All’incirca un terzo della nostra vita lo passiamo dormendo. Non c’è da meravigliarsi, dunque, se il sonno ricopre un ruolo così importante per la nostra salute. Mentre dormiamo il nostro organismo continua a lavorare, e anzi c’è un gran numero di processi che si attivano proprio durante la nostra fase di sonno. Di notte, oltre a ricaricare le batterie, il nostro corpo si adopera per assicurare diverse funzioni vitali: potenzia il sistema immunitario, ripara i tessuti danneggiati ecc. All’inverso, quando non si dormono le ore necessarie, non ha il tempo sufficiente per terminare i suoi compiti e, piuttosto che irrobustire le proprie difese, si debilita.
Negli ultimi anni ci sono sempre più studi scientifici che indicano che la mancanza di sonno, o deprivazione di sonno in termini più tecnici, favorisce lo sviluppo di alcune patologie. In particolare, hanno evidenziato come avere un sonno insufficiente o di scarsa qualità aumenti il rischio di obesità e diabete di tipo 2. Vediamo perché. Prima di analizzare la correlazione tra sonno e diabete, ripassiamo brevemente che cos’è e cosa comporta questa malattia.
Cos'è l'ipoglicemia?
La glicemia è la concentrazione di glucosio nel sangue e si indica in mg/dl. Il glucosio è la principale fonte di energia per le cellule dell’organismo. I valori di riferimento per la glicemia vanno considerati a digiuno. In linea generale, si considerano desiderabili valori compresi tra 70 e 100 mg/dl. In presenza di quali valori, dunque, si parla di ipoglicemia? L’ipoglicemia è una condizione che si verifica quando la concentrazione di glucosio nel sangue scende in tempi rapidi sotto i valori di 70 mg/dl, milligrammi per decilitro. In un soggetto sano i valori normali di glucosio presente nel sangue sono compresi tra i 70 e i 100 mg/dl. Il glucosio è uno zucchero semplice, considerabile la fonte di energia più importante per l’organismo. A regolare l’utilizzo nelle cellule e la presenza di glucosio nel sangue interviene l’insulina. L’insulina è un ormone anabolico, prodotto dalle cellule β, cellule pancreatiche presenti nelle isole del Langherans.
Tipi di ipoglicemia
- lieve, che si manifesta nei soggetti diabetici che assumono insulina.
- grave i cui sintomi, come sarà approfondito, sono più importanti.
- notturna.
Va aggiunto un quarto tipo, che prende il nome di ipoglicemia reattiva, o post prandiale. Tra le ipotesi avanzate viene indicata un’eccessiva sensibilità all’adrenalina da parte del soggetto. Il rilascio dell’adrenalina può essere facilitato dall’ipoglicemia, e del resto questo ormone determina una sintomatologia piuttosto simile ad una crisi ipoglicemica.
Il legame tra sonno e diabete
Il diabete è una malattia cronica caratterizzata da alti livelli di zuccheri (glucosio) nel sangue, una condizione nota con il nome di iperglicemia. Il diabete mellito di tipo 2, di cui parliamo in questo articolo, è quello che si manifesta nella popolazione adulta e rappresenta il 90% dei casi. Questo tipo di diabete è fortemente correlato a fattori sociali e ambientali, come lo stile di vita sedentario, abitudini alimentari scorrette, sovrappeso e obesità. Per questo motivo, è una malattia che si può largamente prevenire intervenendo su queste condizioni.
Si è scoperto, inoltre, che anche un sonno adeguato contribuisce ad allontanare il rischio di diabete. Assieme all’attività fisica e all’alimentazione il sonno è infatti fondamentale per mantenere un sano metabolismo corporeo.
Il cattivo sonno accelera il diabete
Il nostro corpo ha bisogno dell’insulina, un ormone prodotto dal pancreas, per regolare i livelli di glucosio nel sangue e attivare diversi processi metabolici e cellulari. Tuttavia, degli studi hanno dimostrato che un sonno insufficiente influisce sulla nostra capacità di metabolizzare il glucosio. Le cellule non riescono a utilizzare correttamente l’insulina e il glucosio finisce per accumularsi nel sangue aumentando i valori della glicemia. Si verifica così una condizione simile a quella di insulino-resistenza.
Inoltre, altri fattori intervengono a complicare questo quadro. L’alterazione degli ormoni grelina e leptina influenzano l’appetito del paziente con carenza di sonno. La grelina aumenta, comunicando al suo cervello che ha fame, mentre la leptina diminuisce impedendogli di capire quando ha raggiunto la sazietà. Allo stesso tempo, poiché durante il giorno si avvertono stanchezza e sonnolenza, per mantenersi sveglio il paziente aumenta l’apporto calorico scegliendo cibi molto grassi oppure ricchi di zuccheri. D’altra parte, la mancanza di energie lo porta a muoversi meno peggiorando la sedentarietà.
La catena di eventi appena descritta non riguarda solo chi soffre di disturbi del sonno come insonnia, OSAS (apnee ostruttive del sonno) e altri, ma anche le persone che per via del proprio cronotipo hanno la tendenza ad addormentarsi molto tardi. I “lupi notturni”, a differenza dei mattinieri, avrebbero un 19% in più di rischio di sviluppare il diabete di tipo 2. Il motivo, però, non sarebbe dovuto all’ora in cui si va a dormire, ma al fatto che nella maggioranza dei casi queste persone devono comunque alzarsi presto per andare al lavoro o dedicarsi ai loro impegni.
Il diabete peggiora la qualità del sonno
Ma i danni non finiscono qui, perché tra sonno e diabete si instaura un circolo vizioso che è molto difficile spezzare. Abbiamo visto come dormire poco e male rende più propensi ad ammalarsi di diabete, ma anche il diabete, a sua volta, mina il riposo dei malati. Perché? Cosa succede? Quando la glicemia si eleva, i reni tentano di abbassarne i livelli espellendo il glucosio tramite le urine. Le frequenti minzioni costringono però il paziente a interrompere più volte il proprio ciclo di sonno. Tutto ciò non fa che aumentare la stanchezza diurna e alimentare i comportamenti nocivi che già conosciamo. Secondo alcune statistiche, il 90% delle persone diabetiche riportano almeno un disturbo del sonno.
Cause dell'ipoglicemia notturna
I valori della glicemia possono essere alti appena svegli per fattori molto differenti. L’iperglicemia è una condizione dovuta all’assunzione di insufficienti unità di insulina. Questa situazione si può verificare sia per terapie con un’unica iniezione al giorno, cioè al mattino, sia per terapie basate su due o tre iniezioni al giorno, fra cui una prima del pasto serale. In questo caso sarà proprio quest’ultima iniezione la causa della dose insufficiente di insulina.
- Se l’insulina assunta la sera, invece di assicurare una copertura di 12 ore dura semplicemente 8-10 ore, fino a notte inoltrata, il risultato sarà un’iperglicemia alla mattina.
- Alcuni ormoni, la cui secrezione aumenta durante le ore notturne, provocano un rialzo della glicemia (dovuta alla produzione di glucosio da parte del fegato). In questo caso, il fabbisogno insulinico aumenta ma la quantità di insulina iniettata alla sera non basta a coprire le ore notturne fino al risveglio.
- Non è una situazione molto frequente ed è legata al fatto che alcuni diabetici, per motivi complessi di natura ormonale, abbiano un fabbisogno di insulina variabile e non stabile durante le ore notturne.
Un pasto molto abbondante di sera non ha mai aiutato a trascorrere una buona nottata, quindi comportati di conseguenza se vuoi scongiurare un insonnia causata dalla glicemia. Anche se i carboidrati favoriscono l’addormentamento, si consiglia di cenare in modo sano. È importante sapere, inoltre, che le proteine possono provocare risvegli. Attenzione a non esagerare prima di andare a dormire.
Come si manifesta un calo ipoglicemico? Quando l’ipoglicemia diventa pericolosa?
I sintomi dell’ipoglicemia variano molto a seconda della gravità e si manifestano solitamente per valori di glicemia inferiori a 60 mg/dl. Crisi ipoglicemica possono verificarsi anche durante la notte. In questi casi, come comprensibile, risulta più complicato riconoscere rapidamente i sintomi.
Palpitazioni, tremore, ansia, giramenti di testa, confusione: sono questi alcuni dei sintomi percepiti durante un episodio di ipoglicemia. Nei casi di ipoglicemia grave si verifica la perdita di coscienza del paziente e, in un soggetto particolarmente fragile e con diverse altre patologie, può causare la morte.
Gestione e prevenzione dell'ipoglicemia notturna
Quando si manifesta l’ipoglicemia, è importante intervenire ai primissimi sintomi. Se si ha a disposizione un glucometro, la prima cosa ovvia da fare è effettuare una misurazione dei livelli di glucosio nel sangue. Ai primi sintomi di un calo glicemico lieve, è possibile porre rimedio attuando la cosiddetta Regola del 15.
In breve, si parla della “regola del 15”: l’ipoglicemia dovrebbe essere trattata assumendo 15 g di carboidrati (preferibilmente glucosio in tavolette o in grani o sciolto in acqua o 125 ml di una bibita zuccherata o di un succo di frutta o un cucchiaio da tavola di miele), misurando nuovamente la glicemia dopo 15 minuti e ripetendo il trattamento con altri 15 g di carboidrati sino a che la glicemia non risulti superiore a 100 mg/dl. A distanza di 15 minuti dal calo glicemico, il problema può ritenersi superato se il livello di glicemia risale al di sopra di 60-70 mg/dl e spariscono i sintomi. In tal caso, è consigliabile consumare una fonte di carboidrati complessi (crackers o biscotti secchi).
Quando il calo di glicemia è particolarmente grave e i sintomi includono anche la perdita di coscienza, è assolutamente vietato cercare di far bere o mangiare qualcosa al paziente. I soggetti diabetici, che sono a rischio di crisi ipoglicemiche, dovrebbero avere con sé il glucagone in spray nasale. Questo può essere somministrato da chiunque e non richiede l’inalazione per entrare in circolo e stimolare il rilascio di glucosio nel sangue.
Se durante la notte ci si accorge di essere in ipoglicemia, a volte, la preoccupazione porta ad assumere un eccesso di zuccheri (zollette di zucchero e biscotti e magari anche del pane). Una dose di 15 g di zucchero (in qualsiasi forma) di norma è sufficiente, di più è troppo.
Consigli pratici per una buona routine serale
- Verificare la quantità di insulina nel microinfusore prima di coricarsi.
- Utilizzare tecniche di respirazione, meditazione o rilassamento per favorire il riaddormentamento.
- Evitare pasti abbondanti e ricchi di proteine prima di coricarsi.
- Praticare attività fisica durante il giorno, evitando di farla troppo vicino all'ora di andare a letto.
- Controllare la glicemia prima di andare a dormire e, se necessario, correggere un'iperglicemia o un'ipoglicemia.
Monitoraggio e dispositivi utili
Per verificare che la causa dell’iperglicemia mattutina sia proprio questa, occorre controllare la glicemia prima di coricarsi (verso le ore 22-23), poi verso le 3 o le 4 di notte. Tale sospetto è verificabile mediante un controllo della glicemia prima di coricarsi e poi intorno alle 2 di notte.
Per chi non si accorge delle ipoglicemie notturne, esistono i dispositivi CGM che, sotto una determinata soglia, emettono degli allarmi sonori. E parlando di allarmi… I microinfusori hanno tutti (o praticamente tutti) dei sistemi di allarme, sia per indicare che il serbatoio di insulina è quasi vuoto sia per avvisare di un problema, ad esempio un’occlusione.
Il misuratore glicemia senza puntura, invece, è un dispositivo tecnologico innovativo. Per la misurazione, si avvale di sensori indossabili che possono essere cambiati con cadenze variabili (anche una volta a settimana). Alcuni misuratori senza puntura, sono dotati anche di infusori di insulina.
Alimentazione e ipoglicemia
L’alimentazione può risultare di grande aiuto nel prevenire cali di glicemia. Mangiare in maniera corretta è importante sia per i pazienti diabetici, sia per chi ha una glicemia costituzionalmente più bassa. Ma quali sono gli accorgimenti alimentari da attuare, quindi, per prevenire crisi ipoglicemiche?
Indice glicemico: cos’è
L’indice glicemico è un numero che indica il modo in cui un dato alimento innalza la glicemia rispetto al glucosio semplice. Più l’indice glicemico è basso rispetto al 100 del glucosio e più lentamente gli zuccheri vengono rilasciati nel sangue. Gli alimenti a basso indice glicemico sono alimenti ricchi sia di carboidrati che di fibre.
L’indice glicemico di un pasto può anche essere diminuito includendo fonti di fibre, che rallentano l’assorbimento dei carboidrati. Suddividere l'apporto calorico, affiancando ai tre pasti principali un paio di spuntini, è una strategia utile per quei soggetti che soffrono di ipoglicemia funzionale non legata a patologie particolari.
Bere una tazzina di caffè senza zucchero non può determinare un aumento della glicemia. No, al contrario. Periodi prolungati di digiuno, infatti, possono provocare ipoglicemia (anche di tipo reattivo).
È importante ricordare che le ipoglicemie notturne compromettono gravemente la qualità del sonno e la sua capacità ristoratrice. Infine, quando ripetuti episodi di ipoglicemia si susseguono a distanza ravvicinata, i segnali di allarme che normalmente si avvertono - sudorazioni, tremori, palpitazioni - possono compromettersi, risultando in una ridotta capacità di far fronte all’ipoglicemia, con conseguente aumento del rischio di ipoglicemie gravi, come in circolo vizioso. Tutto questo ha certamente un forte impatto negativo sulla qualità di vita delle persone con diabete e dei loro familiari, che vivono costantemente nella paura di incorrere in un episodio di ipoglicemia. Spesso per questo motivo, si tende a diminuire l’aderenza alla terapia e agli stili di vita raccomandati.
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