Nelle analisi del sangue, MCH è la sigla utilizzata per indicare il contenuto emoglobinico corpuscolare medio. MCH indica il contenuto emoglobinico corpuscolare medio, cioè misura il contenuto medio di emoglobina nei globuli rossi del sangue.
Cos'è l'MCH?
L'emoglobina (Hb) è una proteina contenuta all'interno dei globuli rossi, specializzata nel trasporto di ossigeno alle varie parti dell'organismo. In un adulto sano, la sua concentrazione non dovrebbe abbassarsi oltre i 12 g/dl.
In laboratorio, il valore di MCH viene fornito in modo automatico dai conta-cellule elettronici, ma può essere ricavato anche applicando la formula: Hb (g/dl) x 10/numero di eritrociti in milioni/µl.
MCH, MCHC e MCV
MCH, MCHC e MCV sono tre parametri tradizionalmente utilizzati per effettuare una diagnosi differenziale di anemia. MCHC: è un rapporto, quindi un valore relativo - espresso in percentuale - che mette in relazione il contenuto di emoglobina con le dimensioni del globulo rosso in cui è contenuta.
Oltre agli indici corpuscolari, per chiarire la causa di un'eventuale patologia, è utile considerare il conteggio dei globuli rossi (RBC).
Valori di Riferimento
Nota bene: l'intervallo di riferimento dell'esame può variare leggermente in funzione di età, sesso e strumentazione in uso nel laboratorio analisi. Per questo motivo, è preferibile consultare i range riportati direttamente sul referto.
Se il valore di MCH è alto, mentre il numero totale di eritrociti è basso, significa che l'organismo sta producendo un numero minore di globuli rossi, ma di dimensioni maggiori e più "ricchi" di emoglobina per sopperire alla loro mancanza numerica.
Se il valore di MCH è basso, significa che i globuli rossi sono piccoli rispetto alla normalità (microcitosi) e contengono poca emoglobina. La riduzione del valore di MCH può riscontrarsi anche a causa di condizioni non strettamente correlate a malattie del sangue, quali infiammazioni e patologie croniche (es.
Preparazione all'Esame
Per sottoporsi al prelievo di sangue utile per la valutazione dell'MCH non è necessario essere a digiuno. Tuttavia, se oltre agli indici corpuscolari ed all'emocromo, si deve effettuare qualche altro esame del sangue che prevede il digiuno (come la determinazione della glicemia o del colesterolo) sarà necessario astenersi dall'ingestione di alimenti nel periodo che precede il prelievo (di norma, 8-10 ore prima).
MCH è un indice corpuscolare che contribuisce alla valutazione delle alterazioni che colpiscono il sangue.
L'Emocromo Completo
Cosa si intende per emocromo? Quando viene prescritto l’emocromo? L’emocromo completo cosa comprende?
- Globuli rossi o eritrociti, contengono l’emoglobina (Hb, proteina contenente il ferro), alla quale devono il loro caratteristico colore rosso e che ha la funzione di trasportare l’anidride carbonica e l’ossigeno nell’intero organismo. Hanno una forma di disco biconcavo e prima di essere degradati nella milza vivono in media 120 giorni.
- Globuli bianchi o leucociti, sono elementi cellulari che si occupano della difesa dell’organismo nel caso in cui si presentino agenti infettivi o sostante estranee, giocando un ruolo importante anche nel caso di allergie e infiammazioni.
- Piastrine o trombociti, cellule fondamentali per l’emostasi e il processo della coagulazione.
- Emoglobina (Hb), proteina che ritroviamo all’interno dei globuli rossi e che trasporta l’ossigeno.
I globuli bianchi comprendono anche i granulociti (basofili, eosinofili e neutrofili) e le cellule mononucleate (linfociti e monociti). L’emocromo può includere la formula leucocitaria che consiste nella conta differenziale dei globuli bianchi.
L’emocromo è un esame del sangue che fornisce informazioni preziose sullo stato di salute generale. L’emocromo richiede un semplice prelievo di sangue. L’esame non richiede alcuna preparazione specifica.
È però importante sottolineare che un singolo valore anomalo non è sempre indicativo di una patologia grave. Pertanto, l’interpretazione dei risultati deve essere sempre effettuata da un medico che, in base al quadro clinico complessivo del paziente, sarà in grado di effettuare una corretta diagnosi.
Parametri Eritrocitari e Valori Normali
I globuli rossi (GR) sono definiti da parametri quantitativi e qualitativi. I parametri quantitativi esprimono il numero di globuli rossi per unità di volume, il loro valore percentuale (ematocrito) e la concentrazione dell’emoglobina (un valore di emoglobina < 2DS per sesso ed età configura una condizione anemica).
I parametri qualitativi sono rappresentati dai classici indici di Wintrobe (volume corpuscolare medio, MCV; emoglobina corpuscolare media, MCH; concentrazione emoglobinica corpuscolare media, MCHC); dalle curve di distribuzione volumetrica degli eritrociti (Red Cell Distribution Width, RDW; Hemoglobin Distribution Width, HDV) e dal citogramma volume/concentrazione dell’emoglobina.
Ben radicato nella cultura diagnostica, rappresenta il volume medio dei globuli rossi ed è indice di micro, normo e macrocitosi, costituendo un importante parametro nella classificazione delle anemie.
Le anemie infatti possono essere classificate in rapporto alla loro fisiopatologia (iporigenerative, emolitiche, da perdita), al contenuto di emoglobina dei globuli rossi (normo, ipo, ipercromiche), ma la classificazione maggiormente utilizzata è quella che consente proprio in rapporto all’MCV, di distinguerle in microcitiche, normocitiche e macrocitiche.
Rappresenta il contenuto emoglobinico medio dei GR ed è meno utilizzato dell’MCV nella diagnostica ematologica.
Utile nella diagnostica differenziale fra una condizione microcitemica legata alla carenza marziale (RDW aumentato) e quella legata allo stato di portatore di beta-tal eterozigote (RDW normale o leggermente aumentato); anche una reticolocitosi solitamente si associa ad un aumento dell’RDW.
HDW: misura l’ampiezza di distribuzione della concentrazione emoglobinica corpuscolare media ed è indice di anisocromia.
Fornisce una visione di insieme della popolazione eritrocitaria e permette di individuare e quantificare le diverse sottopolazioni; evidenzia doppie e triple popolazioni, agglutinati eritrocitari, anomalie di distribuzione.
Reticolociti
Sono eritrociti giovani appena immessi nel circolo che conservano per 24-48 ore residui di organuli citoplasmatici di derivazione ribosomiale; questi ultimi precipitano per effetto dei coloranti sopravitali (blu cresile brillante, blu di metilene) formando un reticolo che è alla base della loro denominazione.
Una diminuzione di CHr è espressione di una eritropoiesi ferrocarenziale recente, mentre l’MCVr rappresenta il volume corpuscolato medio, direttamente proporzionale allo stato marziale; diminuisce infatti nel caso di eritropoiesi ferro carente per aumentare rapidamente in risposta alla terapia marziale.
L’IRF (frazione reticolociti immaturi) è un indice precoce di attività eritropoietica midollare e pertanto consente di monitorare la ripresa eritropoietica (trattamenti con rh-EPO, trapianto cellule staminali, TEC, trapianti renali, risposta a terapia con B12, folati, ferro), prima ancora che il numero totale dei reticolociti sia aumentato.
Il numero dei reticolociti (espresso in valore assoluto) è un indice attendibile dell’attività eritropoietica del midollo; un midollo normofunzionante è in grado di aumentare fino ad otto volte la produzione di GR e pertanto una reticolocitosi è espressione di una intensa attività eritropoietica in risposta ad una aumentata distruzione periferica o intramidollare (emolisi). Una condizione di reticolocitopenia invece è espressione di una ridotta attività midollare e quindi associata ad una anemia iporigenerativa.
Parametri Leucocitari
I globuli bianchi (quando sedimentano in provetta formano uno strato biancastro al di sopra degli eritrociti) in rapporto alla presenza o meno di granulazioni citoplasmatiche possono essere distinti in: granulari (neutrofili, basofili, eosinofili) e non granulari (linfociti, monociti).
La conta totale è espressa come 109 cell/l, deve sempre essere accompagnata dalla formula leucocitaria che esprime il rapporto quantitativo e percentuale fra le diverse popolazione di GB. Come i GR anche i leucociti variano in rapporto all’età, sia in valore assoluto che in percentuale.
Nel neonato il numero dei globuli bianchi è molto più alto rispetto a quello delle successive età pediatriche e a quello dell’adulto; la formula leucocitaria è caratterizzata, per le prime 48 ore di vita, da una neutrofilia cui segue una linfocitosi che persiste fino al 3-4 anno di età, quando il rapporto tra neutrofili e linfociti si inverte nuovamente a favore dei neutrofili che rappresenteranno la popolazione più espressa negli anni successivi.
La differenziazione nelle cinque popolazioni leucocitarie, con l’impiego di diverse tecnologie applicate simultaneamente (forward-scatter, conduttività/opacità), è in grado di differenziare le cellule non solo per il loro volume ma anche per il loro contenuto (grandezza del nucleo, rapporto nucleo/citoplasma, presenza di granuli, quantità e volume dei granuli). La metodica quindi estremamente sofisticata permette di conoscere in tempo reale il completo assetto leucocitario.
In presenza di monociti attivati le caratteristiche fisiche e morfologiche di queste cellule non sono dissimili da quelle presentate dai blasti, per cui tali elementi sono conteggiati insieme e classificati come LUC (“large unstained cells“) ovvero cellule grandi non differenziate. Il riscontro di LUC aumentati impone sempre l’esecuzione di uno striscio periferico per una corretta identificazione di queste cellule.
Un altro parametro leucocitario che viene fornito dalle letture automatizzate è l’indice di lobularità (LI), espressione del grado di segmentazione dei neutrofili, corrispondente alla classica formula di Arneth. Un LI basso (shift a sinistra della curva di Arneth) indica un incremento in circolo di “nuovi” neutrofili, con nucleo poco o nulla segmentato (infezione batterica, mobilizzazione di neutrofili dopo terapia con GCSF).
Una falsa leucocitosi può realizzarsi per la presenza in circolo di eritroblasti (soggetti splenectomizzati, talassemici non regolarmente trasfusi), per la presenza di aggregati piastrinici (artefatti di laboratorio senza significati clinico), per la presenza di crioglobuline, chetoacidosi diabetica (mobilizzazione di granulociti neutrofili dal pool marginato).
Una falsa leucopenia invece può essere espressione di un aumento del pool marginato come nei soggetti sottoposti a dialisi o espressione di condizione idiopatica. L’osservazione dello striscio periferico per tutte queste ragioni costituisce un momento irrinunciabile nella valutazione di un esame emocromocitometrico.
Piastrine
La conta delle piastrine viene espressa come 109 cell/l ed analogamente agli eritrociti i contaglobuli, oltre al dato quantitativo, forniscono parametri qualitativi (indici piastrinici):
- MPV: volume piastrinico medio
- PDW: ampiezza di distribuzione volumetrica
- PcT: piastrinocrito
- P-LCR: % di larghe piastrine.
Un rallentato tasso di produzione delle piastrine infatti è associato ad una diminuizione dell’MPV, come avviene nelle piastrinopenie centrali, mentre è normale o francamente aumentato nelle forme periferiche (in rapporto alla velocità di produzione). L’MPV è un parametro poco attendibile in presenza di una grave piastrinopenia.
Il PDW esprime la distribuzione volumetrica delle piastrine (anisocitosi piastrinica); un aumento del PDW è l’espressione di una grande differenza tra i volumi delle piastrine, mentre un PDW basso è dato dalla presenza di piastrine di dimensioni uniformi.
Il PcT esprime la massa piastrinica per unità di volume di sangue ed è il vero rischio reale di sanguinamento. L’utilizzo degli indici piastrini costituisce un notevole aiuto in condizioni di piastrinopenia , in quanto è in grado di indirizzare il sospetto diagnostico.
Un MPV diminuito si riscontra in condizioni di ipersplenismo, anemia megaloblastica, in corso di chemioterapia, aplasia midollare, s. di Wiskott-Aldrich. Un MPV e PDW aumentati sono caratteristici di piastrinopenia immune, delle malattie mieloproliferative, della s. di May-Hegglin, della s. Bernard-Soulier e dei soggetti splenectomizzati.
La piastrinosi può rappresentare una condizione primitiva o secondaria di molte patologie non solamente ematologiche. Una forma primitiva la si può riscontrare nella trombocitemia essenziale, policitemia vera, LMC o essere secondaria a disordini infiammatori, gravi stati di carenza marziale, neoplasie.
Una piastrinopenia in presenza di un esame obiettivo negativo per manifestazioni emorragiche deve sempre far pensare alla possibilità di una falsa piastrinopenia come viene a determinarsi nella pseudopiastrinopenia EDTA-dipendente, in presenza di microaggregati piastrinici o di coaguli.
La pseudopiastrinopenia EDTA-dipendente si registra in vitro ed è “tempo dipendente” e pertanto è utile ripetere il dosaggio subito dopo il prelievo o utilizzare l’eparina come anticoagulante e procedere alla lettura in camera di Burker.
La aggregazione piastrinica è un fenomeno fisiologico dovuto alla liberazione di ADP da parte delle piastrine adese fra di loro. La presenza di microaggregati è un artefatto di laboratorio senza significato clinico e la bassa conta piastrinica è dovuta al fatto che gli aggregati vengono letti come leucociti; utile anche in questo caso il cambio di anticoagulante.
PDW esprime il grado di variabilità delle dimensioni piastriniche (anisocitosi piastrinica); di conseguenza, alti valori di PDW indicano una grossa discrepanza tra i volumi piastrinici, mentre quando il PDW è basso significa che le piastrine hanno dimensioni uniformi.
Alti valori di PDW si registrano in tutte le situazioni di accelerata trombopoiesi per la produzione di piastrine giovani (> MPV) rispetto a quelle anziane presente in circolo (sindromi mieloproliferative, anemia megaloblastica, anemia refrattaria); una sua corr...
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