulatoriale.
Attività di degenza
Il reparto dispone di:
- BCM Unità: con 6 posti letto (stanze singole) dedicati ai pazienti che ricevono chemioterapia ad alte dosi, trapianto di midollo osseo autologo, allogenico o aploidentico, con responsabile la Dott.ssa Alessia Tieghi.
- Degenza ordinaria: Unità con 10 posti letto (5 camere doppie) per ricoveri programmati dai medici del reparto. Un opuscolo informativo specifico viene consegnato ai degenti.
- Degenza terapie innovative: Unità con 6 posti letto (2 camere doppie, 2 camere singole) per ricoveri programmati dai medici del reparto.
Day Service - Ambulatoriale
Responsabile: Dott.ssa Barbara Gamberi
L’accesso nell’area del Day Service è consentita ai pazienti accompagnati da UN SOLO familiare/caregiver. In sala d’attesa è obbligatorio per TUTTI l’uso di mascherina. In caso di febbre o sintomi di malattia da raffreddamento (tosse, mal di gola..) si raccomanda ai pazienti di mettersi in contatto con il medico di riferimento prima di accedere al reparto, telefonando alla segreteria (0522/296623). Ogni volta che il paziente accede al Day Service si identifica presso gli sportelli della segreteria dove viene consegnato un numero con il quale sarà chiamato tramite monitor, per tutte le prestazioni previste per la giornata.
Vengono eseguite attività programmate per prelievi ematici, biopsie, visite, fleboclisi, chemioterapia, emotrasfusioni, medicazioni accessi vascolari ecc. Il paziente, se non è esente, sarà tenuto al pagamento del ticket in base alla normativa vigente. Sarà informato dal medico all'inizio del percorso.
Attività ambulatoriale
- Visita ordinaria programmata: Le visite possono essere effettuate mediante prenotazione CUP o su appuntamento fissato dal Medico Ematologo. E' necessario presentarsi alla visita muniti di richiesta del medico curante e attestazione del pagamento del ticket, se dovuto.
- Visita urgente: Dal Lunedì al Venerdì dalle ore 8.00 alle ore 18.00 presso il Day Service, il sabato dalle ore 8.00 alle ore 13.00 presso la Degenza.
DAY SERVICE: aperto dal lunedì al venerdì dalle 07.00 alle 19.00. Chiuso i festivi.
SEGRETERIA: aperta nei giorni di lunedì, martedì, mercoledì e venerdì dalle 07.00 alle 16.30; il giovedì dalle 07.00 alle 14.30. Chiuso i festivi.
Aree di interesse
Il reparto svolge attività di diagnosi e terapia delle malattie del sangue, in regime di Ricovero (10 posti letto), Day Hospital, Day Service o Ambulatoriale. Aree di interesse principali sono il trapianto di cellule staminali emopoietiche autologhe e allogeniche in patologie neoplastiche e non neoplastiche, diagnosi e trattamento della leucemia acuta, infezioni in ematologia, Mieloma Multiplo. In regime di day service viene svolta attività programmata per prelievi, biopsie, visite, chemioterapia, emotrasfusioni.
Equipe medica
Fanno parte dell'equipe i dirigenti medici Alfieri Pierluigi, Arletti Laura, Campanelli Melissa, Capodanno Isabella, Facchini Luca, Ferrari Angela, Gamberi Barbara, Ilariucci Fiorella, Imovilli Annalisa, Nizzoli Maria Elena, Quaresima Micol, Rivolti Elena, Tieghi Alessia, Tognazzi Lucia.
Patologie trattate
LINFOMA.
Ampliamento della struttura
La Struttura di Ematologia al 2° piano del Core si è arricchita di tre stanze di degenza per complessivi 6 posti letto che ospiteranno pazienti da sottoporre a terapie innovative per le quali il reparto di Reggio Emilia ha ricevuto specifica autorizzazione dalla Regione Emilia-Romagna.
“È una soddisfazione assistere all’ampliamento di posti letto per cure sempre più avanzate e complesse nella Struttura di Terapia intensiva e in quella di Ematologia dell’Ausl di Reggio in cui la Regione ha fortemente creduto e su cui ha fiduciosamente investito” ha dichiarato Raffaele Donini, Assessore regionale alle Politiche per la salute “Dietro quello che potrebbe sembrare un “semplice” aumento del numero delle postazioni disponibili, risiede in realtà la determinazione di stare al passo con le tecnologie biomediche e farmacologiche più innovative di cui questi professionisti vantano già l’expertise e la competenza.
Il potenziamento dell’area ad alta intensità chirurgica e la possibilità di effettuare la terapia CAR-T e i trapianti di midollo da donatore non familiare, per cui Reggio Emilia ha appena ottenuto l’autorizzazione da parte della Regione, sono un’ulteriore conferma del livello di eccellenza di questo nostro centro che, non a caso, fa parte della Rete oncologica ed emato-oncologica della Regione Emilia-Romagna.
Il punto di vista del Professor Stefano Luminari
Per affrontare un tema cruciale ma poco frequentato - l'organizzazione - ci affidiamo al professor Stefano Luminari, a capo della struttura complessa di Ematologia dell'Arcispedale reggiano.
Stefano Luminari, capo della struttura complessa di Ematologia dell’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia - Il sistema che vince non è il sistema che ha solo i professionisti migliori, ma il sistema che ha la migliore organizzazione. Credo che tanti dei problemi che abbiamo oggi in Italia siano soprattutto dovuti a mancanza di organizzazione, mancanza di equilibro tra le diverse parti. E questa è una sfida che credo sia importante considerare per il futuro. E devo dire che a Reggio Emilia ho trovato un buon sistema di organizzazione, che credo sia uno degli aspetti più importanti, che danno proprio profondità alla qualità dell'assistenza che si dà e che identifica Reggio Emilia per essere… una realtà unica nel suo genere, e capace di esprimere la ricerca, l'attività dei professionisti e di farli lavorare bene.
Luminari - Sono docente universitario, ematologo, dal 2015 in forza all'Ematologia dell'IRCCS di Reggio Emilia, dove sono approdato dopo un periodo di formazione precedente che mi ha visto formarmi e laurearmi a Milano, e poi dal 2001 lavorare in università a Modena, al Centro oncologico Modenese, e con una breve esperienza all'estero fatta a Chicago, dove ho avuto la possibilità di imparare tantissimo, soprattutto apprendere la modalità unica che hanno negli Stati Uniti per gestire i problemi, quindi organizzazione, che è un tema e una parola che ritorna spesso nella mia visione del problema sanità, perché da professionista che lavora al letto del paziente, con il paziente davanti, sapere che se hai bisogno di qualcosa, la trovi…
Luminari - L'organizzazione è una delle caratteristiche che rende speciale la struttura in cui lavoro, cui si unisce, ovviamente, l'eccellente qualità dei professionisti… e la capacità dei professionisti di lavorare insieme. Aspetto che non può esistere se non c'è il rispetto tra i professionisti; e questo non è una cosa che avviene in maniera gratuita. Il rispetto va conquistato, va meritato, non te lo regalano il rispetto solo perché hai un grado in più del tuo vicino, e quindi il vicino o il collega ti deve ascoltare. È una profondità di una serie di rapporti umani tra i professionisti che lavorano nella struttura, che rende l'ospedale, la struttura, assolutamente unica nel suo genere. Non perfetta, perché comunque ogni cosa è migliorabile, si può continuare nel percorso, è difficile da mantenere, ma a mio avviso è un aspetto sicuramente da coltivare e da mantenere cercando di fargli esprimere il massimo delle potenzialità.
Luminari - L'altra parola segreta che descrive l’eccellenza di Reggio Emilia è la multidisciplinarità. Il confronto tra colleghi che trova dei momenti formali, ufficiali, nelle riunioni multidisciplinari in cui il medico nucleare si confronta con il clinico oncologo, l'ematologo, con l'anatomopatologo, con l'esperto di laboratorio, e in cui tutti insieme si discute del bene del paziente, di quello che sta succedendo al singolo caso che si sta valutando per cercare di trovare una soluzione comune, dove non esiste la presunzione del singolo di imporre un trattamento e di poi andare in autonomia, ma le decisioni sono sempre collegiali. Io credo che funzioni molto bene.
Luminari - L'ematologia è una disciplina affascinante. Forse avevo intuito, quando stavo scegliendo la mia disciplina di vita, che le malattie oncologiche avevano vita breve… perché era possibile curare la malattia oncologica. E… nelle varie malattie oncologiche - ripeto, erano gli anni '90, '95, '96. Nelle malattie oncologiche l'ematologia era la prima che stava dimostrando di potere guarire un tumore. Parliamo delle leucemie, che sono state le prime malattie che si è riusciti in qualche modo a trattare e curare coi farmaci. Poi sono arrivati linfomi, di cui ancora mi occupo, che hanno avuto un altro, un grande successo terapeutico grazie ai farmaci, quindi curare le malattie oncologiche coi farmaci, con l'ingegno, con la tecnologia, che non è una tecnologia chirurgica ma che è una tecnologia di terapie farmacologiche. E secondo me ci ho visto bene, perché alla fine in questi 30 anni l'evoluzione terapeutica delle malattie di cui mi occupo, i linfomi, è stata enorme. Passiamo da sopravvivenze di malattie che 30 anni fa non guarivano in nessun caso, che oggi sono malattie che guariscono quasi nel 100% dei casi. E anche l'oncologia solida, i tumori solidi che sono l'altra parte della malattia oncologica, oltre all'ematologia oncologica, con un po' più di affanno, con un po' più di ritardo.
Luminari - Credo che l'Emilia-Romagna, in tutto questo abbia, rispetto alle altre regioni italiane, qualcosa in più che la rende... mette in vantaggio rispetto alle altre realtà. Pensiamo a regioni vicine, in cui ci sono tante risorse e con le risorse economiche si costruiscono grandi ospedali che centralizzano tutto, ma che rimangono a volte grandi ospedali… non voglio esagerare col termine, però in un deserto di sanità pubblica dove riescono a fare tanto, però consumano tanta, tanta energia. Il sistema Emilia-Romagna è un sistema invece, a mio avviso, vincente, se vogliamo, da questo punto di vista, perché riesce a realizzare tanto - i prodotti della ricerca, l'evoluzione terapeutica di ricerca in ambito oncologico, oncoematologico, in Emilia-Romagna sono validi, sono riconosciuti in tutto il mondo - con un impegno più diffuso. È una rete di ospedali, di aziende che lavorano, a mio avviso ben governati da un sistema centrale che comunque riesce a distribuire le risorse, con un ottimo investimento tecnologico.
Luminari - Non esiste una formula segreta per capire come avere successo dal punto di vista dell'organizzazione della sanità e delle terapie in un ambito come l'oncologia. È un insieme di elementi che riguardano i professionisti, l'organizzazione, le risorse che si mettono in campo e anche la dimensione della realtà che si va a gestire e la possibilità all'interno di una realtà che le diverse parti comunichino tra di loro. Banalmente una cosa molto semplice è la gestione della cartella clinica, o la informatizzazione dei referti - il fascicolo sanitario elettronico - il concetto di cui un individuo si porta dietro tutto il suo dossier diagnostico e terapeutico. Ecco, questo noi in Emilia-Romagna ce l'abbiamo da tanto, siamo cresciuti con questo sistema. A Reggio Emilia io dal mio computer ho il controllo di tutti gli esami che vengono fatti dal paziente, anche se non vengono fatti nel mio ospedale.
Luminari - Questo è un aspetto importante dal punto di vista dell'assistenza, perché non ho il paziente che gira coi dischetti, coi referti, le vecchie lastre che andavano, che poi si perdevano, non erano replicabili, non erano riproducibili, ma anche un grande vantaggio per la ricerca, perché se io voglio analizzare una casistica di pazienti con certe caratteristiche, non dico che schiaccio un bottone e ho tutto lì ma il concetto è quello. Io posso usufruire - nel rispetto ovviamente delle norme, della privacy e della gestione della ricerca clinica - di tutto il materiale diagnostico e i dati che ho, che un paziente ha con sé, porta con sé, che sono costruiti con il suo percorso clinico per analizzare delle casistiche e da quelle casistiche trarre delle informazioni utili per l'avanzamento delle conoscenze.
Luminari - La domanda sulle nuove generazioni è una domanda che sarà la sfida dei prossimi anni. Non solo abbiamo meno giovani di una volta, con la denatalità cominciamo a registrare meno ragazzi che sono poi la forza lavoro, la forza che va a popolare le posizioni, ma abbiamo maggiore offerta e proposte di professioni che magari apparentemente sono più facili, sembrano più accessibili, sono più remunerative e presentano meno problemi di quelli che vengono visti se uno va a immaginare il lavoro del medico. Non parliamo di ricercatore, parliamo del medico. Denatalità, crisi di vocazione, ricerca di professioni meno complesse. Tanti suoi colleghi di diverse specializzazioni condividono queste preoccupazioni, che sembrano essere presenti quanto quelle legate alla scarsità di risorse economiche destinate alla sanità.
Luminari - Il problema è che ci servono medici di tutte le discipline. Oggi le discipline che fanno fare i turni in ospedale, che ti fanno prendere delle grandi responsabilità, sono in qualche modo messe in secondo piano, seconda scelta. Vivere in ospedale è più vissuto come una missione. Il ragazzo di oggi dice “ma chi me lo fa fare, di fare questa scelta che è una scelta di vita con tanti sacrifici?”.
Luminari - Posso dire che vivendo in quella realtà i sacrifici che si fanno per vivere la professione vengono ampiamente ripagati. Però ci vuole un po' di... ci vuole una scintilla che ti scatti, che ti fa prendere quella strada, che ti fa affrontare i sacrifici per un obiettivo superiore che è quello di comunque lavorare per contribuire alla salute dei pazienti e della comunità.
Luminari -Mi sono laureato nel '96, specializzato nel 2001; il mio primo posto di lavoro con un contratto a tempo indeterminato l'ho avuto dopo sette, otto anni. C'era però la ricerca, c'era l'obiettivo, per arrivare a quell'obiettivo, arrivare a quel lavoro che ti faceva stare lì, ti faceva anche fare di più di quello che ti veniva richiesto per distinguerti, per crescere, per essere poi in grado di affrontare quel tipo di percorso. Oggi i ragazzi che si specializzano, i nuovi medici che si specializzano, vengono assunti praticamente entro l'anno dalla specialità, che va molto bene, perché comunque dare la possibilità di un lavoro di un certo tipo a un giovane, il neolaureato o specialista è importante, però il sistema dovrebbe essere in grado di motivare le persone, mantenerle motivate e farli esprimere. Non inserirle semplicemente in un sistema sanitario che ti mette subito di fronte alle responsabilità, ma continuare a farlo crescere col percorso che non si ferma lì dove sei arrivato quando sei stato assunto, ma che ti deve seguire per i 30 anni di attività alternativa che farai.
Luminari - Fare ricerca significa vedere il futuro, intravedere le nuove opportunità, vederle con anticipo e cercare di essere pronti nel momento in cui la sfida ti offre le risorse e le possibilità di applicarle, tu hai già fatto il passettino. Ed è quello che stiamo facendo un pochettino a Reggio Emilia: cercare di capire quelle che sono le tecnologie che diventeranno leader e guida tra qualche anno, lavorare su queste tecnologie adesso che le tecnologie non sono ancora disponibili ma che siamo in una fase di sviluppo, per essere pronti tra qualche anno, quando gruppi più importanti di noi magari riusciranno a implementarle, a portarle alla clinica, essere pronti a utilizzarle già dal giorno dopo per i nostri pazienti. E su questo faccio riferimento alle grandi sfide della biologia molecolare. Si va sempre di più verso un percorso di diagnostica poco invasiva, mini invasiva o per nulla invasiva… il conc...
Importante studio sui linfomi
Francesco Merli, direttore della Struttura di Ematologia dell’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia e Stefano Luminari, Professore associato di Oncologia medica di Unimore, responsabile per la Ricerca all’interno della stessa struttura, sono i primi autori di un importante articolo pubblicato in questi giorni dal prestigioso Journal of Clinical Oncology da parte della Fondazione Italiana Linfomi (FIL). In 5 anni il progetto ha coinvolto 1163 pazienti di età superiore a 65 anni affetti da Linfoma diffuso a grandi cellule, curati in 36 centri onco-ematologici italiani.
Lo studio è maturato all’interno della Commissione della FIL dedicata ai linfomi dell’anziano ed è stato reso possibile grazie alla sponsorizzazione di UniCredit e della onlus reggiana GRADE (Gruppo Amici dell’Ematologia). Elderly Project (Progetto Anziani), questo il nome dello studio, dimostra l'importanza di accompagnare la diagnosi di linfoma con una valutazione di tipo geriatrico. Vengono raccolte informazioni riguardanti la compresenza di altre patologie, eventualità frequente negli over 65, e il grado di autonomia funzionale del paziente.
“È il primo studio al mondo per numerosità della casistica su questo tema - spiega il dottor Merli, che della FIL è anche Presidente fino al termine del 2021 - e ci ha permesso di individuare tre gruppi di pazienti con prognosi diverse, in base al complessivo stato di salute rilevato alla diagnosi. Questo conferma come l’esito dei trattamenti sul linfoma sia collegato alle cure ma anche alle condizioni che il paziente presentava prima di ammalarsi. Con i nostri dati, inoltre, dimostriamo che uno schema di chemioterapia c.d. attenuato è la scelta migliore per i pazienti che, in base alla nostra valutazione geriatrica, sono classificati come fragili”.
Il risultato più significativo è stata la messa a punto di un indice prognostico (Elderly Prognostic Index - EPI) che considera congiuntamente gli esiti della valutazione geriatrica e le caratteristiche cliniche del linfoma. Lo strumento è stato sviluppato dal professor Stefano Luminari e dal dottor Luigi Marcheselli, statistico della FIL.
Precisa Luminari “Con l’EPI otteniamo una fotografia reale della situazione del paziente, integrando informazioni su aggressività della malattia e condizioni generali. Emerge con chiarezza un gruppo ad alto rischio, pari a un terzo dei pazienti anziani considerati, che rappresenta la sfida più difficile per un onco-ematologo, ma siamo convinti che EPI sia un valido aiuto nella scelta della terapia. I risultati sul nostro indice prognostico, peraltro, sono stati confermati da un gruppo di controllo di 328 pazienti valutati, applicando lo stesso approccio, in Australia e in Brasile”.
L'interesse nella comunità scientifica per il primo strumento prognostico specificatamente disegnato per gli anziani con linfoma aggressivo è confermata dal fatto che il Journal of Clinical Oncology ha pubblicato un editoriale a commento dello studio della FIL dove viene annunciato che uno dei principali gruppi cooperatori onco-ematologici degli Stati Uniti, lo SWOG, sta già applicando l’EPI in modo sistematico ai propri pazienti anziani affetti da linfoma.
Merli conclude con un ringraziamento a chi ha finanziato lo studio ”Mi preme sottolineare l’importanza di avere, ancora una volta, GRADE a fianco dell’Ematologia e della ricerca. In questa occasione poi, il generoso contributo di UniCredit ha consentito di coprire per intero i costi del progetto. Il sostegno alla ricerca medica da parte di privati non coinvolti in interessi commerciali di settore è fondamentale perché garantisce una ricerca indipendente e consente di studiare, come in questo caso, aspetti della cura non legati alla sperimentazione farmacologica, altrettanto importanti per la salute dei pazienti”.
“Ancora un progetto di largo respiro, che coniuga studio clinico ed intervento sul campo per il miglioramento della presa in carico dei pazienti, nel quale strutture sanitarie emiliano romagnole sono in prima fila e che viene ripreso da una prestigiosa rivista internazionale - plaude l’assessore regionale alle Politiche per la Salute Raffaele Donini -. Grande soddisfazione dunque e complimenti ai professionisti di Reggio, Piacenza, così come degli altri centri nazionali coinvolti, per i prestigiosi riconoscimenti e soprattutto perchè l’attivazione dell’indice prognostico è molto importante per la modulazione delle terapie sui pazienti anziani e fragili affetti da linfoma, in un’ottica di cure sempre più personalizzate e mirate. E’ quello cui il nostro sistema sanitario sta puntando sempre di più, a livello di cure sia ospedaliere sia di medicina del territorio”.
Il progetto è nato da un’intuizione di Michele Spina, direttore dell’Oncologia del CRO di Aviano. L’Ematologia di Reggio Emilia, nella persona della data manager dott.ssa Caterina Mammi, ha svolto il ruolo fondamentale di collettore e revisore dei dati dei pazienti di tutta Italia. Le dottoresse Alessandra Tucci e Annalisa Arcari facenti parte, rispettivamente, delle equipe di Ematologia degli ospedali di Brescia e Piacenza, insieme allo statistico della FIL Luigi Marcheselli, hanno completato il board.
“É stato un entusiasmante lavoro di gruppo” - conferma Merli - che dimostra come i ricercatori italiani, quando fanno squadra, possano raggiungere risultati eccellenti. Al termine di numerosi confronti sui dati, il professor Luminari e io ci siamo assunti l’onere di estrapolare i risultati.
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