Il reparto di Ematologia 1 dell'Ospedale Policlinico San Matteo di Pavia, situato in Viale Golgi 19, è un centro clinico e di ricerca di alta specializzazione per la diagnosi e la terapia delle malattie del sangue. Il Direttore del reparto è il Prof. Luca Arcaini.
Eccellenza Clinica e di Ricerca
Il reparto accoglie anche un Centro Trapianti ed è specializzato in:
- Leucemie
- Linfomi
- Mielomi
- Anemie ereditarie e acquisite
- Trapianto di midollo allogenico e autologo
- Autotrapianto di cellule staminali
La Clinica Ematologica fa parte della Rete Ematologica Lombarda (REL) ed è un centro di riferimento nazionale per diverse prestazioni. In queste patologie è molto importante porre con rapidità una diagnosi precisa ed iniziare le cure con tempestività. L’esser seguiti fin dall’inizio presso un centro ematologico che dispone di servizi di chemioterapia intensiva e trapianto, con équipe mediche altamente specializzate, garantisce le maggiori possibilità di successo. Quando le terapie diventano molto specifiche, il paziente dovrebbe sempre essere trattato da specialisti della patologia con la maggiore esperienza possibile in quel settore ed in grado di garantire al malato tutte le possibilità di cura oggi disponibili. Il successo delle cure dipende spesso da come viene impostata la terapia iniziale.
Aree di Riferimento Nazionale
- Diagnosi, definizione prognostica e terapia delle neoplasie mieloidi (neoplasie mieloproliferative, sindromi mielodisplastiche e leucemia mieloide acuta)
- Chemio-immunoterapia e terapia subintensiva dei linfomi maligni, in particolare del linfoma di Hodgkin
- Diagnostica e terapia delle gammopatie monoclonali
- Trapianto di cellule staminali allogeniche, sia da donatore familiare sia da donatore non consanguineo
Ambulatori Specialistici
Gli Ambulatori dell’Unità Operativa offrono assistenza specializzata per diverse patologie ematologiche:
- Ematologia generale
- Leucemie acute
- Leucemia linfatica cronica
- Leucemia mieloide cronica
- Linfomi maligni
- Malattie mieloproliferative (policitemia vera, trombocitemia essenziale, mielofibrosi primaria)
- Mastocitosi sistemica
- Mieloma multiplo e gammopatie monoclonali
- Sindromi mielodisplastiche
Equipe Medica
Fanno parte dell'equipe medica dell'unità operativa i dottori Cesare Astori, Pietro Benvenuti, Paolo Bernasconi, Antonio Bianchessi, Maurizio Bonfichi, Elisa Bono, Daniela Caldera, Claudio Salvatore Cartia, Chiara Cavalloni, Anna Amelia Colombo, Irene Defrancesco, Chiara Elena, Manuel Gotti, Luca Malcovati, Silvia Mangiacavalli, Sara Rattotti, Barbara Rocca, Elisa Roncoroni, Marianna Rossi, Elisa Rumi, Roberta Sciarra, Marzia Varettoni, Patrizia Zappasodi.
Patologie Trattate
Il reparto si occupa del trattamento di diverse patologie ematologiche, tra cui:
- Leucemia mieloide acuta
- Linfoma di Hodgkin
- Linfoma non-Hodgkin (inclusi linfomi NH di tipo B)
Ricerca e Innovazione
Nell'ambito del progetto Mynerva, il gruppo di ricerca si concentra sulla ricerca di alterazioni molecolari che caratterizzano le neoplasie mieloidi nei vari stadi di sviluppo. Tale attività beneficia di collaborazioni internazionali, consentendo l'applicazione di protocolli diagnostico-terapeutici aggiornati. Inoltre, presso l'Unità Operativa Complessa di Ematologia sono in corso trial sperimentali farmacologici, offrendo l'accesso a terapie innovative in attesa di approvazione. L’Ematologia di Pavia è inoltre impegnata nella ricerca scientifica per offrire terapie sempre più efficaci, è attiva con progetti di ricerca innovativi e collabora a progetti internazionali. È anche impegnata nella formazione di specialisti ematologi, biologi, e tecnici di elevato livello professionale.
Nuove prospettive terapeutiche per i linfomi
“Con le tecniche dell’ingegneria genetica è oggi possibile fabbricare in laboratorio anticorpi diretti specificamente contro antigeni propri dei linfomi. Gli anticorpi monoclonali anti-CD20 oggi disponibili per l’uso clinico (Rituximab), sono molto efficaci contro i linfomi non-Hodgkin B ed hanno anche un ruolo insostituibile nel trattamento della cosiddetta malattia minima residua, cioè nell’eliminazione delle ultime cellule che restano dopo la chemioterapia e che sono alla base delle ricadute (consentono, per così dire, di fare pulizia completa del linfoma). Ma la ricerca non si è fermata alla scoperta ed all’utilizzo pratico di questi anticorpi.
Dato che tutti i linfomi non-Hodgkin B (che sono la grande maggioranza dei linfomi) posseggono un antigene specifico denominato CD20, sono stati recentemente fabbricati anticorpi specifici che attaccano solo le cellule che esprimono quest’antigene, distruggendole. Questi anticorpi anti-CD20 costruiti in laboratorio, detti anticorpi monoclonali, sono altamente specifici, in quanto riconoscono selettivamente l’antigene contro cui sono stati costruiti. Permettono quindi di colpire solo il tumore, risparmiando le cellule sane. La possibilità di produrre e di rendere disponibili per l’uso clinico grandi quantità di questi anticorpi è una conquista importantissima, in quanto ha permesso di passare da trattamenti strettamente chemioterapici, alla immunoterapia dei linfomi ed ora alla terapia combinata (immuno-chemioterapia). Inoltre questi anticorpi monoclonali altamente specifici, pur colpendo il linfoma, non danneggiano le cellule staminali del midollo osseo (poiché queste non posseggono l’antigene CD20). Le cellule staminali possono essere quindi raccolte e poi utilizzate per un eventuale autotrapianto.
Dato, infatti, che questi anticorpi monoclonali sono altamente specifici, i ricercatori li stanno anche utilizzando come vettori di sostanze nocive per il linfoma (ad esempio coniugandoli con un radioisotopo). “Sono in sperimentazione anticorpi monoclonali coniugati con radioisotopi (che si chiamano radio-immunoconiugati) - specifica Lazzarino - allo scopo di potenziare l’azione antitumorale dell’anticorpo. Questi anticorpi saranno probabilmente disponibili in Clinica già dal prossimo anno. I loro vantaggi sono notevoli. Infatti, l’anticorpo non solo si lega all’antigene della cellula tumorale danneggiandola, ma al contempo la irradia distruggendo il tumore attraverso una azione combinata immunologica e radioterapica. Un ulteriore vantaggio dei radio-immunoconiugati risiede nel fatto che l’irradiazione raggiunge anche le cellule vicine (distruggendo in questo modo anche le cellule tumorali che non esprimono l’antigene perché troppo immature). Per i linfomi questa sarà probabilmente la terapia del futuro. Negli Stati Uniti è già stata sperimentata con buoni risultati ed in Italia la si sta sperimentando da alcuni mesi. Le risposte alla radio-immunoterapia sono positive, poiché agisce anche quando l’anticorpo monoclonale non coniugato non è più efficace.
Mieloma: la riscoperta di farmaci dimenticati
Il mieloma è un tumore del sangue relativamente frequente che colpisce l’età adulta o anziana (l’età media dei pazienti con mieloma è superiore ai 60 anni). E’ caratterizzato dalla proliferazione tumorale di particolari cellule del midollo osseo: le plasmacellule. Questo tumore, invadendo il midollo, è in grado di corrodere le ossa dando gravi problemi fino alla frattura di segmenti scheletrici ed al crollo vertebrale. La maggior parte dei pazienti ha beneficio da questo trattamento ma solo un terzo dei casi raggiunge una remissione completa della malattia.
“L’innovazione - spiega Lazzarino - è la riscoperta di farmaci oramai dimenticati, come la Talidomide, che in passato veniva utilizzato come antiemetico dalle donne incinte e che, però, portava alla nascita di bambini con gravi disfunzioni fisiche. Noi usiamo la Talidomide (che non è chemioterapico antitumorale) da qualche anno per il trattamento di pazienti con mieloma refrattario, resistente o di ricaduta, e alcune volte con risposte sorprendenti, come la scomparsa completa della malattia; abbiamo pazienti in cura con la Talidomide da 2-3 anni e stanno bene, il tumore regredisce.
Autotrapianto di cellule staminali
Le cellule staminali sono cellule progenitrici, che risiedono nel midollo ma sono presenti in piccolissimo numero anche nel sangue circolante. Queste cellule sono in grado di riprodurre tutte le cellule del sangue: globuli bianchi, globuli rossi, piastrine. “oggi è possibile raccogliere un gran numero di cellule staminali dal sangue periferico del paziente, conservarle congelate per lunghi periodi ed infine utilizzarle per ripopolare il midollo del paziente, depresso da una chemioterapia intensiva.
Per grandi linee il meccanismo dell’autotrapianto di cellule staminali è il seguente: con l’aiuto dei fattori di crescita, i G-CSF (granulocyte-colony stimulating factors), nella fase che segue una chemioterapia, è possibile disancorare le cellule staminali dal midollo, farle circolare in gran numero nel sangue periferico, raccoglierle con apposite apparecchiature di emaferesi, e quindi conservarle congelate in azoto liquido. Le cellule staminali raccolte dal sangue periferico sono cellule che provengono dal midollo e quindi una volta scongelate e reinfuse in vena al paziente tornano al midollo osseo, attecchiscono, e sono in grado di ricostituire rapidamente le funzioni midollari depresse da una chemioterapia intensiva. In pratica, la possibilità di conservare al riparo dagli effetti della chemioterapia una scorta di cellule staminali del paziente, ci consente di eseguire chemioterapie con alte dosi di farmaci senza il timore di una depressione midollare prolungata e potenzialmente irreversibile.
Trapianto allogenico
Il trapianto allogenico consiste invece nel trapianto di cellule staminali provenienti da un familiare o da un donatore non familiare compatibile per quanto riguarda il sistema HLA (il sistema maggiore di istocompatibilità). Quali sono le novità che riguardano questo tipo di trapianto? “Tra le novità più rilevanti - spiega il professor Lazzarino - c’è il fatto che il trapianto di midollo allogenico può essere effettuato non solo con il midollo ma anche con le cellule staminali prelevate dal sangue periferico del donatore. Inoltre, oggi è possibile eseguire un trapianto allogenico usando regimi di condizionamento a ridotta intensità detti anche ‘non mieloablativi’, cioè senza necessariamente passare attraverso la distruzione del midollo del paziente con una chemio-radioterapia intensiva.
Glivec
“Il Glivec è l’ultimo arrivato dei farmaci cosiddetti “intelligenti”, farmaci che bloccano la cellula tumorale in modo selettivo avendo come bersaglio l’alterazione molecolare che sta alla base della malattia. Il Glivec è un farmaco che si prende per bocca ed è in grado di bloccare l’alterazione enzimatica responsabile della leucemia mieloide cronica senza danneggiare le cellule sane. Il controllo della malattia è agevole e la risposta si ottiene anche nei pazienti che non hanno risposto all’Interferone, che finora è stato il trattamento standard di questa malattia. Questo potrebbe essere, si spera, il primo di una serie di farmaci molecolari per le malattie neoplastiche.
Servizi Offerti
La Clinica Ematologica dell'IRCCS Policlinico San Matteo offre i seguenti servizi:
- Ambulatorio specialistico
- Day Hospital
- Degenza
- Centro Trapianti di Midollo
L'accesso alle prestazioni ambulatoriali in regime SSN avviene tramite prescrizione medica impegnativa del Medico di medicina generale o dello specialista. L'accesso presso il Day Hospital è programmato su prenotazione dello specialista ematologo e le attività prevedono la somministrazione di cicli chemioterapici e di supporto con emoderivati.
Reparto di Degenza e Centro Trapianti
Il Reparto di degenza, situato al primo piano, è suddiviso in due settori gestiti da due equipe mediche. Il Centro Trapianti è abilitato all’esecuzione di trapianti di Cellule Staminali emopoietiche autologhe, allogeniche da donatore consanguineo, da donatore volontario non consanguineo, da donatore aploidentico, da cordone ombelicale.
Il Reparto è dotato di 6 camere singole munite di servizi igienici, televisore con lettore DVD, telefono, cyclette e telecamera di sorveglianza a circuito chiuso. Tutto il Reparto è dotato di circolazione dell'aria a pressione positiva con filtri HEPA. Ogni camera è munita di una zona filtro.
Laboratori Specialistici
I laboratori presenti nella Struttura Complessa di Ematologia, organizzati in 5 settori, eseguono esami specialistici da aspirati midollari, prelievi di sangue periferico e liquido cerebrospinale.
Associazione Amici dell’Ematologia di Pavia (A.E.P.)
L’Associazione Amici dell’Ematologia di Pavia, A.E.P., è stata costituita per supportare le attività cliniche e di ricerca della Clinica Ematologica della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo, Università di Pavia. L’Associazione è un’organizzazione ONLUS che opera su base volontaria, nata per volontà di Barbara Fanny Facchera.
Obiettivi dell'Associazione
- Sostenere i progetti di ricerca e le sperimentazioni cliniche di nuovi farmaci
- Contribuire alla formazione di giovani ricercatori e specialisti ematologi
L’Associazione:Sostiene i progetti di ricerca e le sperimentazioni cliniche di nuovi farmaci svolti dalla Clinica Ematologica della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia per la cura di leucemie, linfomi, mieloma, anemie ed altre malattie del sangue, per offrire al paziente le cure più aggiornate ed efficaci.Contribuisce alla formazione di giovani ricercatori e di specialisti ematologi mediante borse di studio e contratti di formazione e specializzazione.
È dotata di un’équipe di 20 specialisti ematologi di lunga esperienza che hanno sviluppato competenze specifiche nei vari settori dell’ematologia. Dispone inoltre di 37 infermiere professionali e di 16 ausiliarie. L’Ematologia può contare sul supporto di diverse associazioni. “Oltre all’organizzazione storica che è l’AIL - spiega il professor Lazzarino - a Pavia esiste da un anno una nuova associazione, l’A.E.P., gli Amici dell’Ematologia di Pavia, che è nata dalla spontanea iniziativa di cittadini pavesi che hanno pensato di dare un contributo al Policlinico.
Nel corso del 2001 l’attività della Clinica, diretta dal Professor Mario Lazzarino, ha fatto registrare un deciso incremento rispetto all’anno precedente.
| Attività | 2000 | 2001 |
|---|---|---|
| Ricoveri in reparto | 1.379 | 1.422 |
| Ricoveri in day-hospital | 2.812 | 3.491 |
| Trapianti di midollo effettuati | 69 | 86 |
Il 35 per cento dei pazienti ricoverati proviene dalla provincia di Pavia, il 25 per cento da altre province della Lombardia, il 20 per cento da altre regioni del Nord ed il restante 20 per cento dal Centro-Sud.
Come sostenere l'A.E.P.
È possibile sostenere l'A.E.P. tramite:
- Bonifico bancario a favore della Associazione A.E.P. c.c.
- Conto corrente postale n.
Le somme versate all’A.E.P. a titolo di donazione volontaria possono essere detratte ai fini fiscali nella misura del 19% dall’IRPEF per le persone fisiche, e fino al 2% dal reddito d’impresa (art. 65, comma 2, lett. c-sexies del DPR n.
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