Colonscopia e Emorroidi: Rischi e Necessità

La sintomatologia emorroidaria può essere molto fastidiosa ma raramente comporta un effettivo rischio per la salute.

È fondamentale, tuttavia, escludere che i disturbi derivino da altre patologie e in particolare da un tumore del colon-retto. Nella mia personale esperienza, la grande maggioranza dei pazienti a cui ho diagnosticato un tumore del retto o dell’ ano si è sottoposta alla visita proctologica, convinta di soffrire di patologia emorroidaria.

L’articolo di questo mese è dedicato a tre dei più importanti esami eseguiti in proctologia per diagnosticare le patologie della zona anale: anoscopia, rettoscopia e colonscopia. Esami che spesso nel linguaggio comune vengono confusi o non sono particolarmente chiari.

Cosa Sono le Emorroidi?

Le emorroidi sono cuscinetti venosi del retto distale e del canale anale, che contribuiscono al mantenimento della continenza e alla discriminazione del contenuto rettale. Le emorroidi si dividono in interne (a livello del retto distale) ed esterne (in prossimità della cute perianale). Le EMORROIDI INTERNE sono dei cuscinetti di tessuto vascolo-connettivale localizzati a livello della giunzione anorettale.

Sono delle normali strutture anatomiche presenti in ogni individuo sin dalla nascita. La loro principale funzione è quella di contribuire al meccanismo della continenza fecale, grazie alla loro proprietà di adattarsi alla forma del canale anale, favorendone così una valida tenuta ermetica.

Malattia Emorroidaria

La malattia emorroidaria si manifesta quando le emorroidi perdono la capacità di rimanere nella loro sede naturale all’ interno del canale anale e prolassano al di fuori dell’ ano, venendo conseguentemente a perdere la loro funzione di contribuire alla continenza delle feci. Tale prolasso può interessare settorialmente solo i noduli emorroidari, ma spesso si sviluppa circolarmente interessando dapprima la mucosa e, successivamente, tutti gli strati della parete del retto (prolasso muco-emorroidario / prolasso retto-anale). Nelle forme iniziali l’ apice del prolasso rimane all’ interno del retto; negli stadi più avanzati l’apice del prolasso si impegna nel canale anale, potendo arrivare a protrudere ben oltre il margine esterno dell’ ano.

La formazione del prolasso è dovuta, oltre che a una predisposizione primaria, a una secondaria cedevolezza delle strutture atte a sostenere il retto, come frequentemente avviene nelle donne a seguito di gravidanza e in quelle sottoposte ad intervento di isterectomia.

Sintomi

I sintomi della patologia emorroidaria possono essere suddivisi in due differenti categorie: quelli correlati alla presenza NODULI EMORROIDARI e quelli correlati alla presenza del PROLASSO.

  • I sintomi correlati ai NODULI EMORROIDARI sono quelli “classici” quali perdita di sangue rosso vivo / proctorragia, dolore e bruciore anale, prurito, presenza di tumefazione, secrezioni mucose, sensazione di peso perineale.
  • I sintomi da incontinenza fecale subentrano generalmente negli stati più avanzati della malattia, quando il prolasso, protrudendo stabilmente attraverso il canale anale, impedisce alla muscolatura dell’ apparato sfinteriale di contrarsi validamente.

Diagnosi di Emorroidi

La diagnosi di emorroidi avviene mediante una visita dello specialista. Nel corso della visita proctologica, lo specialista, dopo aver raccolto un’ anamnesi dettagliata, effettua la visita con esplorazione digitale ano-rettale seguita dalla anoscopia.

Esami Diagnostici: Anoscopia, Rettoscopia e Colonscopia

  • Anoscopia: L’anoscopia è l’esame endoscopico di breve durata (circa 15 minuti) eseguito dal medico proctologo con il quale è possibile visualizzare il canale anale attraverso l’introduzione di un anoscopio. L’anoscopia permette di evidenziare la presenza di eventuali patologie anorettali quali ragadi anali, emorroidi, altre patologie che provochino sanguinamento rettale, ma anche la rilevazione di neoplasie che risultano spesso asintomatiche e vengono scoperte nel corso di accertamenti per altre patologie.
  • Rettoscopia: La rettoscopia è un esame endoscopico di breve durata (tra i 15 e 30 minuti) che permette di osservare direttamente il canale rettale, ovvero la parte superiore dell’ano. Questo esame offre informazioni specifiche sulla superficie interna del canale e permette, in caso di bisogno, l’esecuzione di esami diagnostici più approfonditi quali prelievi bioptici della mucosa.
  • Colonscopia: La colonscopia è una tecnica strumentale che permette di osservare la parte inferiore del tubo digerente costituita da retto, sigma, colon e ileo terminale. Per evitare dolore al paziente la colonscopia viene eseguita ricorrendo alla sedazione. In questo modo il medico specialista potrà eseguire liberamente tutte le manovre necessarie a fornire una diagnosi completa.

La colonscopia viene eseguita attraverso l’introduzione progressiva nel canale anale di una sonda flessibile dotata di sistemi che permettono l’introduzione di liquidi o gas necessari per garantire una corretta visione dell’interno del colon, oltre che l’inserimento di pinze da biopsia, aghi, strumenti per il recupero di polipi. Affinché l’esame vada a buon fine è necessario seguire una particolare preparazione per la pulizia da tutti i residui contenuti nell’organismo.

La preparazione prevede una dieta alimentare povera di fibre nei tre giorni precedenti l’esame, e l’assunzione di farmaci lassativi.

Colonscopia Virtuale

La colonscopia virtuale è una tecnica diagnostica radiologica e rappresenta una valida alternativa alla colonscopia: permette di studiare le pareti interne del colon in maniera non invasiva, senza disagio ed imbarazzo. Anche la colonscopia virtuale necessita di preparazione: dieta e lassativi.

Trattamenti per le Emorroidi

Il trattamento della patologia emorroidaria dipende dalla durata e dall’intensità del disagio. Nella maggioranza dei casi, infatti, le emorroidi tendono a guarire da sole dopo un certo periodo. Esistono diverse possibilità di trattamento delle emorroidi.

Trattamenti Ambulatoriali

Legatura elastica: attraverso l’ anoscopio viene catturato il gavocciolo emorroidario che viene legato alla base con il posizionamento di un piccolo anello elastico. Nel giro di una decina di giorni l’ emorroide cadrà spontaneamente, lasciando una piccola area che andrà incontro a riepitelizzazione. I trattamenti ambulatoriali di legatura elastica e scleroterapia, riservati alle emorroidi in stadio iniziale, possono essere associati tra loro per una maggiore efficacia.

Interventi Chirurgici

Il tipo di intervento, se indicato, viene consigliato dal medico specialista dopo aver investigato i sintomi e aver visitato il paziente. Gli INTERVENTI CHIRURGICI più radicali richiedono copertura anestesiologica, spinale o generale.

  • Emorroidectomia: L’intervento di emorroidectomia prevede l’asportazione delle emorroidi. L’ EMORROIDECTOMIA secondo tecnica di Milligan Morgan (e sue varianti) ha la finalità principale di asportare i gavoccioli emorroidari e, solo secondariamente, parte del prolasso. Viene eseguito con impiego di bisturi, elettrobisturi, bisturi ad ultrasuoni o a radiofrequenza. Esitano ferite del bordo anale ed interne al canale anale che impiegano 3/4 settimane per giungere alla cicatrizzazione.
  • Emorroidopessi: L’emorroidopessi, prevede il riposizionamento delle emorroidi prolassate all’interno del canale anale. La procedura viene eseguita per via transanale con l’ impiego di specifiche suturatrici meccaniche dedicate e si effettua asportando circolarmente il tessuto rettale prolassato, confezionando al contempo una sutura fra i due margini di sezione del retto.

Terapia Medica

La terapia della malattia emorroidaria è per lo più medica, nelle mani di un Gastroenterologo Proctologo. Solo in casi selezionati va affidata al Chirurgo Proctologo. Ecco alcuni consigli da seguire: consumare abbondanti quantità di fibra, meglio se medicata e a fibre morbide, allo scopo di rendere soffici le feci (verdura, frutta, cereali integrali), bere abbondantemente per ammorbidire le feci, non rinviare l’evacuazione in caso di bisogno, ridurre il peso corporeo se necessario, praticare regolare attività fisica. Inoltre: evitare sforzi durante l’evacuazione, evitare l’uso della carta igienica e preferire salviette umide medicate, generalmente più delicate sulla mucosa.

Farmaci e Rimedi

Esistono diversi farmaci per la cura delle emorroidi, tuttavia possiamo dividerli in due grandi gruppi: quelli ad uso topico o locale e farmaci ad uso sistemico.

  • Farmaci ad uso locale: Tra i farmaci ad uso locale abbiamo tre forme farmaceutiche: gli unguenti, le schiume e le supposte. Questi tipi di farmaci sono sintomatici; hanno cioè l’obiettivo di diminuire il bruciore, il prurito, il dolore e il sanguinamento.
  • Terapia sistemica: Spesso è necessario associare una terapia sistemica, per bocca o per via iniettiva, di prodotti venotropi, che agiscono cioè favorendo il ritorno venoso del sangue, che gonfia il plesso emorroidario. Questi farmaci hanno anche un’azione capillaro-protettrice, utile particolarmente in caso di sanguinamento.

Dunque, i primi accorgimenti sono di tipo dietetico e comportamentale, con associazione di lassativi delicati, di farmaci venotropi, di antiinfiammatori, antidolorifici ed alcuni blandi fluidificanti del sangue. Spesso è necessario associare supposte o creme a base di cortisone, di sostanze anti-infiammatorie o di medicamenti spasmolitici.

Dilatatori Anali

I dilatatori criotermici sono un valido aiuto meccanico, che si affianca ed integra l’azione dei farmaci topici spasmolitici. Questi contengono un gel termo-accumulatore in grado di trattenere il freddo o il caldo e di apportare perciò i benefici della termoterapia o della crioterapia in diverse condizioni patologiche anali.

I dilatatori sono indicati, inoltre, in caso di stenosi (restringimento) dell’orifizio, di origine cicatiziale o idiopatica, in caso di ipertono o spasmo sfinterico, sostenuto da patologia emorroidaria, in caso di proctalgia essenziale, di ragade, con eventuale stipsi secondaria, e per la prevenzione della stenosi postoperatoria, dopo intervento per emorroidi e fistole.

La modalità d’uso prevede l’eventuale raffreddamento in frigorifero del dilatatore o l’immersione per 10/15 minuti in acqua e ghiaccio. Nella termoterapia il dilatatore va scaldato in acqua calda (non superiore a 50°C) per circa 10/15 minuti. Esso deve essere comunque spalmato con crema o unguenti medicati e inserito nell’orifizio anale lentamente, fino alla sua base, stando in posizione seduta sul bidé o in decubito laterale, indifferentemente prima o dopo la defecazione. In caso di marcato spasmo sfinteriale é consigliabile far precedere la dilatazione da un semicupio o bidé tiepido, che ha effetto rilassante sulla muscolatura degli sfinteri anali. È anche indicato, in alcuni casi, precedere questo tipo di trattamento con l’assunzione di un antidolorifico. Il dilatatore va tenuto in sede per circa dieci-quindici minuti e quindi estratto lentamente. Si consiglia di non alzarsi e di non camminate con il dilatatore inserito.

Quando Optare per il Trattamento Chirurgico

La scelta del trattamento chirurgico va riservata a pazienti che non abbiano tratto alcun beneficio dalla terapia medica, igienico-dietetica e conservativa ambulatoriale. Bisogna inoltre avere la certezza che la patologia emorroidaria sia l’unica causa della sintomatologia e della clinica.

Gli esami complementari, colonscopia e TC Colografia, devono sempre essere richiesti prima dell’intervento, quando non si ha certezza della responsabilità esclusiva delle emorroidi del sanguinamento. Ancora oggi vengono misconosciute neoplasie del sigma in pazienti operati per “emorroidi sanguinanti”.

In particolare, l’intervento chirurgico è indicato in pazienti con:

  • emorroidi interne di III° e IV° grado sintomatiche, con prolasso voluminoso permanente o difficilmente riducibile;
  • sanguinamento emorroidario cronico e con anemizzazione secondaria, insensibile ai trattamenti strumentali ambulatoriali (legatura);
  • insuccessi di precedenti trattamenti conservativi;
  • controindicazioni all’esecuzione di trattamenti conservativi: trombosi, papilliti, criptiti;
  • trombosi emorroidaria circolare irriducibile e trombosi del prolasso.

Tecniche Chirurgiche

Se i gavoccioli venosi non rientrano nell’ano, creando un fastidio continuo ed un sanguinamento costante, è indispensabile un intervento chirurgico. La tecnica chirurgica classica è quella chiamata di Miligan-Morgan.

L’intervento di Milligan-Morgan è ancora oggi il più utilizzato al mondo per la cura radicale delle emorroidi e comporta l’asportazione dei tre pacchetti emorroidari interni, che si trovano a ore 5, 7, 11 se visti in posizione ginecologica e della componente emorroidaria esterna.

Tra le tre colonne emorroidarie escisse rimangono ponti muco-cutanei, da cui si avvia la rigenerazione epiteliale, con completamento della guarigione delle ferite entro 4 - 6 settimane circa. Tali ponti sono fondamentali per scongiurare il rischio di stenosi anale post-operatoria. La stenosi, se diagnosticata precocemente, può essere facilmente risolta.

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