La mammografia è l’esame che permette di identificare lesioni tumorali anche molto piccole, prima che siano percepibili al tatto. La mammografia aiuta a ridurre le vittime di tumore al seno e a limitare le cure più invasive. Non è uno scudo contro il tumore, ma permette di ridurre il rischio di morte per carcinoma della mammella, di ridurre gli interventi invasivi e mutilanti e anche di risparmiare alle pazienti e al sistema sanitario iter terapeutici impegnativi.
A Cosa Serve una Mammografia Periodica
Per ridurre la mortalità per tumore mammario è fondamentale riuscire a individuare il tumore quando questo è ancora in fase iniziale (ovvero non si manifesta con dei sintomi), fase nella quale le possibilità di cura sono molto alte. La mammografia è la principale metodica di diagnostica precoce del tumore al seno. Rientrando nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) l’esame mammografico è garantito a tutte le donne di età compresa tra i 50 e i 59 anni che sono invitate, ogni due anni, a effettuare gratuitamente una mammografia.
Per le sue elevate capacità diagnostiche, la mammografia rappresenta a tutt’oggi il test diagnostico di primo livello nello screening mammografico.
Raccomandazioni Europee sull'Intervallo di Screening
È stata pubblicata sul sito dell’Iniziativa della Commissione europea sul cancro al seno (ECIBC) la nuova raccomandazione sull’intervallo di screening per le donne nelle fasce d’età 45 - 49 anni, 50 - 69 e 70 - 74. In tutte le fasce di età l’intervallo annuale non è mai raccomandato. Per la fascia centrale, 50 -69 anni, l’indicazione degli esperti conferma l’intervallo di due anni fra una mammografia di screening e la successiva.
Come anticipava Silvia Deandrea in un precedente articolo per l’Osservatorio infatti, fra le diverse novità introdotte dalle nuove Linee guida europee c’è la distinzione fra raccomandazioni strong e conditional. Rispetto all’adesione delle donne nelle fasce più giovani e più anziane (45-49 e 70-74), tale bilanciamento è risultato meno marcatamente a favore della mammografia di screening.
Allo stesso modo, nella scelta dell’intervallo migliore fra una mammografia e l’altra si è seguita la logica del bilanciamento fra effetti desiderati e indesiderati, alla luce delle scarse e contraddittorie evidenze disponibili: solo un trial condotto in Finlandia, di modeste dimensioni, ha confrontato due intervalli nelle donne giovani e non ha trovato differenze nella mortalità per cancro al seno fra 1 e 3 anni d’intervallo; al contrario studi osservazionali mostrano che i cancri intervallo aumentano rapidamente già dopo il primo anno in questa fascia di età, suggerendo che un intervallo più breve possa essere più efficace in donne giovani rispetto a quanto avviene nelle 50-69enni; infine da un confronto indiretto di studi differenti si è stimato che la differenza di mortalità fra uno e due anni di intervallo sia solo del 4% (con un intervallo di confidenza che va da un aumento del 44% a una diminuzione del 36%).
Le raccomandazioni “a condizione” hanno dunque implicazioni importanti per un sistema sanitario universalistico, soprattutto quando riguardano programmi di prevenzione con invito attivo: mentre nel caso di una raccomandazione forte possiamo supporre che la grande maggioranza delle donne, se informate correttamente, valuti il bilancio fra benefici e danni in modo da scegliere di fare lo screening, non possiamo in caso di una raccomandazione favorevole ma a condizione dobbiamo supporre che una minoranza non marginale delle donne possa non ritenere vantaggioso per lo screening sulla base del valore che attribuiscono ai differenti outcome. Ne consegue che nella fascia di età 50-69 possiamo considerare l’adesione allo screening come un indicatore di qualità del programma che più è alto, entro certi limiti, più è alta la capacità del programma di comunicare correttamente.
Segnano invece un punto di rottura, rispetto alle scelte compiute allora in Italia, la raccomandazione europea che riguarda l’intervallo nelle donne giovani. A partire dalle evidenze raccolte e presentate per le Linee guida europee, se ne può fare una valutazione alla luce delle “condizioni” in Italia: le reali risorse disponibili dei programmi di screening, lo stato d’implementazione delle raccomandazioni del 2006, il valore dato a effetti desiderati e indesiderati, falsi positivi e cancri intervallo, dalle donne nella nostra cultura.
Nella decisione italiana la priorità era stata quella di massimizzare l’efficacia dello screening alla luce soprattutto dei risultati sui cancri intervallo.
Evoluzione Tecnologica della Mammografia
Come molti esami diagnostici, anche la mammografia ha visto importanti evoluzioni grazie alle nuove tecnologie. All’inizio degli anni 2000 vi è stato l’introduzione dei mammografi digitali che ha comportato una prima rivoluzione nella diagnosi. Rispetto alla tecnica tradizionale che acquisisce un’unica immagine della mammella compressa, la Tomosintesi scompone, grazie a un’innovazione tecnologica, lo spessore della mammella in multipli strati millimetrici evidenziando, per ogni singolo strato le eventuali lesioni presenti.
Mammografia: Età e Frequenza Raccomandata
Le donne con un seno classificato a bassa densità e quelle che non hanno familiarità con il tumore, possono eseguire la mammografia con un intervallo più ampio ma mai superiore ai due anni. A tutte le donne è consigliato sottoporsi alla mammografia dall’età di 40 anni, a prescindere dalla presenza di sintomi o di familiarità.
- Donne tra i 45 e i 54 anni: è generalmente raccomandata una mammografia di screening ogni 2 o 3 anni.
- Donne tra i 50 e i 69 anni: le linee guida suggeriscono di sottoporsi a una mammografia di screening ogni 2 anni.
- Donne tra i 70 e i 74 anni: si consiglia di sottoporsi a una mammografia di screening ogni 3 anni.
L'importanza dello Screening e i Dati sulla Pandemia
La principale arma a disposizione degli specialisti per combattere i tumori sono gli esami di screening e il tumore della mammella non fa eccezione. La pandemia COVID-19, ha portato a un calo significativo degli esami di screening: secondo dati dell’Osservatorio Nazionale Screening (ONS), che ha confrontato gli esami effettuati nel periodo compreso tra il 1 gennaio e il 30 settembre del 2020 con i corrispettivi del 2019, in seguito alla pandemia COVID nei soli primi nove mesi del 2020 sono stati effettuati oltre 2.000.000 di esami di screening in meno, 600.000 dei quali mammografici.
Nonostante il tentativo di recuperare il ritardo accumulato garantendo nel contempo l’esecuzione dell’esame in piena sicurezza, il protrarsi della pandemia non ha consentito il totale recupero degli esami persi. I dati dell’ultima analisi effettuata da ONS riportano infatti un calo del 43.5% dei test effettuati con una stima dei tumori non diagnosticati che si assesta a 2.793.
È necessario ricordare che il tumore della mammella non si ferma e va diagnosticato ancor prima che esso diventi clinicamente evidente.
Perché Alcune Donne Rifiutano lo Screening?
Sappiamo già, ad esempio, che nel 2021 il tasso di adesione all’invito allo screening mammografico organizzato è stato del 56% (dati Osservatorio nazionale screening). Con percentuali piuttosto diverse fra Nord e Sud, questo è un dato considerato accettabile secondo gli standard attesi. Ci sono invece donne che non rimandano o ritardano o dimenticano l’appuntamento, ma proprio lo rifiutano, con una scelta duratura e persistente. Chi sono e che cosa pensano?
L'indagine, condotta da AstraRicerche per conto di Fondazione Veronesi, ha coinvolto un campione di mille donne fra i 18 e i 65 anni. Negli ultimi 5 anni il 36% delle intervistate non ha mai fatto una visita senologica, il 37,5% mai una mammografia; ovviamente il dato varia con l’età. Ancora palpabile l’effetto della pandemia. Il 45% delle donne afferma di avere interrotto completamente i controlli (9,3%) o di averne saltati alcuni (35,4%).
Fra le over 44 l’87 per cento dichiara l’intenzione di fare una mammografia nei prossimi 3 anni (il 70% “certamente”, le altre “probabilmente”). Ma il 4% delle 55-65enni dice “sicuramente no”, così come il 2,3% delle 45-55enni.
Più della mancanza di tempo e della difficile organizzazione personale a fare la differenza sono piuttosto il disagio per l’esame, la diffidenza e la sfiducia, le inefficienze (tempi lunghi, mancato invito), gli aspetti emotivi (paura dell’esito). Più nello specifico: un terzo delle 45-54enni lo definisce un esame sgradevole o imbarazzante, fra le over 55, il 19% non ha ricevuto la lettera dall'ASL, altrettante hanno paura dell'esito, il 22% preferisce "non sapere".
Conoscenza del Tumore al Seno e Prevenzione
Alle donne intervistate è anche stato chiesto quanto e cosa sapessero in tema di tumore al seno e prevenzione. Il 38% del campione ha un livello di conoscenza del tumore al seno, compresi i fattori di rischio, medio-basso o estremamente basso; sono soprattutto le più giovani ad avere le idee confuse. Ad esempio solo il 5 per cento riconosce come errato il numero di 10.000 nuove diagnosi annuali in Italia (sono 55.700); solo un terzo delle intervistate sa che il numero delle diagnosi non è in diminuzione e che le prospettive di sopravvivenza in Italia sono migliori della media europea. Il 15 per cento pensa che a cinque anni dalla diagnosi la metà delle donne colpite dalla malattia non sopravviva (più le giovani delle cinquantenni).
Se la gran parte delle donne possiede la fondamentale consapevolezza che la diagnosi precoce migliora le prospettive di cura (85%) e di sopravvivenza (89%), c’è ancora un 8-10% che “non sa” e addirittura un 4-6% che pensa non sia vero. Più le giovani (il 5-6% ritiene che la diagnosi precoce non serva a migliorare le cure, l’8-9% che non serva a migliorare le chance di sopravvivenza) delle 50enni (2%). La fiducia nella diagnosi precoce è più alta nelle donne che si definiscono informate.
La conoscenza migliora con l’età. Fra i 18 e i 24 anni ben il 51% ha un livello di conoscenza estremamente basso o medio-basso; questa percentuale cala progressivamente con l’età, fino al 31% delle 55-65enni.
Fattori di Rischio e Stile di Vita
Alla domanda Secondo Lei è possibile influire sulla probabilità di avere un tumore al seno, riducendola grazie a uno stile di vita salutare? Il 15% risponde con un secco “no” (23 per cento fra i livelli di istruzione inferiori, 11 per cento fra le laureate). Per la maggior parte il fattore di rischio da evitare è il fumo (64%), seguito da una dieta povera di vegetali e di fibra (56%), obesità, carni rosse, radiazioni UV, alcol (scelte dal 40-45% delle intervistate). Resistono le false credenze: per il 28% la riduzione del rischio passa dall’evitare i deodoranti antitraspiranti e per il 16,8% dall’evitare i reggiseni col ferretto (lo pensa ben il 24% delle 18-24enni).
Appena il 15% del campione ha una conoscenza alta dei fattori di rischio, il 36% una conoscenza bassissima, che diventa il 43% per le 18-24enni e fra le donne con istruzione elementare o medie inferiori. Sui fattori di rischio e di protezione le idee sono molto poco chiare, con percentuali elevate di donne che rispondono “non so”.
L'Importanza dell'Autopalpazione e della Conoscenza degli Screening
Sebbene non ci siano prove della sua efficacia come strumento di screening, l'autoesame periodico del seno è raccomandato a tutte le donne, perchè è utiole per imparare ad osservare il proprio corpo e individuare cambiamenti per cui vale la pena chiedere consiglio al medico.
Il 20% del campione non conosce i programmi di screening per il tumore al seno, (27% al Sud, 22% al Nord Ovest). Fra le donne in età da screening, il 15% delle 45-55enni e il 10% delle 55-65enni non li conoscono; il 42% e il 35% non ha mai partecipato.Le idee non sono chiarissime sulle fasce d’età coinvolte: se per la maggior parte sono indirizzati alle 40enni e 50enni, solo il 20% indica le donne over 60, il 15% indica anche le 30enni e per il 12% sono per tutte le donne in età fertile. Soprattutto le più giovani hanno conoscenze confuse.
Screening Oncogenetico per Forme Familiari
Il 5-7 per cento dei tumori del seno è legato a fattori di rischio di tipo ereditario, tra cui anche la mutazione dei geni BRCA 1 o BRCA 2. Per le donne sane ma con un’importante storia familiare di carcinoma mammario o portatrici di una mutazione, che quindi hanno un rischio più alto di sviluppare un tumore del seno, è previsto un programma di sorveglianza clinico-strumentale personalizzato: dal 2012 diverse Regioni hanno attivato percorsi specifici che prevedono una risonanza magnetica (RM) con mezzo di contrasto a cadenza annuale, a seconda dei casi associata a mammografia e/o ecografia; questo screening per chi ha fattori di rischio ereditari viene effettuato a partire dai 25 anni oppure, verificato a quale età i vari membri della famiglia hanno sviluppato il tumore, 10 anni prima dell’età di insorgenza della malattia nel familiare più giovane.
Screening per Donne con Radioterapia al Torace
Le donne che tra i 10 e i 30 anni sono state sottoposte a radioterapia al torace per curare un tumore hanno un rischio più alto di sviluppare un carcinoma della mammella proprio a causa dell’irradiazione.
Conclusioni
L'attenzione alla prevenzione e alla diagnosi precoce del cancro al seno è un passo importante per proteggere la propria salute e aumentare le probabilità di un trattamento efficace e una migliore prognosi. La frequenza degli esami può variare e deve essere valutata in modo personalizzato dagli specialisti, tenendo conto di fattori come la storia familiare e i rischi individuali.
Tabella Riepilogativa delle Raccomandazioni per la Mammografia
| Fascia d'Età | Frequenza Raccomandata |
|---|---|
| 45-54 anni | Ogni 2-3 anni |
| 50-69 anni | Ogni 2 anni |
| 70-74 anni | Ogni 3 anni |
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