Framingham è una tranquilla cittadina del New England non distante da Boston (USA), che è entrata nella storia della Medicina per una semplice ragione. La salute di tutti i suoi abitanti è tenuta sotto controllo da decenni in una sorta di Grande Fratello medico, in particolare sotto il profilo del rischio cardiovascolare. Framingham è abbastanza vicina per composizione etnica, età media e tipo di attività alle città europee. I dati raccolti sono quindi molto utili anche nel nostro Paese.
Seguendo per lungo tempo la popolazione in questa cittadina degli Usa, e in altre aree del mondo, è stato possibile calcolare quali fattori sono risultati associati a eventi cardiovascolari (ischemie, infarti e ictus) e la forza della loro correlazione. I dati raccolti a Framingham sono stati confermati in numerosi altri studi osservazionali e sono oggi consolidati.
Rischio Cardiovascolare: Fattori Chiave
Ischemie, infarti e ictus derivano tutti sostanzialmente dalla occlusione parziale o totale delle arterie, in particolare - se parliamo di ischemie cardiache e di infarti - delle arterie che garantiscono il funzionamento del cuore, le coronarie. Ciascuno dei fattori di rischio dà il suo contributo, direttamente o indirettamente, all’arteriosclerosi, ma nessuno è indispensabile.
Una persona sovrappeso, con la pressione alta, qualche alterazione della glicemia e che fuma, ha un rischio cardiovascolare di parecchie volte superiore alla norma sia se è maschio, sia se femmina. Il dato va corretto per età e considerando la storia familiare di ogni individuo, ma può significare avere una possibilità dal 10 (se maschio) al 6% (se femmina) di avere un ictus o un infarto nel giro dei prossimi 10 anni. Insomma c’è poco da scherzare.
Pressione Arteriosa
Il più importante è la pressione arteriosa. La pressione più è bassa meglio è (pochissime persone hanno davvero una pressione troppo bassa). Le arterie sono dei tubi nei quali il sangue passa non in modo omogeneo ma con ‘gittate’ alternate e consecutive. Se la pressione è alta l’effetto è un ‘martellamento’ dell’arteria e in particolare del suo rivestimento interno l’endotelio.
Siccome l’arteria ammalata diviene più rigida, l’effetto è un circolo vizioso perché in una arteria che non si allarga per far passare il sangue la pressione tende a crescere.
Iperglicemia
L’iperglicemia incide in modi diversi su tutta la catena di eventi che porta dapprima all’irritazione dell’endotelio sino alla formazione della placca aterosclerotica e al suo distacco. Molti effetti dell’iperglicemia sono indiretti, per esempio l’aumento delle pericolosissime LDL piccole dense.
In passato si pensava che fossero necessari lunghi periodi di elevata iperglicemia per ottenere questi effetti; recentemente è stato dimostrato che l’endotelio non soffre solo o tanto una glicemia stabilmente alta ma soprattutto le variazioni improvvise della glicemia, quei picchi in cui per pochi minuti, ad esempio dopo l’ingestione di una bevanda zuccherata o di un dolce o di un pasto, la glicemia sale anche solo a 180 o 200 mg/dl.
Nicotina
La nicotina ha due effetti negativi: favorisce il processo di infiammazione dell’endotelio e tiene alta la pressione riducendo la flessibilità delle arterie stesse.
Colesterolo e Trigliceridi
La placca che si viene a formare nell’arteria è composta da colesterolo LDL e trigliceridi. Esistono diversi tipi di colesterolo con effetti molto diversi. Se il colesterolo LDL è ‘cattivo’ in quanto si va a spalmare sull’endotelio riducendo la portata dell’arteria, il colesterolo HDL è invece buono in quanto ottiene l’effetto opposto, ripulendo le arterie.
I trigliceridi svolgono una funzione di riserva energetica per cui le calorie in eccesso vengono trasformate in queste sostanze per poter essere facilmente immagazzinate. Quindi per tenere sotto controllo i trigliceridi prima di tutto dobbiamo ridurre le calorie, in particolare se derivate dagli zuccheri e dall’alcol. Poi dovremmo aumentare i grassi buoni della dieta: i grassi insaturi vegetali e i grassi di pesce, e se poi riusciamo anche a fare attività fisica… il risultato è garantito!
Coagulazione del Sangue
Descrivere il sistema che permette di coagulare il sangue, ad esempio dopo una ferita, è quasi impossibile. Al centro di questo sistema ci sono sostanze che - in caso di necessità - sviluppano la capacità di far aderire alcuni elementi del sangue, come le piastrine, non solo l’una all’altra ma anche con altre sostanze formando degli strati che fermano una emorragia.
In alcune persone queste sostanze mantengono la capacità adesiva anche in assenza di ferite. Non è ancora chiaro con precisione per quali ragioni ma essere sovrappeso, soprattutto avere del grasso sull’addome, è correlato alla presenza di molti fra questi fattori di rischio.
Guadagni Incrementali nella Riduzione del Rischio
Per tutti questi fattori di rischio, tranne la coagulazione, gli studi osservazionali e quelli di intervento (quelli cioè dove si prescriveva una terapia specifica) hanno mostrato che i guadagni in termini di riduzione del rischio sono incrementali. Chi ha la pressione massima a 140 mm/Hg e la porta a 135 riduce di qualche punto il suo rischio, se la porta a 130 ancora meglio e così via. Lo stesso vale in particolare per il colesterolo LDL, ma anche per i trigliceridi e per il colesterolo HDL, per l’iperglicemia e per il sovrappeso. Per il fumo a ogni anno in più senza fumo corrisponde un po’ di rischio in meno.
| Fattore di Rischio | Impatto sulla Riduzione del Rischio |
|---|---|
| Pressione Arteriosa | Riduzione incrementale del rischio abbassando i valori (es. da 140 a 135 mm/Hg) |
| Colesterolo LDL | Riduzione incrementale del rischio abbassando i valori |
| Trigliceridi | Riduzione incrementale del rischio abbassando i valori |
| Colesterolo HDL | Miglioramento incrementale del rischio aumentando i valori |
| Iperglicemia | Riduzione incrementale del rischio controllando i livelli di glucosio |
| Sovrappeso | Riduzione incrementale del rischio perdendo peso |
| Fumo | Riduzione incrementale del rischio smettendo di fumare |
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