Perdite di Sangue Dopo Biopsia Endometriale: Cause e Rimedi

La biopsia endometriale è una procedura diagnostica utilizzata per analizzare al microscopio la mucosa che riveste internamente l’utero, ovvero l’endometrio. Questo esame serve a valutarne la composizione, lo stato e gli effetti che gli ormoni esercitano sulla fisiologia dei suoi tessuti.

Complicanze della Biopsia Endometriale

Tra le possibili complicanze della biopsia endometriale, si possono riscontrare:

  • Perdita ematica (solitamente contenuta)
  • Dolore durante il prelievo
  • Sindrome vagale (formicolio agli arti, sensazione di nausea e sudorazione, fino allo svenimento in rari casi), che solitamente si risolve in pochi minuti.

Talvolta, può accadere che il materiale raccolto non sia sufficiente per l'analisi, rendendo necessario ripetere il prelievo il mese successivo.

Endometrite: Infiammazione dell'Endometrio

L'endometrite è un processo infettivo-infiammatorio dell'endometrio, la mucosa che tappezza internamente l'utero. Quando l'infezione si estende anche al miometrio, si parla di endomiometrite.

Per comprendere meglio, è utile definire le diverse tonache dell'utero:

  • Endometrio: la tonaca mucosa che riveste internamente la cavità uterina.
  • Perimetrio: la tonaca sierosa della cavità uterina, un foglietto peritoneale che costituisce la parte più esterna della parete dell'utero.
  • Miometrio: la tonaca muscolare della parete uterina, compresa tra perimetrio ed endometrio.

Il target preferenziale dell'endometrite è rappresentato dalle donne nell'immediato post-parto, chiaramente più suscettibili alle infezioni. Nonostante ciò, l'endometrite può colpire anche le nullipare (donne che non hanno ancora partorito) e le donne durante la menopausa. L'endometrite costituisce una delle più frequenti cause di sanguinamento uterino anomalo ed inatteso.

Accanto a queste singolari perdite uterine, l'endometrite innesca una serie di sintomi, quali soprattutto dolori al basso ventre, febbre e spotting. L'endometrite dev'essere prontamente curata con una terapia antibiotica, specifica per allontanare o uccidere il patogeno responsabile.

Classificazione dell'Endometrite

Si differenziano due forme di endometrite:

  1. Endometrite acuta: colpisce prevalentemente le donne nell'immediato post-parto. La forma acuta della malattia è caratterizzata dalla presenza di micro-ascessi od agglomerati di leucociti neutrofili nelle ghiandole endometriali. Si stima che solo l'1-3% delle donne che hanno dato alla luce un figlio con parto naturale sviluppi un'infezione dell'endometrio, mentre le donne costrette ad un parto cesareo sono più a rischio (l'indice d'incidenza sale al 19-40%). Un'immediata cura antibiotica è, in genere, sufficiente per rovesciare l'infezione acuta.
  2. Endometrite cronica: si manifesta più spesso nelle donne al di fuori del periodo gestazionale. L'endometrite cronica è contraddistinta dalla presenza di un numero variabile di cellule plasmatiche nello stroma endometriale (o tonaca propria). Anche in questo caso, la terapia con farmaci antibiotici risulta ottimale per allontanare i sintomi dell'endometrite.

Cause e Fattori di Rischio dell'Endometrite

Nella maggior parte dei casi, l'endometrite è causata da un'infezione multipla; come tale, l'infiammazione è quindi innescata da due o più patogeni. Gli agenti eziologici maggiormente coinvolti sono batteri del tipo:

  • Cocchi gram +: Staphylococcus spp., Streptococcus spp. (in particolare streptococco beta emolitico del gruppo B)
  • Patogeni gram - : Escherichia coli, Klebsiella spp., Proteus spp., Enterobacter spp., Gardnerella vaginalis, Neisseria spp.
  • Batteri anaerobi : Peptostreptococcus spp., Bacteroides spp.
  • Altri: Mycoplasma spp., Ureaplasma spp., Mycobacterium tuberculosis

I fattori di rischio includono:

  • Parto
  • Malattie veneree (trasmesse per via sessuale), come clamidia o gonorrea
  • Salpingite acuta
  • Cervicite acuta
  • Età avanzata della gestante
  • Malattia infiammatoria pelvica o metrite
  • Cancro al collo dell'utero associato ad infezioni
  • Stenosi cervicale (restringimento del canale cervicale)
  • Indagini diagnostiche/interventi chirurgici, come isteroscopia o raschiamento: un intervento imperfetto può lacerare la parete uterina interna, causando endometrite
  • Introduzione del dispositivo contraccettivo IUD.

Sintomi dell'Endometrite

L’endometrite è un’infiammazione del rivestimento interno dell’utero, noto come endometrio. Questa condizione può manifestarsi con una varietà di sintomi, che possono variare in intensità e durata. I principali sintomi associati all’endometrite sono:

  • Dolore addominale
  • Sanguinamento vaginale anomalo
  • Febbre
  • Secrezioni vaginali anomale
  • Dolore durante i rapporti sessuali
  • Malessere generale
  • Dolore durante la minzione
  • Nausea e vomito
  • Gonfiore addominale

Normalmente, il dolore non viene percepito fino a quando l'infezione si spinge oltre l'endometrio, invadendo anche il miometrio. Un'endometrite non curata può innescare complicanze anche gravi, facendo precipitare il quadro clinico. Tra le possibili complicanze ricordiamo: peritonite, annessite, ascesso pelvico ed ematoma pelvico.

Diagnosi dell'Endometrite

L'abbinamento di esame fisico, anamnesi ed esame pelvico è in genere sufficiente per accertare un sospetto di endometrite. In caso di diagnosi incerta, è possibile procedere con ulteriori esami investigativi. In tal senso, l'ipotesi può essere smentita o confermata mediante:

  • Test delle malattie veneree (esame colturale delle cellule della cervice uterina per la ricerca di Chlamydia trachomatis, Neisseria gonorrhoeae ecc.)
  • Biopsia dell'endometrio: un campione di tessuto può essere prelevato, per esempio, mediante isteroscopia o raschiamento
  • VES (velocità di sedimentazione degli eritrociti nel plasma)
  • Laparoscopia
  • TAC (tomografia assistita dal computer)
  • Esami del sangue
  • Esame di feci ed urine
  • Pap test

La diagnosi differenziale dev'essere posta tra endometrite e tutte le malattie che si caratterizzano per sintomi simili. Tra queste ricordiamo: appendicite, malattia infiammatoria pelvica, pielonefrite ed infezione alle vie urinarie.

Cure per l'Endometrite

Fortunatamente, risulta piuttosto semplice ed immediato dominare e debellare l'infezione all'endometrio. La cura consiste nella somministrazione di antibiotici a largo spettro o - nel caso fosse individuato il patogeno responsabile - un antibiotico specifico.

Gli antibiotici più utilizzati per la cura dell'endometrite sono:

  • Clindamicina e gentamicina, da somministrare per via endovenosa fino a 24 ore dopo la scomparsa della febbre.
  • Amoxicillina + gentamicina + metronidazolo: la combinazione di questi tre farmaci è utilizzata per la cura dell'endometrite non complicata
  • Doxiciclina: il farmaco è indicato per la cura dell'endometrite associata a clamidia

Nel 90% dei casi, la terapia antibiotica contro l'endometrite garantisce una prognosi eccellente. Si osserva che la maggior parte delle donne guarisce completamente dai sintomi dell'endometrite dopo 48-72 ore dall'inizio della cura.

Altri Fattori che Causano Perdite di Sangue

Le piccole perdite di sangue (chiamate “spotting”), più o meno continue, sono molto fastidiose e sono indicative di qualcosa che non va a livello della salute genitale. Come regola generale, infatti, la donna dovrebbe perdere sangue solo con la mestruazione, idealmente con un inizio e un termine netti, senza perditine né prima né dopo il flusso, e, tantomeno, per tutto il mese.

Il colore scuro è dovuto a un fattore molto semplice: quando la perdita è scarsa, il sangue esce dalle vie genitali molto lentamente. L’emoglobina, la proteina che trasporta l’ossigeno contenuta nei globuli rossi, nel frattempo si ossida e il suo colore, da rosso vivo, vira al nero. Questo causa uno sfaldamento irregolare che è la causa biologica dello spotting.

Due sono le cause più frequenti:

  • Innanzitutto lo stress prolungato, perché altera e riduce la produzione quantitativa del progesterone. Questo ormone è essenziale per dare “stabilità” all’endometrio, il tessuto che riveste la parte interna dell’utero e che dovrebbe accogliere l’uovo fecondato. Se non c’è fecondazione, e/o se il progesterone manca o è inadeguato per quantità, l’endometrio si sfalda in modo irregolare, e in anticipo rispetto alla mestruazione, dando luogo appunto allo spotting nerastro.
  • La seconda frequente causa di alterazioni ormonali è la premenopausa, che può iniziare anche 6-8 anni prima dell’ultima mestruazione.

Lo spotting a metà ciclo è invece più spesso legato a irregolarità dell’ovulazione; una possibile infezione da Clamidia Trachomatis: un germe tanto silenzioso quanto insidioso. Chieda al medico di famiglia di farle fare un tampone cervicale (ed eventualmente uretrale) per la Clamidia, oltre al dosaggio plasmatico di eventuali anticorpi anticlamidia. Se il test si rivelasse positivo, una terapia antibiotica (azitromicina o doxiciclina), per 15-21 giorni, cura la Clamidia ed elimina lo spotting nella maggioranza dei casi. Per mantenere l’equilibrio dell’ecosistema intestinale e vaginale è opportuno associare dei probiotici per bocca, ed eventualmente vaginali, per almeno due mesi. Infine se fosse vulnerabile alle infezioni da Candida, ricordi di associare una profilassi antimicotica, con fluconazolo o itraconazolo, sempre su prescrizione medica: per evitare di ritrovarsi con la Candida, dopo avere curato la Clamidia!

Per completezza, aggiungo le cause che favoriscono lo spotting nelle donne che assumono contraccettivi ormonali per bocca:

  • dimenticanze della pillola, per cui si abbassano i livelli di estrogeni e progesterone nel sangue: questo causa lo sfaldamento irregolare dell’endometrio, ma riduce anche l’efficacia del contraccettivo;
  • sindrome dell’intestino irritabile a variante diarroica: accelera il transito intestinale, anche dei farmaci, e ne riduce l’assorbimento e quindi l’efficacia;
  • patologie come la celiachia, malattia autoimmune che lede la capacità di assorbimento intestinale, sia dei nutrienti, sia dei farmaci.

In questi casi, se si desidera la contraccezione ormonale, anche a scopo terapeutico, è più indicata la via transdermica, con il cerotto contraccettivo, o la via vaginale, con l’anello contraccettivo.

In sintesi: in caso di spotting persistente, è doveroso fare un approfondimento diagnostico, che include anche l’isteroscopia diagnostica. La cura è risolutiva solo se, individuate le cause, va alla radice del problema.

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